francilive wrote:
Quando perdono il cobra sul treno
quando si perde il treno :lol2:
...Ho visto sospinto dalla compagna "la solitudine dei numeri primi", di cui conoscevo giusto due elementi:
1-la regia è firmata dal figlio di Costanzo
2-è tratto da un libro piuttosto venduto
Da qui potete capire il mio scetticismo più assoluto.
L'unica cosa che mi attirava era la piccola particina assegnata a Filippo Timi, attore degnissimo di stima. Ma a parte questo, andavo al cinema più per doveri coniugali che altro...
...E invece vi dirò, nonostante alcune scene dove il figlio di Costanzo perde chiaramente la misura (specie con le musiche, belle le fredde e cupissime atmosfere atonali che accompagnano il film, ma il pezzo d'apertura alla Dario Argento è una puzzonata clamorosa), il film è tutto tranne che una cazzata adolescenziale come credevo. Anzi, immagino sia piuttosto ostico per un certo pubblico abituato ad altro. I dialoghi ad esempio sono essenziali, ridotti all'osso. Le atmosfere sono cupe. Il comparto sonoro l'ho già detto, a parte qualche scivolone, contribuisce a definire uno scenario credibile, e anzi, sostiene la tensione delle scene in maniera ottima, sempre in bilico del rumorismo, poche note, sostenute, dissonanti.
Il film è fondamentalmente lento. Lungo. Dilatato. Cupo. E sarò fatto sbagliato io, ma la cosa mi è piaciuta abbastanza.
Il problema del film l'ho già scritto, è la misura: a tre quarti della proiezione Costanzo comincia a montare il climax, qui a causa un'eccesso di rumore e fracasso, tra un montaggio sempre più frenetico, una musica sempre più forte e una camera a mano un po' troppo abusata, arriviamo a scoprire che il finale "silenzioso" e "ovattato" che c'aveva preparato il regista in realtà tanto finale non è, o per lo meno, arriva piuttosto lungo. E la sensazione è che se magari il crescendo fosse stato un po' meno forzato nei toni, paradossalmente l'epilogo stesso -una pacifica e rassegnata, ma serena resa a tutto quel macello vissuto da sti poveri cristi- avrebbe acquistato una maggiore forza emotiva. Purtroppo la storia arriva già esaurita un paio di scene dalla chiusura.
A parte questo, un film discreto.
...E a margine, Filippo Timi in trenta secondi sulla scena fa il culo ai vari Germano, Scamarcio e tutti i vari fessacchiotti sedicenti attori italiani degli ultimi anni. Grandissimo.