Sabatini: «Il modello Siena è l’unico da seguire. Fip e Giba uccidono il basket con imposizioni inaccettabili»
La polemica sollevata dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, contro la Mens Sana sull’argomento “Per dare Pianigiani alla Nazionale Siena ci ricatta” si arricchisce di un nuovo capitolo. Ieri, sul Corriere dello sport, è uscita una nuova intervista al numero uno del comitato olimpico in cui si legge che la Montepaschi (e la frecciata, pur non nominandolo, è rivolta al massimo dirigente Ferdinando Minucci) parla tanto di collaborazione con Azzurra ma poi ha “consigliato” a Stonerook di non rispondere alla convocazione, poi ha negato i giovani alle rappresentative di categoria, infine sbandiera la bontà del proprio settore giovanile senza però far giocare gli italiani in prima squadra. A corredo di quest’ultima affermazione, Petrucci cita invece Roma come esempio e le affianca la Benetton Treviso e la Virtus Bologna. Aggiungendo: “Ho sempre dichiarato la mia simpatia per Sabatini, che ha avuto il grande merito di riportare il basket di elite a Bologna dopo la crisi di qualche anno fa. Sta facendo la cosa più intelligente”.
La replica dalle stanze di viale Sclavo non si è fatta attendere, ma dal momento che è stato lanciato nella mischia all’interno del discorso, anche il patron della Vu nere, Claudio Sabatini, merita di esprimere la propria opinione. “Ringrazio Petrucci per le belle parole – è il suo esordio. – Mi fanno piacere perché arrivano dal più illuminato dei politici e io lo stimo molto. Però, in questo caso, ho una visione più vicina a quella di Ferdinando Minucci”.
Dunque prende le distanze dal Coni?
“Ripeto, Petrucci è stato gentile a dire certe cose, ma la verità è che c’è un totale scollegamento tra la Federazione e i club. Meglio ancora, parlerei degli investitori, categoria di cui faccio parte. Non conosco alcun sistema in cui ci mette i soldi deve anche vedersi imporre leggi inaccettabili da altre persone, che tra l’altro non hanno le giuste competenze per capire come stanno le cose. Per andare avanti, il modello da seguire è quello di Siena”.
Si spieghi meglio
“Premetto che Minucci non è un mio amico personale. Lo stimo, ma non andrei mai in vacanza con lui, per intenderci. Lo giudico dal punto di vista professionale, ed è innegabile che sia il manager più vincente che ci sia in Italia. Vorrà pur dire qualcosa se i successi li ottiene con una squadra senza italiani, no?”
Ci sono Carraretto e Ress, con Marconato in prova…
“Ho il massimo rispetto per questi grandi giocatori, ma sinceramente nel roster della Montepaschi partono dalla panchina e occupano posizioni basse nella rotazione. Gli uomini da quintetto sono ben altri. E’ questa la formula giusta, lo dicono i fatti. E da imprenditore, visto che ci metto denaro mio, do per scontato che dovrei essere io a decidere come muovermi per fare i miei interessi. Con tutte queste imposizioni, invece, si crea solo disaffezione”.
Visto il braccio di ferro in atto, cosa si prospetta?
“Lo dico in maniera molto diretta, senza giri di parole: visto che ci limiteranno il numero degli extracomunitari, quello che in genere investiamo per ingaggiarli lo sposteremo nella ricerca di americani a cui comprare un passaporto comunitario, meglio se italiano. La verità è questa. E per gli italiani lo spazio sarà poco lo stesso, malgrado questa situazione sia stata voluta principalmente dalla Giba per tutelare gente di quasi 40 anni affinché possa giocare ancora. Nessuno si è accorto che Chiacig e Righetti sono ancora sul mercato, che Vitali ha trovato un ingaggio last minute e, come accennavamo prima, Marconato è in attesa di sapere se la Mens Sana lo confermerà, altrimenti sarà senza ingaggio? E’ questo il grande risultato che si voleva ottenere con un muro contro muro senza senso?”
Secondo lei, è possibile che i club abbiano chiesto di avere maggiore controllo sulle scelte della Nazionale?
“Non è quello il punto. Il fatto è che Meneghin dopo l’insediamento, venne al nostro tavolo a dire che avrebbe lavorato per essere indipendente, ma i risultati non gli danno ragione. E a me, come imprenditore, questo non piace. E poi dico una cosa impopolare, che ammetto senza vergogna mentre altri l’avranno sicuramente pensata senza aprire bocca: alle qualificazioni, ho tifato affinché l’Italia non andasse agli Europei. Visto il clima che è stato creato, i giocatori è meglio averli subito in ritiro invece di doverli aspettare per tutta l’estate. Io pago e voglio vedere un ritorno. Anche morale, tra l’altro. Quando ho organizzato le Final 8, mi sono sentito dire che sono uno stupido, ho riportato una coppa europea in Italia e alla finale non c’era neanche il presidente federale ad assistere. La verità è che noi diamo uomini e risorse al movimento, ma rimaniamo sempre l’ultima ruota del carro. Ecco perché, alla fine, il crollo della Nazionale non è dispiaciuto a nessuno”.
Cosa dovrebbe cambiare, allora, nell’immediato?
“Torno a parlare di Petrucci perché, come ho già detto, lo stimo e ritengo che sia una persona intelligente. E’ passato dalla presidenza della Fip a quella del Coni, quindi certe cose del movimento le dovrebbe conoscere. Quello che non ha del tutto chiaro, invece, è il grado di disaffezione che c’è verso il movimento cestistico. La Giba ci impone regole troppo onerose per i club, che toglieranno solo interesse per il campionato”.
Perché?
“Con i 4 americani, piazze come Biella o Teramo hanno saputo scegliere bene e hanno raggiunto i play off. Con 2 extracomunitari e 4 comunitari, invece, si creerà una netta frattura tra un blocco formato da Siena, Milano, Roma e Treviso e le altre. Quelle 4 potranno continuare a investire o a portare avanti i progetti pluriennali, mentre le piccole, visto quanto costano gli europei, saranno distrutte. Davanti alla sopravvivenza e alla crisi economica in atto, il discorso etico andrà in cavalleria, ci sarà la corsa a comprare i passaporti e tutto finirà allo sfascio. Gli italiani, nel giro di un paio di anni, varranno la metà della metà, per questo anche chi ha investito nel Made in Italy sta smantellando prima che sia troppo tardi. E addio ai vivai…”
Anche i settori giovanili perderanno peso?
“Certo, perché sono troppo onerosi e non prospettano un vero ritorno. Oltretutto, le finali nazionali a Bormio non sono certo una vetrina per un movimento che vuole mostrare i suoi gioielli. Io ci sono andato perché ho una grande passione per questo sport, ma non tutti hanno voglia di farsi 7 ore di auto e scalare le montagne per visionare i talenti del domani. Sedi come Milano, Firenze e Bologna sarebbero raggiungibili più facilmente e potrebbero portare sugli spalti un pubblico non composto solo da genitori”.
Sta prospettando un quadro veramente triste per la pallacanestro italiana.
“E’ la situazione reale, che potrà essere risolta solo se tutte le componenti si parleranno per risolvere problematiche che sono concrete. Il fatto però è che in Lega ci sono più manager competenti rispetto a quelli presenti in Federazione. Se in Europa i club vanno bene e se il modello Siena è citato ovunque come esempio, allora proprio stupidi non siamo”.
Sabatini come sempre va sopra le righe, è fin troppo schietto e cerca di fare il suo bene, ma nel boldato ci sono sacrosante verità, da interpretare, ma pur sempre verità.