The Answer Palermitano wrote:
ma qualche ragazzata a 23 anni, non appena di punto in bianco da ragazzo di un paese del Sud ti ritrovi pieno di soldi, la fai, la notte tardi, qualche allenamento un po svogliato, lo fanno tutti. Miccoli non è che faceva bravate colossali e palesi stile Balotelli o stile il 1° Cassano...io il termine LA MICCOLATA per una sua pazzia non li ricordo. Avrà fatto cose da ragazzi, ma la società doveva tutelarlo, doveva farlo aiutarlo, chi doveva farlo crescere come uomo era la Juventus che purtroppo se aveva ancora a capo l'Avvocato (che si sarebbe totalmente innamorato del talento di Miccoli)gli avrebbe insegnato lo stile Juve, purtroppo a capo della Juve c'era una persona senza alcun stile (altro che stile Juve) che non gli ha insegnato niente.
Poi che al Benfica ha avuto tanti problemi fisici è vero, ma era davvero l'idolo di quei tifosi, era davvero molto amato, avrà fatto si 14 gol, ma ha anche giocato 39 partite non tutte da titolare...purtroppo i medici del Benfica non sono stati così bravi da sistemargli per bene il problema al polpaccio che lo ha tormentato e che hanno sistemato per bene a Palermo.
Processo Gea, Miccoli contro Moggi: "Mi disse che avrei smesso di giocare"
«Da quando il Palermo è proprietario del mio cartellino non ho avuto più problemi. Luciano Moggi? Ho sempre avuto problemi con lui: quando ero alla Juventus mi contestavano anche il fatto che portavo gli orecchini, cosa che invece non contestavano ad altri». Così Fabrizio Miccoli , attaccante del Palermo, ex Ternana, ex Perugia, ex Fiorentina, ex Benfica, è stato uno dei testimoni ascoltati oggi nell' ambito del processo Gea che si sta celebrando a Roma, davanti alla decima sezione penale del Tribunale.
Miccoli ha spiegato che ebbe una telefonata dall'ex calciatore della Juventus Antonio Conte quando era in prestito, dalla stessa Juve, al Perugia. «Conte mi chiese se potevo dare la mia procura ad Alessandro Moggi perchè poteva aiutarmi, cosa che invece non feci perchè mi trovavo bene con il mio procuratore Francesco Caliandro». Il calciatore ha spiegato che dopo quell'episodio tornò alla Juve, proprietaria del suo cartellino.
«Nel 2004 rientrai alla Juve - ha spiegato Miccoli - e qui ebbi problemi con Moggi che era dg bianconero. Moggi mi convocò una volta e mi disse che era pronto per me il trasferimento al Portsmouth, una squadra inglese. Ma io non avevo nessuna intenzione di andare in Inghilterra». Miccoli ha spiegato che gli veniva detto che se non avesse accettato il trasferimento sarebbe stato messo fuori rosa e ha parlato di un episodio accaduto dopo la vittoria dello scudetto della Juventus.
«Fui l'unico calciatore - ha detto - che rimase sul pullman quando la squadra fu ricevuta dal sindaco». Miccoli ha riferito anche di una intervista a un quotidiano sportivo in cui definì «una tragedia» il suo ritorno alla Juventus. In aula sono stati sentiti anche il calciatore Giuseppe Di Meglio, difensore del Catanzaro che il Crotone, neopromosso in B, mise fuori rosa. «Mi chiamò Francesco Ceravolo (imputato nel processo Gea) che rappresentava la società - ha detto Di Meglio - anche se non so in quale veste. Mi propose due squadre che rifiutai e mi disse ' così ti bruci la carriera ti faccio smettere di giocare al calcio».
Analoga sorte quella di Mirko Paglierini, che messo fuori rosa anche lui dal Crotone rifiutò il suggerimento di Ceravolo che gli aveva proposto di dare la procura alla Gea e non accettò di trasferirsi in altri club. «Ceravolo - ha detto Paglierini - anche se era capo osservatore della Juve si occupava del mercato del Crotone. Mi disse che mi avrebbe fatto smettere di giocare e l'allora tecnico Gasperini mi faceva giocare pochissimo».
In apertura di udienza il tribunale si è riservato di decidere se convocare in aula per un confronto, chiesto dal pm Luca Palamara, Franco Baldini e Davide Baiocco. Il primo ha raccontato in udienza che l'allora centrocampista del Perugia gli parlò di pressioni subite da Luciano Gaucci per indurlo a passare alla Gea. Baiocco invece ha negato tale circostanza l'altro ieri durante la sua testimonianza.