Re: FC Internazionale_Siamo come la Juve, ma senza spese telefoniche
Posted: 21/01/2008, 17:22
SLIDING DOORS
Confermo: gli juventini della nuova era, quella post Moggi e Guido Rossi, vanno ormai catalogati nelle cose belle della vita. Uno juventino il lunedì mattina è come un bel panorama, un bel tramonto, una bella spaghettata, il sorriso di un bambino, un cinque più uno al superenalotto, una limonata su una panchina con una dalle labbra morbide e dalle larghe vedute.
L'effetto oggi è amplificato dalla oggettiva straordinarietà dell'ultima giornata di campionato, in cui un discreto numero di partite non sono finite come dovevano finire. Già sabato il Torino non doveva perdere a Firenze e invece gli hanno dato due rigori contro, di cui uno bagonghesco. Per non dire, nel pomeriggio, di quegli sfigati dell'Atalanta che dopo aver preso dieci pali hanno perso con il Genoa. Ieri il Milan non stava andando al di là di uno squallido zero a zero a Udine, con il loro Ka-Pa-Ro (Iddio li strafulmini), e invece all'ultimo millisecondo Ka serve Gi in sospetto Fuo e l'U l'ha preso in Cu. Anche la Juve ha preso pali e sbagliato gol clamorosi: doveva vincere e invece ha pareggiato, ma guarda un po'. E poi, nella magica serata di San Siro, con la nebbia che invece di peggiorare svaniva (un incantesimo meteorologico), il miglior Parma della stagione meritava di stravincere con la peggior Inter della stagione, incuranti del fatto - noi, loro, tutti - che le partite durano 90 minuti più recupero e per entrare nel Regno dei Cieli bisogna sperare fino all'ultimo (minuto, più recupero) (bisogna anche aggiornare la catechesi, che non prevede il recupero).
Oggi - in giro, al telefono, al lavoro - ho adottato un low profile che non accontenta lo juventino medio. Non transigo sul rigore di Couto, ma nonostante le mie larghissime concessioni - meritavamo di perdere, c'era il rigore su Corradi, abbiamo fatto abbastanza cagare ecc. ecc. - lo juventino medio è scandalizzato. E non fategli notare quante volte il lunedì eravamo noi gli scandalizzati e loro contabilizzavano vittorie così così, eppure del valore di tre punti. Niente. Si ribellano. Hanno le palpitazioni. Non lo sopportano. Non riescono a darsi pace che noi siamo primi e vinciamo le partite (vieppiù come ieri sera, immeritatamente e in zona cesarinissima), e loro no, non sono nè primi nè vincitori. E non si rendono conto che è passato del tempo e son successe delle cose. Niente. Irrecuperabili, alla vita e allo sport.
Il loro sguardo sconfortato e quel filino di bava (che qualcuno si asciuga e qualcun altro no) è uno spettacolo bellissimo. Mi verrebbe quasi voglia di cantare "Non vincete mai", ma non ne ho voglia. Sto facendo invece un'operazione culturale di cui spero mi venga ascritto il merito: ho compilato una scheda che ora invierò per posta prioritaria all'Unesco. "Lo sguardo dello juventino la mattina di lunedì 21 gennaio" è un patrimonio dell'Umanità che va tutelato. Fotografateli, conservate le immagini: un giorno, miei cari amici, potrete mostrarle ai vostri nipoti. Oggi loro sono come la Fontana di Trevi, o le Dolomiti, o le Piramidi, o le Cascate del Niagara. E io ho la Sindrome di Stendhal e mi commuovo appena ne vedo uno.
Confermo: gli juventini della nuova era, quella post Moggi e Guido Rossi, vanno ormai catalogati nelle cose belle della vita. Uno juventino il lunedì mattina è come un bel panorama, un bel tramonto, una bella spaghettata, il sorriso di un bambino, un cinque più uno al superenalotto, una limonata su una panchina con una dalle labbra morbide e dalle larghe vedute.
L'effetto oggi è amplificato dalla oggettiva straordinarietà dell'ultima giornata di campionato, in cui un discreto numero di partite non sono finite come dovevano finire. Già sabato il Torino non doveva perdere a Firenze e invece gli hanno dato due rigori contro, di cui uno bagonghesco. Per non dire, nel pomeriggio, di quegli sfigati dell'Atalanta che dopo aver preso dieci pali hanno perso con il Genoa. Ieri il Milan non stava andando al di là di uno squallido zero a zero a Udine, con il loro Ka-Pa-Ro (Iddio li strafulmini), e invece all'ultimo millisecondo Ka serve Gi in sospetto Fuo e l'U l'ha preso in Cu. Anche la Juve ha preso pali e sbagliato gol clamorosi: doveva vincere e invece ha pareggiato, ma guarda un po'. E poi, nella magica serata di San Siro, con la nebbia che invece di peggiorare svaniva (un incantesimo meteorologico), il miglior Parma della stagione meritava di stravincere con la peggior Inter della stagione, incuranti del fatto - noi, loro, tutti - che le partite durano 90 minuti più recupero e per entrare nel Regno dei Cieli bisogna sperare fino all'ultimo (minuto, più recupero) (bisogna anche aggiornare la catechesi, che non prevede il recupero).
Oggi - in giro, al telefono, al lavoro - ho adottato un low profile che non accontenta lo juventino medio. Non transigo sul rigore di Couto, ma nonostante le mie larghissime concessioni - meritavamo di perdere, c'era il rigore su Corradi, abbiamo fatto abbastanza cagare ecc. ecc. - lo juventino medio è scandalizzato. E non fategli notare quante volte il lunedì eravamo noi gli scandalizzati e loro contabilizzavano vittorie così così, eppure del valore di tre punti. Niente. Si ribellano. Hanno le palpitazioni. Non lo sopportano. Non riescono a darsi pace che noi siamo primi e vinciamo le partite (vieppiù come ieri sera, immeritatamente e in zona cesarinissima), e loro no, non sono nè primi nè vincitori. E non si rendono conto che è passato del tempo e son successe delle cose. Niente. Irrecuperabili, alla vita e allo sport.
Il loro sguardo sconfortato e quel filino di bava (che qualcuno si asciuga e qualcun altro no) è uno spettacolo bellissimo. Mi verrebbe quasi voglia di cantare "Non vincete mai", ma non ne ho voglia. Sto facendo invece un'operazione culturale di cui spero mi venga ascritto il merito: ho compilato una scheda che ora invierò per posta prioritaria all'Unesco. "Lo sguardo dello juventino la mattina di lunedì 21 gennaio" è un patrimonio dell'Umanità che va tutelato. Fotografateli, conservate le immagini: un giorno, miei cari amici, potrete mostrarle ai vostri nipoti. Oggi loro sono come la Fontana di Trevi, o le Dolomiti, o le Piramidi, o le Cascate del Niagara. E io ho la Sindrome di Stendhal e mi commuovo appena ne vedo uno.