ho voluto aprire questo topic per prendere un argomento abbastanza delicato.
leggo molti nostalgici che odiano il fatto di essere in 30 squadre per il fatto che il talento viene diluito...
giustissimo.
ma qualcuno ha mai pensato he questo é in qualche modo necessario?
mi spiego, vediamo spesso atleti (e qui prendo come esempio l'atletica dove, oltre ad essere cosa assolutamente non soggettiva in quanto le prestazioni sono quantificabili, il muscolo fa il 90% del lavoro) che nonostante gli anni che avanzano continano ad avere prestazioni pari, addirittura superiori in alcuni casi, alla gioventú (23-26 anni che dovrebbe essere il punto ddi una migliore freschezza dal punto di vista muscolare).
per esempi del genere basta vedere nel nostro orticello.
ed allora?
allora se gli atleti riescono ad avere una meggiore longevitá dal punto di vista muscolare e, premettendo che quella tecnica al massimo si guadagna col tempo, é normale che ci sia una espasione.
se una generazione di giocatori gioca molti piú anni nel frattempo verrá raggiunta da una sempre piú generazioni di nuovi giocatori (tipo se 30 anni fa ad una se ne aggiungono 2 ora siamo a 1:4), e tenedo conto un bacino di scelta piú ampio rispetto ad anni fa, che fornirá un aumento, costante, del livello medio.
sicuramente mi sono spiegato male provo con un semplice esempio pseudo-matematico:
mettiamo che ogni draft dia: 1 superstar 2 ottimi giocatori 4 giocatori da quintetto 8 da rotazione (e ultimamente abbiamo visto che succede decisamente meglio)
ora se entrano a 20-21 anni e se ne vanno a 35-36, avremmo che in 15 anni (fine della prima generazione) si avrebbe: 15 superstar 30 ottimi giocatori 60 giocatori da quintetto 120 da rotazione.
questo contando che si partiva da zero.
(ri)sucuramente mi sono (ri)spiegato male:
ma almeno spero di aver dato uno spunto di discussione... nella speranza che qualcuno colga quello che voglio dire e lo spieghi un attimino meglio
