Che fine hanno fatto?
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Che fine hanno fatto?
Apro questo topic per scoprire dove sono andati a finire alcuni calciatori che hanno militato nei nostri campionati..
- trattorinobrumbrum
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Re: Che fine hanno fatto?
Parto con uno dei miei miti personali: Umit Davala
Nato in Germania, ma di nazionalità turca, Umit Davala iniziò giovanissimo a giocare a calcio tra i suoi coetanei tedeschi, e solo successivamente si trasferì in Turchia. Nel 1996 approda al Galatasaray, un matrimonio che risulterà vincente: c’è feeling con l’allenatore Fatih Terim, il che gli agevola l’ambientamento, tanto da diventare in breve tempo uno dei pilastri della squadra. Con il club turca vince 4 campionati consecutivi e, nel 2000, la Coppa Uefa e la Supercoppa Europea, battendo in finale rispettivamente Arsenal e Real Madrid. In seguito al passaggio del tecnico turco sulla panchina del Milan, nel Settembre del 2001 Fatih Terim si ricordò dell’esterno destro dal sicuro rendimento, e ne chiese l’ingaggio. In quello stesso mese Umit Davala fu acquistato dai rossoneri per la cifra di 5 milioni di Euro. Purtroppo per lui, però, Terim dopo solo due mesi – nel Novembre 2001 – in seguito alla sconfitta patita a Torino per 1-0 contro i granata locali, venne esonerato per far iniziare l’epopea di Carletto Ancelotti sulla panchina rossonera e per Umit si persero quindi le restanti speranze di giocare da titolare. Giocò solo 10 partite nell’arco di tutto il campionato e poi, nell’Agosto della stagione successiva, fu subito inserito in uno scambio con i cugini dell’Inter, che prevedeva come contropartita il passaggio del croato Dario Simic in rossonero. Nel frattempo c’era da disputare il Mondiale in Corea e Giappone: la rassegna nippocoreana vide la sua Turchia – con cui ha giocato 41 gare e segnato 4 reti, dal 1996 al 2004 – piazzarsi terza, ottenendo così il miglior risultato nella propria storia. Tuttavia, non c’era spazio per lui in nerazzurro, perciò fu ceduto in prestito al Werder Brema, dove in quella stagione riuscì a vincere Scudetto e Coppa di Germania. La buona stagione dei teutonici fece si che il trasferimento in Germania divenne definitivo nel Luglio del 2004. E’ questa l’ultima esperienza di Umit, che – a causa anche di diversi infortuni – si ritirò nel 2006. Dal 2007 è il Commissario Tecnico della Nazionale Under 21 della Turchia.
Nato in Germania, ma di nazionalità turca, Umit Davala iniziò giovanissimo a giocare a calcio tra i suoi coetanei tedeschi, e solo successivamente si trasferì in Turchia. Nel 1996 approda al Galatasaray, un matrimonio che risulterà vincente: c’è feeling con l’allenatore Fatih Terim, il che gli agevola l’ambientamento, tanto da diventare in breve tempo uno dei pilastri della squadra. Con il club turca vince 4 campionati consecutivi e, nel 2000, la Coppa Uefa e la Supercoppa Europea, battendo in finale rispettivamente Arsenal e Real Madrid. In seguito al passaggio del tecnico turco sulla panchina del Milan, nel Settembre del 2001 Fatih Terim si ricordò dell’esterno destro dal sicuro rendimento, e ne chiese l’ingaggio. In quello stesso mese Umit Davala fu acquistato dai rossoneri per la cifra di 5 milioni di Euro. Purtroppo per lui, però, Terim dopo solo due mesi – nel Novembre 2001 – in seguito alla sconfitta patita a Torino per 1-0 contro i granata locali, venne esonerato per far iniziare l’epopea di Carletto Ancelotti sulla panchina rossonera e per Umit si persero quindi le restanti speranze di giocare da titolare. Giocò solo 10 partite nell’arco di tutto il campionato e poi, nell’Agosto della stagione successiva, fu subito inserito in uno scambio con i cugini dell’Inter, che prevedeva come contropartita il passaggio del croato Dario Simic in rossonero. Nel frattempo c’era da disputare il Mondiale in Corea e Giappone: la rassegna nippocoreana vide la sua Turchia – con cui ha giocato 41 gare e segnato 4 reti, dal 1996 al 2004 – piazzarsi terza, ottenendo così il miglior risultato nella propria storia. Tuttavia, non c’era spazio per lui in nerazzurro, perciò fu ceduto in prestito al Werder Brema, dove in quella stagione riuscì a vincere Scudetto e Coppa di Germania. La buona stagione dei teutonici fece si che il trasferimento in Germania divenne definitivo nel Luglio del 2004. E’ questa l’ultima esperienza di Umit, che – a causa anche di diversi infortuni – si ritirò nel 2006. Dal 2007 è il Commissario Tecnico della Nazionale Under 21 della Turchia.
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Re: Che fine hanno fatto?
Altra perla: Gianni Comandini
Dopo aver percorso il cammino delle giovanili nella squadra della sua città, esordisce nel campionato di Serie B del 1995-1996, giocando peraltro una sola partita. Passa al termine di quell'annata al Montevarchi in Serie C1 per tornare l'anno successivo al Cesena sempre in terza serie, contribuendo alla promozione fra i cadetti della squadra bianconera.
Nell'estate 1998 il direttore generale del Vicenza Sergio Gasparin acquista il suo cartellino, lasciandolo però un'altra stagione al Cesena, dove si mette in luce realizzando ben 14 reti. A fine stagione passa alla società berica.
A Vicenza è il miglior marcatore stagionale con 20 reti, guida la squadra alla vittoria in campionato e alla riconquista della massima serie. Tuttavia viene ceduto al Milan, che offre una cifra intorno ai 20 miliardi di lire per il suo cartellino.
Nella sua prima stagione in Serie A gioca solo 13 partite, realizzando solo due gol con la maglia rossonera, entrambi nel derby contro l'Inter finito 6-0 per i rossoneri. Chiusa l'esperienza milanese, nell'estate 2001 passa all'Atalanta in cui gioca titolare, pur segnando solo 4 reti. Rimane a Bergamo anche nel 2002-2003, stagione che lo vede in campo solo in 10 incontri di campionato e nella stagione successiva, a gennaio, passa al Genoa, ma anche qui si ritaglia poco spazio.
Anche nel 2004-2005 gioca pochissime partite, fra Atalanta in A e Ternana in serie B.
Nel 2006, a seguito di problemi fisici persistenti ed a soli 29 anni, chiude la sua carriera di calciatore professionista. È tornato a Cesena, dove ha aperto un ristorante e gioca nella Polisportiva Forza Vigne, squadra amatoriale affiliata al Centro Sportivo Italiano e fondata nel 1983 dal padre Paolo.
Dopo aver percorso il cammino delle giovanili nella squadra della sua città, esordisce nel campionato di Serie B del 1995-1996, giocando peraltro una sola partita. Passa al termine di quell'annata al Montevarchi in Serie C1 per tornare l'anno successivo al Cesena sempre in terza serie, contribuendo alla promozione fra i cadetti della squadra bianconera.
Nell'estate 1998 il direttore generale del Vicenza Sergio Gasparin acquista il suo cartellino, lasciandolo però un'altra stagione al Cesena, dove si mette in luce realizzando ben 14 reti. A fine stagione passa alla società berica.
A Vicenza è il miglior marcatore stagionale con 20 reti, guida la squadra alla vittoria in campionato e alla riconquista della massima serie. Tuttavia viene ceduto al Milan, che offre una cifra intorno ai 20 miliardi di lire per il suo cartellino.
Nella sua prima stagione in Serie A gioca solo 13 partite, realizzando solo due gol con la maglia rossonera, entrambi nel derby contro l'Inter finito 6-0 per i rossoneri. Chiusa l'esperienza milanese, nell'estate 2001 passa all'Atalanta in cui gioca titolare, pur segnando solo 4 reti. Rimane a Bergamo anche nel 2002-2003, stagione che lo vede in campo solo in 10 incontri di campionato e nella stagione successiva, a gennaio, passa al Genoa, ma anche qui si ritaglia poco spazio.
Anche nel 2004-2005 gioca pochissime partite, fra Atalanta in A e Ternana in serie B.
Nel 2006, a seguito di problemi fisici persistenti ed a soli 29 anni, chiude la sua carriera di calciatore professionista. È tornato a Cesena, dove ha aperto un ristorante e gioca nella Polisportiva Forza Vigne, squadra amatoriale affiliata al Centro Sportivo Italiano e fondata nel 1983 dal padre Paolo.
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Re: Che fine hanno fatto?
per me alcuni li hai investiti col trattore :lol2:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- trattorinobrumbrum
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Re: Che fine hanno fatto?
Certo.. Questo me ne ha sfasciato uno...
Djibril Diawara
Diawara fece parte della campagna acquisti messa in atto dal Presidente Vidulich e dal Direttore Sportivo Pavarese, in seguito alla promozione in Serie A dei granata. Messosi in luce giovanissimo nel Le Havre, fu poi acquistato dal Monaco, la prestigiosa squadra del Principato, dove però era un semplice comprimario. Ha una cicatrice gli scende da sotto l’occhio destro fino all’orecchio (ricordo di una rissa in Discoteca), e il naso grande, schiacciato, da pugile. Appunto. Una descrizione fisica che corrisponde alle attitudini non certo “paciose” del giocatore, che finiranno per segnare maledettamente la sua carriera. Proprio a Montecarlo successe un fatto che avrebbe dovuto far riflettere i dirigenti granata, prima di propendere per il suo acquisto. Una sera di Maggio del 1998 il Monaco, al cospetto del Principe Ranieri, veniva eliminato dalla Champion’s League dalla Juventus, all’epoca squadra poco trattabile. Quella sera il senegalese si mette in mostra, ma non certo positivamente. C’è da premettere che nella gara di andata al “Delle Alpi” Diawara commise fallo in area su Filippo Inzaghi, provocando il conseguente calcio di rigore. Forse memore di questo, Djiblil si è vendicato nella sfida di ritorno, giocata al “Luis II” di Montecarlo, spaccando il labbro all’attaccante piacentino con una gomitata. La cosa, compiuta ai danni di uno juventino, probabilmente piacque molto ai dirigenti del Torino che, forti del ritorno in Serie A, lo convinsero a vestire la maglia granata, quasi sicuramente per estendere i suoi “dispetti” anche ad altri giocatori bianconeri. Tuttavia, da noi non giocò bene, e si rese protagonista di un altro episodio da dimenticare: all’inizio del 2000, durante un Bari-Torino, già innervosito dai cori razzisti, Diawara fu colpito duramente al naso dal giocatore avversario Del Grosso, al che si scagliò contro Garzya credendolo autore del fallo, sputandogli in faccia e colpendolo con un calcio ad una gamba. Arrivò anche a spintonare violentemente un rappresentante dello staff societario pugliese. Si beccò quindi ben 4 giornate di squalifica dal Giudice Sportivo. Dopo essere retrocesso in B, quella che doveva essere la stagione del riscatto (peraltro in una serie inferiore, dove poteva far prevalere la sua pur limitata tecnica), fu invece l’anno del definitivo crollo. Appena 7 presenze, e la minacciosa etichetta di giocatore “scomodo”, da dirottare altrove. La dirigenza granata nell’estate del 2001 riuscì, con un gioco di prestigio, a piazzare in prestito il giocatore al Bolton, club neopromosso in Premier League. Incredibilmente, lì il giocatore fu accolto quasi come il salvatore della Patria: il tecnico della squadra inglese, Sam Allardyce, si disse contentissimo di averlo a sua disposizione, affermando addirittura che «Ha tutto per sfondare nella Premiership». Forse intendeva che aveva il pugno giusto per sfondare il naso a qualcuno. Del resto, la sua avventura inglese seguì quasi pedissequamente quella italiana, e alla fine la dirigenza preferì rescindere il contratto con il senegalese, reo di non aver rispettato alcune regole fondamentali, come quelle di non bere alcool prima delle partite e di non far tardi la sera prima degli impegni agonistici. Tornato quindi con la forza a Torino il 30 Gennaio 2002, la dirigenza granata, che non voleva certo riprenderselo, nelle ultime ore del calciomercato di Gennaio riuscì a sbolognarlo alla prima squadra disposta a prenderselo, che fu il Cosenza, che militava in Serie B. Djiblil non poteva più permettersi il lusso di potersi scegliere la squadra in cui poter giocare: era già un miracolo che si riuscì a trovare qualcuno disposto ad ingaggiarlo! Anche in Calabria, tanto per cambiare, non riesce ad imporsi e quindi, ritrovato il lume della ragione – dopo l’ennesima stagione da dimenticare – decide saggiamente di ritirarsi, all’età di 27 anni, risparmiando così ai tifosi, presenti e futuri, altre folli ed insani gesti. Dicono che, una volta appese le scarpe al chiodo, abbia preso in gestione un Night Club; sicuramente un ambiente molto più consono al carattere di un giocatore che scambiava una partita di calcio per un incontro di Boxe. Inguaribile cafone.
Djibril Diawara
Diawara fece parte della campagna acquisti messa in atto dal Presidente Vidulich e dal Direttore Sportivo Pavarese, in seguito alla promozione in Serie A dei granata. Messosi in luce giovanissimo nel Le Havre, fu poi acquistato dal Monaco, la prestigiosa squadra del Principato, dove però era un semplice comprimario. Ha una cicatrice gli scende da sotto l’occhio destro fino all’orecchio (ricordo di una rissa in Discoteca), e il naso grande, schiacciato, da pugile. Appunto. Una descrizione fisica che corrisponde alle attitudini non certo “paciose” del giocatore, che finiranno per segnare maledettamente la sua carriera. Proprio a Montecarlo successe un fatto che avrebbe dovuto far riflettere i dirigenti granata, prima di propendere per il suo acquisto. Una sera di Maggio del 1998 il Monaco, al cospetto del Principe Ranieri, veniva eliminato dalla Champion’s League dalla Juventus, all’epoca squadra poco trattabile. Quella sera il senegalese si mette in mostra, ma non certo positivamente. C’è da premettere che nella gara di andata al “Delle Alpi” Diawara commise fallo in area su Filippo Inzaghi, provocando il conseguente calcio di rigore. Forse memore di questo, Djiblil si è vendicato nella sfida di ritorno, giocata al “Luis II” di Montecarlo, spaccando il labbro all’attaccante piacentino con una gomitata. La cosa, compiuta ai danni di uno juventino, probabilmente piacque molto ai dirigenti del Torino che, forti del ritorno in Serie A, lo convinsero a vestire la maglia granata, quasi sicuramente per estendere i suoi “dispetti” anche ad altri giocatori bianconeri. Tuttavia, da noi non giocò bene, e si rese protagonista di un altro episodio da dimenticare: all’inizio del 2000, durante un Bari-Torino, già innervosito dai cori razzisti, Diawara fu colpito duramente al naso dal giocatore avversario Del Grosso, al che si scagliò contro Garzya credendolo autore del fallo, sputandogli in faccia e colpendolo con un calcio ad una gamba. Arrivò anche a spintonare violentemente un rappresentante dello staff societario pugliese. Si beccò quindi ben 4 giornate di squalifica dal Giudice Sportivo. Dopo essere retrocesso in B, quella che doveva essere la stagione del riscatto (peraltro in una serie inferiore, dove poteva far prevalere la sua pur limitata tecnica), fu invece l’anno del definitivo crollo. Appena 7 presenze, e la minacciosa etichetta di giocatore “scomodo”, da dirottare altrove. La dirigenza granata nell’estate del 2001 riuscì, con un gioco di prestigio, a piazzare in prestito il giocatore al Bolton, club neopromosso in Premier League. Incredibilmente, lì il giocatore fu accolto quasi come il salvatore della Patria: il tecnico della squadra inglese, Sam Allardyce, si disse contentissimo di averlo a sua disposizione, affermando addirittura che «Ha tutto per sfondare nella Premiership». Forse intendeva che aveva il pugno giusto per sfondare il naso a qualcuno. Del resto, la sua avventura inglese seguì quasi pedissequamente quella italiana, e alla fine la dirigenza preferì rescindere il contratto con il senegalese, reo di non aver rispettato alcune regole fondamentali, come quelle di non bere alcool prima delle partite e di non far tardi la sera prima degli impegni agonistici. Tornato quindi con la forza a Torino il 30 Gennaio 2002, la dirigenza granata, che non voleva certo riprenderselo, nelle ultime ore del calciomercato di Gennaio riuscì a sbolognarlo alla prima squadra disposta a prenderselo, che fu il Cosenza, che militava in Serie B. Djiblil non poteva più permettersi il lusso di potersi scegliere la squadra in cui poter giocare: era già un miracolo che si riuscì a trovare qualcuno disposto ad ingaggiarlo! Anche in Calabria, tanto per cambiare, non riesce ad imporsi e quindi, ritrovato il lume della ragione – dopo l’ennesima stagione da dimenticare – decide saggiamente di ritirarsi, all’età di 27 anni, risparmiando così ai tifosi, presenti e futuri, altre folli ed insani gesti. Dicono che, una volta appese le scarpe al chiodo, abbia preso in gestione un Night Club; sicuramente un ambiente molto più consono al carattere di un giocatore che scambiava una partita di calcio per un incontro di Boxe. Inguaribile cafone.
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Re: Che fine hanno fatto?
a me interesserebbe qualche notizia su Contra, mio idolo al tempo del Milan di Terim 
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Che fine hanno fatto?
Cosmin Marius Contra
Cosmin muove i primi passi nel calcio nelle giovanili del club della propria città, il FC Politehnica Timisoara, e si dimostra un valido terzino. Nel 1995 passa alla Dinamo Bucarest, formazione ben più importante, che gli permette di crescere tecnicamente e di conquistare la maglia della sua Nazionale l’anno successivo. Ormai affermato, nel 1999 passa alla Liga spagnola: si integra alla perfezione e raggiunge addirittura la finale di Coppa Uefa, dove il suo Alavès verrà sconfitto dal Liverpool solamente per un’autorete nei tempi supplementari, (5-4 il risultato finale), dopo aver eliminato anche l’Inter. Come previsto, l’ottimo campionato disputato dalla piccola squadra spagnola richiama i più importanti club europei, che fanno a gara per accaparrarsi i suoi pezzi più pregiati. Tra questi, il Milan si assicura il bomber Javi Moreno (altra nostra conoscenza) e, per l’appunto, il terzino Contra. Il rumeno avrebbe preferito andare al Real Madrid, che però non gli garantiva il posto da titolare (e ci mancherebbe pure!), mentre il tecnico rossonero Fatih Terim lo rassicura di un posto stabile nell’undici rossonero. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco: il 5 Novembre 2001 il tecnico turco viene esonerato dopo la sconfitta contro i granata del Torino e per Contra sembra la fine. Invece, anche con Ancelotti, nonostante la sua propensione spiccatamente offensiva, riesce a ritagliarsi uno spazio importante, tanto che a fine anno viene nominato “Giocatore rumeno dell’anno”. Il 21 Novembre 2002, in occasione della stracittadina Inter-Milan, finita 2-4 per i rossoneri, fu il grande protagonista. Entrato nella ripresa al posto di Demetrio Albertini, mise a segno la rete del 2-1 rossonero con un gran sinistro da fuori area al quale venne calcolata la velocità di 129 Km/h circa che s’insaccò all’incrocio dei pali della porta allora difesa da Francesco Toldo. Propiziò poi la rete del 3-1 di Filippo Inzaghi con un preciso cross dalla destra. Dicevamo che tutte le ciambelle non riescono col buco: con il passare del tempo, grazie anche alla sua “testardaggine” offensiva, che non gli consente di tornare ad aiutare i compagni del reparto difensivo, Ancelotti lo considera sempre meno, tanto che alla prima occasione Cosmin si lamenta del campionato italiano, e quindi, diventato un giocatore scomodo, Braida lo mette nella lista dei “cedibili”. Tuttavia, resta fino a fine stagione e all’inizio del precampionato successivo, in un’amichevole con la Juventus, si rende protagonista di un rissa con Davids (altro bel caratterino), che inizia in campo ma prosegue negli spogliatoi. Questo ingrato episodio, oltre a procurare al rumeno 3 giornate di squalifica inflitte dal Giudice Sportivo, fa perdere la pazienza ai dirigenti rossoneri, che il 2 Settembre 2002 lo cedono all’Atletico Madrid. Lascia il Milan con un bilancio di 3 reti in campionato (contro Verona a San Siro, Venezia e nel derby con l’Inter, dove risulterà il migliore in campo a fine partita), e 10 presenze ed 1 gol in Coppa Uefa. L’aria spagnola, a lui familiare, sembra fargli bene, ma è pia illusione: dopo un buon inizio cade nell’anonimato, e sarà così anche nel West Bromwich, formazione neopromossa in Premier League, dove si trasferisce nel 2004, poiché entra in conflitto con l’allenatore Bryan Robson che a Gennaio lo mette sul mercato. A quel punto decide per un “drastico” ritorno in Patria, nelle file del club in cui è cresciuto calcisticamente, e lì diventa quasi un idolo, rigenerandosi completamente. Ciò gli vale la chiamata del Getafe, per il suo ritorno al calcio europeo che conta. Ma anche lì il suo caratterino irascibile lo porta ad insani gesti: nel Dicembre del 2007 ha ricevuto la condanna di un anno di sospensione e 2.800 Euro di multa per aver malmenato un poliziotto dopo un incidente automobilistico. Incorreggibile.
Cosmin muove i primi passi nel calcio nelle giovanili del club della propria città, il FC Politehnica Timisoara, e si dimostra un valido terzino. Nel 1995 passa alla Dinamo Bucarest, formazione ben più importante, che gli permette di crescere tecnicamente e di conquistare la maglia della sua Nazionale l’anno successivo. Ormai affermato, nel 1999 passa alla Liga spagnola: si integra alla perfezione e raggiunge addirittura la finale di Coppa Uefa, dove il suo Alavès verrà sconfitto dal Liverpool solamente per un’autorete nei tempi supplementari, (5-4 il risultato finale), dopo aver eliminato anche l’Inter. Come previsto, l’ottimo campionato disputato dalla piccola squadra spagnola richiama i più importanti club europei, che fanno a gara per accaparrarsi i suoi pezzi più pregiati. Tra questi, il Milan si assicura il bomber Javi Moreno (altra nostra conoscenza) e, per l’appunto, il terzino Contra. Il rumeno avrebbe preferito andare al Real Madrid, che però non gli garantiva il posto da titolare (e ci mancherebbe pure!), mentre il tecnico rossonero Fatih Terim lo rassicura di un posto stabile nell’undici rossonero. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco: il 5 Novembre 2001 il tecnico turco viene esonerato dopo la sconfitta contro i granata del Torino e per Contra sembra la fine. Invece, anche con Ancelotti, nonostante la sua propensione spiccatamente offensiva, riesce a ritagliarsi uno spazio importante, tanto che a fine anno viene nominato “Giocatore rumeno dell’anno”. Il 21 Novembre 2002, in occasione della stracittadina Inter-Milan, finita 2-4 per i rossoneri, fu il grande protagonista. Entrato nella ripresa al posto di Demetrio Albertini, mise a segno la rete del 2-1 rossonero con un gran sinistro da fuori area al quale venne calcolata la velocità di 129 Km/h circa che s’insaccò all’incrocio dei pali della porta allora difesa da Francesco Toldo. Propiziò poi la rete del 3-1 di Filippo Inzaghi con un preciso cross dalla destra. Dicevamo che tutte le ciambelle non riescono col buco: con il passare del tempo, grazie anche alla sua “testardaggine” offensiva, che non gli consente di tornare ad aiutare i compagni del reparto difensivo, Ancelotti lo considera sempre meno, tanto che alla prima occasione Cosmin si lamenta del campionato italiano, e quindi, diventato un giocatore scomodo, Braida lo mette nella lista dei “cedibili”. Tuttavia, resta fino a fine stagione e all’inizio del precampionato successivo, in un’amichevole con la Juventus, si rende protagonista di un rissa con Davids (altro bel caratterino), che inizia in campo ma prosegue negli spogliatoi. Questo ingrato episodio, oltre a procurare al rumeno 3 giornate di squalifica inflitte dal Giudice Sportivo, fa perdere la pazienza ai dirigenti rossoneri, che il 2 Settembre 2002 lo cedono all’Atletico Madrid. Lascia il Milan con un bilancio di 3 reti in campionato (contro Verona a San Siro, Venezia e nel derby con l’Inter, dove risulterà il migliore in campo a fine partita), e 10 presenze ed 1 gol in Coppa Uefa. L’aria spagnola, a lui familiare, sembra fargli bene, ma è pia illusione: dopo un buon inizio cade nell’anonimato, e sarà così anche nel West Bromwich, formazione neopromossa in Premier League, dove si trasferisce nel 2004, poiché entra in conflitto con l’allenatore Bryan Robson che a Gennaio lo mette sul mercato. A quel punto decide per un “drastico” ritorno in Patria, nelle file del club in cui è cresciuto calcisticamente, e lì diventa quasi un idolo, rigenerandosi completamente. Ciò gli vale la chiamata del Getafe, per il suo ritorno al calcio europeo che conta. Ma anche lì il suo caratterino irascibile lo porta ad insani gesti: nel Dicembre del 2007 ha ricevuto la condanna di un anno di sospensione e 2.800 Euro di multa per aver malmenato un poliziotto dopo un incidente automobilistico. Incorreggibile.
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Re: Che fine hanno fatto?
grande sentenza comandini.... 2 gol all'inter nel mitico 6-0 11 maggio 2001trattorinobrumbrum wrote: Altra perla: Gianni Comandini
Dopo aver percorso il cammino delle giovanili nella squadra della sua città, esordisce nel campionato di Serie B del 1995-1996, giocando peraltro una sola partita. Passa al termine di quell'annata al Montevarchi in Serie C1 per tornare l'anno successivo al Cesena sempre in terza serie, contribuendo alla promozione fra i cadetti della squadra bianconera.
Nell'estate 1998 il direttore generale del Vicenza Sergio Gasparin acquista il suo cartellino, lasciandolo però un'altra stagione al Cesena, dove si mette in luce realizzando ben 14 reti. A fine stagione passa alla società berica.
A Vicenza è il miglior marcatore stagionale con 20 reti, guida la squadra alla vittoria in campionato e alla riconquista della massima serie. Tuttavia viene ceduto al Milan, che offre una cifra intorno ai 20 miliardi di lire per il suo cartellino.
Nella sua prima stagione in Serie A gioca solo 13 partite, realizzando solo due gol con la maglia rossonera, entrambi nel derby contro l'Inter finito 6-0 per i rossoneri. Chiusa l'esperienza milanese, nell'estate 2001 passa all'Atalanta in cui gioca titolare, pur segnando solo 4 reti. Rimane a Bergamo anche nel 2002-2003, stagione che lo vede in campo solo in 10 incontri di campionato e nella stagione successiva, a gennaio, passa al Genoa, ma anche qui si ritaglia poco spazio.
Anche nel 2004-2005 gioca pochissime partite, fra Atalanta in A e Ternana in serie B.
Nel 2006, a seguito di problemi fisici persistenti ed a soli 29 anni, chiude la sua carriera di calciatore professionista. È tornato a Cesena, dove ha aperto un ristorante e gioca nella Polisportiva Forza Vigne, squadra amatoriale affiliata al Centro Sportivo Italiano e fondata nel 1983 dal padre Paolo.
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Re: Che fine hanno fatto?
Ne approfitto per dire la mia su Comandini, lo conosco perchè Cesena non è poi così grande...
Che sfiga sto ragazzo. Un fenomeno, già da ragazzino vederlo far vincere il Cesena al Manuzzi era un piacere, e potete immaginare la mia gioia quando fece la doppietta in serie A proprio nella partita più importante. Come detto, gran sfortuna, problemi fisici ostinati, gran persona e gran professionista.
Invece di svernare alla meno peggio fingendo di calciare al pallone come fanno in tantissimi dalla serie B in giù, si è reso conto di non poter più dare quello che sapeva dare pochi anni prima, ha deciso di smettere, rinunciare ad alcuni contratti da professionista che gli erano stati proposti, e giocare solo per divertimento nel campionato amatori, nella squadra del padre (e del quartiere di fianco a quello dove abito io :gazza:).
Alla domanda "Non te ne sei pentito? Avresti potuto fare ancora molti soldi" rispose così:"Non mi interessano i soldi, ne ho già presi abbastanza, ho comprato una bella casa e ho avviato un'attività, non basta?"
Grande Gianni
Che sfiga sto ragazzo. Un fenomeno, già da ragazzino vederlo far vincere il Cesena al Manuzzi era un piacere, e potete immaginare la mia gioia quando fece la doppietta in serie A proprio nella partita più importante. Come detto, gran sfortuna, problemi fisici ostinati, gran persona e gran professionista.
Invece di svernare alla meno peggio fingendo di calciare al pallone come fanno in tantissimi dalla serie B in giù, si è reso conto di non poter più dare quello che sapeva dare pochi anni prima, ha deciso di smettere, rinunciare ad alcuni contratti da professionista che gli erano stati proposti, e giocare solo per divertimento nel campionato amatori, nella squadra del padre (e del quartiere di fianco a quello dove abito io :gazza:).
Alla domanda "Non te ne sei pentito? Avresti potuto fare ancora molti soldi" rispose così:"Non mi interessano i soldi, ne ho già presi abbastanza, ho comprato una bella casa e ho avviato un'attività, non basta?"
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Re: Che fine hanno fatto?
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Re: Che fine hanno fatto?
scusate che fine ha fatto Pistone?
grande terzino che vesti la maglia neroazzura :lol2:
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Re: Che fine hanno fatto?
ti rimando a "non abita più qua" di Iorg2sonnechiosissimo wrote: scusate che fine ha fatto Pistone?
grande terzino che vesti la maglia neroazzura :lol2:
http://www.interistiorg.org/index.php?o ... &Itemid=64
a te interessa l'undicesima parte ma le altre meritano
Last edited by nefastto on 02/04/2009, 17:43, edited 1 time in total.

Però, fra tutti menzione d'onore per Nefastto, più subdolo e convincente, meno palese e più credibile di tutti nei suoi interventi.(Dazed)
- trattorinobrumbrum
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Re: Che fine hanno fatto?
Alessandro Pistone (Milano, 27 luglio 1975)
Debutta nella Solbiatese, nel 1993, dove gioca 20 partite con un gol. L'anno seguente passa al Crevalcore, in serie C1, dove ben impressiona durante le sue 29 partite che arrichisce con 4 gol. Nell'estate del 1995 passa infatti al Vicenza, in Serie A, dove gioca 6 partite al posto dell'infortunato D'Ignazio, e a novembre, passa all'Inter, dove ben si comporta, disputando 19 partite con un gol. Suo malgrado entra nella storia nerazzurra, perché mister Hodgson lo preferisce al brasiliano Roberto Carlos, che viene ceduto al Real Madrid, mentre Pistone disputa la stagione 1996-1997 da titolare con 26 apparizioni.
Anche a causa di questo "errore" di mercato, Pistone non trova la conferma, e nel luglio del 1997 viene acquistato da Newcastle allenato da Kenny Dalglish. Con la maglia bianconera gioca tre stagioni (costellate da diversi infortuni) disputando 46 partite con un gol, in campionati deludenti, che vengono comunque in parte riscattati con il raggiungimento per due anni consecutivi della FA Cup, finali poi perse con l'Arsenal nel 1998 e con il Manchester United nel 1999.
Nel 2000 passa all'Everton, dove ha militato fino alla stagione 2006-2007, e con cui ha disputato 103 gare con un gol (contro il Bolton Wanderers).
Il 7 dicembre 2007 raggiunge un accordo fino a giugno 2008 con la squadra belga del Mons, che però a fine stagione decide di non rinnovargli il contratto. Attualmente è svincolato.
Con la nazionale Under 21 ha giocato 13 partite con 2 gol, vincendo il Campionato Europeo di categoria nel 1996. Ha partecipato inoltre alle Olimpiadi 1996... Attualmente è svincolato..
Debutta nella Solbiatese, nel 1993, dove gioca 20 partite con un gol. L'anno seguente passa al Crevalcore, in serie C1, dove ben impressiona durante le sue 29 partite che arrichisce con 4 gol. Nell'estate del 1995 passa infatti al Vicenza, in Serie A, dove gioca 6 partite al posto dell'infortunato D'Ignazio, e a novembre, passa all'Inter, dove ben si comporta, disputando 19 partite con un gol. Suo malgrado entra nella storia nerazzurra, perché mister Hodgson lo preferisce al brasiliano Roberto Carlos, che viene ceduto al Real Madrid, mentre Pistone disputa la stagione 1996-1997 da titolare con 26 apparizioni.
Anche a causa di questo "errore" di mercato, Pistone non trova la conferma, e nel luglio del 1997 viene acquistato da Newcastle allenato da Kenny Dalglish. Con la maglia bianconera gioca tre stagioni (costellate da diversi infortuni) disputando 46 partite con un gol, in campionati deludenti, che vengono comunque in parte riscattati con il raggiungimento per due anni consecutivi della FA Cup, finali poi perse con l'Arsenal nel 1998 e con il Manchester United nel 1999.
Nel 2000 passa all'Everton, dove ha militato fino alla stagione 2006-2007, e con cui ha disputato 103 gare con un gol (contro il Bolton Wanderers).
Il 7 dicembre 2007 raggiunge un accordo fino a giugno 2008 con la squadra belga del Mons, che però a fine stagione decide di non rinnovargli il contratto. Attualmente è svincolato.
Con la nazionale Under 21 ha giocato 13 partite con 2 gol, vincendo il Campionato Europeo di categoria nel 1996. Ha partecipato inoltre alle Olimpiadi 1996... Attualmente è svincolato..
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Re: Che fine hanno fatto?
Vampeta - vero nome Marcos André Batista Santos - (Nazaré das Farinhas, 13 marzo 1974) è un calciatore brasiliano, centrocampista del Clube Atlético Juventus. Campione del mondo nel 2002 con la Nazionale brasiliana. Il soprannome Vampeta è una fusione delle parole "vampiro" e "capeta" (diavolo).
Il brasiliano inizia la sua carriera professionistica nel PSV assieme a Ronaldo, nella squadra olandese vince campionato e supercoppa. Nel 1998 rientra in patria al Corinthians, dove si aggiudica il campionato e la Coppa del Mondo per club. Le convincenti prestazioni del giocatore convincono l'allora CT del Brasile Wanderlei Luxemburgo ad affidargli il centrocampo verdeoro, forse il punto più alto della sua carriera. Nel 2000 ebbe una fugace e negativa esperienza all'Inter, che lo acquistò dal Corinthians a seguito delle ottime prestazioni in nazionale e della raccomandazione dell'amico - nonché ex compagno di squadra - Ronaldo, pagandolo 30 miliardi di lire. Con i nerazzurri scese in campo in due sole partite ufficiali. Segnò il suo unico gol "italiano" nella finale di Supercoppa persa 4-3 contro la Lazio. Dopo la prima gara fu caricato di responsabilità per dare ordine e gioco a un'Inter decisamente confusionaria, ma le dimissioni dell'allora allenatore Marcello Lippi e il successivo arrivo di Marco Tardelli peggiorarono le cose e Vampeta finì spesso in tribuna. Fu poi ceduto al Paris Saint-Germain in cambio di Stéphane Dalmat.
Andò in seguito a giocare in Kuwait, per poi ritornare nel Brasiliense e nel Goias, squadre minori brasiliane.
Attualmente è uno dei centrocampisti più talentuosi del Clube Atlético Juventus.
Ha posato nudo per una rivista omosessuale brasiliana.
E' stato eletto dalla Gazzetta dello Sport "superbidone" del calcio italiano.
E' stato denunciato per violenze domestiche dalla madre dei suoi figli.
Grande moratti solo tu puoi comprare giocatori del genere
Il brasiliano inizia la sua carriera professionistica nel PSV assieme a Ronaldo, nella squadra olandese vince campionato e supercoppa. Nel 1998 rientra in patria al Corinthians, dove si aggiudica il campionato e la Coppa del Mondo per club. Le convincenti prestazioni del giocatore convincono l'allora CT del Brasile Wanderlei Luxemburgo ad affidargli il centrocampo verdeoro, forse il punto più alto della sua carriera. Nel 2000 ebbe una fugace e negativa esperienza all'Inter, che lo acquistò dal Corinthians a seguito delle ottime prestazioni in nazionale e della raccomandazione dell'amico - nonché ex compagno di squadra - Ronaldo, pagandolo 30 miliardi di lire. Con i nerazzurri scese in campo in due sole partite ufficiali. Segnò il suo unico gol "italiano" nella finale di Supercoppa persa 4-3 contro la Lazio. Dopo la prima gara fu caricato di responsabilità per dare ordine e gioco a un'Inter decisamente confusionaria, ma le dimissioni dell'allora allenatore Marcello Lippi e il successivo arrivo di Marco Tardelli peggiorarono le cose e Vampeta finì spesso in tribuna. Fu poi ceduto al Paris Saint-Germain in cambio di Stéphane Dalmat.
Andò in seguito a giocare in Kuwait, per poi ritornare nel Brasiliense e nel Goias, squadre minori brasiliane.
Attualmente è uno dei centrocampisti più talentuosi del Clube Atlético Juventus.
Ha posato nudo per una rivista omosessuale brasiliana.
E' stato eletto dalla Gazzetta dello Sport "superbidone" del calcio italiano.
E' stato denunciato per violenze domestiche dalla madre dei suoi figli.
Grande moratti solo tu puoi comprare giocatori del genere


