Per coloro i quali tramanderanno la verità
Posted: 26/05/2010, 0:39
1
Inizio del vangelo di Luciano Moggi, difensore del bene.
Secondo quanto è scritto dal profeta Francilive
:
«Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nell'ufficio della Gazzetta:
"Preparate la gogna a Luciano, storpiate le sue telefonate"».
Venne ale23 nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono degli interismi. E tutto il paese di Playtusa e tutti quelli della pinetina accorrevano a lui ed erano da lui battezzati nel fiume Vinovo, confessando i loro peccati.
Ale23 era vestito di pelo di cammello, con una cintura di cuoio intorno ai fianchi, e si nutriva di gazzette e di
selvatico. E predicava, dicendo: «Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari. Io vi ho mondato l'anima, ma lui vi illuminerà la via del bene.
Battesimo e tentazione di Luciano Moggi
In quei giorni Moggi venne da Napoli e fu battezzato da Gianni Agnelli al Delle Alpi. A un tratto, come egli usciva dallo spogliatoio dell'arbitro, vide aprirsi i cieli e lo spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto; in te mi sono compiaciuto».
Subito dopo i media lo sospinsero nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Moratti. Stava tra i giornalisti selvatici ma i suoi fidi lo assistevano.
Francilive a Torino
Dopo che Tronchetti Provera fu messo in prigione, Francilive si recò a Torino, predicando il vangelo di Luciano e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno della Juventus è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».
Primi discepoli di Luciano
Mentre passava lungo il forum di Playtusa, egli vide Manu Ginobili e Maialone, che imbrogliavano i forumisti, perché erano deprecabili. Moggi disse loro: «Seguitemi, e io farò di voi dei truffatori di uomini». Essi, lasciati subito i portafogli rubbati, lo seguirono. Poi, andando un po' più oltre, vide Shilton, figlio di Dino, e Francilive, suo fratello, che anch'essi in topic rassettavano le fila del discorso; e subito li chiamò; ed essi, lasciato Dino loro padre a falsificare la Dinasty, se ne andarono dietro a lui.
Luciano scaccia un demonio da Biscardi
Vennero al brogessodi Biscardi; e subito, il Lunedì, Moggi, entrato nello studio, insegnava. Essi si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come Cobolli.
In quel momento si trovava nel loro studio un uomo posseduto da uno spirito immondo conosciuto come Liguori, il quale prese a gridare: «Che stai dicendo, re dei manigoldi? Sei venuto per raccontare fandonie? Io so cosa hai fatto: hai falsato il campionato» Moggi lo sgridò, dicendo: «Sta' zitto ed esci da costui!» E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì dallo studio. E tutti si stupirono e si domandavano tra di loro: «Che cos'è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! Egli comanda perfino ai ciarlatani, ed essi gli ubbidiscono!» La sua fama si divulgò subito dappertutto.
Altre guarigioni; missione in Europa
Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti gli interisti e i perbenisti; tutta la pinetina era radunata alla porta. Egli ne guarì molti che soffrivano, e scacciò molti giornalisti e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano.
Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Luciano si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là preparava il calcio-mercato. Francilive e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano». Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i campionati vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto». E andò per tutta l'Europa, predicando nei loro stadi e raccogliendo vittorie.
Luciano guarisce un abbonato alla gazzetta
Venne a lui un abbonato alla gazzetta e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!» Luciano, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio; sii purificato!» E subito la gazza sparì da lui, e fu purificato. Luciano lo congedò subito, dopo averlo ammonito severamente, e gli disse: «Guarda di non dire nulla a nessuno, ma va', mostrati all'edicolante, offri per la tua purificazione quel che Tuttosport ha scritto; questo serva loro di testimonianza». Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Luciano non poteva più entrare apertamente in lega; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte i procuratori accorrevano a lui.
2
Luciano guarisce Cannavaro
Dopo alcuni giorni, Luciano entrò di nuovo in lega. Si seppe che era nel box Juve, e si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunciava loro la parola.
E vennero a lui alcuni con un paralitico difensore interista, chiamato Cannavaro, portato da quattro uomini. Non potendo far giungere fino a lui il contratto a causa della folla, scoperchiarono il tetto del Box dov'era Moggi; e, fattavi un'apertura, calarono il contratto che legava il paralitico all'Inter. Luciano, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati». Erano seduti là alcuni intercettatori e ragionavano così in cuor loro: «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rescindere i contratti, se non uno solo, cioè Moratti?» Ma Luciano capì subito, con il suo spirito, che essi ragionavano così dentro di loro, e disse: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire al paralitico: "I tuoi peccati ti sono perdonati", oppure dirgli: "Àlzati, prendi il tuo contratto e cammina alla pinetina"? Ma, affinché sappiate che il ds della Juve ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, io ti dico», disse al paralitico, «àlzati, prendi il tuo contratto, e vattene a Torino». Ed egli si alzò e, preso subito il contratto, se ne andò via in presenza di tutti e in seguito vinse due scudetti, un mondiale e un pallone d'oro; sicché tutti si stupivano e glorificavano Luciano, dicendo: «Una cosa così non l'abbiamo mai vista».
Chiamata di Mikele
Luciano uscì di nuovo verso il mare; e tutta la gente andava da lui, ed egli insegnava loro. E, passando, vide Mikele, seduto al banco del comune a postare fibra, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì.
Mentre Luciano era a tavola in casa di lui, molti arbitri e disegnatori erano anch'essi a tavola con lui e con i suoi discepoli; poiché ce n'erano molti che lo seguivano. Gli intercettatori che erano tra la folla, vedutolo mangiare con gli arbitri e con i disegnatori, dicevano ai suoi PM: «Come mai mangia con gli arbitri e i disegnatori?» Luciano, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei commissari straordinari, ma dei disegnatori».
Il digiuno; parabola dello scudetto di cartone
I discepoli di Moratti e gli onesti erano soliti digiunare dalle vittorie. Alcuni andarono da Luciano e gli dissero: «Perché i discepoli di Moratti e gli onesti digiunano e i tuoi discepoli non digiunano?» Luciano disse loro: «Possono i vincitori dello scudetto digiunare, mentre lo scudetto è con loro? Finché hanno con sé lo scudetto, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui lo scudetto sarà loro tolto; e allora, in quei giorni, digiuneranno. Nessuno cuce uno scudetto di cartone sopra un vestito vecchio; altrimenti la toppa nuova porta via il vecchio, e lo strappo si fa peggiore.»
Luciano, Signore dell'anticipo
In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a vincere delle partite. Gli onesti gli dissero: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?» Ed egli disse loro: «Non avete mai letto quel che fece Tardelli, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com'egli, al tempo del infausto sacerdote Blablablanc, entrò nella stanza del cda e mangiò le paste della domenica, che a nessuno è lecito mangiare se non
Secco, e ne diede anche a quelli che erano con lui?» Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per la vittoria e non la vittoria per il sabato; perciò la Juventus è signora anche del sabato».
3
Luciano guarisce l'arbitro dal fischietto paralizzato
Poi entrò di nuovo nello spogliatoio dell'arbitro; là stava un uomo che aveva il fischietto paralizzato e a causa di ciò non poteva più arbitrare. E l'osservavano per vedere se lo avrebbe guarito in giorno di sorteggi, per poterlo accusare. Egli disse all'arbitro: «Àlzati là nel mezzo!» Poi domandò loro: «È permesso, in un giorno di sorteggio, fare del bene o fare del male? Salvare il lavoro di un uomo o lasciarlo morire di fame?» Ma quelli tacevano. Allora Luciano, guardatili tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse al sorteggiatore: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò con la pallina dell'arbitro giusto.
Gli intercettatori, usciti, tennero subito consiglio con gli interisti contro di lui, per uccidergli l'anima.
Numerose guarigioni
Poi Luciano si ritirò con i suoi discepoli verso Vinovo; e da Torino una gran folla lo seguì; e dalla pinetina, da Playitusa, da Milanello e da oltre Cassino e dai dintorni di Roma e di Palermo una gran folla, udendo quante cose egli faceva, andò da lui. Egli disse ai suoi discepoli che gli tenessero sempre pronta una sim svizzera, per non farsi pigiare dalla folla. Perché, avendone guariti molti, tutti quelli che avevano qualche malattia gli si precipitavano addosso per toccarlo e chiamare soccorsi con una scheda Tim costava troppo. E gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gettavano davanti a lui e gridavano: «Tu sei il signore del Mercato!» Ed egli ordinava loro con insistenza di non rivelare la sua identità.
Luciano sceglie i tredici apostoli
Poi Luciano salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui. Ne costituì tredici per tenerli con sé e per mandarli a predicare con il potere di scacciare gli onesti. Costituì dunque i tredici, cioè: Francilive, al quale mise nome Francilive
Maialone, fratello di Manu Ginobili, ai quali pose nome Deprecabili, che vuol dire nati oltre cassino; Mikele, Kratos, Pozz4ever, Predu, Clutch, Shilton, Showme, Vikings11, Pove e Go Colts, quello che poi lo tradì.
Il peccato imperdonabile: la bestemmia contro la Qualità
Poi entrò in una casa e la folla si radunò di nuovo, così che egli e i suoi non potevano neppure mangiare.
I suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé».
Gli intercettatori, che erano scesi da Milano, dicevano: «Egli ha Bergamo, e scaccia i torti arbitrali con l'aiuto del principe degli arbitri». Ma egli, chiamatili a sé, diceva loro in parabole: «Come può Moratti scacciare Moratti? Se un regno è diviso in parti contrarie, quel regno non può durare. Se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non potrà reggere. Se dunque Moratti insorge contro chi parla con Bergamo, e quindi contro se stesso, non può reggere, ma deve finire. D'altronde nessuno può entrare nella casa del ladro e rubargli la sua refurtiva, se prima non avrà legato il ladro; soltanto allora gli saccheggerà la bacheca dei trofei. In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita;ma chiunque avrà bestemmiato contro la qualità, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno». Egli parlava così perché dicevano: «Ha qualità».
La madre e i fratelli di Luciano
Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Una folla gli stava seduta intorno, quando gli fu detto: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano». Egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto il bene della Juventus, mi è fratello, sorella e madre».
4
Parabola del Direttore Sportivo
Luciano si mise di nuovo a insegnare presso il mare. Una gran folla si radunò intorno a lui. Perciò egli, montato su uno yacht sequestrato a Briatore, vi sedette stando in mare, mentre tutta la folla era a terra sulla riva. Egli insegnava loro molte cose in parabole, e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate: il direttore sportivo uscì a fare il mercato estivo. Finita la stagione, un giocatore entrò in un giro di droga, e i giornalisti lo portarono alla rovina. Un altro cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra presso Vinovo; e a fatica riuscì a camminare per il resto della stagione. Un altro cadde in prestito ad una provinciale; il primo anno impressionò per la pochezza dei compagni, ma l'anno seguente tornò nell'anonimato. Altri divennero dei giocatori da Juventus; portarono frutto, che venne su e crebbe, e furono rivenduti per un guadagno fino a il trenta, il sessanta e il cento per uno». Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda».
Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i tredici lo interrogarono sulle parabole. Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero della triade; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e gli interismi non siano loro perdonati"». Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole? In ogni caso io non ne ho mai parlato, e sul fatto non confermo e non smentisco».
Le intercettazioni di Auricchio
Poi diceva ancora: «Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? Poiché non vi è nulla che sia nascosto se non per essere manifestato; e nulla è stato tenuto segreto, se non per essere messo in luce. Se uno ha orecchi per udire oda».
Diceva loro ancora: «Badate a ciò che udite nelle intercettazioni. Con la misura con la quale misurate sarete misurati pure voi; e a voi sarà dato anche di più; poiché a chi ha scudetti sarà dato, a chi non ne ha sarà tolto anche quello che ha».
Il giovane che da sé germoglia e cresce
Diceva ancora: «Il segreto delle plusvalenze è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. Così il giocatore sconosciuto cresce, matura e magari fa anche 20 gol in campionato. Quando il giocatore è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l'ora della mietitura è venuta, e lo rivende a prezzo più alto».
La furia Ceca
Diceva ancora: «A che paragoneremo il campione Juventino, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile alla furia ceca, il quale, quando lo si è comprato dalla Lazio, è il più sottovalutato di tutti gli esterni che aveva Cragnotti;ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli altri; e fa dei tiri tanto forti, che alla moviola si vede solo l'esultanza».
Con molte parabole di questo genere esponeva loro la parola, secondo quello che potevano intendere. Non parlava loro senza parabola; ma in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Luciano calma la tempesta mediatica
In quello stesso giorno, alla sera, Luciano disse loro: «Passiamo all'altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com'era. C'erano degli altri dirigenti con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di calunniosi che gettavano ingiurie alla Vecchia Signora, tanto che questa già perdeva credibilità. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò la gazza e disse a Varriale: «Taci, càlmati!» Variale si zittì e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino Varriale e Biscardi ubbidiscono?»
5
Luciano guarisce l'indemoniato di Setubal
Giunsero all'altra riva del mare, nel paese della trivela. Appena Luciano fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva nella panchina la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato al suo posto neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. Di continuo, notte e giorno, andava tra le trasmissioni, lamentandosi e vantandosi. Quando vide Luciano, da lontano corse, gli si prostrò davanti e a gran voce disse: «Che c'è fra me e te, Luciano, difensore del bene? Io ti scongiuro, di non tormentarmi». Luciano, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest'uomo!» Luciano gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Jose, e sono quello speciale». E lo pregava con insistenza che non lo sbugiardasse in mondovisione. C'era là un gran branco di interisti che piangevano sul monte. Jose lo pregava dicendo: «Mandami all'inter, per dargli finalmente un capo popolo». Egli lo permise. Jose, uscito dal portogallo, entrò a Milanello, e il branco si gettò su di lui come un reggimento di soldati su una ragazzina vogliosa. Erano circa duemila e lo affogarono di affetto. E quelli che lo custodivano fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna; la gente andò a vedere ciò che era avvenuto. Vennero da Luciano e videro l'indemoniato seduto, vestito ed educato, lui che aveva la più alta percentuale di diffamazioni per minuto; e s'impaurirono. Quelli che avevano visto raccontarono loro ciò che era avvenuto all'indemoniato e il fatto degli interisti. Ed essi cominciarono a pregare Luciano che se ne andasse via dai loro confini.
Com'egli saliva sulla barca, l'uomo che era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui. Luciano non glielo permise, ma gli disse: «Va' a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che ti ho fatto, e come ha avuto pietà di te, guai a te se non lo farai». Ma egli se ne andò e cominciò a proclamare menzogne sulle grandi cose che Luciano aveva fatto per lui. E tutti si meravigliavano.
Inizio del vangelo di Luciano Moggi, difensore del bene.
Secondo quanto è scritto dal profeta Francilive
«Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nell'ufficio della Gazzetta:
"Preparate la gogna a Luciano, storpiate le sue telefonate"».
Venne ale23 nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono degli interismi. E tutto il paese di Playtusa e tutti quelli della pinetina accorrevano a lui ed erano da lui battezzati nel fiume Vinovo, confessando i loro peccati.
Ale23 era vestito di pelo di cammello, con una cintura di cuoio intorno ai fianchi, e si nutriva di gazzette e di
Battesimo e tentazione di Luciano Moggi
In quei giorni Moggi venne da Napoli e fu battezzato da Gianni Agnelli al Delle Alpi. A un tratto, come egli usciva dallo spogliatoio dell'arbitro, vide aprirsi i cieli e lo spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto; in te mi sono compiaciuto».
Subito dopo i media lo sospinsero nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Moratti. Stava tra i giornalisti selvatici ma i suoi fidi lo assistevano.
Francilive a Torino
Dopo che Tronchetti Provera fu messo in prigione, Francilive si recò a Torino, predicando il vangelo di Luciano e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno della Juventus è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».
Primi discepoli di Luciano
Mentre passava lungo il forum di Playtusa, egli vide Manu Ginobili e Maialone, che imbrogliavano i forumisti, perché erano deprecabili. Moggi disse loro: «Seguitemi, e io farò di voi dei truffatori di uomini». Essi, lasciati subito i portafogli rubbati, lo seguirono. Poi, andando un po' più oltre, vide Shilton, figlio di Dino, e Francilive, suo fratello, che anch'essi in topic rassettavano le fila del discorso; e subito li chiamò; ed essi, lasciato Dino loro padre a falsificare la Dinasty, se ne andarono dietro a lui.
Luciano scaccia un demonio da Biscardi
Vennero al brogessodi Biscardi; e subito, il Lunedì, Moggi, entrato nello studio, insegnava. Essi si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come Cobolli.
In quel momento si trovava nel loro studio un uomo posseduto da uno spirito immondo conosciuto come Liguori, il quale prese a gridare: «Che stai dicendo, re dei manigoldi? Sei venuto per raccontare fandonie? Io so cosa hai fatto: hai falsato il campionato» Moggi lo sgridò, dicendo: «Sta' zitto ed esci da costui!» E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì dallo studio. E tutti si stupirono e si domandavano tra di loro: «Che cos'è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! Egli comanda perfino ai ciarlatani, ed essi gli ubbidiscono!» La sua fama si divulgò subito dappertutto.
Altre guarigioni; missione in Europa
Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti gli interisti e i perbenisti; tutta la pinetina era radunata alla porta. Egli ne guarì molti che soffrivano, e scacciò molti giornalisti e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano.
Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Luciano si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là preparava il calcio-mercato. Francilive e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano». Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i campionati vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto». E andò per tutta l'Europa, predicando nei loro stadi e raccogliendo vittorie.
Luciano guarisce un abbonato alla gazzetta
Venne a lui un abbonato alla gazzetta e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!» Luciano, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio; sii purificato!» E subito la gazza sparì da lui, e fu purificato. Luciano lo congedò subito, dopo averlo ammonito severamente, e gli disse: «Guarda di non dire nulla a nessuno, ma va', mostrati all'edicolante, offri per la tua purificazione quel che Tuttosport ha scritto; questo serva loro di testimonianza». Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Luciano non poteva più entrare apertamente in lega; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte i procuratori accorrevano a lui.
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Luciano guarisce Cannavaro
Dopo alcuni giorni, Luciano entrò di nuovo in lega. Si seppe che era nel box Juve, e si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunciava loro la parola.
E vennero a lui alcuni con un paralitico difensore interista, chiamato Cannavaro, portato da quattro uomini. Non potendo far giungere fino a lui il contratto a causa della folla, scoperchiarono il tetto del Box dov'era Moggi; e, fattavi un'apertura, calarono il contratto che legava il paralitico all'Inter. Luciano, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati». Erano seduti là alcuni intercettatori e ragionavano così in cuor loro: «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rescindere i contratti, se non uno solo, cioè Moratti?» Ma Luciano capì subito, con il suo spirito, che essi ragionavano così dentro di loro, e disse: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire al paralitico: "I tuoi peccati ti sono perdonati", oppure dirgli: "Àlzati, prendi il tuo contratto e cammina alla pinetina"? Ma, affinché sappiate che il ds della Juve ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, io ti dico», disse al paralitico, «àlzati, prendi il tuo contratto, e vattene a Torino». Ed egli si alzò e, preso subito il contratto, se ne andò via in presenza di tutti e in seguito vinse due scudetti, un mondiale e un pallone d'oro; sicché tutti si stupivano e glorificavano Luciano, dicendo: «Una cosa così non l'abbiamo mai vista».
Chiamata di Mikele
Luciano uscì di nuovo verso il mare; e tutta la gente andava da lui, ed egli insegnava loro. E, passando, vide Mikele, seduto al banco del comune a postare fibra, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì.
Mentre Luciano era a tavola in casa di lui, molti arbitri e disegnatori erano anch'essi a tavola con lui e con i suoi discepoli; poiché ce n'erano molti che lo seguivano. Gli intercettatori che erano tra la folla, vedutolo mangiare con gli arbitri e con i disegnatori, dicevano ai suoi PM: «Come mai mangia con gli arbitri e i disegnatori?» Luciano, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei commissari straordinari, ma dei disegnatori».
Il digiuno; parabola dello scudetto di cartone
I discepoli di Moratti e gli onesti erano soliti digiunare dalle vittorie. Alcuni andarono da Luciano e gli dissero: «Perché i discepoli di Moratti e gli onesti digiunano e i tuoi discepoli non digiunano?» Luciano disse loro: «Possono i vincitori dello scudetto digiunare, mentre lo scudetto è con loro? Finché hanno con sé lo scudetto, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui lo scudetto sarà loro tolto; e allora, in quei giorni, digiuneranno. Nessuno cuce uno scudetto di cartone sopra un vestito vecchio; altrimenti la toppa nuova porta via il vecchio, e lo strappo si fa peggiore.»
Luciano, Signore dell'anticipo
In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a vincere delle partite. Gli onesti gli dissero: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?» Ed egli disse loro: «Non avete mai letto quel che fece Tardelli, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com'egli, al tempo del infausto sacerdote Blablablanc, entrò nella stanza del cda e mangiò le paste della domenica, che a nessuno è lecito mangiare se non
Secco, e ne diede anche a quelli che erano con lui?» Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per la vittoria e non la vittoria per il sabato; perciò la Juventus è signora anche del sabato».
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Luciano guarisce l'arbitro dal fischietto paralizzato
Poi entrò di nuovo nello spogliatoio dell'arbitro; là stava un uomo che aveva il fischietto paralizzato e a causa di ciò non poteva più arbitrare. E l'osservavano per vedere se lo avrebbe guarito in giorno di sorteggi, per poterlo accusare. Egli disse all'arbitro: «Àlzati là nel mezzo!» Poi domandò loro: «È permesso, in un giorno di sorteggio, fare del bene o fare del male? Salvare il lavoro di un uomo o lasciarlo morire di fame?» Ma quelli tacevano. Allora Luciano, guardatili tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse al sorteggiatore: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò con la pallina dell'arbitro giusto.
Gli intercettatori, usciti, tennero subito consiglio con gli interisti contro di lui, per uccidergli l'anima.
Numerose guarigioni
Poi Luciano si ritirò con i suoi discepoli verso Vinovo; e da Torino una gran folla lo seguì; e dalla pinetina, da Playitusa, da Milanello e da oltre Cassino e dai dintorni di Roma e di Palermo una gran folla, udendo quante cose egli faceva, andò da lui. Egli disse ai suoi discepoli che gli tenessero sempre pronta una sim svizzera, per non farsi pigiare dalla folla. Perché, avendone guariti molti, tutti quelli che avevano qualche malattia gli si precipitavano addosso per toccarlo e chiamare soccorsi con una scheda Tim costava troppo. E gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gettavano davanti a lui e gridavano: «Tu sei il signore del Mercato!» Ed egli ordinava loro con insistenza di non rivelare la sua identità.
Luciano sceglie i tredici apostoli
Poi Luciano salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui. Ne costituì tredici per tenerli con sé e per mandarli a predicare con il potere di scacciare gli onesti. Costituì dunque i tredici, cioè: Francilive, al quale mise nome Francilive
Il peccato imperdonabile: la bestemmia contro la Qualità
Poi entrò in una casa e la folla si radunò di nuovo, così che egli e i suoi non potevano neppure mangiare.
I suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé».
Gli intercettatori, che erano scesi da Milano, dicevano: «Egli ha Bergamo, e scaccia i torti arbitrali con l'aiuto del principe degli arbitri». Ma egli, chiamatili a sé, diceva loro in parabole: «Come può Moratti scacciare Moratti? Se un regno è diviso in parti contrarie, quel regno non può durare. Se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non potrà reggere. Se dunque Moratti insorge contro chi parla con Bergamo, e quindi contro se stesso, non può reggere, ma deve finire. D'altronde nessuno può entrare nella casa del ladro e rubargli la sua refurtiva, se prima non avrà legato il ladro; soltanto allora gli saccheggerà la bacheca dei trofei. In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita;ma chiunque avrà bestemmiato contro la qualità, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno». Egli parlava così perché dicevano: «Ha qualità».
La madre e i fratelli di Luciano
Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Una folla gli stava seduta intorno, quando gli fu detto: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano». Egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto il bene della Juventus, mi è fratello, sorella e madre».
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Parabola del Direttore Sportivo
Luciano si mise di nuovo a insegnare presso il mare. Una gran folla si radunò intorno a lui. Perciò egli, montato su uno yacht sequestrato a Briatore, vi sedette stando in mare, mentre tutta la folla era a terra sulla riva. Egli insegnava loro molte cose in parabole, e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate: il direttore sportivo uscì a fare il mercato estivo. Finita la stagione, un giocatore entrò in un giro di droga, e i giornalisti lo portarono alla rovina. Un altro cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra presso Vinovo; e a fatica riuscì a camminare per il resto della stagione. Un altro cadde in prestito ad una provinciale; il primo anno impressionò per la pochezza dei compagni, ma l'anno seguente tornò nell'anonimato. Altri divennero dei giocatori da Juventus; portarono frutto, che venne su e crebbe, e furono rivenduti per un guadagno fino a il trenta, il sessanta e il cento per uno». Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda».
Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i tredici lo interrogarono sulle parabole. Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero della triade; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e gli interismi non siano loro perdonati"». Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole? In ogni caso io non ne ho mai parlato, e sul fatto non confermo e non smentisco».
Le intercettazioni di Auricchio
Poi diceva ancora: «Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? Poiché non vi è nulla che sia nascosto se non per essere manifestato; e nulla è stato tenuto segreto, se non per essere messo in luce. Se uno ha orecchi per udire oda».
Diceva loro ancora: «Badate a ciò che udite nelle intercettazioni. Con la misura con la quale misurate sarete misurati pure voi; e a voi sarà dato anche di più; poiché a chi ha scudetti sarà dato, a chi non ne ha sarà tolto anche quello che ha».
Il giovane che da sé germoglia e cresce
Diceva ancora: «Il segreto delle plusvalenze è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. Così il giocatore sconosciuto cresce, matura e magari fa anche 20 gol in campionato. Quando il giocatore è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l'ora della mietitura è venuta, e lo rivende a prezzo più alto».
La furia Ceca
Diceva ancora: «A che paragoneremo il campione Juventino, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile alla furia ceca, il quale, quando lo si è comprato dalla Lazio, è il più sottovalutato di tutti gli esterni che aveva Cragnotti;ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli altri; e fa dei tiri tanto forti, che alla moviola si vede solo l'esultanza».
Con molte parabole di questo genere esponeva loro la parola, secondo quello che potevano intendere. Non parlava loro senza parabola; ma in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Luciano calma la tempesta mediatica
In quello stesso giorno, alla sera, Luciano disse loro: «Passiamo all'altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com'era. C'erano degli altri dirigenti con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di calunniosi che gettavano ingiurie alla Vecchia Signora, tanto che questa già perdeva credibilità. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò la gazza e disse a Varriale: «Taci, càlmati!» Variale si zittì e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino Varriale e Biscardi ubbidiscono?»
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Luciano guarisce l'indemoniato di Setubal
Giunsero all'altra riva del mare, nel paese della trivela. Appena Luciano fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva nella panchina la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato al suo posto neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. Di continuo, notte e giorno, andava tra le trasmissioni, lamentandosi e vantandosi. Quando vide Luciano, da lontano corse, gli si prostrò davanti e a gran voce disse: «Che c'è fra me e te, Luciano, difensore del bene? Io ti scongiuro, di non tormentarmi». Luciano, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest'uomo!» Luciano gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Jose, e sono quello speciale». E lo pregava con insistenza che non lo sbugiardasse in mondovisione. C'era là un gran branco di interisti che piangevano sul monte. Jose lo pregava dicendo: «Mandami all'inter, per dargli finalmente un capo popolo». Egli lo permise. Jose, uscito dal portogallo, entrò a Milanello, e il branco si gettò su di lui come un reggimento di soldati su una ragazzina vogliosa. Erano circa duemila e lo affogarono di affetto. E quelli che lo custodivano fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna; la gente andò a vedere ciò che era avvenuto. Vennero da Luciano e videro l'indemoniato seduto, vestito ed educato, lui che aveva la più alta percentuale di diffamazioni per minuto; e s'impaurirono. Quelli che avevano visto raccontarono loro ciò che era avvenuto all'indemoniato e il fatto degli interisti. Ed essi cominciarono a pregare Luciano che se ne andasse via dai loro confini.
Com'egli saliva sulla barca, l'uomo che era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui. Luciano non glielo permise, ma gli disse: «Va' a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che ti ho fatto, e come ha avuto pietà di te, guai a te se non lo farai». Ma egli se ne andò e cominciò a proclamare menzogne sulle grandi cose che Luciano aveva fatto per lui. E tutti si meravigliavano.
