Re: Naufraghi 2.0
Posted: 01/10/2010, 17:30
by Toni Monroe
Io ho fatto 2+2=5 :lol2: avevo riconosciuto Alberto Pacino (ma giusto perché il cognome è rimasto uguale e Al è la naturale abbreviazione, con un cognome simile), mentre Pietro Falchi l'ho proprio scartato con un 'chi cazz'è?' :sbadat:
Re: Naufraghi 2.0
Posted: 04/10/2010, 11:46
by doc G
a) Sospetti
Fu durissima la giornata successiva per Claudio.
Ore ed ore trascorse ad essere interrogato dalla polizia e dal magistrato, analisi vari, come impronte digitali, DNA, capelli cui si sottopose senza protestare. Solo quando venne finalmente rilasciato, dopo che gli venne nuovamente intimato di garantire sempre la reperibilità immediata, pensò che forse era il caso di chiamare un avvocato.
Telefonò ad un vecchio compagno di scuola.
“Luigi? Sono Claudio.”
“Claudio? Ciao. Che piacere! Quanto tempo che non ci sentivamo. Ma perchè mi chiami a quest'ora? Hai trovato il telefono acceso per puro caso!”
“Ti chiamo perchè ho bisogno di te come avvocato, per il tuo lavoro.”
“Allora ritiro il che piacere, così presto non amo molto le telefonate professionali, mi toccherà spostarti dalla categoria degli amici a quella dei rompiscatole!”
“Non scherzare, si tratta di una cosa molto delicata e per me pericolosa.”
“Va bene, se ce la fai a farmi una descrizione razionale in dieci minuti comincia pure, altrimenti meglio che ci sentiamo nel pomeriggio.”
“No, ce la faccio. Hai presenti i morti di Tuscania? Hai letto qualcosa?”
“Si, qualcosa... pare ci sia anche un sospetto... ma, un attimo, non mi dirai...”
“Esatto, sono io.”
“Ma come è possibile? In che guaio ti sei cacciato?”
“Conoscevo solo una delle vittime, la proprietaria della pensione dove alloggio... anzi, conoscevo anche il poliziotto e quel possidente che è stato uno dei primi ad essere assassinato, ma li avevo appena incontrati... solo che ho trovato io la maggior parte dei cadaveri, in più un altro è stato trovato vicino alla pensione dove dormivo.”
“Non ci sono altri indizi?”
“Che io sappia no.”
“Allora la situazione è seria, ma non disperata. Quando ti interrogheranno?”
“Già fatto.”
“E non mi hai chiamato? Accidenti a te, speriamo che tu non abbia fatto qualche sciocchezza. Puoi venire a Roma?”
“Non so, credo di si, mi hanno intimato di non allontanarmi troppo e di garantire la reperibilità, ma se avviso qualcuno e lascio il cellulare acceso credo non ci siano problemi.”
“Aspetta, facciamo così, in questo periodo le udienze in tribunale iniziano a diradarsi, domani mattina dovrei essere libero, se non ricordo male, cerco di venire io.”
“Bene.”
“Intanto mi raccomando, non parlare con nessuno e non fare nulla, stai tranquillo ed aspettami, se ti convocano rispondi che andrai domani insieme a me.”
“Va bene. A domani, allora!”
“A domani, e cerca di stare tranquillo, se non c'è altro oltre a quello che mi hai detto non credo possano processarti.”
“Ci proverò.”
Come chiuse il telefono, Claudio prima di tutto si chiese se per caso era sotto controllo, e si sorprese a pensare che era possibilissimo, poi si chiese se il non fare nulla pregiudicava le indagini che aveva in mente di fare con Lupoli.
Forse si, ma era deciso a proseguire.
Ormai era chiaro che Lupoli aveva ragione. Qualcuno voleva incastrarlo o, se si trattava veramente di un pazzo o di qualcosa di soprannaturale, era evidente che lui sarebbe stata una delle prossime vittime.
E la cosa non gli piaceva affatto.
Si fece comunque una doccia, poi decise di uscire, non se la sentiva di restare dove era stata da poco assassinata la signora Lucia. Aveva voglia di fare due chiacchiere con Don Diego, di parlare con Loretta o anche con Maria Grazia.... ma fu colpito immediatamente da un pensiero. Se c'era un intervento soprannaturale, come alcuni sembravano credere, o se c'era in giro un pazzo criminale nessuna possibilità poteva essere scartata. Ma se qualcuno voleva incastrarlo, allora i sospetti più probabili erano proprio loro tre, coloro che conoscevano meglio le sue abitudini ed i suoi spostamenti. Loro tre e Lupoli.
Poteva davvero fidarsi o no?
Dopo essere uscito, si recò al solito bar a fare colazione. Nonostante l'orario incontrò un viso conosciuto.
“Claudio!”
“Loretta! Già in piedi a quest'ora?”
“Non potevo dormire... la povera signora Lucia. La conoscevo bene, era praticamente una di famiglia. Mi voleva bene, sai?”
“Si, me lo ha detto.”
“E mi diceva sempre che mi avrebbe anche lasciato in eredità la pensione, che ha solo parenti a Civitavecchia cui non interessa per niente.”
Poi si interruppe per piangere. Pianse per un poco, mentre nella mente di Claudio si fece largo una strana ipotesi, che in fin dei conti Loretta potesse avere un movente. Ma aveva senso un massacro simile per una pensione?
Loretta intanto sembrò aver finito di piangere.
“E stai attento anche tu, ho timore per te. Tante persone sono state assassinate intorno a te, non vorrei che tu fossi il prossimo. O che tu venissi accusato.”
“E come puoi essere sicura che non sia io l'assassino?”
“Non dire sciocchezze, nessuno sano di mente lo penserebbe mai.”
“Ma sono in tanti a pensarlo, pare!”
“Hanno paura, come finirà questa storia se ne renderanno conto. E poi non puoi essere tu in nessun caso, le ultime due volte Lupoli era con te.”
“Ma se Lupoli fosse un mio complice, come pare credere la polizia?”
“Ma dai, l'hai conosciuto solo ora!”
“Provarlo è difficile.”
“Ma non sei tu che devi provare di non conoscerlo, sono loro che devono provare il contrario!”
“La polizia non sembra convinta di questo.”
“Non ci credo che possano accusarti, si risolverà tutto! Piuttosto ho paura che tu possa essere attaccato! Stai attento!”
“Attaccato?”
“Si, trovati un altro posto per dormire e fai come stasera, appena finito di mangiare vai a dormire. Mi raccomando. Se vuoi il posto per dormire te lo consiglio io, conosco tutti da queste parti. Ad esempio c'è la pensione dei Tarquini qui vicino!”
“Ci penserò.”
“Adesso scusami, ci vediamo più tardi, ho promesso a mia madre che l'avrei accompagnata all'obitorio...”
“Va bene, a dopo.”
Gli suggeriva la pensione... possibile? A Claudio sembrava di impazzire. Ormai erano arrivate le otto del mattino e nel bar entrò un altro viso conosciuto.
“Claudio!”
“Salve Maria Grazia.”
“Che tragedia! La signora Lucia. La conoscevo da sempre, mi sembra impossibile.”
Anche lei sembrava incerta e sull'orlo delle lacrime.
“Non ci posso credere, proprio lei! La incontravo spesso, così gentile, sempre premurosa! Non è giusto, non può essere accaduto proprio a lei!”
“Anche a me sembra impossibile. La conoscevo da una settimana, ma mi sembrava di conoscerla da sempre. Faticavo quasi ad evitarla per rispondere alle sue domande, ma era davvero una cara persona.”
“Vero. Qui in paese era un'istituzione. Non è giusto proprio lei!”
“Purtroppo...”
“Che purtroppo! Non è giusto e basta. Non doveva avvenire.”
“Ma che possiamo farci io e te?”
“Tu non so, io posso.”
“Che dici? E poi dai, non dovrei essere io il principale sospettato?”
“Non dire scemenze. Lo sappiamo tutti e due che tu non puoi essere il colpevole! Hai alibi per vari omicidi e non conoscevi praticamente nessuno.”
“Ma non potrei essere un maniaco omicida?”
“Non dire sciocchezze!”
Nel frattempo tutti i dipendenti comunali stavano entrando nel bar a fare colazione, uno dopo l'altro.
“Questa non è una discussione che si possa fare qui, Claudio! Però ho bisogno di parlarti! Incontriamoci stasera, appena hai finito di cenare!”
“E dove?”
“In un bar che resti aperto... anche qui, se vuoi!”
“Va bene. Alle dieci stasera, allora?”
“Benissimo, alle dieci. Ciao, adesso.”
Ancora cose che Claudio non capiva. Ed intanto il telefono squillava, ed era Lupoli.
“Ora vai a dormire, ho bisogno di averti lucido.”
“Come faccio?”
“Non mi interessa. Ci vediamo nelle prime ore del pomeriggio e facciamo il punto della situazione, adesso vai a dormire.”
“Va bene, come se fosse facile.”
Claudio provò ad andare a dormire, ma non fu certo un'impresa facile, considerando il fatto che non era certo abituato ad andare a dormire alle otto del mattino, il caldo afoso, le occhiate strane della gente che incontrò tornando alla sua camera e, cosa più importante, ciò che era accaduto solamente la notte prima in quel luogo.
Quando qualche ora dopo si alzò dal letto non aveva dormito quasi nulla ed aveva addosso una stanchezza infinita. Per provare a recuperare un minimo di lucidità fece una doccia gelata, ma non servì a molto.
Appena arrivò al bar dove lo aspettava Lupoli si sentì tutti gli occhi addosso, era però troppo stanco per reagire in un qualsiasi modo. Chiese due caffè al barista, quindi si sedette al tavolino dove era seduto Lupoli, non prima di aver trangugiato uno dei due caffè.
“Mi offri il caffè? Grazie!”
“Guarda, non sono in vena.”
Detto ciò, Claudio si scolò anche il secondo caffè, quindi andò ad ordinarne altri due.
“Uno dei due è il mio o te li scoli entrambi?”
“Lascia perdere. Dimmi piuttosto cosa pensi di fare.”
“Bene, la fifa inizia a svegliarti, vedo.”
“Non parlarmi ora di essere sveglio. In tutta la settimana avrò dormito 15/20 ore in tutto. Piuttosto dimmi che ne pensi.”
“Che ne penso? Se potevano esserci dubbi adesso non ce ne sono più. La titolare della pensione è stata ammazzata solo per mettere in mezzo te. Qualunque fesso lo capirebbe, ma ormai se non hanno altri sospetti si concentreranno su di te e ti processeranno, tanto per avere qualche nome da dare in pasto alla stampa, e trascureranno le altre piste. Fra una quindicina d'anni, quando sarai assolto per mancanza di prove, allora cercheranno qualcun altro.”
“Non sei pessimista? Davvero, mi pare che tu stia eccedendo?”
“Credimi, ci sono passato. Abbiamo poche ore per agire, dobbiamo fare subito.”
Mentre stavano parlando nel bar entrò un nuovo avventore. Era Serpico, che si diresse deciso verso Claudio.
“Ammesso che le abbiamo alcune ore.” Concluse Lupoli.
“Anselmi!” Esordì Serpico.
“Buongiorno, agente. Mi cercava?”
“Anselmi, possono dire che il colpevole è lei, ma io so che la verità è un'altra. Se sa qualche cosa si confidi e mi aiuti a dimostrare la sua innocenza.”
“Ma le pare che abbia anche nascosto qualcosa? Non le pare che io sia già nei guai abbastanza?”
“Già. Ma si sforzi di pensare. In ogni caso non si preoccupi, io lo beccherò lo stesso il colpevole. Lo beccherò. E sa perchè lo beccherò?”
“No, non lo so.”
“Perchè io sono il pistolero più veloce del west.”
Detto ciò Serpico si voltò e se ne andò.
“E tu pensi ancora di affidarti a quel deficiente? Il pistolero più veloce del west.... te lo dico io, quello è il velocista più pistola del west.”
“Lasciamo stare Serpico.”
“Serpico? Bel soprannome. Non si chiama proprio Pacino, fra l'altro?”
“Si, ma lascialo stare. Dimmi cosa hai in mente.”
“Ancora nulla. Quel fesso ha ragione. Devi pensare bene chi potrebbe avere interesse a coinvolgerti. Deve trattarsi di qualcuno che poteva sorvegliarti, conoscere le tue abitudini. Poi sai, non credo ti abbia scelto appositamente. Credo sia stato un caso, perchè hai trovato quel tipo qualche giorno fa e parevi un candidato perfetto. Sai, Non hai famiglia, vivi solo, sei un dipendente pubblico, hai credenziali a posto ma non hai fatto carriera. Sei il classico tipo di cui la gente dice che pareva un tipo tanto a posto, per fare cose del genere deve essergli preso qualcosa di strano, un tarlo.”
“Ma che stai dicendo?”
“Quello che di sicuro sta pensando l'assassino. Pensa. Chi può aver fatto questo ragionamento su di te? Mi hai detto che avevi qualche idea.”
Claudio provò a pensare. Il primo nome che gli venne in mente era proprio quello della povera signora Lucia. Forse anche la signora Gina. Però per ragioni diverse non potevano essere le assassine. Che dire di Loretta e Maria Grazia? Potevano facilmente conoscere le sue abitudini... ma anche Don Diego lo stesso Serpico. C'era però un altro nome che continuava a ronzargli in testa. Lupoli. Anche lui avrebbe potuto facilmente coinvolgerlo. Quello di cui Claudio aveva bisogno era capire il perchè qualcuno avesse ucciso tutta quella gente. Ma se era stato davvero un pazzo non aveva speranze. D'altra parte il colpevole poteva tranquillamente avere un motivo che lui non sarebbe mai stato in grado di capire.
“Lascia stare, provo a fare due passi e schiarirmi le idee. Tu rifletti a quale motivo possa avere un tizio per far fuori tutte quelle persone.”
“Ma dai, dobbiamo lavorare assieme, da solo ci metterò il doppio del tempo!”
“Pazienza. Ho bisogno di fare una passeggiata. Tu prova a lavorare un poco da solo.”
Claudio camminò per un poco senza meta, ma era fortemente infastidito, in quanto si sentiva costantemente occhi addosso ed in cuor suo temeva di essere arrestato da un istante all'altro.
Distrattamente arrivò presto davanti al Duomo, dove si sentì chiamare da qualcuno.
“Architetto, come sta?”
“Salve, Don Diego.... che le devo dire, non so nemmeno io bene come sto.”
“La vedo confuso, in effetti. Ma è normale. Che tragedia, povera signora Lucia. Mi dica, è vero che l'ha trovata lei?”
“Si. Ieri notte. In un lago di sangue.”
“Santo cielo. Immagino come sarà rimasto scosso!”
“In realtà comincio a farci l'abitudine.”
“Non ci credo. Non assuma quell'atteggiamento cinico, so che lei in realtà è una persona sensibile.”
“Molti suoi concittadini sembrano pensare addirittura che io sia l'assassino!”
“Non dica sciocchezze. Non è possibile che sia stato lei a compiere questi delitti orrendi. Non credo che lei abbia avuto la possibilità di compierli tutti, inoltre lei non mi pare proprio una persona capace di tanto, ed anche se mi sbagliassi e lo fosse, non vedo perchè mai avrebbe dovuto mietere tante vite di gente che nemmeno conosceva.”
“E se fossi impazzito?”
“Tutt'un tratto? All'improvviso? E poi a me questi non paiono gli atti di un pazzo, mi sembra che ci sia una perversa lucidità in quanto accaduto. Vero che a volte la pazzia ha una certa qual lucidità, ma qui mi pare proprio ci sia un disegno orrendo.”
Claudio meditò per un poco a quelle parole, poi salutò frettolosamente il sacerdote. Follia omicida, evento paranormale o lucido disegno criminale? Nella confusione che albergava nella sua mente a Claudio sembravano tre ipotesi possibili, e tutte le persone che aveva conosciuto in un modo o nell'altro potevano esservi coinvolte. Doveva decidere rapidamente a quale di queste ipotesi credere e di chi fidarsi, se voleva evitare di essere incolpato di crimini che non aveva commesso.