SafeBet wrote:
Personalmente, come detto da altri, non riesco a comprendere discorsi sul presunto declino del tennis (figurarsi sulla sua eventuale morte). Sei anni fa Hewitt vinceva la finale di Wimbledon contro Nalbandian, e dominava il circuito. Ferrero è stato numero uno del mondo. Clement, Thomas Johansson (vincente) e Shuettler hanno giocato la finale dell'Australian Open in anni consecutivi. Oggi vediamo delle finali spettacolari, emozionanti, tecnicamente molto valide. Ci sono almeno tre giocatori che sono fuoriclasse assoluti, ed altri potenzialmente tali. A me sembra un periodo di gran tennis, indipendentemente dai gusti personali.
Nadal è un campione, fisicamente, tecnicamente, tatticamente. Se c'è un aspetto in cui è drammaticamente superiore a Federer è proprio la strategia, non certo il muscolo. Ogni suo colpo ha dietro un progetto, anche il più disperato, mentre Roger è puro talento, istinto, classe. Alla fine, nel quinto, non mi pare che uno dei due fosse più stanco dell'altro; semplicemente uno dei due giocava meglio dell'altro: quindi parlare di vittora del muscolo, del nervo, di quel che volete voi, è perlomeno riduttivo.
Chi mitizza il passato dovrebbe cercare di adottare maggiore relativismo nel suo punto divista perché:
a) nessuno ci può dire se i campioni di vent'anni fa avrebbero battutto quelli di oggi (nel tennis, come in tutti gli altri sport), sebbene la logica comune faccia propendere per una risposta negativa;
b) il tennis, esattamente come tutti gli altri sport, evolve (o devolve, se preferite), cioè cambia. Gli stili di gioco, le tipologie di allenamento, gli strumenti con cui lo si pratica, l'atteggiamento mentale. Tutto muta. La preferenza personale può essere accordata ad uno specifico periodo, ma se la preferenza personale finisce per restare ancorata sempre e comunque al periodo archetipico (cioè quello in cui noi, maggioranza dei tifosi di plaiyt, siamo cresciuti), rischia di diventare giudizio assoluto, quindi fuorviante;
c) la tendenza a mitizzare i tennisti del passato rischia di far passare sotto silenzio i loro difetti, anche quelli più evidenti. Cioè, io sono crescuto nel culto di Edberg, ma era un giocatore con degli evidenti limiti tecnici. Becker, poi, mentalmente era di un'instabilità e di una puerilità da rimanere sconcertati. Sampras fisicamente era deboluccio, e la sua tenuta sulla lunga distanza non sempre all'altezza. Agassi discontinuo. Nessuno è stato perfetto, magari più godibile, ma in assoluto è impossibile dire che quelli fossero meglio di questi.
Riguardo alla botta psicologica che Federer subirà: per me non eccessiva. Avesse perso in tre set netti, ci potevo credere. Ma così, mi sembra una palese dimostrazione di come possa giocarsela alla pari con Nadal, ed essergli superiore con un briciolo di strategia in più.
Sul declino personale di Federer (ed, eventualmente, sul suo non essere un campione): storicamente, i campioni hanno perso delle partite, anche importanti. Anche non riuscisse a vincere nemmeno un titolo dello Slam quest'anno, avrà fatto due finali e una semifinale. Tutti i campioni menzionati (e tutti gli altri, se è per questo) hanno avuto periodi difficili, in cui è capitato un anno del genere (e anche di peggio). A me pare solo l'inizio di un periodo di gran tennis, dove finalmente ci sarà straordinaria competitività, miglioramenti, battaglie.
Eccellente post. Mi soffermo brevemente sui due boldati.
Mi raccontava mio fratello che durante i primi due set Clerici si è avventurato in una condivisibile dissertazione sulla differenza tra
genio (che riconosce a Federer in quantità strabilianti) e
intelligenza (naturalmente il discorso è limitato al rettangolo di gioco): Federer, come dite tu e il grande Gianni, non ha mai dovuto sviluppare troppo la seconda, non ne ha avuto il bisogno, grazie a quel braccio che probabilmente ha trovato ai piedi di un arcobaleno. Ma contro Nadal i suoi limiti tattico/strategici emergono drammaticamente, essendo l'altro un professore emerito del gioco.
Quanto al secondo boldato......ma veramente qualcuno negherebbe a Roger la patente di campione? :lol2: :lol2: :lol2:
Il discorso
passeism vs futurism lo sento propinare a proposito di ogni sport che seguo:
ma cosa vuoi che avrebbe combinato Armstrong contro il grande Indurain,....
Shaq negli anni '70 non avrebbe mica dominato,
che credete.....
eh, ma vuoi mettere la Nazionale dell' '82.....
Foreman avrebbe ucciso con un pugno tutti i pesi massimi attuali......discorsi ognuno dei quali con un fondo di verità, ma la più incontrovertibile, a mio parere, è che si rimane legati al momento storico in cui siamo venuti a contatto con una determinata disciplina, e tendiamo a mitizzarlo oltre ogni legittima dissertazione di natura atletica, tecnica o tattica. :D
Il tennis non sfugge a questa regola. Io ho amato Edberg alla follia, ma contro tennisti di una generazione successiva (lasciate stare Agassi, che è stato immenso, prendete uno come Jim Courier) spesso non vedeva la pallina. E l'argomentazione
passatista è spesso stata utilizzata (tra il 2004 ed il 2005, soprattutto) per sminuire il dominio di Federer, benchè si venisse da anni in cui il numero 1 se lo erano palleggiati Rios/Moya/Kuerten/Rafter/Hewitt*.
Tutti ottimi tennisti, campioni, ma a mio parere ben distanti quanto a valore assoluto da Roger e Nadal, ma anche da Nole (faremo i conti in tal senso tra 4/5 anni, al momento la mia è solo un'opinione).
*Andrebbe citato anche Safin. Ma lui era
realmente un dio, solo che non ne aveva voglia.
