Spree wrote:
La fiera delle banalità. Messa come la metti tu, non ne esci più. Messa come la metti tu, TUTTO è culturalmente e storicamente variabile. Il rispetto, il bianco, gli applausi, gli urli. La fede (le fedi), l'etichetta, il vestiario, il comportamento a tavola, il rispetto. Dio, le razze umane, le nozze gay, la "famiglia naturale". Semplicemente, tutto.
Direi di si. Poi ci sono aspetti su cui una persona può decidere di non scendere a compromessi: nel mio caso, l'uguaglianza, la non violenza, il rispetto, la tolleranza. Banale? Forse, ma non per questo mi sento di dover cambiare la mia posizione.
Spree wrote:
E siccome tutto è socialmente e culturalmente determinato, lo è anche il tennis. Che non è solo uno sport, ma è anche tutto quello che ci sta intorno. Soprattutto a Wimbledon. Compresi e, anzi, forse più di tutto il resto, il bianco, gli inchini al duca di Kent e il clima elitario. Perché, altrimenti, quel qualcosa non è più lui.
Questione di punti di vista, non disputabili. Per me è innanzi tutto uno sport. C'è anche dell'altro, indubbiamente. Ma la costante, a tutti i livelli, sono due tizi che si tirano una palla con due racchette. Tutto il resto è fondamentalmente superfluo. Perché se togli i due tizi, la palla, la rete e la racchetta, non c'è il tennis. Se togli il bianco, il duca di Kent, le fragole e la panna, i Vip a bordo campo, Clerici, Tommasi, e qualsiasi altra cosa, il tennis resta. Magari al campetto, come dici tu. Ma meglio il campetto senza tutto il resto, che viceversa. Per me, ovviamente.
Spree wrote:
Tutto cambia, ovviamente: ci mancherebbe. Ma non è la stessa cosa. Non è irrilevante. Chi sei tu (e chi sono io), per dire al mondo cosa è forma e cosa è sostanza? Stante il fatto che tutto è voluto e creato dall'uomo, non è immutabile, non è sempre stato così e non lo sarà per sempre, tutto è forma e tutto è sostanza. Nel caso del tennis, e di Wimbledon in particolare, quindi, la forma è sostanza. E saper tirare un dritto a 150 all'ora all'incrocio delle righe non conta più che sapersi comportare.
Discutibile, ancora una volta, ma non cercherò di convincerti del contrario. Per me il dritto, a 20 o a 150 l'ora, è il tennis. Il resto è corollario. Io sono uno che ha questa opinione. Tu uno che ne ha un'altra. Per me forma e sostanza, almeno nel tennis, sono ben definite e difficilmente confondibili.
Spree wrote:
L'esempio che fai sul rispetto è esplicativo della confusione che si può fare quando si cerca di tirare linee nette in amterie che non lo consentono. Perché il vestito non è segno di rispetto e invece gli altri modi sì? Perché tu la pensi così: ma quello che conta, in un'occasione sociale (quale un matrimonio, o un torneo di tennis) è come la pensano gli altri (gli sposi, l'inventore del tennis, gli organizzatori del torneo).
Indubbiamente si tratta di materie in cui è difficile tirare linee nette. E non mi vergogno di essere confuso, o perlomeno indeciso a tal riguardo. Meglio continuare a porsi domande, che presumere di avere molti risposte. Quello che penso io, comunque, dovrebbe contribuire a creare il vincolo dell'occasione sociale. Perché io sono gli altri, per tutti gli altri. Quindi la mia posizione conta quanto tutte le altre, almeno in linea di principio.
Spree wrote:
Non sta a te valutare come si mostra rispetto nelle occasioni che riguardano anche gli altri.
Però il dubbio mi sorge: a chi sta? Agli altri? O alla tradizione? E perché la tradizione è meglio dell'innovazione?
Continuo a pormi domande.