Rassegna Stampa USA / MLS
Posted: 29/07/2008, 10:15
Il Velino - 29 luglio 2008
EST - Major League Soccer, anche gli Usa con la testa nel pallone
Roma, 28 lug (Velino) - “Un anno di Beckham, ma è cambiato qualcosa? Dopo 12 mesi di Spice Boy la Major League Soccer si è fermata per fare un po’ di conti, per vedere se l’investimento da 250 milioni di dollari, il più grande nella storia del soccer americano, ha dato i primi frutti”. Lo scrive Roberto Zanni su Gente d’Italia quotidiano delle americhe diretto da Mimmo Porpiglia. “La squadra di Beckham, i Los Angeles Galaxy non guidano la classifica della Western Division e non hanno vinto l’ultimo campionato (lo ‘scudetto’ USA è andato a Houston), ma i risultati, sul campo, sembrano solo l’ultima delle preoccupazioni dei dirigenti del calcio americano. L’obiettivo va molto al di là di qualche vittoria in più o sconfitta in meno. Se si passa sul terreno della popolarità o del marketing, i Galaxy comandano tutte le graduatorie. Una media spettatori che va dalle 25.513 presenze nelle partite interne, alle 27.094 in trasferta, cifre che possono essere paragonate ai numeri delle partite di serie A italiana”.
“Un esempio - scrive Zanni -: nell’ultimo incontro fuori casa, a East Rutherford, sulle tribune del Giants Stadium erano quasi in 47 mila (quando i Bulls generalmente hanno una media che si aggira sulle 10 mila presenze). Come dire che l’effetto-Beckham funziona ancora. Il marketing? La vendita solo delle magliette è cresciuta iperbolicamente del 780 per cento. Poi la lega: 14 club, ai quali l’anno prossimo si aggiungerà Seattle e poi ancora Philadelphia nel 2010 e altre due formazioni nel 2011. L’interesse e la voglia di calcio cresce anche a livello professionistico. Non ci sono solo le ‘soccer mom’ che portano i loro figli sui campi, la voglia dello sport più popolare del mondo (con l’esclusione, per ora, degli Stati Uniti) adesso sembra avere un seguito anche dopo i 13-14 anni. Steve Nash, canadese, uno dei giocatori di basket più popolari della NBA, dopo essere diventato co-proprietario della nuova lega pro femminile, che comincerà a giocare l’anno prossimo, vuole investire anche nel calcio maschile e potrebbe diventare determinante per l’ingresso di Vancouver nella MLS a partire dal 2011”.
“Attualmente - si legge sempre su Gente d’Italia - sono necessari 30 milioni di dollari per poter entrare nella Major League Soccer e Nash è pronto ad aprire il portafoglio per far sì che i Whitecaps, che attualmente partecipano alla United Soccer League, possano diventare la seconda squadra canadese, dopo Toronto, a far parte della lega americana e con Vancouver, si sono fatte avanti anche Montreal e Ottawa. Ma non ci sono solo i canadesi ad essere attratti dal soccer: Atlanta, Las Vegas, Portland, St. Louis e un secondo club nell’area di New York hanno posto la loro candiatura, mentre a Houston il pugile Oscar De La Hoya è diventato co-proprietario della Dynamo. Attualmente 6 delle 14 squadre della MLS hanno uno stadio proprio, creato esclusivamente per il soccer, un altro dei punti prioritari per la crescita del calcio in USA, ma entro la fine dell’anno ce ne saranno almeno un altro paio: insomma non si gioca più in impianti presi a prestito specialmente dal football americano. C’è l’organizzazione e un piano pluriennale, d’accordo, ma il gioco, le capacità tecniche a che punto solo?”
“Anche il livello tecnico è in continua crescita - spiega Roberto Zanni -: Jozy Altidore, attaccante dicottenne nato a Livingstone, nel New Jersey, è stato ceduto dai Red Bulls New York al Villareal di Spagna per la cifra record (per il calcio USA) di 10 milioni di dollari. Non è più solo l’Europa che manda negli Stati Uniti giocatori a fine carriera, in cerca degli ultimi contratti, adesso la strada ha due corsie. In Italia, al Brescia, c’è il centrocampista Danny Szetela, convocato per la nazionale olimpica a stelle e strisce, in Inghilterra vedere nella Premier League giocatori americani non è più una novità e negli Stati Uniti l’attenzione verso il soccer, o calcio, continua a crescere. L’ultima conferma è arrivata dagli Europei trasmessi da ESPN, su due canali, in inglese e in spagnolo, con la finale Spagna-Germania che si è vista su ABC: hanno avuto una audience inaspettata, anche se, ovviamente, non era impegnata la nazionale americana. Poi i giocatori stranieri: da quando la MLS ha cominciato ad avere un proprio campionato, nel 1996, solo quattro calciatori italiani hanno attraversato l’Atlantico, Nicola Caricola (Metrostars 1996), l’ex ct della nazionale Roberto Donadoni (Metrostars 1996-97), Giuseppe Galderisi (New England, Tampa Bay, 1996-97) e l’attuale allenatore del Catania Walter Zenga (New England 1997, 1999)”.
“Ormai sono quasi dieci anni che gli italiani non sono più attratti dal calcio-emergente americano, ma in questo periodo di tempo, oltre al gran colpo Beckham dell’anno scorso, altri giocatori di nome sono arrivati negli USA a caccia di dollari (e anche di tranquillità). Da Branco a Stoichkov, da Djorkaeff a Matthaus, ma l’ondata sudamericana, specialmente negli ultimi tempi, è quella che si è fatta più sentire, sotto tutti i punti di vista. A cominciare dal quello economico: dietro ai 6,5 milioni di dollari (è naturalmente solo l’ingaggio) di Beckham a Los Angeles, record assoluto e irraggiungibile della MLS, ci sono i 2,6 milioni che il messicano Cuauhtemoc Blanco prende a Chicago, poi a Washington con i DC United c’è l’argentino Marcelo Gallardo con 1,8 milioni e a New York il colombiano Juan Pablo Angel con 1,6, unici milionari del campionato (c’era anche l’americano Reyna, con 1,2, ma si è appena ritirato). Non si può lamentare nemmeno l’ex laziale Claudio ‘El Piojo’ Lopez che a Kansas City supera gli 800 mila dollari”.
“Sono i nomi più conosciuti della MLS, sono pagati anche rendere più popolare una lega consapevole che gli Stati Uniti possono essere conquistati dal calcio e possono diventare un mercato unico, come dimostrano anche le innumerevoli amichevoli di livello internazionale che si svolgono dall’Est all’Ovest, un ‘affare’ nel quale si è buttata anche la città di Miami che, entro l’anno prossimo, si candida, anche per la perfetta posizione geografica, a diventare il polo più attraente per i grandi club e le grandi nazionali europee e sudamericane. E se Beckham per ora è solo la luce più luminosa, complessivamente il pubblico è aumentato del 20 per cento rispetto a un anno fa e gli sponsor cominciano a sborsare dai 3 ai 5 milioni di dollari a stagione per vedere il proprio nome sulle maglie dei DC United o dei Galaxy e con la nazionale USA che può attirare più spettatori di qualsiasi altra rappresentativa (non esiste, ad esempio, la nazionale di football, lo sport di squadra più popolare negli Stati Uniti), si può facilmente intuire che questa volta non andrà a finire come negli anni 70. Allora - conclude Roberto Zanni - l’arrivo di Pelè si rivelò solo un fatto episodico: non c’erano le fondamenta per costruire il soccer, ora invece è tutto diverso anche perché gli errori del Cosmos miliardario di O’ Rey, ma anche di Chinaglia e Beckenbauer, Neeskens e Zmuda, sono stati una ‘scuola’ importante per la nuova classe dirigente americana del pallone”.
EST - Major League Soccer, anche gli Usa con la testa nel pallone
Roma, 28 lug (Velino) - “Un anno di Beckham, ma è cambiato qualcosa? Dopo 12 mesi di Spice Boy la Major League Soccer si è fermata per fare un po’ di conti, per vedere se l’investimento da 250 milioni di dollari, il più grande nella storia del soccer americano, ha dato i primi frutti”. Lo scrive Roberto Zanni su Gente d’Italia quotidiano delle americhe diretto da Mimmo Porpiglia. “La squadra di Beckham, i Los Angeles Galaxy non guidano la classifica della Western Division e non hanno vinto l’ultimo campionato (lo ‘scudetto’ USA è andato a Houston), ma i risultati, sul campo, sembrano solo l’ultima delle preoccupazioni dei dirigenti del calcio americano. L’obiettivo va molto al di là di qualche vittoria in più o sconfitta in meno. Se si passa sul terreno della popolarità o del marketing, i Galaxy comandano tutte le graduatorie. Una media spettatori che va dalle 25.513 presenze nelle partite interne, alle 27.094 in trasferta, cifre che possono essere paragonate ai numeri delle partite di serie A italiana”.
“Un esempio - scrive Zanni -: nell’ultimo incontro fuori casa, a East Rutherford, sulle tribune del Giants Stadium erano quasi in 47 mila (quando i Bulls generalmente hanno una media che si aggira sulle 10 mila presenze). Come dire che l’effetto-Beckham funziona ancora. Il marketing? La vendita solo delle magliette è cresciuta iperbolicamente del 780 per cento. Poi la lega: 14 club, ai quali l’anno prossimo si aggiungerà Seattle e poi ancora Philadelphia nel 2010 e altre due formazioni nel 2011. L’interesse e la voglia di calcio cresce anche a livello professionistico. Non ci sono solo le ‘soccer mom’ che portano i loro figli sui campi, la voglia dello sport più popolare del mondo (con l’esclusione, per ora, degli Stati Uniti) adesso sembra avere un seguito anche dopo i 13-14 anni. Steve Nash, canadese, uno dei giocatori di basket più popolari della NBA, dopo essere diventato co-proprietario della nuova lega pro femminile, che comincerà a giocare l’anno prossimo, vuole investire anche nel calcio maschile e potrebbe diventare determinante per l’ingresso di Vancouver nella MLS a partire dal 2011”.
“Attualmente - si legge sempre su Gente d’Italia - sono necessari 30 milioni di dollari per poter entrare nella Major League Soccer e Nash è pronto ad aprire il portafoglio per far sì che i Whitecaps, che attualmente partecipano alla United Soccer League, possano diventare la seconda squadra canadese, dopo Toronto, a far parte della lega americana e con Vancouver, si sono fatte avanti anche Montreal e Ottawa. Ma non ci sono solo i canadesi ad essere attratti dal soccer: Atlanta, Las Vegas, Portland, St. Louis e un secondo club nell’area di New York hanno posto la loro candiatura, mentre a Houston il pugile Oscar De La Hoya è diventato co-proprietario della Dynamo. Attualmente 6 delle 14 squadre della MLS hanno uno stadio proprio, creato esclusivamente per il soccer, un altro dei punti prioritari per la crescita del calcio in USA, ma entro la fine dell’anno ce ne saranno almeno un altro paio: insomma non si gioca più in impianti presi a prestito specialmente dal football americano. C’è l’organizzazione e un piano pluriennale, d’accordo, ma il gioco, le capacità tecniche a che punto solo?”
“Anche il livello tecnico è in continua crescita - spiega Roberto Zanni -: Jozy Altidore, attaccante dicottenne nato a Livingstone, nel New Jersey, è stato ceduto dai Red Bulls New York al Villareal di Spagna per la cifra record (per il calcio USA) di 10 milioni di dollari. Non è più solo l’Europa che manda negli Stati Uniti giocatori a fine carriera, in cerca degli ultimi contratti, adesso la strada ha due corsie. In Italia, al Brescia, c’è il centrocampista Danny Szetela, convocato per la nazionale olimpica a stelle e strisce, in Inghilterra vedere nella Premier League giocatori americani non è più una novità e negli Stati Uniti l’attenzione verso il soccer, o calcio, continua a crescere. L’ultima conferma è arrivata dagli Europei trasmessi da ESPN, su due canali, in inglese e in spagnolo, con la finale Spagna-Germania che si è vista su ABC: hanno avuto una audience inaspettata, anche se, ovviamente, non era impegnata la nazionale americana. Poi i giocatori stranieri: da quando la MLS ha cominciato ad avere un proprio campionato, nel 1996, solo quattro calciatori italiani hanno attraversato l’Atlantico, Nicola Caricola (Metrostars 1996), l’ex ct della nazionale Roberto Donadoni (Metrostars 1996-97), Giuseppe Galderisi (New England, Tampa Bay, 1996-97) e l’attuale allenatore del Catania Walter Zenga (New England 1997, 1999)”.
“Ormai sono quasi dieci anni che gli italiani non sono più attratti dal calcio-emergente americano, ma in questo periodo di tempo, oltre al gran colpo Beckham dell’anno scorso, altri giocatori di nome sono arrivati negli USA a caccia di dollari (e anche di tranquillità). Da Branco a Stoichkov, da Djorkaeff a Matthaus, ma l’ondata sudamericana, specialmente negli ultimi tempi, è quella che si è fatta più sentire, sotto tutti i punti di vista. A cominciare dal quello economico: dietro ai 6,5 milioni di dollari (è naturalmente solo l’ingaggio) di Beckham a Los Angeles, record assoluto e irraggiungibile della MLS, ci sono i 2,6 milioni che il messicano Cuauhtemoc Blanco prende a Chicago, poi a Washington con i DC United c’è l’argentino Marcelo Gallardo con 1,8 milioni e a New York il colombiano Juan Pablo Angel con 1,6, unici milionari del campionato (c’era anche l’americano Reyna, con 1,2, ma si è appena ritirato). Non si può lamentare nemmeno l’ex laziale Claudio ‘El Piojo’ Lopez che a Kansas City supera gli 800 mila dollari”.
“Sono i nomi più conosciuti della MLS, sono pagati anche rendere più popolare una lega consapevole che gli Stati Uniti possono essere conquistati dal calcio e possono diventare un mercato unico, come dimostrano anche le innumerevoli amichevoli di livello internazionale che si svolgono dall’Est all’Ovest, un ‘affare’ nel quale si è buttata anche la città di Miami che, entro l’anno prossimo, si candida, anche per la perfetta posizione geografica, a diventare il polo più attraente per i grandi club e le grandi nazionali europee e sudamericane. E se Beckham per ora è solo la luce più luminosa, complessivamente il pubblico è aumentato del 20 per cento rispetto a un anno fa e gli sponsor cominciano a sborsare dai 3 ai 5 milioni di dollari a stagione per vedere il proprio nome sulle maglie dei DC United o dei Galaxy e con la nazionale USA che può attirare più spettatori di qualsiasi altra rappresentativa (non esiste, ad esempio, la nazionale di football, lo sport di squadra più popolare negli Stati Uniti), si può facilmente intuire che questa volta non andrà a finire come negli anni 70. Allora - conclude Roberto Zanni - l’arrivo di Pelè si rivelò solo un fatto episodico: non c’erano le fondamenta per costruire il soccer, ora invece è tutto diverso anche perché gli errori del Cosmos miliardario di O’ Rey, ma anche di Chinaglia e Beckenbauer, Neeskens e Zmuda, sono stati una ‘scuola’ importante per la nuova classe dirigente americana del pallone”.