Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
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Paperone
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
L'ideologia del fare
di ILVO DIAMANTI
È l'era del "fare". I fatti contrapposti alle parole. Quelli che "fanno" opposti a quelli che "dicono". E perdono tempo a discutere, controllare, verificare. È un argomento caro al premier. Ripreso, in questi giorni, con particolare insistenza per replicare alle polemiche.
Polemiche sollevate dalle inchieste della magistratura sull'opera della Protezione civile, in Abruzzo dopo il terremoto e alla Maddalena, in vista del G8 (in seguito spostato a L'Aquila). E, ancor più, contro le critiche al progetto di trasformare la Protezione civile in Spa per meglio affrontare ogni emergenza. Allargando il campo dell'emergenza fino a comprendere ogni evento speciale e straordinario. Per visibilità e risorse investite. Oltre alle celebrazioni del 150enario dell'Unità d'Italia: i giochi del Mediterraneo e i Mondiali di nuoto; l'Anno giubilare paolino, l'esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Cupertino, e i viaggi del Papa in provincia (perché non quelli del presidente della Repubblica e del premier?). Insomma, tutto quanto fa spettacolo e richiede grandi quantità di mezzi. Affidato alla logica della "corsia preferenziale", superando i vincoli imposti dalle regole, dalle procedure. Dagli organismi di controllo istituzionali. Per sottrarsi ai tempi e alle fatiche della democrazia.
Che spesso delude i cittadini. E impedisce al governo di produrre risultati da esibire, come misura dell'efficacia della propria azione.
La mitologia del "fare" è alla radice del successo politico di Silvio Berlusconi. Il sogno italiano. L'imprenditore che si è "fatto" da sé. Dal nulla ha costruito un impero. In diversi settori. Da quello immobiliare a quello editoriale. A quello mediatico. Anche nello sport, ovviamente. Ha sempre vinto. Dovunque. E ha imparato che, se vuoi "fare", le regole, le leggi e, peggio ancora, i controlli a volte sono un impedimento. I giudici e i magistrati, per questo, possono rappresentare un ostacolo. Perché non sono interessati ai risultati, ma alle procedure. Alla legittimità e non alla produttività. Anche se nell'era di Tangentopoli i giudici erano celebrati da tutti (o quasi). Tuttavia, allora apparivano non i garanti della giustizia, ma i "giustizieri" di una democrazia malata. Bloccata e soprattutto improduttiva. Ostile ai cittadini e agli imprenditori.
Sul mito del "fare" si basa l'affermazione del politico-imprenditore alla guida di un partito-impresa, che gestisce la politica come marketing e promette di governare il paese come un'azienda. Anzi: di guidare l'azienda-paese. In aperta polemica con il professionista politico e il partito di apparato.
Si delinea, così, un modello neo-presidenziale di fatto. Realizzato su basi pragmatiche ed economiche. Quindi, molto più libero da regole e controlli rispetto ai sistemi presidenziali e semi-presidenziali effettivamente vigenti nelle democrazie occidentali.
L'evoluzione della Protezione civile è coerente con questo modello. Ne è il prodotto di bandiera, ma anche il modello esemplare. In fondo, Bertolaso anticipa e mostra quel che Berlusconi vorrebbe diventare (e costruire). È il suo Avatar. Affronta emergenze "visibili" e produce per questo risultati "visibili". In tempi rapidi. Puntualmente riprodotti dai media. Napoli. Sepolta dall'immondizia. L'Aquila devastata. Poi, arriva Bertolaso. L'immondizia scompare. Le prime case vengono consegnate a tempo di record. Sotto i riflettori dei media. Che narrano il dolore, l'emozione. E i successi conseguiti dal premier-imprenditore attraverso il suo Avatar. Aggirando vincoli e procedure. Perché nelle calamità, come in guerra, vige lo Stato di emergenza, che non rispetta i tempi della democrazia e della politica. Da ciò la tentazione di estendere i confini dell'emergenza fino a comprendere i "grandi eventi". Cioè: tutto quel che mobilita grandi investimenti, grandi emozioni e grande attenzione.
La Protezione civile diventa, così, modello e laboratorio per governare l'Italia come un'azienda. Dove il presidente-imprenditore può agire e decidere "in deroga" alle regole e alle norme. Perché lo richiede questo Stato (di emergenza diffusa e perenne). Dove il consenso popolare è misurato dai sondaggi. Dove, per (di) mostrare i "fatti", invece che al Parlamento ci si rivolge direttamente ai cittadini. O meglio, al "pubblico". Attraverso la tivù. Dove anche la corruzione diventa sopportabile. Meno "scandalosa", quando urge "fare" - e in fretta.
Di fronte a questa prospettiva - o forse: deriva - ci limitiamo a due osservazioni
La prima: la democrazia rappresentativa non si può separare dalle regole. Perché la democrazia, ha sottolineato Bobbio, è un "metodo per prendere decisioni collettive". Dove le procedure e le regole sono importanti quanto i risultati. Perché garantiscono dagli eccessi, dalle distorsioni, dalle degenerazioni. Come rammenta Montesquieu (nel 1748): "ogni uomo di potere è indotto ad abusarne. Per cui bisogna limitarne la virtù". Bilanciandone il potere con altri poteri. Perché, aggiunge un altro padre del pensiero liberale, Benjamin Constant (nel 1829): "ogni buona costituzione è un atto di sfiducia". Nella natura umana e del potere.
La seconda osservazione riguarda il fondamento del "fare", cui si appella il premier. In effetti, coincide con il "dire". Meglio ancora: con l'apparire. Perché i "fatti" - a cui si appella Berlusconi - esistono in quanto "immagini". Proposte oppure nascoste dai media. Secondo necessità. Come i "dati" dell'economia e del lavoro. Come i disoccupati o i cassintegrati e i morti sul lavoro. Che appaiono e - preferibilmente - scompaiono sui media. A tele-comando. Perché il pessimismo e la sfiducia minano la fiducia dei consumatori e dei cittadini. Meglio: del cittadino-consumatore. O viceversa.
È la retorica del "fare". Narrazione e al tempo stesso ideologia di successo. Per costruire e proteggere l'Italia spa.
di ILVO DIAMANTI
È l'era del "fare". I fatti contrapposti alle parole. Quelli che "fanno" opposti a quelli che "dicono". E perdono tempo a discutere, controllare, verificare. È un argomento caro al premier. Ripreso, in questi giorni, con particolare insistenza per replicare alle polemiche.
Polemiche sollevate dalle inchieste della magistratura sull'opera della Protezione civile, in Abruzzo dopo il terremoto e alla Maddalena, in vista del G8 (in seguito spostato a L'Aquila). E, ancor più, contro le critiche al progetto di trasformare la Protezione civile in Spa per meglio affrontare ogni emergenza. Allargando il campo dell'emergenza fino a comprendere ogni evento speciale e straordinario. Per visibilità e risorse investite. Oltre alle celebrazioni del 150enario dell'Unità d'Italia: i giochi del Mediterraneo e i Mondiali di nuoto; l'Anno giubilare paolino, l'esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Cupertino, e i viaggi del Papa in provincia (perché non quelli del presidente della Repubblica e del premier?). Insomma, tutto quanto fa spettacolo e richiede grandi quantità di mezzi. Affidato alla logica della "corsia preferenziale", superando i vincoli imposti dalle regole, dalle procedure. Dagli organismi di controllo istituzionali. Per sottrarsi ai tempi e alle fatiche della democrazia.
Che spesso delude i cittadini. E impedisce al governo di produrre risultati da esibire, come misura dell'efficacia della propria azione.
La mitologia del "fare" è alla radice del successo politico di Silvio Berlusconi. Il sogno italiano. L'imprenditore che si è "fatto" da sé. Dal nulla ha costruito un impero. In diversi settori. Da quello immobiliare a quello editoriale. A quello mediatico. Anche nello sport, ovviamente. Ha sempre vinto. Dovunque. E ha imparato che, se vuoi "fare", le regole, le leggi e, peggio ancora, i controlli a volte sono un impedimento. I giudici e i magistrati, per questo, possono rappresentare un ostacolo. Perché non sono interessati ai risultati, ma alle procedure. Alla legittimità e non alla produttività. Anche se nell'era di Tangentopoli i giudici erano celebrati da tutti (o quasi). Tuttavia, allora apparivano non i garanti della giustizia, ma i "giustizieri" di una democrazia malata. Bloccata e soprattutto improduttiva. Ostile ai cittadini e agli imprenditori.
Sul mito del "fare" si basa l'affermazione del politico-imprenditore alla guida di un partito-impresa, che gestisce la politica come marketing e promette di governare il paese come un'azienda. Anzi: di guidare l'azienda-paese. In aperta polemica con il professionista politico e il partito di apparato.
Si delinea, così, un modello neo-presidenziale di fatto. Realizzato su basi pragmatiche ed economiche. Quindi, molto più libero da regole e controlli rispetto ai sistemi presidenziali e semi-presidenziali effettivamente vigenti nelle democrazie occidentali.
L'evoluzione della Protezione civile è coerente con questo modello. Ne è il prodotto di bandiera, ma anche il modello esemplare. In fondo, Bertolaso anticipa e mostra quel che Berlusconi vorrebbe diventare (e costruire). È il suo Avatar. Affronta emergenze "visibili" e produce per questo risultati "visibili". In tempi rapidi. Puntualmente riprodotti dai media. Napoli. Sepolta dall'immondizia. L'Aquila devastata. Poi, arriva Bertolaso. L'immondizia scompare. Le prime case vengono consegnate a tempo di record. Sotto i riflettori dei media. Che narrano il dolore, l'emozione. E i successi conseguiti dal premier-imprenditore attraverso il suo Avatar. Aggirando vincoli e procedure. Perché nelle calamità, come in guerra, vige lo Stato di emergenza, che non rispetta i tempi della democrazia e della politica. Da ciò la tentazione di estendere i confini dell'emergenza fino a comprendere i "grandi eventi". Cioè: tutto quel che mobilita grandi investimenti, grandi emozioni e grande attenzione.
La Protezione civile diventa, così, modello e laboratorio per governare l'Italia come un'azienda. Dove il presidente-imprenditore può agire e decidere "in deroga" alle regole e alle norme. Perché lo richiede questo Stato (di emergenza diffusa e perenne). Dove il consenso popolare è misurato dai sondaggi. Dove, per (di) mostrare i "fatti", invece che al Parlamento ci si rivolge direttamente ai cittadini. O meglio, al "pubblico". Attraverso la tivù. Dove anche la corruzione diventa sopportabile. Meno "scandalosa", quando urge "fare" - e in fretta.
Di fronte a questa prospettiva - o forse: deriva - ci limitiamo a due osservazioni
La prima: la democrazia rappresentativa non si può separare dalle regole. Perché la democrazia, ha sottolineato Bobbio, è un "metodo per prendere decisioni collettive". Dove le procedure e le regole sono importanti quanto i risultati. Perché garantiscono dagli eccessi, dalle distorsioni, dalle degenerazioni. Come rammenta Montesquieu (nel 1748): "ogni uomo di potere è indotto ad abusarne. Per cui bisogna limitarne la virtù". Bilanciandone il potere con altri poteri. Perché, aggiunge un altro padre del pensiero liberale, Benjamin Constant (nel 1829): "ogni buona costituzione è un atto di sfiducia". Nella natura umana e del potere.
La seconda osservazione riguarda il fondamento del "fare", cui si appella il premier. In effetti, coincide con il "dire". Meglio ancora: con l'apparire. Perché i "fatti" - a cui si appella Berlusconi - esistono in quanto "immagini". Proposte oppure nascoste dai media. Secondo necessità. Come i "dati" dell'economia e del lavoro. Come i disoccupati o i cassintegrati e i morti sul lavoro. Che appaiono e - preferibilmente - scompaiono sui media. A tele-comando. Perché il pessimismo e la sfiducia minano la fiducia dei consumatori e dei cittadini. Meglio: del cittadino-consumatore. O viceversa.
È la retorica del "fare". Narrazione e al tempo stesso ideologia di successo. Per costruire e proteggere l'Italia spa.
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... 2317861/1/
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... 2330389/6/

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Last edited by Paperone on 21/02/2010, 15:50, edited 1 time in total.
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
Mi prenoto. Già che ho sostanzialente finito la tesi, forse faccio in tempo a documentarmi così si evita di dire scempiaggini sulla devoluzione del Sud in seguito all'unificazione.The Snake 12 wrote: amico mio, allora suggerisco che al prossimo meeting venga aggiunto ad un dibattito serio (Abbey Road? Revolver?) uno molto meno serio (i savoia, regnanti nefasti e nefandi)
@Doc: post interessante (ho dovuto prendere mezza giornata di ferie per leggerlo :lol2:), ma non capisco quale sia la "monnezza edulcorata". Parli di certi vini in particolare?
E comunque per me Garibaldi resta sempre un bandito, che purtroppo fu solo ferito dal fuoco amico :lol2:
La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
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The Snake 12
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
tieniti pronto allora, e facciamo aggiungere un posto a tavola in quel di via dei tribunaliSpree wrote: Mi prenoto. Già che ho sostanzialente finito la tesi, forse faccio in tempo a documentarmi così si evita di dire scempiaggini sulla devoluzione del Sud in seguito all'unificazione.
Ma dovrai essere estremamente convincente, perchè più che devoluzione sono assolutamente convinto (e non sono l'unico) che si debba parlare di sottomissione e sfruttamento.
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
piuttosto, hai sentito le stronzate sulla mia città che si è permesso di dire Giorgio Bocca a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio?Spree wrote: Mi prenoto. Già che ho sostanzialente finito la tesi, forse faccio in tempo a documentarmi così si evita di dire scempiaggini sulla devoluzione del Sud in seguito all'unificazione.
Fa specie sentire tante affermazioni ignoranti uscire dalla bocca di un cosiddetto "intellettuale".
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
Onestamente non ricordo nemmeno una sola volta di aver sentito parlare Giorgio Bocca e di aver condiviso. Anche quando arrivava alle mie stesse conclusioni lo faceva per strade che mi facevano incazzare.The Snake 12 wrote: piuttosto, hai sentito le stronzate sulla mia città che si è permesso di dire Giorgio Bocca a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio?
Fa specie sentire tante affermazioni ignoranti uscire dalla bocca di un cosiddetto "intellettuale".
Arrogante, presuntuoso, vuole sempre aver ragione, e soprattutto finisce sempre per considerare chi non la pensa come lui un nemico terribile da annichilire tacciandolo delle peggiori nefandezze.
Ancora ricordo di quando difendeva i senatori a vita che votavano (ed in teoria ero anche d'accordo con lui, se non li fai votare che li nomini a fare), se ne uscì col fatto che quelli erano la parte migliore della popolazione, mica come gli eletti che erano tutti corrotti ed ignoranti, lui avrebbe fatto un Parlamento di soli senatori a vita scelti dal Presidente della Repubblica.
Vabbè la provocazione, ma a casa mia quello scenario vuol significare una monarchia assoluta o una dittatura, tanto valeva che concludesse con un "A da venì baffone" o un "Aridatece er puzzone!", vuol dire passare il segno, ma lui, per motivi che mi sfuggono, passa per un difensore della democrazia.
Mi direte "Sempre meglio di Fede", ma dove, sono due personaggi simili, che partono da un pregiudizio preciso, devono a tutti i costi difendere una precisa idea qualunque cosa succeda e sbertucciare chi non è d'accordo con quella idea, solo che Fede passa per un pupazzo e questo per un intellettuale di livello.
Forse esagero pure io, mi scuserete se il discorso è finito su uno dei personaggi che tollero meno del giornalismo attuale.
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Paperone
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
mai andare ad un direttivo pre-elettorale senza aver mangiato 
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
nel consiglio di oggi ci sarà un evento molto importante: il primo passo verso l'istituizione di un registro per le DAT
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.

chi è?
Se Marotta mi porta Lisandro ora e Llorente a luglio, giuro che non lo criticherò mai più ( Leather 23.01.13)
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Hobbit83
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
L'ultima candidata del PDL? :paper:lele_warriors wrote:
chi è?

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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
hai vinto la tessera del pdl e una palpata di capezzolo al mio avatar!!!Hobbit83 wrote: L'ultima candidata del PDL? :paper:
http://www.corriere.it/politica/10_febb ... aabe.shtml



:gazza:
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Hobbit83
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
Evviva!!!!lele_warriors wrote: hai vinto la tessera del pdl e una palpata di capezzolo al mio avatar!!!![]()
![]()
(Soprattutto la palpata di capezzolo!
Intanto, crolla un minareto in Marocco. E cosa pensa bene di dire il vescovo emerito di Otranto?
Fantastico...Credo che potrebbe essere un segno dei tempi, un messaggio divino che ci indica: l'Islam non è invincibile, che avvenga il crollo di un simbolo dell' Islam. Io come cattolico e Vescovo non posso non augurarmi che l'Islam possa crollare definitivamente sotto il peso della sua crudeltà, della sua non verità e della sua totale e violenta ostilità al cristianesimo. Lo ribadisco: nel pieno rispetto per le vittime la cui vita è sacra, credo che il Signore ci abbia lanciato un messaggio: anche l'Islam può cadere e sono sicuro che questo evento accadrà sotto il peso delle loro contraddizioni e della loro inattendibilità.
Mi chiedo cosa dovrei dedurre da segni come il crollo della cattedrale di Assisi anni fa o delle chiese dell'Aquila....

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The Snake 12
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
e poi qualcuno si meraviglia se Ahmadinejad si incazza con l'Italia... :gazza:Hobbit83 wrote: Evviva!!!!![]()
![]()
(Soprattutto la palpata di capezzolo!)
Intanto, crolla un minareto in Marocco. E cosa pensa bene di dire il vescovo emerito di Otranto?
Fantastico...
Mi chiedo cosa dovrei dedurre da segni come il crollo della cattedrale di Assisi anni fa o delle chiese dell'Aquila....
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
Mha. Immagino che coglioni ci siano anche in Iran (leggendo certe dichiarazioni direi che ci sono, anche in ruoli piuttosto importanti), non vedo perchè non possano esserci anche fra i vescovi di Otranto.The Snake 12 wrote: e poi qualcuno si meraviglia se Ahmadinejad si incazza con l'Italia... :gazza:
E poi 'sta cazzata per cui ogni tanto Dio si incazzerebbe con qualcuno e farebbe un bel disastrino così, giusto per sfogarsi l'hanno definita come tale anche un botto di teologi ad ogni livello, oltre che essere scemo è entrato anche in contraddizione con i suoi superiori.
Per altro non credo che il tipo si incazzi con qualcuno per queste dichiarazioni, anzi, è quel che va cercando, secondo me gli manda un mazzo di papaveri da oppio per il compleanno.
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Re: Il topic della Politica (vol.17) Precariezza, Pessimismezza all'interno.
che ne pensate di :
ESTREMO CENTRO?...... non so se è un movimento ... ma un mio amico mi sta tartassando.... è molto convinto... io sono su posizioni quasi opposte... esemdo fondamentalmente un Radicale
ESTREMO CENTRO?...... non so se è un movimento ... ma un mio amico mi sta tartassando.... è molto convinto... io sono su posizioni quasi opposte... esemdo fondamentalmente un Radicale
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