All American, finalista per il Lombardi Trophy. 52 sacks in carriera.
Ottantaseiesima scelta. Fu scelto al terzo giro dai Patriots nel 1996 e gli dissero che doveva giocare linebacker.
Cover-2, drop, che cos'erano queste cose?
Lui giocava sulla linea e puntava al QB avversario. That was it!
E adesso?
Cambiare ruolo.
E poi dove? Con chi?
New England, non è nemmeno il nome di una città.
Passare dal caldo della West Coast al freddo, al gelo di Boston.
Non ce la poteva fare.
Questo italianaccio dal cognome ridicolo, in una squadra che aveva giocato, quasi per caso, un solo misero Superbowl, vittima sacrificale mandata dal resto della AFC a farsi spezzare le ossa dai Monsters of the Midway (Bears versione 1985). I Pasties. Le paste che papà compera per i bimbi la domenica mattina. Divorate, non arrivano neppure all'ora di pranzo.
I Patriots.
E cosa disse alla sua fidanzata, ora sua moglie, appena scelto?
Voglio fare la squadra.
E poi...
Voglio restare con questa squadra per tutta la carriera.
Bill Parcells, Pete Carroll, ma soprattutto Bill Belichick trasformano, anzi aiutano Tedy Bruschi a diventare un grande giocatore, a raggiungere quei traguardi che si era prefissato ad inizio carriera.
Fare la squadra.
Giocare da LB.
Giocare ogni down da LB.
Giocare ogni down da LB e make game changing plays.
Giocare ogni down da LB e make game changing plays in big games.
Vincere.
Tre Superbowl vinti. Cinque giocati.
E poi...
Qualche giorno dopo il Pro Bowl del 2005 il formicolio nelle mani, la visione sdoppiata, il mal di testa. La corsa al Mass General Hospital.
L'ictus.
Carriera finita.
Invece la riabilitazione.
L'ok dei medici.
Le nostre paure.
Il ritorno contro i Bills nell'ottobre 2005.
E non torna per fare numero, nel 2006 e nel 2007 guida la squadra in tackles.
Tredici anni di vittorie coi Patriots.
Ha sempre fatto ciò che andava fatto sul campo.
Un tackle, un intercetto, un blocco.
Istinto e passione.
Un giocatore perfetto.
Grazie Tedy!







