Doping - Parliamone

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Doping - Parliamone

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Molti discutono sul doping, molti ne parlano ma pochissimi ne conoscono le vicende più nascoste o i veri risvolti in TUTTI gli sport.
Cercherò, in questo topic, di riportare vicende più o meno importanti che in molti si sono dimenticati. Ciclismo? Non credo che quello che NON si conosce risieda in quello sport. Tutti gli articoli sono presi da www.sportpro-archivio.it.

Si parte con il 2000:

31 marzo - PROBLEMI ALL'ANTIDOPING, INCHIESTA SUL CALCIO

La Procura antidoping del Coni ha deciso di aprire un'inchiesta sull'episodio relativo al controllo antidoping del calciatore del Bari Antonio Cassano. Il calciatore è stato convocato per il prossimo 10 aprile e con lui saranno ascoltati il medico del Bari Alfonso De Nicola e l'sipettore antidoping Gaetano Sassanelli. Secondo un esposto inviato dal medico deputato al test le procedure non sarebbero state rispettate. Cassano, dopo la partita Bari-Parma del 12 marzo scorso, si rifiutò in un primo momento di urinare dicendo che non gli riusciva. Poco dopo, però, il calciatore si è sottoposto all'esame. La Procura del Coni vuole vederci chiaro.



14 aprile - MANUELA DI CENTA INTERROGATA DAL PM SOPRANI A FERRARA

Manuela Di Centa è stata interrogata oggi pomeriggio dal Pm Pierguido Soprani, titolare dell' inchiesta della Procura di Ferrara sul doping che ruota attorno al centro di studi biomedici applicati allo sport del professor Francesco Conconi. Il nome di Di Centa, sette medaglie olimpiche (due d' oro), è tra quelli del file del computer sequestrato nel centro di Conconi e che comprende anche quelli di molti altri atleti seguiti dal centro. Un file in cui sono riportati valori di ematocrito, che nel caso della Di Centa avrebbe toccato anche il 55,5% nel '93. L' inchiesta ferrarese si è occupata anche dell' intervento operatorio subito nel '94 dall' ex campionessa. A novembre mentre si trovava in Svezia accusò dolori addominali fortissimi e un aereo la trasportò a Ferrara dove il 22 venne operata all' ospedale S. Anna.
La Di Centa nei mesi scorsi ha più volte spiegato di essere stata affetta da una malattia della tiroide che, secondo lei avrebbe provocato "ampie e rapide modifiche dell' emoglobina". 
"Nel '90 ho avuto grossi problemi fisici - ha spiegato in varie circostanze  - nel 92, poi, avevo un corpo trasformato e per questo mi rivolsi al prof.Conconi. Lui mi indirizzo' da un endocrinologo. Da allora sono costantemente sotto terapia e questo mi ha consentito di vivere e superare i momenti critici. Non sono dopata". Ma lo stesso endocrinologo della ex olimpionica ha precisato in un'intervista ad un noto quotidiano nazionale di qualche tempo addietro che la malattia in questione non provoca sbalzi dell'ematocrito in alto.




29 aprile – EX DDR, ECCO IL  PROCESSO AL DOPING DI STATO


Quasi dieci anni dopo la fine della Repubblica democratica tedesca sarà processato da un tribunale tedesco l'ex presidente del Comitato olimpico della ex Germania orientale, Manfred Ewald, per il doping sistematico a cui decise di sottoporre gli inconsapevoli giovanissimi atleti del suo paese tra gli anni '70 e '80. Con il settantatreenne Ewald, siederà sul banco degli imputati anche il medico Manfred Hoeppner, 65 anni, capo del Dipartimento di medicina sportiva, accusato anch'esso di "complicità in lesioni aggravate", in 142 casi che riguardano atleti minorenni. Si tratta nel processo più importante sul 'doping di stato' applicato in forma sistematica nell'allora Germania comunista.



29 LUGLIO - MARK  SPITZ  ACCUSA: CIO E FINA NON FANNO I TEST ANTIDOPING

LONDRA – Non un problema tecnico, ma solo un problema di volontà. E né Cio, né federazione internazionale di nuoto hanno la volontà di lottare davvero contro il doping. Le affermazioni, molto pesanti, sono dell’ex olimpionico di nuoto, lo statunitense Mark Spitz (sette titoli olimpici ai Giochi di Monaco nel 1972), che in una intervista radiofonica alla BBC ha accusato Cio e Fina di non fare, deliberatamente, i test di controllo per tutte le sostanze proibite. "Il CIO è informato di tutte le droghe che sono in circolazione nel nuoto - ha detto l'ex campione - i test in grado di evidenziarle tutte ci sono, ma il Cio si rifiuta di controllarle tutte". Secondo Spitz la colpa è delle televisioni e delle federazioni "che esercitano una tremenda pressione sul Cio. Le prime vogliono le grandi prestazioni e i migliori in finale, le secondo temono che gli atleti non passerebbero i controlli".

"E' tutta una questione di indici d'ascolto, di spazi commerciali, di soldi... - ha aggiunto l'ex nuotatore, che eccelleva nella farfalla e nello stile libero -. C'è un tremendo conflitto di interessi fra ciò che il Cio dovrebbe fare e ciò che fa". Antidoping bluff, allora ?

"Io penso che i test siano accurati - ha concesso Mark Spitz - per solo per le sostanze che vengono ricercate, i controlli, però, non sono fatti su tutte le sostanze". Non è la prima volta che il californiano critica Cio e Fina ; era già accaduto nel 1998 e nel 1999. Le accuse allora riguardavano i tentativi "imbarazzanti", secondo Spitz, di negare l'abuso del doping e di non voler testare davvero tutte le sostanze. In particolare su pressione delle nazioni del blocco orientale e della Cina.

Già da allora l’ex campione chiese al Cio di introdurre i test ematici alle Olimpiadi di Sydney per individuare gli atleti che assumono gli ormoni della crescita e l'eritropoietina.

Secondo Spitz "il Cio dovrebbe fare semplici telefonate alle aziende produttrici delle sostanze dopanti per ottenere ogni informazione sui loro effetti". In effetti la nuova Agenzia mondiale anti-doping (WADA), varata dal Cio nel ’99, con un bilancio di 25 milioni di dollari (50 miliardi di lire) fino al 2001, finora non ha fatto molto dal punto di vista operativo. E non più tardi di qualche mese fa Jacques Rogge, vicepresidente della Commissione medica, metteva in forse la possibilità di adottare per Sydney i test per individuare l’epo. Anche se ormai fra il metodo sul sangue messo a punto dagli stessi australiani e gli esami sull’urina varati dai francesi del laboratorio di Chatenay Malabry, l’affidabuilità di queste analisi è totale. Ma l’apertura recente verso questi test (anche il prudentissimo presidente della federazione internazionale di ciclismo, l’olandese Hein Verbruggen si è dichiarato favorevole) lascia aperta la porta a nuovi dubbi. Non sarà che quella dell’epo – ancochè ancora non vinta - rappresenta ormai una battaglia di retroguardia, mentre per molte discipline a base aerobica si sta già battendo la strada delle emoglobine modificate ? Per queste – facilmente individuabili (per alcune esiste perfino il kit) – i test del Cio non fanno accenno ad alcuna procedura. E non si capisce perché. Ha ragione Spitz a dire che il Cio vuole restare indietro ?




24 agosto - CLAMOROSA CONFESSIONE IN FRANCIA: COSI' SI FA DOPING NEL CALCIO

Riprendiamo un articolo apparso oggi su "Repubblica", a firma di Alessandro Tommasi sulle recenti, sconvolgenti rivelazioni di un "pentito" nel calcio francese. Rivelazioni che stridono con la tranquilla serenità con cui il presidente italiano Nizzola, non più tardi di qualche settimana addietro ha dichiarato pacificamente che per lui il doping nel calcio non esiste. Intanto è certo che esiste in Francia. L'Italia, dunque farebbe eccezione?

ROMA - C'è un pentito di doping nel calcio francese. Uno che gioca in Prima Divisione (la serie A di Francia) ed è giovane e anche abbastanza quotato, a giudicare da quel che ha raccontato al quotidiano "Le Parisien", che ieri ha pubblicato la storia salvaguardando l' anonimato del gola profonda. Nome, età, squadra di appartenenza, ruolo: non si sa nulla di lui. A parte il fatto che per un paio d' anni s'è dopato a pieno ritmo e che ora parla perché "è uno scandalo che i giovani possano accedere con tanta facilità al doping. Ad un certo livello tutti sono obbligati a prendere qualcosa, allora si comincia presto, perché tra i giovani i controlli sono meno frequenti che tra i professionisti".
"Il doping l'ho fatto perché volevo sfondare": ecco perché, come lui stesso ha rivelato, per un anno almeno s'è iniettato il decadurabolin, praticamente nandrolone, in dosi da 200 milligrammi ogni settimana, per poi passare all'ormone della crescita. "Nel giro di un mese e mezzo le mie masse muscolari hanno cominciato a crescere, e non hanno smesso più. Dopo un po' sopportavo carichi di lavoro incredibili. E in campo ero diventato una belva: arrivavo primo su ogni pallone, non mi fermavo mai... Uno normale a quei livelli non arriverebbe mai, nemmeno allenandosi tantissimo".
Ma com'è approdato al doping? "Da solo. Ho letto qualcosa su un depliant, poi ho deciso di provare: ho scoperto che in Belgio era possibile comprare i farmaci che mi interessavano, allora ho falsificato una ricetta medica utilizzando il nome d'un medico sportivo francese, che non era al corrente della cosa".
Gli chiedono se qualcuno sapesse: "Io non ho mai raccontato a nessuno cosa facevo, né ai compagni di squadra né ai tecnici o ai dirigenti. Però era evidente che qualcosa c'era, e qualcuno ha capito. Mai però i dirigenti mi hanno detto di smettere: se una giocatore esplode, loro non gli mettono certo il bastone tra le ruote. Una volta ho avuto una discussione molto approfondita con qualcuno del mio club, e certo non sono stato ripreso o minacciato. E' come Missione Impossibile: se poi il giocatore risulta positivo al controllo, il club nega ogni suo coinvolgimento". Sa di altri giocatori che hanno fatto uso di doping? "Si, ce ne sono. Ma nessuno lo dice".
Dopo un paio d'anni di trattamento, però, "i farmaci che prendevo sono stati ritirati dal commercio. E poi sono cominciati i controlli antidoping. Inoltre, mentre fisicamente tutto procedeva bene, mi sono reso conto che a livello mentale qualcosa non andava. Ero diventato aggressivo, molto; e non solo in campo, dove magari serviva, ma anche fuori. E poi correvo, correvo... e senza che i battiti cardiaci aumentassero, e senza sentirmi mai stanco. Ho avuto paura". E ha smesso, anche perché "voglio arrivare in nazionale". Però, dice, "non rinnego nulla: volevo avere successo, ce l' ho fatta". E adesso è pulito? "Non vado ad acqua fresca: prendo proteine, che non sono proibite, e creatina. Ma tanta: se la prescrizione parla di 4 compresse, io ne prendo 30. Come molti altri... Ma ai controlli sono sempre risultato pulito". La creatina è vietata in Francia, gli si fa notare. "Ma non in Italia. Bisognerebbe uniformare i regolamenti. Però mi piacerebbe proprio sapere che cosa c'è dentro le trasfusioni di vitamine che fanno in Italia...".
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6 settembre - I CINESI NON PASSANO I TEST: IN 40 NON VANNO A SYDNEY

Agli scandali ci sono abituati, visto che da anni ormai quasi ogni clamoroso progresso nello sport cinese (nuoto, atletica, ciclismo, ecc.) è stato accompagnato prima dai sospetti, poi dalla certezza del doping. E c’era da aspettarsi qualcosa di clamoroso ora che i cinesi hanno deciso di "voltare pagina" nella lotta al doping (prima tollerato e favorito) oper sostenere meglio la candidatura di Pechino per i Giochi 2008. È comunque clamoroso che la Cina abbia depennato 27 atleti dall’elenco per Sydney e 13 fra tecnici e dirigenti. Depennati – gli atleti - perché non avrebbero passato i test antidoping preventivi fatti dal comitato olimpico cinese per non avere sorprese ai Giochi.

Si tratta di sette vogatori incappati nei nuovi test anti-epo; di sei (su sette) atlete del mezzofondo, compresa Dong Yanmei già primatista mondiale dei 5.000, e dello stesso ma Junren, il tecnico divenuto famoso nei primi anni ‘90 quando le sue atlete, abbatterono di colpo i più prestigiosi record del mezzofondo e furono ribattezzate per questo "l’armata di Ma". Resta solo la fondista Li Ji.

L’ombra del doping ha sempre finito per sporcare le imprese sportive dei cinesi. Nell’atletica come nel nuoto. A Pechino nel ’93 le mezzofondiste frantumano i primati di 1.500 (3’50"46); 3.000 (8’06"11; sedici secondi in meno rispetto al precedente) e 10.000 (29’31"78, per la prima volta sotto il "muro" dei 30’). Wang Junxia diventa l’emblema della donna-atleta cinese, tutta sacrificio, fatica, dolore. Si parla di pozioni speciali ma lecite: ragù di cane, sangue di tartaruga, radici di jojoba. Poi emergono casi su casi di doping. Doping ormonale, pesante, pericolosissimo (11 atlete sono costrette a subire interventi chirurgici all’intestino). E altre 11 sono "pizzicate" ai Giochi asiatici di Hiroshima nel ’94, fra questi la regina dei "misti" ai mondiali di nuoto dello stesso anno – a Roma – Yang Aihua; In quei mondiali, dominati dalla gigantesca Lee Gin Gi, dal fisico che valeva di più di qualsiasi test antidoping, i cinesi avevano fatto incetta di medaglie: 12 ori con tre record del mondo. Passando bellamente fra le maglie dei test. Nel ’98 ai mondiali di nuoto di Perth nella valigia della ranista Yuan Yuan, una delle più quotate al mondo, furono trovate molte confezioni di ormone della crescita e 3 nuotatrici e 1 nuotatore risultarono positivi ai controlli. Insomma, le medaglie, i primati, i record dopati non hanno portato onori alla Cina, ma rabbia e polemiche. E adesso che sul tema doping si sta scoprendo una nuova sensibilità mondiale, non vogliono ripetere vecchie storie. A costo di sacrificare risultati ritenuti, fino a ieri, utili dal punto di vista politico.

Tian Xiaojun, della federazione atletica cinese ha confermato che le ragazze di ma Junern non hanno superato i controlli antidoping, ma ha specificato che la loro esclusione non è stata determinata necessariamente dall'uso di Epo. L’allusione è a improbabili "erbe cinesi" stimolanti capaci di indurre nel fisico umano un’alta produzione di ormoni interni. Una spiegazione assai poco credibile. Nonostante l’ovvia vergogna per un provvedimento che rivela come le pratiche doping in Cina siano continuate bellamente, nonostante gli scandali, He Huixian, portavoce del Comitato Olimpico nazionale, ha commentato positivamente la decisione dei dirigenti cinesi: "Il doping è un cancro mondiale e va combattuto comunque". Per Samaranch, presidente del Cio è una "ottima notizia"

Felice il tecnico Usa Richard Quick e un po’ preoccupato per i suoi, rimasti senza controlli per almeno cinque mesi: "Sono molto frustrato perchè il numero di test eseguiti negli Stati Uniti non è stato sufficiente". Arriveranno da questa parte del mondo le possibili sorprese?




30 settembre - DOPING NASCOSTO: I DOCUMENTI CHE ACCUSANO GLI USA

SYDNEY - Duecentosette atleti statunitensi sarebbero risultati positivi a controlli antidoping lo scorso anno, ma di questi soltanto 10 sono stati squalificati. Lo afferma un quotidiano australiano, citando un documento della Commissione olimpica statunitense. Il testo rivela che 158 atleti sarebbero risultati positivi per sostanze stimolanti, 29 per anabolizzanti (steroidi) e 20 per diuretici o narcotici. A Sydney, gli Stati Uniti sono sotto il fuoco delle polemiche per le loro procedure di controllo antidoping. Il responsabile della commissione medica del Cio, Alexandre De Merode, ha accusato i dirigenti americani di aver coperto cinque casi di positività prima dei Giochi di Seul '88 e di aver quindi permesso che questi atleti partecipassero alle Olimpiadi. Altri 15 casi di positivita' sarebbero stati tenuti nascosti dalla Federatletica statunitense negli ultimi 12 mesi. In risposta alla accuse di doping rivolte alla federazione di atletica americana da un quotidiano australiano, il Comitato olimpico Usa ha diffuso una scheda sui casi di atleti positivi del '99 mentre la federatletica Usa si è difesa in una conferenza stampa. Secondo i dati ufficiali sono 33 gli atleti che hanno fatto uso di sostanze proibite (5 i casi di anabolizzanti, 26 stimolanti e 2 per altre droghe). Quanto ai test, nel '99 ne sono stati fatti 923 per l'atletica (769 in gara) mentre il totale per tutti gli sport è 4962 da cui sono emersi 22 casi positivi per assunzione di farmaci anabolizzanti.

La difesa della federazione Usa di atletica è stata affidata al direttore esecutivo Craig Masback che ha ribadito il rifiuto di rendere noti i nomi dei 15 atleti testati positivi dalla Iaaf, la federazione internazionale di atletica, e questo nonostante gli inviti del Cio e della stessa Casa Bianca a pubblicarli immediatamente. Masback si è limitato a promettere nuove e approfondite indagini su tutti i casi di doping scoperti dal 1 gennaio '99 ad oggi ma ha anche detto che le accuse contro di noi sono false, il nostro team è pulito ed e quello che ha subito più test di tutti". No comment da parte di Masback su caso C.J. Hunter, il pesista marito di Marion Jones testato negli ultimi tempi 4 volte positivo al nandrolone.




19 ottobre - CASO gh ECCO LA DIFESA DI NUOTO E PALLAVOLO

ROMA  -  La federnuoto si difende. O, almeno, prova a difendersi con una conferenza stampa del medico federale Bonifazi. Al centro dell’attenzione il problema del gH elevato individuato in molti nuotatori da una ricerca della Commissione scientifica del Coni prima delle Olimpiadi. Coinvolti nomi pesanti, cinque medaglie d’oro, fra cui anche una del nuoto. "In una ricerca effettuata su 10 ragazze del nuoto sincronizzato nell’agosto scorso, con 5 prelievi fatti ogni mezz’ora e con i dosaggi dell’IGF – spiega Bonifazi – abbiamo potuto constatare come anche nelle prime ore del mattino l’andamento dei valori di gH sia soggetto ad alti e bassi. Un dato solo non è sufficiente a stabilire il valore reale". A sostegno della tesi mostra grafici e lucidi in cui si evidenzia il fenomeno della pulsatilità (valori che salgono improvvisamente e scendono). L’obbiettivo non dichiarato, ma evidente è dimostrare che la ricerca della Commissione scientifica non è attendibile. "Bisogna chiarire e approfondire quei dati", dice Bonifazi, plaudendo all’iniziativa del ministro Veronesi di andare a fondo nell’indagine affidata ad una commissione di esperti guidata dal professor Muller. Ma quei dati nascono nell’ambiente del nuoto, e, in un terreno minato come quello del doping, non c’è spazio per ingenuità di sorta. E una ricerca che si vuole con tutti i crismi scientifici, non deve lasciare adito a dubbi di sorta. In questo caso ne resta almeno uno: i dati esaminati potrebbero essere influenzati da altri fattori, come, ad esempio, l'assunzione di sostanze (magari non espressamente vietate dalle regole antidoping) che stimolino la produzione interna. Il che, ovviamente, toglie molta della credibilità ad un'indagine che è già esigua di per sè (solo 10 casi) "Sono solo mie conclusioni", deve ammettere Bonifazi a domanda specifica.

Poi fa riferimento alla variabilità di questo ormone: con picchi fino a 40 nanogrammi/ml derivanti da cause esterne: stress, fuso orario, ecc. Una variabilità più marcata nelle donne che negli uomini. Ma il punto, secondo altri esperti, non è quanto possa variare il gH ma quando si possono trovare i valori più elevati. Sul fatto che la mattina a riposo, a digiuno, fra le otto e le dieci (quando sono stati effettuate le analisi della ricerca) i valori debbano essere prossimi allo zero per l’uomo e di poco superiori per le donne concorda la maggior parte della letteratura.

"Lo studio riportato dai giornali non è completo – dice ancora Bonifazi - perché si è preso il solo parametro del Gh e non i complementari, come l'Igf 1". Ma, secondo altre ricerche (Karila, Clinical endocrinology, 49 – 4, 1999) l’Igf1 non sarebbe un indice valido, in quanto influenzabile dall’uso di anabolizzanti. Usando contemporaneamente anabolizzanti, cioè, se ne possono modificare i valori rendendo inattendibile il riferimento. Insomma sarebbe come si dice tecnicamente un "marker" non affidabile. Bonifazi non ha spiegato chiaramente perché nella ricerca certi valori elevati si ritrovino solo in certi sport e in certi gruppi di atleti. Perché se il concetto della pulsatilità mattutina illustrato dal medico Fin è valido, il fenomeno deve potersi rilevare in tutti gli sport. Invece intere discipline, come calcio e baseball ne sono assolutamente al di fuori, secondo la ricerca. Perché? Analogo discorso per interi gruppi di atleti. I valori dei pallanuotisti maschi sono sempre attorno allo zero virgola, quelli delle donne risultano alterati. Bonifazi risolve attribuendo una iperproduzione di gH alle donne. Un pò spemplicisticamente.
Ma nella ricerca sono stati ripetuti i test per alcuni atleti e identificatta oltra una fase con picchi notevoli al mattino in un certo periodo della stagione (vicino ad impegni agonistici importanti), un'altra, successiva con i valori che rientrano nella norma. Eppure l’andamento delle "onde" di gH nell’arco della giornata viene trasmesso ad ogni individuo geneticamente; dunque, risulta sempre uguale per lo stesso individuo. Come si spiegano allora picchi che non si ripetono nelle stesse circostanze? Insomma c’è confusione. Bonifazi sembra ignorare la ricerca sui gemelli di Julian Mendlewiszz pubblicata sull’autorevole Journal of Clinic Endocrinlogy an metabolism, vol 84 n.3 – 1999 dove si spiega proprio l’ereditarietà dello schema di comportamento della "pulsatilità" quotidiana per il gH.

Il medico non si dice preoccupato per la salute degli atleti. "Abbiamo comunque deciso di approfondire i test. Gli atleti saranno esaminati nuovamente. Però, francamente non ho ritenuto che tale approfondimento avesse carattere d’urgenza, né che ci fossero concreti rischi per la salute". Gli riferiscono che il professor Muller, uno dei massimi esperti del ramo – nominato dal ministro Veronesi responsabile della commissione della sanità che indagherà sul gH - è di parere opposto. "I dati anomali fanno pensare a sbalzi dipendenti da stress o da allenamento. In ogni caso abbiamo avviato un nuovo studio".

Anche la pallavolo ha indetto un incontro con la stampa sul tema gH. Le azzurre erano all’oscuro di tutto. "Ho ritenuto di non dover informare le atlete dei loro valori elevati – ha detto il medico Bagarone – perché avevano ottenuto comunque l’idoneità fisica". Eppure in una lettera del 22 agosto indirizzata alla commissione scientifica aveva concordato con il "preoccupante quadro" rilevato dall’indagine. Senza fare nulla, però.

Intanto l’altro ieri è stata recapitata al Coni una lettera in cui il professor Bernasconi, presidente della commissione scientifica, esprime: "sorpresa e amarezza nel veder sbandierati i nomi" degli atleti. L’indagine era coperta dalla massima riservatezza a tutela della privacy e dell’anonimato. Non si sarebbe mai parlato mai di nomi nelle riunioni della commissione, secondo Bernasconi, che non esclude che ci possa essere stata fuga di notizie: "Nel policentrismo dei centri raccolta dati". Una frase oscura che dice tutto e niente Per saperne di più Bernasconi annuncia una prossima riunione della commissione. Insomma, per il Coni il problema è tutto qui: individuare la fuga di notizie.




24 novembre - FEDERCARNI UMBRA MINACCIA QUERELA CONTRO PERUGIA


PERUGIA - Non bastava la mucca pazza; adesso anche le accuse di  provocare positività agli esami antidoping. Per i macellai d'Italia e dell'Umbria in particolare il momento è difficile. Adesso ci si sono messi anche i dirigenti del Perugia calcio che avrebbero tentato di spiegare due calciatori la "non negatività" al nandrolone di Cristian Bucchi e Salvatore Monaco con il consumo di "carne gonfiata" . E subito la Federcarni della provincia di Perugia minaccia di ricorrere alle vie legali.
"Stiamo valutando l' ipotesi - ha detto il presidente dell' organizzazione, Adelmo Brecchia - per tutelare l' immagine della nostra categoria, gravemente danneggiata da affermazioni fatte senza che sia stata presentata nessuna prova concreta a sostegno e senza valutare gli effetti che in tempi di 'mucca pazza' queste avrebbe potuto avere sull' opinione pubblica. Siamo tutti attaccati ai colori del grifo, ma non intendiamo rimanere in silenzio di fronte ad affermazioni gravemente lesive della serietà e della professionalità di un settore già messo a dura prova e destinate a creare ulteriore, ingiustificato, allarmismo tra i consumatori in un momento molto delicato". "La verità - conclude Brecchia - è che per le carni umbre la certezza di elevata qualità e di massima sicurezza sono date da una filiera che assicura un controllo totale".
Secondo i responsabili sanitari del Perugia la "non negatività" al nandrolone potrebbe essere derivata da un pasto a base di carni consumato nel Lazio dai due giocatori prima dell' incontro con i campioni d' Italia o legata a fattori fisiologici. Si attende la reazione della Federcarni del Lazio.
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2001

16 gennaio  - PER SCONOCHINI, SUPPLEMENTO DI INDAGINI

ROMA - Sul casodoping di Sconochini la Procura antidoping del Coni ha chiesto un supplemento di indagini, dopo aver interrogato il cestista.  Il giocatore, guardia della Kinder Bologna, è,intanto, sospeso in via cautelativa dagli organi di giustizia sportiva della Federbasket. Giudizio rinviato, dunque, per la positività  (anabolizzanti) dopo un controllo a sorpresa del 15 ottobre scorso, al termine della partita di campionato Kinder Bologna-Monte Paschi Siena.



18 febbraio - DOPING, FINLANDIA SOTTO ACCUSA: ISOMETSAE PRIVATO DELL'ARGENTO

Una nuova sostanza. Una nuova diavoleria per mascherare il doping ematico. Una nuova truffa messa a nudo dai test di controllo ai mondiali di sci di fondo di Lahti, Finlandia. Il finlandese Jari Isometsae, 32 anni, uno dei protagonisti delle ultme gare maschili, è risultato positivo ai controlli post gara di giovedì scorso, dopo la prova dei 15 chilometri a tecnica classica; prova nella quale era arrivato quarto. Decisamente poco conosciuta la sostanza usata - l’hidroxyethylstarch (Hes) - un farmaco a base di amido per la prima volta individuato nei test ed usato comunemente in chirurgia in presenza di grosse emorragie. Si tratta di un cosiddetteo "espansore" del plasma sanguigno. Un farmaco che provoca il richiamo dei liquidi del corpo nel sangue aumentandone così il volume e consentendo in questo modo di diluirlo per mascherare elevati valori di ematocrito e di emoglobina. E’, in altri termini, un prodotto che può nascondere l’uso dell’epo, l’ormone che - assunto in via esogena - provoca un aumento abnorme dei globuli rossi, elevando ematocrito ed emoglobina e consentendo di migliorare sostanzialmente le prestazioni, sorpatutto nelle prove di resistenza.

Nelle more delle controanlisi Isometsae aveva poi partecipato alla gara di inseguimento (10 km tc+10 km tl), nella quale aveva conquistato l’argento mondiale. Medaglia che gli è stata immediatamente ritirata. L’argento è così andato allo spagnolo Johann Muehlegg ed il bronzo al russo Vitali Denisov. In entrambe le gare aveva vinto lo svedese Per Elofsson.

Pesante la squalifica: il regolamento della Fis prevede due anni di sospensione in questi casi. Dunque il finlandese non potrà gareggiare fino al 14 febbraio del 2003. Lo sciatore ha ammesso ogni cosa, in una conferenza stampa nella quale ha scagionato completamete la sua federazione. Ha riferito di avere avuto problemi con valori elevati di emoglobina durante tutta la stagione, a causa della decisione della Fis di abbassare il limite dell’emoglobina da 18,5 a 17,5 nei controlli. "Una novità stupida perché non tiene conto delle differenze degli atleti". Ma è un alibi, perché anche nello sci chi può dimostrare di avere naturalmente valori ematici superiori al limite consentito (ma in tutta la carriera) può ottenere una deroga. Attorno ai finlandesi l'atmosfera di sospetto si fa sempre più pesante. Sopratutto da quando molti di loro hanno dato inspiegabilmente forfeit a gare di coppa del mondo (specie le gare pre olimpiche di Salt Lake) in cui venivano fatti test sul sangue con un nuovo macchinario che avrebbe dovuto essere utilizzato anche in Finlandia, il cui uso, invece, è rimasto faclotativo. Il perchè va ricercato, probabilmente, nella volontà (o mancanza di) di affrontare davvero il problema doping da parte degli organismi di controllo internazionali.

Rabbia e sconcerto nel già discusso mondo dello sci di fondo. "Isometsae si deve vergognare, se lo trovassi qui in pista glielo direi in faccia, lo prenderei a schiaffi - ha commentato infuriata Stefania Belmondo - Devono vergognarsi tutti coloro che come lui usano il doping. Mi chiedo con quale coraggio questa gente possa salire sul podio. E’ vergognoso. Siamo qui per gareggiare dopo mesi di fatiche e questa gente ci prende in giro, noi atleti, voi giornalisti e il pubblico. Questa è una profanazione dello sport". "Fossi io a venir trovata positiva - conclude la fondista piemontese - non mi farei vedere più da nessuno. Non avrei il coraggio di uscire di casa".


26 febbraio - MONDIALI DI FONDO: UN ALTRO FINLANDESE POSITIVO

HELSINKI - E due. Dopo Jari Isometsae, pizzicato il 15 febbraio scorso privato dell’argento nella gara d’inseguimento e squalificato per due anni, ancora un finlandese finisce nella rete dei controlli antidoping. Le controanalisi confermano la positività di Janne Immonen, stessa sostanza del compagno: Hes, una fluidificante del sangue; addio all’oro della staffetta (che va alla Norvegia) e probabile squalifica analoga. Per la Finlandia - terra in cui lo sci di fondo è quasi una religione - è la giornata più nera. L’ombra che aleggia è quella di un doping pensato, studiato e realizzato dalle stesse strutture sportive che dovrebbero evitarlo accuratamente. La federazione finnica è in lutto: "Per noi è la fine", ha detto il presidente Petaja, dopo le dimissioni di due medici che avevano in cura Isometase ed il licenziamento del responsabile della squadra Leppaevuori e del capo degli allenatori Kari-Pekka Kyroe. Il ministero competente ha subito tagliato ogni contributo alla federazione, mentre gli sponsor della formazione finnica (che offrono copiosi contributi: 30 miloni di corone, equivalenti a circa 7 miliardi di lire), meditano l’abbandono. Anzi, i titolari della banca più famosa di Finlandia che hanno fin qui sponsrizzato la nazionale hanno addirittura minacciato di citare in giudizio per danni i responsabili dello sci di fondo. Bandiere abbrunate e cartelloni pubblicitari coperti per evitare il danno di immagine durante la conferenza stampa. Ad alimentare le ipotesi di un doping organizzato ad alto livello è stato anche il ritrovamento di una borsa, abbandonata in una distributore di benzina alla periferia di Helsinki, all’interno della quale la polizia ha rinvenuto una trentina di confezioni di prodotti dopanti: dall’Hes, appunto, il fluidificante per il sangue, all’adrenalina, a prodotti cortisonici e all’epo. Sembra che gli inquirenti abiano trovato elementi per ricollegare la borsa alla squadra finnica di sci di fondo. La borsa, che riporta l'etichetta di una compagnia aerea, è stata trovata il 20 , 10 giorni dopo il rientro in Finlandia della nazionale proveniente da Otepaeae (Estonia) dove aveva partecipato ad una prova della Coppa del mondo.



7 marzo - ANABOLIZZANTI NEL RUGBY, POSITIVI 2 GIOCATORI RDS ROMA

ROMA - Positivi per anabolizzanti. Anche nel rugby si allarga la piaga del doping. Alfredo De Angelis e Ramiro Marcelo Martinez Tomietto, rispettivamente estremo e pilone destro della Rds Roma campione d'Italia sono incappati nella rete dei controlli. Il Coni precisa in un comunicato che per De Angelis, 28 anni, e l' argentino Martinez, 30, le contronalisi confermano l'esito delle prime analisi: presenza di metaboliti di steroidi anabolizzanti androgeni. Il controllo era stato fatto "a sorpresa" il 3 dicembre scorso in occasione della partita di campionato Piacenza-Rds. Furono 30 i giocatori delle formazioni di partenza sottoposti a prelievo di urine. E' invece risultato positivo ai metaboliti di Thc (principio attivo della cannabis), il tennista Alessio Varriale sottoposto a controllo a sorpresa il 2 dicembre 2000 in occasione di un incontro del campionato italiano di serie A/1 tra TC Parioli e Stampa Sporting Torino. Insolita la reazione della squadra e dei diretti interessati. La società fa sapere in un comunicato che "visti i risultati delle analisi comunicate in precedenza dal competente ufficio antidoping, si dichiara convinta della assoluta estraneità dai fatti dei proprio atleti e pronta a sostenere i suoi due atleti sino al definitivo chiarimento della vicenda". La Rugby Roma e i due giocatori coinvolti nella vicenda hanno dato mandato ai propri legali di tutelare "il proprio nome nelle sedi competenti sportive e giudiziarie" e di presentare "denuncia contro ignoti per accertare l'eventualità di dolo". La Rds, mettendosi a disposizione degli organi competenti per gli approfondimenti del caso, informa che "al momento non è stata ricevuta dalla società e dagli interessati alcuna comunicazione ufficiale da parte dell'ufficio Coni di competenza".



4 aprile - POSITIVO COUTO PER NANDROLONE, DOPO I PASSAPORTI, LAZIO ANCORA NEL CAOS

ROMA - Ancora anabolizzanti nel calcio. L’ultimo caso, il nono in un anno tra serie A e B, è emerso dopo le prime analisi sui campioni prelevati in Fiorentina-Lazio, del 28 gennaio scorso (1-4). E questa volta nella rete è finito un nome di peso. Dopo quella partita furono sorteggiati per l’antidoping Fernando Couto e Baronio. La positività alle prime analisi riguarda proprio il portoghese, per il quale adesso si attendono le controanalisi. Test, quest’ultimi, che vengono fatti più a tutela dell’atleta "positivo" (in modo che possa essere rappresentato durante l’esame da un suo perito), che per una verifica vera e propria della veridicità del test. Sempre concordante con la prima analisi. La sostanza individuata è il nandrolone, antico, ma potente e diffusissimo anabolizzante. Una sostanza che non è prodotta dal fisico umano, che fa scattare la positività solo quando supera una certa quantità nelle urine. "Consideriamo positivi i campioni che superano i 2 nanogammi al millilitro", spiega Francesco Botrè, direttore del laboratorio romano che ha effettuato il primo test e che si dice sicurissimo della positività. Dopo le controanalisi il caso sarà esaminato dalla Procura antidoping del Coni che dovrà decidere o meno sul deferimento davanti alla Disciplinare della Federcalcio. Couto rischia due anni di squalifica. E sarebbe un durissimo colpo alla carriera.

A meno che non riesca a dimostrare la sua buonafede. Cioè un'assunzione involontaria. Tesi difficile da portare avanti. Nell’atletica e nel ciclismo si sono già verificati casi di atleti scagionati per l’uso di integratori al nandrolone. Il mezzofondista Batocletti e la ciclista Luperini, i casi più clamorosi. Ma integratori del genere non dovrebbero essercene più in giro. "Non è detto - precisa Botrè - in Germania ci sono almeno 10-12 marche che contengono prodotti dopanti, senza che siano segnalati sull’etichetta". E comprare dalla Germania non è difficile. 

Bisognerà vedere comunque. Perché il giocatore sostiene di non aver assunto nulla. E il medico della Lazio Campi conferma. La triste notizia Couto l’ha saputa dai dirigenti della squadra, ad allenamento finito. Avrebbe voluto parlare subito per cercare di chiarire. "Non sono un dopato, voglio dirlo subito", ha reagito così. Lo hanno fermato, gli hanno impedito di andare in sala stampa in attesa che la notizia diventasse ufficiale. "Non ho assunto proprio niente, né la settimana di Fiorentina-Lazio, né prima né mai", ripeteva. "Non sto bene, è chiaro. Sono sorpreso da questa comunicazione, cado dalle nuvole. Io non ho mai preso niente, e alla Lazio ci danno solo sali minerali e vitamine, niente integratori. C'è qualcosa di strano. Comunque sono tranquillo, non ho preso niente". In effetti Couto è stato sorteggiato per l’antidoping ben cinque volte di seguito dal dicembre scorso a domenica. Lazio-Leeds, Fiorentina-Lazio, Real Madrid-Lazio, Bologna-Lazio, Milan-Lazio. Positivo il 18 gennaio e negativo il 13 febbraio con il Real Madrid. Di qui i dubbi del laziale, la solita vana speranza di aggrapparsi ad un errore nei test. Ma gli sbalzi sono spiegabili. Tutto dipende dalla concentrazione della sostanza trovata nelle urine. Che a sua volta dipende dalla data della eventuale assunzione. Una "positività" non molto elevata, cioè appena superiore al massimo consentito,  avrebbe permesso di "smaltire" i metaboliti (i prodotti di trasformazione rinvenuti dai test nelle urine e riferibili al nandrolone) anche nel breve periodo. Il dottor Campi, medico della Lazio nonché primario del reparto ortopedico del San Giacomo, conferma: "Noi diamo ai giocatori solo vitamine e sali minerali, al massimo integratori alimentari a base di ferro per chi ne ha bisogno. E che Couto non ha mai assunto. Tutto in regola. Questa vicenda ci coglie assolutamente di sorpresa".
Il biancazzurro rischia anche sul versante della nuova legge antidoping. Da gennaio, infatti, è entrata in vigore la normativa che definisce il doping come reato penale e il giocatore è il primo ad incappare nei rigori delle nuove disposizioni. Le pene previste vanno dai tre mesi ai tre anni di reclusione e una multa da 5 a 10 milioni di lire. Non è escluso, dunque, che l’autorità giudiziaria proceda al sequestro dei campioni di urina in possesso del laboratorio romano dell’Acquacetosa. Si tratterebbe, a tutti gli effetti di vero e proprio corpo del reato.





24 aprile - DAVIDS, DIFESA SCONTATA: NON HO PRESO NULLA

TORINO - "Mai preso sostanze dopanti", scontata e prevedibile la difesa di Edgar Davis il giorno dopo la conferma della positività per nandrolone nel match Udinese-Juventus del marzo scorso. Avete mai visto un atleta positivo all’antidoping ammettere qualcosa dopo il primo test? Nello studio dell’avvocato Chiusano, presidente della Juve, legge un comunicato in italiano ed inglese e non risponde ad alcuna domanda. E già questo particolare la dice lunga su come sia impostata la linea della difesa. Si espone la propria tesi - approfittando dei "media" presenti in massa - ma, al di là delle scarne parole del comunicato, che non spiegano né chiariscono alcunchè, non si va. Così il giorno dopo tutti i media riporteranno la difesa del giocatore senza aver potuto approfondire né chiarire nulla. Una tesi di parte, senza contradittorio: roba da non crederci, da regime vero. Ma anche questo è il sintomo dei tempi e di come si sia degradata la professione, ridotta a fare da amplificatore a tesi di parte senza alcun diritto di replica. Chiusano se la prende con la fuga di notizie e annuncia un esposto alla magistratura contro sconosciuti che lascia il tempo che trova. Ma la fuga di notizie - escluso che sia stata la società, come più volte ribadito dalla stessa - non può che essere nata in ambienti Coni: infatti, ad essere informati dell’esito delle analisi, sono per primi la federazione medici sportivi e il coordinamento antidoping del Coni. Questa volta la tanto criticata commissione scientifica frettolosamente disciolta dal Coni (quella nuova non si interessa di doping da mesi e mesi) non c’entra.

"Non ho mai nemmeno pensato - dice un Davids "perplesso e sorpreso" - alla possibilità di utilizzare qualsiasi sostanza dopante. Ho principi molto solidi riguardo le sostanze che consumo: niente schifezze! Ho un corpo solo, che è la casa della mia anima; e quindi ci tengo. Ho sempre condannato l' uso di ogni stimolante nello sport e non apprezzo per niente quegli atleti che cercano di mettersi in evidenza utilizzando queste sostanze". Ma già in un'altra occasione c'era stata polemica attorno al giocatore olandese, il relazione al glaucoma che lo affliggeva nell'estate del '99. SportPro se ne era già occupato (vai all'articolo).

Il nandrolone? Un fantasma. Chiusano parla di 13 test "tutti negativi" cui è stato sottoposto Davids dal giorno del suo arrivo alla Juventus, ma la circostanza non vuol dire nulla e comunque la presenza dei metaboliti di questa sostanza nelle urine del giocatore è incontestabile. L’avvocato sciorina tutto il repertorio di questi casi: i test troppo lenti: "Perchè se un prelievo viene fatto il 4 marzo io debbo conoscerne l' esito il 22 aprile?"; e adombra sospetti (del tutto infondati) sull’efficienza delle analisi, come fa quasi sempre chi è pizzicato ai controlli: " Le controanalisi, poi, dovrebbero essere svolte da un laboratorio diverso. In altri ambiti, in tema di prelievi sono più rigorosi". Ma la procedura dei prelievi, la stessa approvata dal Cio, è a prova di errore, questo lo sanno anche i meno informati. Per Chiusano l’intervento nella vicenda di Guariniello è quello di un "simpatico personaggio" che però "non ha titolo per mettere mano nel mondo del calcio". Non avrebbe la facoltà di intervenire sulla "non negatività" del calciatore bianconero.

Come se l’applicazione della legge - in questo caso la violazione riguarda la 401, quella dell’illecito sportivo che già ha portato alla condanna di Pantani - non spettasse ad un magistrato. "Pantani appartiene a una federazione diversa, con regolamenti diversi. Per quanto riguarda il calcio non è possibile applicare una legge specifica sul doping", insiste Chiusano. Ma il magistrato, oltretutto, potrebbe anche applicare la nuova legge antidoping del dicembre scorso. Infatti, anche se la lista delle sostanze vietate non è stata ancora definita, la legge è ugualmente applicabile, dicono gli esperti, facendo riferimento alla lista in vigore relativa al decreto che ratifica la convenzione di Strasburgo del 1989, che individua il nandrolone fra le sostanze proibite. Come, del resto ha fatto il magistrato di Modena Marzella che ha indagato di recente sull’ammiraglia della Selle Italia fermata con prodotti doping all’interno. I tempi e le modalità dell'ordinaria attività del laboratorio di Roma, poi, sono determinati da un regolamento che è approvato dal ministero vigilante, oltrechè conformi alle norme del Cio. Un regolamento chiaramente di carattere amministrativo che ha però mutuato alcuni aspetti dal codice di procedura penale proprio per garantire al massimo i diritti della difesa. Diritti che Chiusano ritiene lesi, chissà perché. In realtà i tempi del laboratoro del Coni sono quelli di tutti i laboratori accreditati dal Cio. Una trentina di campioni al giorno vengono sottoposti ognuno a una decina di test, per circa 300 analisi giornaliere, non passa soltanto il calcio. Ma vengono eseguite, in rigoroso ordine cronologico, le analisi relative a tutte le altre manifestazioni sportive in Italia. In materia di farmaci la Procura di Torino ha in corso anche un altro procedimento sulla Juventus, oltre a quello aperto si Davids. Riguarda il medico sociale Riccardo Agricola (frettolosamente assolto dalla Procura del Coni) e l' amministratore delegato Antonio Giraudo (tra i reati contestati vi è l' illecito sportivo), è al vaglio della Corte Costituzionale per una questione di procedura.
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8 maggio - CALCIO, ANCORA NANDROLONE: F. DE BOER POSITIVO; DAVIDS, SLITTANO LE CONTROANALISI

BARCELLONA - Frank de Boer, centrocampista del Barcellona e della nazionale olandese, è risultato positivo a una sostanza dopante ( nandrolone) in un controllo eseguito il 15 marzo scorso dopo un match di Coppa Uefa con il Celta di Vigo. Naturalmente la prima reazione è sempre di sorpresa e stupore: "La mia coscienza è totalmente pulita - ha detto il giocatore -, non ho mai preso sostanze proibite nella mia vita.
Sono molto sorpreso perché completamente innocente". De Boer ha confermato di aver parlato con Davids, anche lui coinvolto in un caso di positività al nandrolone nella gara contro l'Udinese: "Edgar ed io ci siamo sentiti, e cercheremo di trovare una soluzione comune: siamo giocatori che nella loro carriera non hanno mai preso nulla di strano". "Il mio test ha prodotto un risultato di 8.6, quando il limite è di 2 - ha precisato Frank de Boer -. So che il nostro corpo produce dosi di nandrolone, ma non so cosa sia successo al mio sangue. Non sono preoccupato, tuttavia, perché mi sento a posto con la coscienza ed aspetto con fiducia il risultato delle controanalisi".
"Devo aver mangiato qualcosa mentre ero a disposizione dell' Olanda - ha cercato di ricordare De Boer, 30 anni e 89 presenze in maglia arancione - con non voglio dire che è stata colpa della nazionale. Ma sia al Barcellona che con la Federcalcio olandese esamineremo tutte le ipotesi". Il difensore, alla sua terza stagione con la squadra catalana (proveniente dall'Ajax con cui vinse la Coppa Europa nel 1995), si è difeso anche sul suo sito Web: "Voglio dire questo: sono un professionista che non ho mai preso consapevolmente alcuna sostanza illegale o dopante in nessuna circostanza. Su questo voglio essere chiaro". Il Barcellona ha annunciato che non prenderà posizione ufficialmente prima di conoscere il risultato della seconda analisi. Boudewijn Zenden, compagno di squadra di Frank de Boer sia nel Barcellona che in nazionale, si è invece dichiarato fiducioso nella piena innocenza dell'amico: "Sono estremamente sorpreso perché è una persona che non ha mai preso niente di strano. Vorrei tanto conoscere la causa del problema, perché nessuno sembra sapere da dove scaturisce". Intanto la Federcalcio olandese ha avviato una sua inchiesta autonoma sui casi di doping che hanno coinvolto i giocatori della nazionale arancione Frank de Boer e Edgar Davids.
Davids ha per il momento individuato una scappatoia legale. Un cavillo che ha consentito di chiedere ed ottenere la sospensione delle contronalisi, dunque che permetterà alla Juventus di utilizzare ancora il giocatore nei prossimi match. La società ha chiesto di effettuare una perizia per stabilire se è sufficiente la quantità di urina analizzata. Ovviamente soddisfatto l'avvocato  Chiusano, presidente della Juve: "E' la prima volta che un organo di giustizia ordinaria si introduce in un dibattito dai confini sportivi. Noi abbiamo percorso una strada nuova, avvalendoci di una facoltà che ci dà il codice civile, quella cioè di chiedere una perizia sulla analisi da parte di un organo diverso da quello che aveva fatto la prima analisi". Il 17 prossimo il tribunale deciderà.
Intanto il consiglio nazionale del Coni, confermando quanto sancito dalla Giunta, ha deciso che - dalla prossima stagione - la positività sarà acclarata dalla prima analisi e per l'atleta scatterà subito la sospensione. In più è stato confermato che le controanalisi saranno eseguite a richiesta e a pagamento dallo stesso atleta.




6 luglio - DOPING: DUE POSITIVI NEL RUGBY E NEL BASEBALL

ROMA  - Due positività ai test antidoping confermate dalle controanalisi al laboratorio di Barcellona. Presenza di cannabis per Mirco Vezzali e Lino Luciani, tesserati rispettivamente della Federazione Italiana Rugby (società Modena Rugby) e della Federazione Italiana Baseball Softaball (società Baseball Club Grosseto), controlli disposti a Rovato l'1 aprile 2001, in occasione della gara Rovato-Modena e a Paternò il 28 aprile 2001 per la gara Warriors-Grosseto.



3 luglio -  MENSAH, DA TESTIMONIAL ANTIDOPING A " POSITIVA" PER ANABOLIZZANTI

Protagonista della vicenda è l'atleta tedesca di origine ghanese, Amewu Mensah, ottava nel salto in alto a Sydney. Ad annunciarlo è stata la stessa saltatrice. Il campione di urine nel quale sono state trovate tracce di sostanze dopanti è stato prelevato il 4 giugno in occasione del meeting di Rehlingen. Le controanalisi sono state effettuate venerdì scorso e i risultati verranno resi noti il prossimo lunedì. In caso di positività confermata l' atleta rischia una squalifica di due anni. "Sono risultata positiva e intendo affrontare la vicenda in modo combattivo", ha detto l'atleta oggi all'agenzia di stampa Dpa. "Trovo positivo il fatto che un atleta che non supera un test antidoping lo ammetta pubblicamente di propria iniziativa", ha detto il presidente della Federazione di atletica (Dlv) Clemens Prokop.



16 agosto - IL MARATONETA BARBI POSITIVO PER EPO A EDMONTON


ROMA - Non avremo vinto tante medaglie ai mondiali di atletica da poco conclusi a Edmonton, ma un primato lo abbiamo conquistato ugualmente. Siamo la prima nazione a finire nella rete dei test anti-epo stabiliti dalla Iaaf, la federazione internazionale, che li ha messi in opera (e a sorpresa, per di più), proprio in occasione della rassegna mondiale canadese.  Il maratonea Roberto Barbi è risultato positivo per epo, l’eritropoietina, l’ormone che stimola la produzione dei globuli rossi del sangue consentendo di trasportare più ossigeno ai muscoli, dunque di migliorare le prestazioni, specie quelle di resistenza. E’ finito miseramente nella rete dei controlli a sorpresa (la Iaaf, la federazione internazionale  ne aveva previsti 50, basati sull’esame del sangue e dell’urina, mirati proprio alla ricerca dell’epo) il 30 luglio scorso, al suo arrivo a Edmonton. Era stato testato assieme ai marciatori Gandellini e De Benedictis, risultati perfettamente in regola. Barbi, come Longo, è stato sospeso cautelativamente dalla Fidal, in attesa delle controanalisi, secondo le nuove regole volute dal Coni. Trentasei anni, nato a Zurigo, ma toscano di adozione, l’atleta era entrato nel giro della maratona nel 1991. Dipendente di una cartiera, da quest’anno si era dedicato a tempo pieno all’atletica, passione che divide con il fratello Francesco che corre con gli amatori. La sua progressione lo ha portato ad un incredibile exploit nel 1998, nella maratona di New York, nella quale arrivò sesto partendo nel gruppo degli sconosciuti. Un risultato più che stupefacente. E in realtà Barbi era già stato trovato positivo una volta per stimolanti e squalificato per 3 mesi. Il suo miglior tempo (2:10:12) lo ha realizzato l’anno scorso a Venezia. Quest’anno aveva corso in 2:11:19 a Trieste, ma nell’arco della sua carriera non era mai sceso sotto 2:26. A Edmonton ha chiuso 60° in 2:35. Era stato controllato due giorni prima. Per l’Italia, in mancanza di riscontri confortanti su piste e pedane a Edmonton, il triste primato del primo caso ufficiale di positività per epo nell’atletica. Quello precedente, la russa Yegorova, infatti, è stato ufficialmente annullato per vizio di forma nelle analisi. Il dottor Fischetto, medico federale è sconsolato: "Cosa vuole che dica? A 36 anni, quando si è alla frutta, si provano tutte le strade. E’ una cosa che mi fa male e fa male a tutto il movimento. Fosse per me lo squalificherei per 4 anni". Incalza, responsabile del settore maratona ripete un unico ritornello: "Non ci sono giustificazioni". Alla Fidal sostengono che la tempesta doping legata ai mondiali dovrebbe essere finita, ma circolano voci di una terza positività, questa volta per anabolizzanti (ancora il nandrolone, come per Longo...). Un vero e proprio disastro per l’atletica azzurra: in campo, quattro soli gli atleti in finale; fuori dal campo, tre positivi all’antidoping. Inutile aggiungere che questo è stato il primo anno in cui gli atleti non si sono sottoposti al protocollo "Io non rischio la salute", fatto naufragare dal Coni stesso col pretesto della fuga di notizie nel famigerato caso del gH sballato di molti azzurri nella rosa di Sydney. Ed è incredibile l’ingenuità (nella migliore delle ipotesi) della Fidal che non ha controllato efficacemente i propri atleti prima della convocazione in azzurro. Ma tant’è.



6 settembre - CALCIO, QUATTRO MESI A TUTTI: LA CAF CANCELLA IL DOPING AL NANDROLONE


ROMA - Quattro mesi per tutti. Quattro mesi, già scontati per la maggior parte degli interessati e 100 milioni di multa per Caccia, Sacchetti, Gillet, Couto, Torrisi e Davids, naturalmente. Le vicessitudini dello juventino hanno trascinato verso il basso tutti i "condannati" in prima istanza per nandrolone. La Caf, la commissione di appello della federacalcio ha riformato ancora le sentenze della Disciplinare. La sentenza era nell’aria, ma così "dolce" e remissiva forse nessuno se l’aspettava. Un anabolizzante, potente come il nandrolone, trattato alla stregua di un modestissimo stimolante. Quattro mesi, poco più che un inconveniente fisico di gioco. Ciò che vuol dire abuso libero o quasi. A patto di essere un atleta di nome. Una sentenza che non fa neppure scandalo in uno sport dove ormai contano solo il denaro e gli affari. Sentenza figlia dell’ipocrisia dei tempi. Scontata in un mondo, quello calcistico, dove l’unica vera legge è quella del profitto, costi quello che costi. Scontata anche per la complicità che questo ambiente trova attorno a se, a cominciare dai cosiddetti "media". Immaginate cosa succederebbe se da domani due-tre giornali a grande tiratura (o una grande network tv) cominciassero ad attaccare per giorni e giorni la credibilità di questo sport così compromessa. I suoi dirigenti; i suoi giudici; i suoi tecnici; i suoi atleti; i suoi medici. Ma accadrà? Difficile. Passata la bufera di giornata (il giorno dopo saremo tutti scandalizzati, vero?), si tornerà a parlare del passaggio-gol di Davids o del bel takle di Couto. E tutto sarà dimenticato.
Una sentenza che sancisce la legittimità della truffa. La truffa dell’immaginario collettivo, di quei poveri gonzi che credono di vedere uno sport, una disciplina retta da regole e leggi certe ed equalitarie e invece sono continuamente presi in giro da chi gonfia i muscoli e imbroglia per vincere. A tutti i costi. Per lo stesso "reato" (positività al nandrolone) la Francia ha squalificato il velocista Cheval (30 anni) per due anni: carriera finita. L’atletica nostrana processerà fra poco il mezzofondista Andrea Longo, e minaccia addirittura 4 anni di squalifica se non pervarrà il regolamento internazionale (comunque 2 anni, per la Iaaf). Nello stesso calcio c’è gente che per lo stesso reato ha scontato in passato il triplo, il quadruplo della pena. Ma ora si cambia. E la sentenza del calcio apre strade insperate anche agli altri sport. La minaccia di ricorsi alla giustizia ordinaria nel caso che la pena per nandrolone superi quelle comminate dal "grande calcio" è sempre più forte. Il che vuol dire che per questo anabolizzante la pena massima sarà quella: quattro mesi. Con buona pace di ogni intento di deterrenza. Ma allora a cosa serve fare l’antidoping?

Per Couto la squalifica passa da 10 a 4 mesi a decorrere dal 27 aprile 2001; per Davids da 5 mesi passa a 4, a partire dal 17 maggio scorso, come Torrisi che sconterà la squalifica a partire dal 14 giugno. Caccia e Sacchetti, squalificati in primo grado rispettivamente a 8 e 10 mesi, sconteranno i 4 mesi dal 3 maggio 2001. Ridotta da 10 mesi anche la squalifica del belga Gillet (Bari), che sconterà i 4 mesi dal 19 aprile. Parzialmente accolti anche i ricorsi della Procura antidoping del Coni, presentati per Davids e Torrisi, con l'obbligo dei controlli a sorpresa per i due calciatori. Caccia, Sacchetti, Gillet, Couto potranno tornare in campo da subito; Torrisi da ottobre; Davids addirittura dalla domenica della prossima settimana. La Caf ha invece giudicato inammissibile il ricorso di Davide Olivares contro la sospensione a 8 mesi (per cocaina) a partire dal 26 maggio 2001 per mancata sottoscrizione da parte del giocatore del ricorso stesso e in assenza di delega all'avvocato difensore.




8 settembre - IL VELOCISTA ATO  BOLDON POSITIVO PER EFEDRINA


MELBOURNE - Mentre si discute di nandrolone e qualcuno vorrebbe spostare la soglia della positività ben oltre i 2 nanogrammi attuali ("sarebbe come legalizzare il doping", ha commentato il capo della Procura antidopiong del Coni, avvocato Giacomo Aiello), si tocca con mano come essere più tolleranti con le pene in caso di doping non faccia altro che favorire l'uso di sostanze vietate. Ne è la prova il velocista di Trinidad Ato Boldon trovato positivo per efedrina a un controllo antidoping a cui è stato sottoposto in occasione di un meeting a cui ha partecipato nel maggio scorso in Usa. Lo ha reso noto a Melbourne la federazione internazionale di atletica leggera. Boldon era terminato soltanto quinto nella finale dei 100 dei Goodwill Games che s'è disputata mercoledì scorso a Brisbane e aveva dato forfait nei 200, ma avrebbe dovuto partecipare domani a Melbourne alla finale del Gp Iaaf. Vincitore di una medaglia d'argento olimpica e di tre di bronzo, Boldon si allena sotto la guida di John Smith insieme con il primatista mondiale dei 100, lo statunitense Maurice Greene.  Boldon non sarà sospeso: l' uso di efedrina non comporta altro che una nota di biasimo, secondo i nuovi regolamenti della Iaaf, la fgederazione internazionale. Il velocista di Trinidad sarà squalificato soltanto per il meeting in cui era stata trovata la sua positività. "L'efedrina - ha precisato Istvan Gyulai, segretario generale della Iaaf - non richiede sospensione di due anni, pur essendo uno stimolante". Il dirigente si è rifiutato di dare la sua opinione sull'infrazione comunque commessa da Boldon e - come sta avvenendo ormai in ogni sport - ha preferito accusare di mancanza di chiarezza le indicazioni sulle etichette dei prodotti integratori e medici. "Alcune sostanze - ha osservato Gyulai - non sono indicate chiaramente, per questo motivo noi mettiamo in guardia gli atleti, invitandoli a fare molta attenzione a quel che assumono". Una vecchia storia, che non macina più.
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5 novembre - ENGQUIST CONTRO OGNI LOGICA: DOPO IL TUMORE IL DOPING

STOCCOLMA - Ecco un episodio che dimostra come in tema di doping ogni argomentazione affidata alla logica, talvolta può essere assolutamente infondata. Un’atleta malata di cancro e addirittura operata ad una mamella (asportazione) per la gravità del male, non esita a serIrvirsi ripetutamente di prodotti doping e di anabolizzanti, che, come noto, aumentano notevolmente il rischio-tumore. Si tratta della svedese di origine russa Ludmila Engquist, campionessa olimpiaca dei 100 metri a ostacoli ad Atlanta e recentemente entrata a far parte della squadra nazionale di bob per i Giochi Olimpici d’inverno a Salt Lake City. "Mi sono dopata - confessa la stessa atleta ad due giornali svedesi, Aftonbladet ed Expressen - all’insaputa anche di mio marito (attraverso il quale l’atleta ha ottenuto la cittadinanza svedese, n.d.r.); mi hanno fatto un test a sorpresa durante gli allenamenti a Lillehammer (Norvegia) e so già che risulterò positiva". La Engquist ha rinunciato, ovviamente a partecipare ai Giochi invernali ed è tornata in patria. Ma l’episodio fa capire chiaramente come possano essere forti le spinte al doping anche in presenza di elementi che dovrebbero essere di grande deterrenza. Un malato di cancro che si dopa è considerata una cosa illogica, perché è quasi certo che le possibilità di ricaduta aumentano in modo geometrico. Eppure succede. E’ successo.
Nata a Leonova, la Engquist era entrata nel firmamento dei campioni vincendo nel 1991 a Tokyo i 100 ostacoli, con i colori dell’Urss. Già sposata in patria, si era maritata di nuovo in Svezia con il tecnico Engquist. Ma per raggiungere il marito aveva dovuto penare. Le autorità russe, pur di far fallire la sua operazione-espatrio, l’avevano accusata di doping: avrebbe assunto anabolizzanti e per questo la sua licenza era stata ritirata. L’ostacolista russa era riuscita a venirne fuori dopo un lungo processo, nel 1995, anche grazie alla dichiarazione di innocenza nei suoi confronti da parte della Iaaf, la federazione internazionale, che già aveva ridotto la squalifica a due anni. Ai mondiali del 99 a Siviglia, aveva commosso l’intero pubblico mondiale per la sua storia di vita. Era riuscita a conquistare il bronzo nella sua specialità solo quattro mesi dopo essere stata operata ad un seno (ablazione). Nel luglio del 2000 aveva rinunciato a partecipare alle Olimpiadi di Sydney a causa di un nuovo intervento chirurgico. Era dunque passata al bob, come elemento di spinta. Nel 1997 aveva ricevuto la più alta onorificenza sportiva di Svezia, lo Svenska Dagbladet Bragdmedalj e perfino le poste, l’anno scorso, avevano per l’occasione emesso un francobollo con la sua immagine. Adesso la Polizia svedese ha perquisito anche la sua abitazione in sua assenza: l'ex campionessa è accusata di introduzione sul territorio nazionale di sostanze proibite e rischia ora due anni di prigione.  




16 novembre - STAM RISCHIA 4 MESI PER IL DOPING AL NANDROLONE

ROMA - Rischia quattro mesi almeno di sospensione l’olandese della Lazio Jaap Stam positivo per nandrolone ad un test effettuato dopo Lazio-Atalanta (2-0) del 13 ottobre scorso. E’ questa la pena che nella girandola dei casi scoppiati nel calcio: il decimo per nandronole, il secondo nella Lazio, dopo Couto (il terzo in Europa che riguarda un olandese), potrebbe infliggere la Disciplinare della Federcalcio, attenendosi ai criteri che hanno motivato le precedenti condanne. Ancora il nandrolone, dunque, nel dorato mondo pallonaro; a testimonianza che, per come la si voglia rigirare (o dimenticare), la questione doping riaffiora costantemente se il problema non è affrontato con la seria volontà di debellare questa piaga che ha già distrutto la reputazione di altri sport (vedi ciclismo) e che sta intaccando anche quella del calcio. Il giocatore è stato sospeso a titolo cautelativo, come vuole la nuova normativa anti-doping approvata dal Conisglio Nazionale del Coni e recepita dalla stessa Federcalcio. Metaboliti di norandrosterone e noreticolanone: oltre la soglia dei 2 nanogrammi/millilitro:Il giocatore ha già fatto sapere che chiederà la controanalisi. Anche se non si è mai verificato il caso di una positività accertata al primo test, negata, poi al secondo. Il giocatore, secondo quello che ormai sembra un vero e proprio clichet, è caduto dalle nuvole. "Sono stravolto, non sapevo di aver assunto quelle sostanze" ha detto, delineando già una sorta di strategia difensiva: l’assunzione inconsapevole. Ma intorno all’ennesimo caso di doping nel calcio, al momento si possono fare solo ipotesi. La coincidenza che Stam, come già i suoi colleghi olandesi Davids e De Boer, fosse stato convocato in nazionale poco prima del test positivo, lascerebbe il sospetto di una qualche possibile assunzione in quella circostanza. Ma in un precedente caso, quello di Davids, appunto, l’Uefa aveva sottolineato come ciò non potesse essere avvenuto. Tant’è che la stessa linea difensiva dello juventino dovette essere dirottata dall’ipotetica assunzione (sempre inconsapevole) in nazionale a quella dello sciroppo omeopatico. Una tesi debolissima, contestata dai test del laboratorio di Firenze, cui ha dato credito soltanto l’avvocato Aiello, capo della Procura antidoping del Coni.




22 novembre - NANDROLONE: GUARDIOLA (BRESCIA) POSITIVO

ROMA - Il centrocampista spagnolo del Brescia Josep Guardiola è risultato positivo al nandrolone, a seguito di un controllo ordinario antidoping effettuato dopo Piacenza-Brescia, gara di campionato del 21 ottobre scorso. Il controllo che ha rilevato la positività di Guardiola al nandrolone è stato effettuato dal laboratorio antidoping di Roma e ha rilevato tracce di metaboliti dello steroide (norandrosterone e noretiocolanolone) in quantità superiore al consentito, ovvero più di 2 nanogrammi per millilitro. Si tratta del secondo caso di positività al nandrolone in questa stagione, dopo quella di Josep Stam, olandese della Lazio, anch'egli acquistato a campionato in corso e proveniente dall'estero (Manchester United). Guardiola, ex pilastro del Barcellona, ha firmato un contratto con il club lombardo a inizio ottobre: il suo debutto è stato in Brescia-Chievo, una settimana prima del Piacenza-Brescia, per il quale è stata riscontrata la positività.
In accordo alle nuove norme, dopo l'ondata di casi dello scorso anno, il Coni rende nota l'identità dell'atleta già dei primi risultati di laboratorio, senza aspettare le controanalisi. Immediato è scattato subito anche il provvedimento di sospensione cautelare, da parte della commissione disciplinare della Lega. Guardiola ha reagito subito: ha chiesto al medico del Barcellona, Ramon Segura, di inviare a Brescia l'elenco dei farmaci e degli integratori usati quando il giocatore era in Spagna con quella formazione. Sospettata una bevanda a base di proteine, diffusa anche fra gli ex compagni del Barcellona, il che potrebbe spiegare l'ipotetico fil rouge fra i casi De Boer, Couto. Segura, fisiologo e medico nutrizionista dell'università di Barcellona  nega ogni addebito: "Quel prodotto è stato analizzato dal laboratorio di Barcellona (uno di quelli accreditati dal Cio, n.d.r.) senza fosse riscontrato alcun elemento dopante". Ma se non si tratta di un'assunzione da integratore, allora di cosa si tratta?
Come al solito attonite e senza spiegazioni le reazioni alla notizia. Il Brescia testimonia piena fiducia nel giocatore: "Nella sua carriera ha sempre testimoniato grande serietà professionale". Inoltre, è risaputa all'estero la severità dei controlli nostrani nel calcio, specie negli ultimi tempi.  Ma, in tema di doping, sappiamo benissimo come la logica spesso non aiuti affatto a capire. Vedi il caso della Engquist, dopata nonostante una precedente g4ravissima malattia (tumore alla mammella). "Simo rattristati e preoccupati - dice Sergio Campana, presidente dell' Associazione italiana calciatori - posso dire che tutti i calciatori sono molto allarmati di questa situazione". "Noi speravamo - ha aggiunto - che dopo i casi dei mesi scorsi fosse finita e invece nel giro di pochi giorni sono venuti alla ribalta due nuovi casi, che riguardano campioni del calcio internazionali, peraltro entrambi nel giro delle rispettive nazionali. Io sono sicuro che quando arriva una notizia del genere, per il giocatore stesso rappresenta un'autentica mazzata, perchè sono convinto che loro loro non sanno di essere dopati o di aver preso certe sostanze". Per Campana è un ulteriore motivo di preoccupazione. "In passato - dice il presidente dell'Aic - alcuni casi di positività potevano essere definiti di squadra in quanto erano stati trovati due giocatori dello stesso club. Questo non riguarda i casi del laziale Stam e ora di Guardiola, anche se per entrambi il nostro auspicio è che le controanalisi possano ribaltare il giudizio del primo controllo. Quello che potevamo fare l'abbiamo fatto - dice ancora Campana - in particolare abbiamo concordato con la Federazione un codice di comportamento non solo per gli stessi giocatori, ma anche per tecnici, dirigenti e medici sportivi. In altre parole abbiamo messo in atto regole chiare, ai quali tutti devono attenersi. Da parte nostra abbiamo responsabilizzato al massimo i calciatori, ricordando loro che esistono anche leggi penali da parte dello Stato". "Proprio per questa ragione - ha concluso Campana - sono convinto che l'attenzione e la preoccupazione degli stessi calciatori sia massima. Con gli ingaggi attuali e con la possibilità di veder bloccata la carriera non ha senso che qualcuno di loro intenda correre neanche il minimo dei rischi".




28 novembre - GUARDIOLA POSITIVO UNA SECONDA VOLTA: ANCHE DOPO LAZIO - BRESCIA

ROMA - Forse se lo aspettava anche lui, quando, dopo la prima positività aveva accennato a Lazio-Brescia. Puntuale è arrivata la conferma: anche nella gara del 4 novembre scorso (Lazio-Brescia, appunto), il centrocampista spagnolo del Brescia, Josep Guardiola è risultato positivo al nandrolone. Il laboratorio di Roma ha rilevato nel campione sottoposto ad analisi la presenza di metaboliti di nandrolone (norandrosterone e noretiocolanolone), in quantità superiore ai 2 nanogrammi/millilitro consentiti dai regolamenti. E per l'iberico è un record, mai nella storia della caccia al doping si erano verificate due positività consecutive e per la medesima sostanza. Guardiola era già stato sospeso cautelarmente - nel rispetto dei nuovi regolamenti del Coni - dopo la positività in Piacenza-Brescia del 21 ottobre scorso.  Anche in occasione di Lazio-Brescia il giocatore aveva dichiarato l'uso di integratori polivitaminici, gli stessi che secondo Guardiola avrebbero involontariamente provocato il problema, che in 6 anni al Barcellona peraltro non era mai emerso. Le controanalisi della prima positività avranno luogo il 6 dicembre. "Ora - ha detto il presidente del Brescia Corioni - attendiamo le controanalisi e che arrivino i risultati delle analisi che abbiamo fatto eseguire sui prodotti che il nostro giocatore ha preso fidandosi, come noi del resto, della certificazione di conformità alle norme dai quali essi sono accompagnati. Le cause? O i controlli da noi sono molto più severi che nel resto d'Europa, il che farebbe comunque molto onore all'Italia, oppure i prodotti assunti da Guardiola provenivano da una partita avariata". Ma tutti i dirigenti bresciani hanno fiducia nella buonafede del giocatore. "Da quando assume quegli integratori (6-7 anni, ndr), tra Barcellona e Nazionale, Pep avrà fatto almeno una trentina di controlli antidoping, e non è mai risultato nulla di anomalo. Che bisogno avrebbe mai avuto di venire al Brescia per cominciare a far qualcosa di sbagliato?". Ma in tema di doping talvolta la logica non aiuta affatto a capire. Ed è ovvio che l'unica difesa possibile non potendosi negare la positività è l'involontarietà dell'assunzione. Sono 12 i casi di positività al nandrolone nel calcio, segnale inequivocabile di un malessere (o abitudini poco controllate) assai diffuso. Prima del centrocampista spagnolo del Brescia, era caduto nella rete dei controlli l'olandese della Lazio Jaap Stam, dopo Lazio-Atalanta del 13 ottobre scorso. A positività accertata e provata dovrebbe scattare anche la legge antidoping italiana. Sempre che qualche pm apra il giornale o accenda la tv e venga a conoscenza della "notizia criminis". Dal dicembre scorso, infatti, il doping è anche reato penale.
Nella stagione scorsa il primo 'non negativo' era stato Andrea Da Rold, difensore del Pescara (in relazione alla partita Pescara-Monza del 13 settembre 2000). Ma i primi ad essere sospesi sono stati i perugini Bucchi e Monaco, testati il 14 novembre 2000 dopo Lazio-Perugia, dichiarati 'non negativi' il 21 e fermati dopo aver giocato Perugia-Bologna del 26 novembre. Poi arrivarono i piacentini Caccia e Sacchetti ("non negativi" in Sampdoria-Piacenza del 23 dicembre). Quindi i primi grandi nomi: Fernando Couto (dopo Fiorentina-Lazio del 28 gennaio scorso), il portiere del Bari Jean Francois Gillet (dopo Bari-Reggina del 21 marzo) e la star della Juventus Edgar Davids (positivo in Udinese-Juve del 4 marzo, ha continuato a giocare fino all'11 maggio, Fiorentina-Juve 1-3). Infine il difensore del Parma Stefano Torrisi, 'non negativo' in Parma-Bologna del primo aprile (ma andato in panchina ancora il 27 maggio in Lecce-Parma). Con l'allargarsi dell'epidemia il trattamento disciplinare ha calibrato in modo diverso le sanzioni: per Da Rold, Bucchi e Monaco la sentenza di primo grado fu di 16 mesi di squalifica. A Sacchetti ne furono inflitti 10, così come al portoghese Couto (ma al compagno Caccia solo 8) e al francese Gillet. Con Davids e Torrisi la richiesta del procuratore antidoping
fu di otto mesi, ma la Disciplinare decise per cinque, poi ridotti dalla Caf a quattro. Ma che ci fosse un clima più favorevole ai calciatori lo si era capito già a luglio, quando la Caf aveva dimezzato la squalifica di Bucchi, Monaco e Da Rold: da 16 a otto mesi, con anticipo della decorrenza dal marzo 2001 al 15 dicembre 2000. Di fatto i tre sono potuti tornare a giocare meno di 10 mesi dopo le loro ultime partite disputate.




29 novembre - LONGO (ATLETICA), DUE ANNI DI SQUALIFICA PER IL NANDROLONE

Roma - Andrea Longo, mezzofondista 26enne e grande promessa dell'atletica italiana, dovrà stare lontano dalle piste per due anni. A tanto, infatti, assomma la squalifica inflittagli dal giudice sportivo della Fidal dopo la positività al nandrolone riscontrata al meeting di Torino del 9 giugno. Longo sarà assente agli Europei di Monaco, dopo aver già rinunciato ai mondiali di Edmonton, ufficialmente per un problema fisico. Due anni per una positività al nandrolone (3,9 nanogrammi ml) attribuita nella sua difesa ad un integratore di cui, ironia della sorte, l'atleta era addirittura uomo-immagine. La sostanza (si parla del 19norandrostenedione, un precursore del nandrolone) era contenuta in questo prodotto, come ha sostenuto perfino la perizia affidata dalla Fidal al dottor Fischetto. Una serie di test, dopo aver acquistato in varie città d'Italia il prodotto incriminato, aveva portato a queste conclusioni. Ma già prima della partenza per Edmonton lo stesso staff medico della Fidal aveva inviato a tutti gli atleti una circolare nella quale si informava come alcuni integratori, "importati spesso da grosse aziende anche straniere, pur riportando in etichetta la dicitura "notificato al Ministero della Sanità", oppure "autorizzato dal Ministero della Sanità", non sono soggetti a regolamentazioni o verifiche che ne garantiscano al 100% la purezza". La Fidal invitava, dunque, alla prudenza per "impurità già riscontrate che possono essere dannose per la salute e provocare positività ai controlli antidoping". L'azienda americana che produce l'integratore usato da Longo è addirittura sotto inchiesta da parte del pm di Torino Raffaele Guariniello. Tali considerazioni, hanno portato ad uno "sconto" della pena. La Fidal, infatti, prevede addirittura quattro anni di squalifica per l'uso di anabolizzanti come il nandrolone. L'atleta ha gridato comunque allo scandalo, annunciando ricorso immediato: "Pur avendo portato le prove della mia innocenza e della mia buonafede, come non ha fatto alcun atleta prima - ha detto - sono stato condannato". Resta tuttavia qualche ombra. La commissione giudicante ha considerato l'atleta "consapevole", dell'assunzione. E sulla condanna ha certamente influito il suo atteggiamento "non collaborativo". Singolare, poi, una coincidenza: il medico che segue Longo è lo stesso che seguiva altri due atleti, entrambi finiti nelle maglie dell'antidoping per il nandrolone. Davvero sfortunato, questo medico... Quanto all'entità della pena, Longo promette battaglia. Ed ha già presentato ricorso, sperando in un atteggiamento ancora più comprensivo della Iaaf, che già in casi precedenti simili (Battocletti) aveva assolto gli atleti. Dubbi a parte, non può non meravigliare la disparità delle pene fra l'atletica, che ha tenuto fede ai propri principi di intransigenza (gli unici  a rendere credibile la sanzione e l'intero meccanismo della giustizia sportiva) e altri sport miliardari, come il calcio. Come illustra benissimo il caso Davids e simili. A stessa infrazione non corrisponde uguale pena. E addio certezza del diritto.  
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Scorpyon
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Re: Doping - Parliamone

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14 dicembre - PER LA CACCIATORI DIURETICO GALEOTTO; CHIESTI 10 MESI PER STAM

ROMA - Maurizia Cacciatori popolare pin-up della pallavolo nostrana è risultata positiva ad un controllo antidoping nel match di supercoppa del 17 novembre a Vicenza. Nei primi test è emersa la presenza di un diuretico. E lei ha confessato, senza attendere la conferma delle controanalisi, di averlo assunto per eliminare la ritenzione idrica dovuta ad una cura (regolarmente denunciata) di corticosteroidi. "L’ho fatto per curare una patologia di cui soffro da tempo", ha detto. Nella stessa occasione è risultata non negativa, ma per la solita inflazionata cannabis (il 36% dei test del Coni rivela positività ai cannabinoidi e ben il 65,1% delle positività fa riferimento a sostanze doping di secondo piano, il che la dice lunga sull’efficienza dei test attuali...) anche la sua compagna di squadra Keba Phipps. L’azzurra rischia fino a due anni, perché se è vero (come sostiene) di aver denunciato l’uso dei corticosteroidi, sostanze soggette a restrizione d’uso, il regolamento non ammette giustificazione per il diuretico. Molto dipenderà dalle controanalisi dalle quali, se verranno effettuate adeguatamente, sarà possibile stabilire se il diuretico è stato usato per nascondere un uso massiccio di anabolizzanti o effettivamente solo per eliminare la ritenzione idrica, come - del resto - è prassi terapeutica con i corticosteroidi. Tutto dipenderà dall’efficienza dei test. Che spesso, indipendentemente dalla buona volontà degli operatori (laboratorio) risultano inadeguati. Ad esempio: qualcosa nei metodi di analisi non funziona se è vero che durante le famigerate perquisizioni di Sanremo al Giro d’Italia ad almeno il 20% dei corridori è stata sequestrata caffeina in grande quantità e i test del Coni ne hanno rivelato solo 2 casi in tutti gli sport. "Eppure - spiega il direttore del laboratorio di Roma, Francesco Botrè - test più efficienti ci sarebbero, come, ad esempio, l’esame della saliva".
Ieri, intanto, è stato deferito dalla Procura antidoping del Coni il laziale Stam, positivo al nandrolone in Lazio-Atalanta del 13 ottobre. Dieci mesi di squalifica e 200 milioni di multa la pena richiesta, dopo due ore di interrogatorio. Ma sarà difficile che venga accolta dalla Disciplinare dopo i casi Davids, Couto e compagni che hanno avuto solo 4 mesi. Scagionata da ogni responsabilità la squadra. "Siamo stati poco aiutati dal giocatore nel capire questa positività - ha spiegato l’avvocato Aiello capo della Procura - in ogni caso, se davanti alla commissione ci dovessero essere altri elementi in favore dell'olandese, saremo pronti a ridiscutere la sanzione". Come dire che lo sconto non si nega a nessuno. Gli altri esami cui si riferisce Aiello sono quelli che si stanno facendo in Olanda, che, secondo l'avvocato del giocatore Kalbat, potrebbero essere pronti verso la metà di gennaio. Inoltre, il legale di Stam ha rivelato che si stanno analizzando alcune vitamine che il giocatore avrebbe preso. E questo è un fatto curioso, considerando che il difensore aveva sempre sostenuto di non aver preso nulla al di fuori dei prodotti che dava la Lazio.

Quello di Stam, a cui poi sarebbe seguito Guardiola del Brescia, era stato il decimo caso in poco più di un anno. Tredici i mesi passati tra la prima "non negatività" e quella dell'olandese della Lazio. Il primo a cadere nella rete è stato Andrea Da Rold, difensore del Pescara 'non negativo' al controllo dopo Pescara-Monza del 14 settembre 2000. Stam è risultato positivo dopo Lazio-Atalanta del 14 ottobre 2001. I primi ad essere sospesi sono stati i perugini Bucchi e Monaco, testati il 14 novembre dopo Lazio-Perugia, dichiarati 'non negativi' il 21 e fermati dopo aver giocato Perugia-Bologna del 26 novembre. Tre casi in tre mesi sembravano già molti. Ma poi arrivarono i piacentini Caccia e Sacchetti ('non negativì in Sampdoria-Piacenza del 23 dicembre). E poi i grandi nomi: Fernando Couto pizzicato dopo Fiorentina-Lazio del 28 gennaio scorso, quindi il portiere del Bari Jean Francois Gillet (dopo Bari-Reggina del 21 marzo) e la stella della Juve Edgar Davids (positivo in Udinese-Juve del 4 marzo, ha continuato a giocare fino all' 11 maggio (Fiorentina-Juve 1-3). A quel punto era ormai allarme rosso, ma spuntò un altro nome: il difensore del Parma Stefano Torrisi, controllato dopo Parma-Bologna del primo aprile (ma andato in panchina ancora il 27 maggio in Lecce-Parma). Con l'allargarsi dell'epidemia il trattamento disciplinare ha calibrato in modo diverso le sanzioni. Così per Da Rold, Bucchi e Monaco la sentenza di primo grado fu di 16 mesi di squalifica. A Sacchetti ne furono inflitti 10 così come al portoghese Couto (ma a Caccia solo 8) e al francese Gillet. Con Davids e Torrisi la richiesta del procuratore antidoping fu di otto mesi, ma la Disciplinare decise per cinque mesi, poi ridotti dalla Caf a quattro. L'atteggiamento comprensivo dei dirigenti pallonari si era capito già a luglio, quando la Caf aveva dimezzato la squalifica di Bucchi, Monaco e Da Rold: da 16 a otto mesi, con anticipo della decorrenza dal marzo 2001 al 15 dicembre 2000. Di fatto i tre sono potuti tornare a giocare meno di 10 mesi dopo le loro ultime partite giocate. Controversa sin dall'inizio, la questione nandrolone sembrava avviata all'oblio per la giustizia sportiva. C'è stato, poi, anche il caso della 'pozione magica' di un medico spagnolo, stessa nazionalità di Pep Guardiola positivo per due volte. 
Il capo della Procura ha poi tranquillizzato i calciatori sul problema nandrolone: "Dal 31 agosto di quest'anno sono stati fatti ben mille controlli, riscontrando solo tre casi di positività di cui due riguardano la stessa persona. La cosa più importante è che non c'è nessun caso di sotto soglia e la procura antidoping non giudica casuale che questi due giocatori trovati positivi siano stranieri. Da settembre 2000 sono stati trovati positivi dieci giocatori e trenta erano sotto soglia. Insomma, c'è stata una vera e propria regressione. Questo vuol dire che giocare ad alto livello si può fare usando anche prodotti puliti".




Iniziamo a discutere del doping senza cadere nei soliti luoghi comuni? Riusciamo ad analizzare certi fatti (anche contemporanei) con la massima tranquillità? Possiamo riportare qui anche articoli o ultime novità.
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Re: Doping - Parliamone

Post by Scorpyon »

Riporto anche qualche notizia più "giovane" riguardante gli ultimi mesi del 2007

10 ottobre - POSITIVO ALLA COCAINA UN AZZURRO NEL RADUNO DELLA NAZIONALE; E LA FEDERRUGBY TACE


Un banale test di controllo durante il ritiro premondiale ad Aosta: sangue e urine. La scoperta di una positività alla cocaina e alla cannabis. L'allontanamento del giocatore e il silenzio - per mesi - della federazione rugby che, in barba ai propri doveri istituzionali, evita di informare la Procura antidoping del Coni. Una storiaccia, come la si voglia girare, quella che riguarda un azzurro della palla ovale alla vigilia dei mondiali. Il test, di quelli che le federazioni conducono a "tutela della salute" prima di ogni appuntamento importante della nazionale, rivela l'uso di classiche droghe d'abuso e i dirigenti federali tacciono. Non solo, ma una volta che i fatti emergono, si lamentano per la fuga di notizie.
Il nome del giocatore resta coperto per il semplice motivo che non si tratta di test antidoping vero e proprio. Tra l'altro, per le norme della Wada, l'agenzia mondiale antidoping, cui fanno riferimento sia il Coni che la stessa legge italiana 376/2000 (il doping da noi è un reato penale) la positività alla cocaina comporta una violazione del regolamento solo se rilevata "in competition", cioè in gara e il test è stato fatto fuori gara. Dunque giustamente va tutelata la privacy dell'interessato. Resta comunque l'inspiegabile silenzio dei federali che ben conoscevano il personaggio in questione e si sono limitati a mandarlo a casa con una scusa ("non era in condizioni fisiche idonee"); un segnale di come ancora oggi all'interno delle federazioni vengono vissute queste vicende che sono "border line" con quelle doping vere e proprie. Qualcuno non ha ancora capito. Intanto si è attivata la Procura Coni. Ettore Torri chiederà spiegazioni del silenzio anche ai dirigenti federali. Il responsabile dello sport per il partito di Rifondazione Comunista Antono Ferraro stigmatizza severo: "Il CONI dovrebbe spiegarci come possono coesistere la promozione di una cultura sportiva sana tra i giovani, giustamente tanto acclamata, e la presenza di atteggiamenti poco trasparenti e contro i principi della lotta al doping all’interno di una federazione importante come quella del Rugby".




5 novembre - DUE PUGILI MINORENNI SQUALIFICATI PER 2 ANNI


ROMA - Il Giudice di Ultima Istanza in materia di Doping del Coni, presieduto da Luca Fiormonte, ha accolto il ricorso proposto dalla Wada contro la sentenza emessa dalla Corte Federale di Appello della Federazione Pugilistica Italiana nei confronti di A.B. e di E.I. I due pugili minorenni, positivi al furosemide in occasione dei Campionati italiani juniores che si sono tenuti a Grosseto il 19 novembre 2006, si sono visti allungare la squalifica da uno a due anni.




15 dicembre - CONTINUA LA FARSA NELLO SCI DI FONDO: IL RUSSO TCHEREZOV FERMATO 5 GIORNI PER VALORI EMATICI SBALLATI


PARIGI - Davvero la storia non insegna nulla in certi casi o in certi settori. Nonostante gli esiti disastrosi di una politica dolce nei confronti di pratiche più o meno contigue al doping (come quelle che consentono di far crescere i valori ematci di ematocrito ed emoglobina per migliorare le prestazioni aerobiche), alcune federazioni internazionali continuano ad attuare misure che definire blande è puro eufemismo. E' il caso della Fis, la federazione internazionale che regola anche lo sci di fondo. Loro, gli sciatori di lunga lena che inchieste, scandali e indagini del passato recente e recentissimo, hanno dimostrato non essere meno dediti al pratiche dopanti rispetto ai tanto vituperati ciclisti, se la cavano sempre con poco. E' il caso del russo Tcherezov, beccato con valori di emoglobina superiori a quello consentito e fermato alla partenza delle gare sprint di Pokljuka (Slovenia), settimo appuntamento di stagione. Tasso pari a 18,2 g/dl, contro i già generosi 17,5 concessi. Il russo, 27 anni, non è una figura di secondo piano nello sci di fondo: aveva già vinto una corsa in avvio di stagione a Kontoliahti (Finlandia) e ai mondiali di Sapporo aveva vinto l'oro nella staffetta con la sua nazionale. Ovviamente lo stop avviene "a tutela della salute" e con la solita ipocrisia si precisa che nulla ha a che fare col doping, come se l'emoglobina levitasse per conto suo; a stagione avanzata, per di più. Ancora una volta si toccano con mano le differenze di trattamento e di provvedimenti di fronte agli stessi problemi. Mentre quasi tutte le federazioni internazionali si stanno orientando - su sollecitazione della Wada, l'agenzia antidoping mondiale - verso il monitoraggio continuo e a sorpresa dei parametri individuali (il famoso "passaporto" dell'atleta) c'è ancora chi, come la federazione sci internazionale rimane ancorata a vecchie e inutili misure che favoriscono l'uso del doping piuttosto che deprimerlo.
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Re: Doping - Parliamone

Post by francilive »

topic davvero straordinario. ti ringrazio.
ho iniziato a leggere.
la mia posizione sul doping la conosci. onore e merito al ciclismo, che è una delle poche discipline che lo combatte davvero.
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Re: Doping - Parliamone

Post by vikings11 »

francilive wrote: la mia posizione sul doping la conosci. onore e merito al ciclismo, che è una delle poche discipline che lo combatte davvero.
quoto in pieno questa frase, l'unico movimento che sta facendo qualcosa anche a costo di suicidarsi....

Grazie Scorpyon, ottimo topic...ora leggerò... :notworthy:
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Re: Doping - Parliamone

Post by Scorpyon »

francilive wrote: topic davvero straordinario. ti ringrazio.
ho iniziato a leggere.
la mia posizione sul doping la conosci. onore e merito al ciclismo, che è una delle poche discipline che lo combatte davvero.
Ci sono tantissime notizie che non ho postato perchè il topic sarebbe diventato enorme. I giornali hanno la necessità di far apparire il ciclismo come unico sport "dopato".

Ringrazio te e vikings per i complimenti al topic  :notworthy:
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Re: Doping - Parliamone

Post by Steve Mix! »

L'anno scorso ho letto per intero il link che hai postato all'inizio; è un'ottimo documento, vale la pena spenderci qualche ora per allargare la propria cultura in materia (e rendersi conto quanto siano demonizzati certi sport a vantaggio di altri  :disgusto: ).
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Re: Doping - Parliamone

Post by Scorpyon »

Kim Jong-Su, argento e bronzo rispettivamente nelle gare di pistola 50 metri e 10 metri, avrebbe assunto un beta-bloccante. Lo riferiscono fonti del Cio.
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Steve Mix!
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Re: Doping - Parliamone

Post by Steve Mix! »

Stamattina ho guardato qualche spezzone del Volley maschile ed hanno raccontato la storia del capitano (ex) bulgaro Kostantinov, fermato prima del torneo per valori ematici sballati. Tali valori sembra che stiano tornando nella norma ed il giocatore potrà riaggregarsi ai suoi compagni. Non ho parole.
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Re: Doping - Parliamone

Post by shilton »

grazie e complimenti a Scorpyon per il lavoro svolto

:applauso: :applauso:
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Shilton meglio di Buffon (Pap)Raramente in vita mia ho visto dal vivo compiere interventi simili (Dazed)
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Re: Doping - Parliamone

Post by acnumber7 »

Io sto aspettando che trovino positivo il culturista francese che fa nuoto.
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