^Tex^ wrote:
Mi ricordo ancora le dichiarazioni di Mancini,dopo una partita,sul tandem d'attacco: "l'Inter ha gli attaccanti per i prossimi 10 anni". :profetico:
(9 agosto 2004) Gazzetta dello Sport
«Nessuno come Adriano»
Mancini: «Porterà l' Inter in Champions e diventerà il migliore attaccante del mondo»
INTER L' INTERVISTA Mancini al decollo «Qui ci divertiremo» Il tecnico dell' Inter punta su Adriano: «Esploderà con Martins» Insegnerò qualche trucco a quei due: per dieci anni nessuno bravo come loro Vieri non giocherà sempre ma sposterà più di un risultato a nostro favore Io non sono un esteta, voglio ferocemente il risultato. Il bel gioco è solo un mezzo Non ho preso solo da Boskov e Eriksson. L' influenza di Sacchi è evidente segue dalla prima - Con quali uomini? Tra arrivi scaglionati, mercato da completare e necessità di sfoltire la rosa, l' Inter è più che mai un' opera aperta. «Adesso ho in testa soltanto il preliminare, che è la cruna dell' ago della nostra stagione. Della maxi rosa mi occuperò dopo, perché è chiaro che in 35 si lavora male. Per vincere le competizioni occorre essere dai 25 ai 27, non di più. Gli uomini con i quali ho passato il primo mese di Inter, comunque, mi danno pieno affidamento. Fra questi considero ovviamente Adriano, che pure ho avuto pochissimo per colpa della tragedia familiare che lo ha colpito. So che a Basilea vuole esserci. Io, dopo avergli ribadito che è libero di fare ciò che si sente, lo aspetto con la sua maglia in mano». - Il giocatore più atteso è Veron, perché viene considerato la sua scommessa più importante... «... E questo è un discorso che mi sorprende ogni volta che lo ascolto. Veron è un giocatore grandissimo, e qualsiasi allenatore sano di mente vorrebbe averlo a disposizione, come vorrebbe avere Zidane o Totti: invece Veron viene fatto passare per un mio pupillo, una scommessa come ha detto lei. Al massimo potrei capire qualche dubbio sulle sue condizioni fisiche, visto che viene da un anno di sostanziale inattività. Ma il giocatore non si può discutere: è un campione». - Ritiene un campione anche Cesar? «Nel ruolo di esterno sinistro è da un paio di anni il numero uno del campionato italiano. Non è un mistero che l' abbia chiesto alla società, ma non sono così cieco da non vedere che anche all' interno della rosa attuale ci sono soluzioni valide per ricoprire quel ruolo. L' Inter ha fatto moltissimo per mettermi nelle condizioni di vincere. Con Cesar avrebbe fatto tutto». - La decisione di trattenere Vieri fa parte di queste condizioni? «Io non ho mai avuto l' impressione che fosse in partenza, e devo dire che l' immagine di mangia-allenatori che gli è stata cucita addosso nell' ultimo anno fa a pugni col Vieri che conoscevo, che poi è identico a quello che ho ritrovato. Ci ho giocato assieme, e questo mi dà una certa sicurezza nel giudicarlo, perché in campo è difficile bluffare: Vieri è un buono che interpreta molto seriamente il suo lavoro. Non giocherà sempre, perché io voglio una stagione da 60 partite e nessuno può reggerle tutte, specie se non è più un ragazzo. Ma la qualità che può darmi nelle gare che contano sposterà più di un risultato a nostro favore». - C' è qualche legittima ironia sulla quantità di laziali ed ex laziali che l' accompagnano in quest' avventura interista. E dire che manca Stam... «La Lazio di questi anni è stato un grande club ricco di grandi giocatori: naturale che finiscano in altri grandi club, ora che i programmi sono stati ridimensionati. Diciamo che quei giocatori alla Lazio potevano competere ma non vincere. All' Inter, uniti a quanti già c' erano e che nel mio progetto sono fondamentali, possono vincere». - Alla Lazio c' era l' impianto di gioco ma latitavano gli attaccanti. «Discorso ingeneroso per punte che aiutavano molto la squadra. È ovvio, comunque, che l' Inter davanti abbia di più. Non solo della Lazio. Mihajlovic ha detto che dovrei insegnare qualcuno dei miei trucchi a Martins, e ha ragione: ci proverò con lui e con Adriano, perché questa per dieci anni sarà la miglior coppia di punte del mondo. Fin qui entrambi hanno fatto molto con le sole, favolose doti naturali che si ritrovano. Io ho qualche esperienza del gioco d' attacco, se mi seguono...». - Curioso. Qualche anno fa, a proposito della lezione di Sacchi, lei ci disse che il calcio difensivo poteva essere insegnato al cento per cento, quello offensivo soltanto all' ottanta... «Non ho cambiato idea, negli ultimi 30 metri puoi memorizzare molti movimenti, ma a fare la differenza è la tua creatività. Detto questo, però, devo riconoscere che il mio impasto di tecnico non viene soltanto da Boskov ed Eriksson: l' influenza di Sacchi, col quale rimpiango di aver lavorato poco e soprattutto di essere sceso dall' aereo per il mondiale americano, è evidente». - A quanto pare Del Neri è stato fatto fuori da una congiura interna: vinta la Champions, i senatori del Porto non ne volevano sapere di cambiare metodi di lavoro. Decisamente all' Inter lei non corre il rischio di imbattersi in giocatori resi presuntuosi dai successi. «Ai tempi della Sampdoria noi senatori eravamo un bel gruppetto di caratterini, ma quando Eriksson sostituì Boskov, cambiando tutto delle nostre abitudini, nessuno si permise di aprire bocca. Un allenatore va lasciato lavorare, quello che è successo a Del Neri mi sembra allucinante. Per quanto riguarda l' Inter, ho trovato una voglia di vincere ovvia ma anche una certa stanchezza, o meglio una paura di illudersi ancora, dopo molte delusioni. La parte fondamentale del mio lavoro consiste nell' evitare che questa paura si trasformi in stress, e la via per riuscire passa attraverso il recupero del divertimento. Per questo insisto tanto sulla necessità di giocare bene: perché è così che ti diverti, non ti stressi e superi le difficoltà». - Ha letto le carinerie che, malgrado qualche vecchia ruggine, Galliani le ha dedicato? Dice che l' Inter non ha il bel gioco nel Dna, ma lei riuscirà a trasformarla. «Galliani è stato molto gentile, lo ringrazio e ci aggiungo una postilla: sono qui per vincere, il bel gioco non è un fine ma un mezzo. Vorrei che questo fosse chiaro a tutti, perché a furia di ripetermi sull' importanza della tecnica e della manovra corro il rischio di passare per un esteta. E invece io sono uno ferocemente attaccato al risultato. Io studio da un mese come battere un Milan favorito per forza di cose, una Juve che aggiungendo Emerson ha aggiunto assai più di quanto sembra, e ovviamente non avrà problemi a qualificarsi alla Champions, una Roma che sta investendo sui giovani migliori in circolazione». - Se lo sarebbe immaginato, 15 anni fa, un derby in panchina fra lei e Carlo Ancelotti? «All' epoca nessuno aveva dubbi sul fatto che Carlo sarebbe diventato un grande tecnico. C' erano perplessità su di me, invece. Sa come si dice: raramente il grande giocatore diventa grande tecnico... La metta bene questa, faccia capire che sto scherzando, o meglio che sto prendendo in giro il mio amico Carlo... Quante ce ne davamo in campo, mamma mia...». - E Vialli? «Aspetta un progetto ambizioso nel quale credere. Il problema è che la base si è ristretta, una volta le piazze importanti erano di più. basti pensare al Napoli». - Nel 2006 scadono i contratti di Totti, Cassano e Gilardino, il che significa che se non rinnovano, fra un anno sono sul mercato. Ne scelga uno da chiedere a Moratti. «Dovrei dire Cassano. Ma Totti è Totti, e Gilardino è proprio bravo. Ok, ci penso e poi lo dico. Ma non a lei: a Moratti». Paolo Condò