Riflessioni sullo sport USA
Posted: 13/06/2009, 0:03
http://msn.foxsports.com/other/story/96 ... rom-soccer
Partendo da questo articolo direi che potremmo discutere gli argomenti proposti, che propongono l'accostamento di alcuni aspetti peculiari del nostro calcio allo sport USA. Io vado per punti:
1) mercato trasferimenti: sinceramente il mercato attuale del calcio non mi piace, preferisco di gran lunga le trades e la free agency. In particolare la free agency permette a me giocatore di decidere dove voglio andare, anche se c'è il problema di come ricompensare l'ultima squadra dove gioco, alla quale sicuramente girano le scatole perdermi senza nulla in cambio. In questo senso studierei un qualcosa per ricompensare anche le ultime squadre (una percentuale del nuovo contratto una tantum?), ma non cambierei nulla. Nel calcio la free agency, anche se prevista, non c'è di fatto perchè i giocatori in scadenza e che non vogliono rinnovare spesso vengono ostracizzati dalle loro società e non vedono più il campo, mandando la loro carriera a quel paese se non rinnovano. Non parliamo poi delle trades, che letteralmente mi fanno impazzire perchè le puoi sviscerare in mille modi e quello che adesso sembra un furto a mano armata, domani può diventare un'incredibile bust...
2) Tornei in season: affascinanti, ma li vedo difficilmente applicabili nella cultura USA. Parliamoci chiaro, Champions e simili hanno un fascino mille volte superiore al campionato per tanti motivi, ma applicare questo concetto negli States, e al baseball in particolare, è dura. Nel baseball poi come sappiamo le partite secche lasciano il tempo che trovano, già discutiamo parecchio sulla valenza dei playoff come modo per designare la vincente, figuriamoci cosa succederebbe in una partita secca. Anche negli altri sport più o meno il concetto è simile, forse è il football quello che più si presterebbe a una cosa del genere, ma essendo uno sport fisicamente devastante, ulteriori partite in più sarebbero solamente deleterie.
3) Retrocessioni: è vero che qui abbiamo le favole del Chievo e delle squadre piccole, è vero che il meccanismo delle retrocessioni mantiene vivo il campionato per moltissime squadre ma non mi piacciono. L'annata storta può capitare e una retrocessione ti manda davvero a quel paese tutta una programmazione a livello dirigenziale perchè retrocedendo alcuni non vogliono più stare, ci sono meno soldi, la piazza rompe, lo stadio si svuota, etc...Preferisco di gran lunga il campionato chiuso col circuito dei farm team, permette davvero di trasformare una squadra in un'impresa sportiva, dove contano non solo i giocatori ma anche i dirigenti stessi. I Red Sox sono da qualche anno sulla cresta dell'onda grazie a Epstein che ha messo insieme una squadra formidabile nel corso degli anni, abbiam visto cosa sono diventati i Rays lo scorso anno e in generale tutte le squadre possono fare piani a lungo termine. Non è sicuramente il sistema perfetto, ma lo preferisco. Salvo eccezioni poi (Marlins su tutti) la gente allo stadio comunque ci va, non ci saranno gli esauriti, ma mediamente un 20-30 mila persone ci vanno sempre, cosa che nel nostro calcio non avviene. Pensiamo alle provinciali, essendo di Brescia non posso che guardare in casa e pensare alla desolazione di uno stadio orrendo quasi sempre vuoto (c'è più gente a vedere una partita di C in provincia che il Brescia eh). Nel nostro calcio parlano sempre di business, di impresa, di bilanci, profitti e quant'altro ma non si rendono conto che allo stato attuale delle cose il calcio non può essere un business perchè ne mancano le basi e molte cose sono sfruttate male (merchandising su tutto, diritti tv, etc...) e dal sistema di gestione americano devono imparare parecchio. Le retrocessioni in questo senso rappresentano un limite, ma d'altra parte anche vedere le piccole favole diventare realtà è una cosa che affascina parecchio. Io cmq resto contrario all'introduzione di ciò nello sport USA.
Partendo da questo articolo direi che potremmo discutere gli argomenti proposti, che propongono l'accostamento di alcuni aspetti peculiari del nostro calcio allo sport USA. Io vado per punti:
1) mercato trasferimenti: sinceramente il mercato attuale del calcio non mi piace, preferisco di gran lunga le trades e la free agency. In particolare la free agency permette a me giocatore di decidere dove voglio andare, anche se c'è il problema di come ricompensare l'ultima squadra dove gioco, alla quale sicuramente girano le scatole perdermi senza nulla in cambio. In questo senso studierei un qualcosa per ricompensare anche le ultime squadre (una percentuale del nuovo contratto una tantum?), ma non cambierei nulla. Nel calcio la free agency, anche se prevista, non c'è di fatto perchè i giocatori in scadenza e che non vogliono rinnovare spesso vengono ostracizzati dalle loro società e non vedono più il campo, mandando la loro carriera a quel paese se non rinnovano. Non parliamo poi delle trades, che letteralmente mi fanno impazzire perchè le puoi sviscerare in mille modi e quello che adesso sembra un furto a mano armata, domani può diventare un'incredibile bust...
2) Tornei in season: affascinanti, ma li vedo difficilmente applicabili nella cultura USA. Parliamoci chiaro, Champions e simili hanno un fascino mille volte superiore al campionato per tanti motivi, ma applicare questo concetto negli States, e al baseball in particolare, è dura. Nel baseball poi come sappiamo le partite secche lasciano il tempo che trovano, già discutiamo parecchio sulla valenza dei playoff come modo per designare la vincente, figuriamoci cosa succederebbe in una partita secca. Anche negli altri sport più o meno il concetto è simile, forse è il football quello che più si presterebbe a una cosa del genere, ma essendo uno sport fisicamente devastante, ulteriori partite in più sarebbero solamente deleterie.
3) Retrocessioni: è vero che qui abbiamo le favole del Chievo e delle squadre piccole, è vero che il meccanismo delle retrocessioni mantiene vivo il campionato per moltissime squadre ma non mi piacciono. L'annata storta può capitare e una retrocessione ti manda davvero a quel paese tutta una programmazione a livello dirigenziale perchè retrocedendo alcuni non vogliono più stare, ci sono meno soldi, la piazza rompe, lo stadio si svuota, etc...Preferisco di gran lunga il campionato chiuso col circuito dei farm team, permette davvero di trasformare una squadra in un'impresa sportiva, dove contano non solo i giocatori ma anche i dirigenti stessi. I Red Sox sono da qualche anno sulla cresta dell'onda grazie a Epstein che ha messo insieme una squadra formidabile nel corso degli anni, abbiam visto cosa sono diventati i Rays lo scorso anno e in generale tutte le squadre possono fare piani a lungo termine. Non è sicuramente il sistema perfetto, ma lo preferisco. Salvo eccezioni poi (Marlins su tutti) la gente allo stadio comunque ci va, non ci saranno gli esauriti, ma mediamente un 20-30 mila persone ci vanno sempre, cosa che nel nostro calcio non avviene. Pensiamo alle provinciali, essendo di Brescia non posso che guardare in casa e pensare alla desolazione di uno stadio orrendo quasi sempre vuoto (c'è più gente a vedere una partita di C in provincia che il Brescia eh). Nel nostro calcio parlano sempre di business, di impresa, di bilanci, profitti e quant'altro ma non si rendono conto che allo stato attuale delle cose il calcio non può essere un business perchè ne mancano le basi e molte cose sono sfruttate male (merchandising su tutto, diritti tv, etc...) e dal sistema di gestione americano devono imparare parecchio. Le retrocessioni in questo senso rappresentano un limite, ma d'altra parte anche vedere le piccole favole diventare realtà è una cosa che affascina parecchio. Io cmq resto contrario all'introduzione di ciò nello sport USA.