Re: Il ciclismo, Giro 2010

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Gian Marco
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by Gian Marco »

vikings11 wrote: Il caso Pantani fu la prima dimostrazione di come un processo mediatico può insinuare nelle persone che seguono marginalmente la vicenda attraverso i giornali delle colpevolezze che allo stato effettivo dei fatti e delle cose sono tutte da dimostrare. In questi anni ho letto tanto su Marco, perchè mi ha regalato delle pagine importanti di sport nella mia gioventù, e perchè attraverso le sue gesta ha reso più forte il mio legame con mio nonno, grande appasionato di ciclismo che alle 16.00-16.30, mollava il suo lavoro nelle vigne per andare a vedersi l'arrivo del Giro e del Tour, una cosa che faceva ancora negli ultimi anni, prima dell'ictus che l'ha colpito, e che facevamo anche insieme, nei giorni in cui riuscivo ad arrivare a casa prima dal lavoro, anche se non con la stessa passione, la stessa foga, di quando vedevamo quell'omino pelato divorare le salite e farci sognare, nonostante i nostri 53 anni di distanza, come fossimo ancora entrambi bambini. Ringrazierò sempre il Panta per questo e per ciò che ha significato, indirettamente, in questa sfaccettatura della mia vita, e proprio per questo non riesco a dimenticarlo a cuor leggero, per quello che ha fatto sulla bicicletta e per quello gli han fatto e per come l'hanno distrutto.
Impressionante la somiglianza dell nostre storie...anche io sono legatissimo all figura di Pantani per i ricordi che ho di mio nonno e le tappe viste insieme quando avevo 7-8 anni.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by vikings11 »

lebronpepps wrote: Aldilà del fatto che Marco fosse chiaramente l ciclista più amato dai tifosi,volevo chiedere una cosa:com'era il suo rapporto con il resto del gruppo??Con i suoi colleghi,compagni e avversari intendo,ricordo ancora Simoni,per sempio,che lo fece andare a riprendere dai suoi compagni...
Agli avversari era inviso per i motivi che spiegava predu, tra i rivali più accesi Gotti e poi, soprattutto verso la fine, Simoni, che con quella rincorsa scellerata e forse pure gratuita verso la Cascata del Toce ha ucciso le ultimissime speranze di ripresa del Pirata; sono ancora convinto che una vittoria eventuale gli avrebbe dato il morale per non crollare del tutto, anche perchè dopo quel giro Marco è crollato definitivamente, finendo in quel vortice che lo ha triturato, tanto che in alcuni libri leggere l'accanimento degli spacciatori nei suoi confronti fa gelare il sangue...ma lo fa gelare davvero. Con Armstrong invece sembra che alla fine sia uscito che sia stato uno dei pochi che ha cercato di aiutarlo, punzecchiandolo sul vivo con l'epiteto elefantino etc...però questa è una teoria tutta da verificare. Diciamo che in molti nel gruppo non gli ha perdonato la sua vita da star e la sua popolarità, dal canto suo invece Marco ha faticato a perdonare chi lo ha lasciato solo in quello sciagurato giorno dei Nas a Sanremo.

I compagni invece lo ammiravano parecchio, anche perchè lui era come un padre, che quando vedeva uno in difficoltà o senza contratto faceva di tutto per portarlo alla Mercatone e dargli una possibilità di rifarsi; ci sono tanti che Il Panta se lo portano ancora dentro e che per lui hanno fatto tutto il possibile, l'impossibile, e anche di più...tra gli ultimi a mollare Fabiano Fontanelli, Giovanni Lombardi e Roberto Conti.
predu17 wrote: Grande vikings, le emozioni che mi ha fatto provare Pantani non le ho più provate per nessuno sportivo. Rimarrà il mio sportivo preferito, senza dubbio. Anche io leggo molto sia sul web che i vari libri, alcuni molto interessanti (ho quello di Bruynel, quello di Tonina e anche quello della Ronchi,la manager).
Letti anch'io tutti e tre, quello di Bruynel apre scenari davvero notevoli. Letti anche "Un Eroe Tragico" e "Marco Pantani, una vita da Pirata".
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by vikings11 »

Gian Marco wrote: Impressionante la somiglianza dell nostre storie...anche io sono legatissimo all figura di Pantani per i ricordi che ho di mio nonno e le tappe viste insieme quando avevo 7-8 anni.
eh, non so perchè Gian Marco ma ai "vecchietti" il ciclismo è uno sport che piace parecchio... :notworthy:
...mi ricordo ancora di quando avevano beccato Pantani a Madonna di Campiglio, mio nonno aveva scosso la testa come se avesse già capito tutto...
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by ShoFunaki »

Il principale responsabile della distruzione di Pantani è Marco Pantani stesso.
Ricordo quando prese in giro Lucci delle Iene non smentendo le accuse di uso di doping. Idem per altri campioni. E Garzelli e Simoni che dissero di non aver a che fare nulla col doping furono pizzicati con i valori alti poco dopo.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by predu17 »

ShoFunaki wrote: Il principale responsabile della distruzione di Pantani è Marco Pantani stesso.
Ricordo quando prese in giro Lucci delle Iene non smentendo le accuse di uso di doping. Idem per altri campioni. E Garzelli e Simoni che dissero di non aver a che fare nulla col doping furono pizzicati con i valori alti poco dopo.
Dall'accanimento e antipatia verso Pantani sei minimo il figlio di Cannavò..

Beh, nessuno negherà che Pantani ci abbia messo del suo.. Merckx dopo una squalifica quasi simile riprese subito a correre e vinse il Tour, Pantani si butto giù e trovò rifugio nella cocaina. Ma per ogni volta che tentava di risollevarsi c'era qualcuno a turno che lo buttava giù.

Il pezzo su Lucci beh, non è che meriti molti commenti. Lucci chiiii? (cit.)
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by vikings11 »

ShoFunaki wrote: Il principale responsabile della distruzione di Pantani è Marco Pantani stesso.
Ma guarda, questo è sicuro, però che il ciclismo abbia usato lui come capro espiatorio è anche vero, tant'è che tutti si sono dimenticati che il suo grande accusatore Gotti un anno dopo vide il camper di suo padre fermato al giro zeppo di prodotti a dir poco sospetti. E come lui anche tanti altri.

Marco ci ha messo del suo, ma ad uno basterebbe leggere alcuni libri (Tonina, Bruyner, mi pare anche quello della Ronchi) dove leggere del comportamento degli spacciatori in certi momenti ti fa accaponare la pelle....
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by predu17 »

vikings11 wrote: Ma guarda, questo è sicuro, però che il ciclismo abbia usato lui come capro espiatorio è anche vero, tant'è che tutti si sono dimenticati che il suo grande accusatore Gotti un anno dopo vide il camper di suo padre fermato al giro zeppo di prodotti a dir poco sospetti. E come lui anche tanti altri.

Marco ci ha messo del suo, ma ad uno basterebbe leggere alcuni libri (Tonina, Bruyner, mi pare anche quello della Ronchi) dove leggere del comportamento degli spacciatori in certi momenti ti fa accaponare la pelle....
Vero, è finito in una morsa da cui è difficile sfuggire. La frase più ricorrente è: "se avesse avuto una donna vera al suo fianco..".  Vero anche questo, purtroppo la ragazza danese è stata anche lei decisiva nella brutta fine del Pirata. Una delle principali cause oltre alla cocaina. 
Mi dovrebbe arrivare a giorni il libro scritto da Bergonzi e Cassani. Dovrebbe essere bello.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by doc G »

ShoFunaki wrote: Il principale responsabile della distruzione di Pantani è Marco Pantani stesso.
Ricordo quando prese in giro Lucci delle Iene non smentendo le accuse di uso di doping. Idem per altri campioni. E Garzelli e Simoni che dissero di non aver a che fare nulla col doping furono pizzicati con i valori alti poco dopo.
Ognuno è sempre e comunque il principale responsabile dei propri successi e dei propri fallimenti, sempre, comunque, in ogni caso.
Su questo non c'è dubbio.
Diciamo però che quanto meno su Pantani un minimo di accanimento è innegabile ci sia stato.
Le innumerevoli cause penali, gli innumerevoli articoli di giornale, il trattamento da appestato contro una persona che, ricordiamo, non è mai stato trovato positivo all'antidoping. Mai.
Lui è stato fragile, probabilmente si è anche dopato, non ha avuto la forza di reggere il calo di quei consensi che lo avevano sempre accompagnato e poi si è fatto travolgere dalla depressione, ma il trattamento che ha ricevuto è e resta indegno.
La gogna poteva essere una punizione accettabile nel medioevo, resta contraria ad ogni rispetto dei diritti umani, e lui l'ha subita per sette lunghi anni.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by francilive »

ShoFunaki wrote:E Garzelli e Simoni che dissero di non aver a che fare nulla col doping furono pizzicati con i valori alti poco dopo.
Mi spieghi cosa c'entrano Garzelli e Simoni con Pantani? Così, giusto per capire la tua linea di ragionamento.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by Scorpyon »

Bah, io mi ricordo anche di questo Pantani:

«Rieccoci. Anche oggi il Pirata non sarà tale, anche oggi verrà umiliato da avversari troppo più in forma di lui, anche oggi la salita lo respingerà, anche oggi sarà costretto ad arrampicarsi sugli specchi alla ricerca di alibi impossibili per giustificare un'altra sconfitta cocente».
Mancano 13 chilometri alla fine della dodicesima tappa dell'87esimo Tour de France, la Carpentras-Mont Ventoux. 13 chilometri di ascesa tremenda, contro un colosso di pietra e contro un vento bastardo che soffia impetuoso senza pietà sul gruppo: come se già non fosse sin troppo difficile. C'è qualcuno davanti, gente partita in fuga sin dal mattino, ma non farà troppa strada. I migliori gli sono già addosso, uno ad uno Agnolutto, Nicolas Jalabert, Mattan, García Acosta, Hervé vengono risucchiati. Resisteranno coi protagonisti veri solo Vinokourov e Botero.
Mancano 13 chilometri e Lance Armstrong ha messo i suoi sergenti a tirare il collo al gruppo. Hamilton e Livingston impongono un ritmo che succhia le energie ai rivali della maglia gialla. Zuelle cede, cede Moreau e pure Piepoli. Si staccano Escartin e Jiménez. Otxoa ed Heras. Laurent Jalabert. Mancano 13 chilometri: Marco Pantani perde contatto col gruppetto dei migliori. Molla. Soffre. Sputa l'anima, ma non riesce a tenere le ruote degli spietati americani e di Ullrich, Beloki, Virenque, che invece non lasciano la presa.
A 13 chilometri dalla vetta del Mont Ventoux i tifosi italiani non avrebbero più motivo per continuare ad assistere a una vera debacle: Bartoli, fino alla partenza il miglior azzurro in classifica, si è arreso non appena la strada si è innalzata. Pantani l'ha fatto ora. Fine delle trasmissioni.
Livingston termina fiato e forze, si lascia sfilare, il ritmo del gruppetto torna a livelli più umani: si riavvicina Heras, lo fa anche Pantani, che cerca di non perdere la testa. Restare agganciati ora può significare ritrovare energie inattese più avanti. Ritorna pure Jaja. Poi si stacca ancora, e Pantani con lui.
Attacca Heras a meno 11, risponde Armstrong, si ricompattano, sono in 6: ci sono sempre Virenque, Beloki, Ullrich, è stato ripreso Botero. A 10 dall'arrivo Pantani è dato per morto, e lui ovviamente si rialza sui pedali. Rallentano ancora davanti, rientra ancora lui. Tira Ullrich, Armstrong controlla. Il tedesco forza, il Pirata si stacca per l'ennesima volta. Niente da fare, non ce la fa più. Non è all'altezza.
Finisce la vegetazione, intorno tutto è brullo, sole e vento e pendenze non concedono tregua. Mancano 6 chilometri, la sagoma rosa, il luccichìo della pelata sudata, la sofferenza negli occhi, tutto questo riappare in coda al plotoncino dei migliori.
Incredibile ma vero: Pantani c'è ancora, non ha desistito, intravede un lumicino in fondo al tunnel. Raccoglie tutto quello di cui può disporre, tende tutti i nervi, dà fondo al suo orgoglio e scatta. Scatta, prende tutti di sorpresa. Heras gli va dietro, lui insiste, lo riprendono. Virenque è in difficoltà. A 4 chilometri dalla vetta Marco riparte: il vento lo respinge.
Ci riprova dopo un altro chilometro, lo insegue Beloki, Armstrong si cura solo di Ullrich. A meno 2 Pantani finalmente riesce ad andarsene. Solo. Un sogno ridiventato realtà. Ma Armstrong dà una nuova dimostrazione di potenza, emerge e con quattro pedalate si riporta sull'italiano. I due collaoborano, vanno al traguardo. Il texano, rispettoso, rinuncia alla volata e poi dichiara: "Marco meritava la vittoria, probabilmente potevo ripartire, ma lui meritava di vincere".
E Pantani ha vinto, Pantani di nuovo sul podio, Pantani rinato. "Per una simile impresa mi serviva quella stabilità, quell'autostima che ho ritrovato forse solo oggi. Non ho la condizione sperata, sopperisco con la determinazione, non ho ceduto allo sconforto anche se all'inizio della salita non avevo il giusto colpo di pedale: e dopo una grande sofferenza ho ritrovato smalto e voglia di far fatica". Sensazioni a caldo di un uomo che si è ritrovato. E si è fatto ritrovare, nel modo sperato da tutti: vittorioso su una montagna.


Marco Grassi (13 luglio 2000)


Poi Armstrong dichiarò che lo aveva fatto vincere e lui rispose in quest'altra maniera (peccato per l'inizio dell'articolo che sa un pò di beffa letto dopo tanto tempo)..

Un giorno avrà 80 anni e probabilmente sarà ancora arzillo, e ogni tanto magari inforcherà la sua vecchia bicicletta e andrà a scalare qualche collinetta, giusto per mettersi un po' alla prova. Poi tornerà a casa, e, ancora sudato, aprirà l'album dei ricordi, chiamerà a raccolta i suoi 13 nipotini e inizierà a raccontar loro le giornate migliori della sua vita. Vita ciclistica, s'intende, ma tanto da sempre si dice che pedalare è proprio una metafora del vivere, quindi molte esperienze dell'una o dell'altra attività tenderanno a coincidere.
E tra le migliori giornate di un'esistenza ricca di soddisfazioni ma anche di molte cadute, il vecchio Marco Pantani non potrà dimenticare di parlare di quel 16 luglio del 2000. Quando vinse a Courchevel, al Tour. Quando dimostrò di saper ancora scalare le montagne meglio di chiunque altro.
Quel giorno Pantani non aveva avuto particolari difficoltà a superare il Galibier. Appena un po' di appannamento sulla Madeleine, quando Hervé aveva alzato l'andatura in favore del suo capitano Virenque, ma si era subito ripreso. In fuga in quel momento c'erano Otxoa, Vidal, Jiménez, García Acosta, Arrieta e gli italiani Nardello, Commesso e Lelli. Avevano 5' di vantaggio sul gruppo, da cui a un certo punto era fuoriuscito il solito Botero, con l'obiettivo di raggiungere i primi e un posto sul podio.
La discesa della Madeleine aveva visto tutti gli uomini di classifica procedere insieme e riunirsi con alcuni gregari che si erano staccati in precedenza. Botero si stava davvero riportando sui fuggitivi (un rendimento eccezionale per il colombiano), Otxoa sarebbe stato un importante ausilio per lui sulle prime rampe dell'ascesa finale. Una salita di 20 chilometri, dopo 3 dei quali lo scalatore della Kelme scattava portandosi appresso Jiménez e Nardello.
A 15 chilometri dalla fine Pantani decise che era arrivato il momento: scattò, mise in atto un forcing che segò le gambe di tutta la compagnia. Il primo a rotolare fu Ullrich, stravolto. Armstrong resistette con Livingston, ma il suo fido giannizzero si smarrì presto. E anche Virenque non seppe tenere per più di poche centinaia di metri il ritmo imposto dal romagnolo. La lotta si ridusse ancora una volta ad una sfida tra il texano e l'italiano con gli occhi di ghiaccio.
«La rabbia in me era tanta, ieri Lance mi è scattato in faccia con troppa esuberanza mentre tiravo, è vero che è padrone della corsa, ma doveva avere più rispetto. Questa cosa mi era rimasta sullo stomaco». Così, a fine tappa, Pantani aveva giustificato la sua animosità, espressasi compiutamente quando di chilometri all'arrivo ne mancavano solo 5. Davanti era scattato Jiménez, né Botero né Nardello gli si erano potuti opporre. Ma il vantaggio sul gruppetto del Pirata, infoltito dall'arrivo di Heras dalle retrovie, andava diminuendo. Era dunque ai 5 chilometri che Pantani partiva irrefrenabile verso la grande vittoria.
«Finalmente ho staccato Armstrong», e andava via «avendo ritrovato il colpo di pedale dei vecchi tempi». Riprendere Nardello (Botero era già stato risucchiato prima) era uno scherzo.
L'insistente frequenza della sua azione riportava Pantani in breve anche sull'ultimo ostacolo fra lui e il traguardo: Jiménez. Ripreso e superato ai 3 chilometri con incredibile naturalezza lo spagnolo, il Pirata iniziava ad assaporare il successo vero, tutto suo, ottenuto senza omaggi da parte dei rivali (Armstrong sul Ventoux). Il resto del mondo era lì dietro ad arrancare, Marco volava, e aveva già in mente le lacrime di commozione che avrebbe versato sul podio e la dedica da mettere sulla foto-ricordo di quel giorno: «Alla mamma, che ha sofferto per me e con me per tutto quest'ultimo maledetto anno».



Marco Grassi (16 luglio 2000)


Quel Tour lui lo provò a vincere.... provò a recuperare quei 9 minuti che lo tenevano lontano dal "ritorno", ci provò, scattò da lontano ma i compagni di fuga non lo aiutarono e lui andò in crisi (anche la dissenteria)... «Ho provato a far saltare il Tour, sono saltato io»
Probabilmente fu l'ultimo vero Pantani.
Lui ha provato a reagire, tantissime volte ma tantissime volte si è trovato contro o la sorte o qualche giornale che lo affossava per ogni cosa.
Basta vedere quel Giro d'Italia del 2003...

Chi conosce la storia di Pantani, l'ha vissuta sulla propria pelle NON può non amarlo.
In quel giorno della sua morte non sono riuscito a trattenere le lacrime perché conoscevo quell'artista della bicicletta, quell'uomo fantastico in ogni suo particolare.
Chi ci sputò sopra e chi ci sputa sopra tuttora non merita il mio rispetto.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by Paperone »

io mi ricordo ancora quando ricevetti il messaggio dalla TIM, quello con le notizie ANSA, che informava della morte del Pirata.
non ci volevo credere, sono rimasto di sasso per svariati momenti
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by all3n »

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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by Sberl »

Marco è stato l'ultimo grande eroe del ciclismo romantico. Nessuno, nessuno credo potrà mai dare le stesse emozioni che ha dato Marco in quei fantastici anni.
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by lebronpepps »

Paperone wrote: io mi ricordo ancora quando ricevetti il messaggio dalla TIM, quello con le notizie ANSA, che informava della morte del Pirata.
non ci volevo credere, sono rimasto di sasso per svariati momenti
Io ricordo che stavo aspettando l'All Star Saturday,e per la prima e unica volta ho panto per la morte di uno sportivo...
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Re: Il ciclismo, Mendrisio = Cadeeeeeeeel Evans

Post by Sberl »

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A me questa canzone mette sempre i brividi. Fortissimi.
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