ed è dal 2010 che gioca anche in estateandreaR wrote:strepitoso cavani, strepitoso, sono 2 anni e mezzo che comanda e guida il napoli in posizioni che per uomini e gioco non dovrebbero essere alla loro portata, immenso
Serie A [2012-13]
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Re: Serie A [2012-13]
se i videogiochi avessero realmente influenzato la nostra esistenza, ora vivremmo in enormi stanzoni bui, mangiando pillole ascoltando musica elettronica ripetiva
"il culo è ripartito malissimo tra gli esseri umani" (cit.)
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Re: Serie A [2012-13]
Giocatore sensazionale.andreaR wrote:strepitoso cavani, strepitoso, sono 2 anni e mezzo che comanda e guida il napoli in posizioni che per uomini e gioco non dovrebbero essere alla loro portata, immenso
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Re: Serie A [2012-13]
Italia, paradiso fiscale dei calciatori
Aliquote più basse di Spagna e Uk
Gli sportivi lasciano il Belpaese in cerca di nuovi stimoli e stadi pieni. I dirigenti si lamentano per le aliquote più vantaggiose all'estero, ma in realtà sono più vantaggiose solo in Francia e nei campionati secondari
MILANO - Sorpresa. L'Eldorado dei calciatori è l'Italia. Niente Spagna, niente Inghilterra: è l'Italia il paese con l'imposizione fiscale più vantaggiosa per gli sportivi milionari. A patto - ovviamente - di voler giocare in campionato di primo livello e non voler emigrare verso Svizzera o Slovacchia. E sì perché un calciatore con uno stipendio di due milioni di euro in Serie A paga 874mila euro di imposte contro il milione della Liga spagnola, i 927mila euro della Premier League inglese e gli 876mila euro della Bundesliga tedesca. Insomma la tassazione resta più bassa di quella dei concorrenti anche dopo il contributo di solidarietà del 3% introdotto dal governo Monti per la parte eccedente i 300mila euro di reddito.
Certo qualche stella potrebbe scegliere il campionato francese dove l'imposta si ferma a 806mila euro, ma solo fino a quando il presidente Francois Hollande non riuscirà a imporre la super tassa sui redditi milionari: l'aliquota del 75% è stata bocciata dalla Corte costituzionale, ma l'inquilino dell'Eliseo non ha intenzione di mollare la prese e promette battaglia. A costo di assistere a una vera e propria migrazione di transalpini - come Gerard Depardieu - sta già pensando a una nuova forma di tassa patrimoniale.
Insomma dallo studio di Kpmg sulla diversa imposizione fiscale all'interno dell'Unione europea emerge un progressivo allineamento tra i singoli Paesi come negli auspici della Commissione che nella sua raccomandazione di dicembre chiedeva una maggiore armonizzazione tra i governi membri. Una strategia volta a disincentivare gli spostamenti da un Paese all'altro solo alla ricerca di una più favorevole imposizione fiscale.
Una raccomandazione che colpisce come un boomerang il mondo del calcio - italiano - mettendone a nudo tutti i limiti: mentre l'Uefa discuteva di fair play finanziario i club italiani si lamentavano della fuga dei calciatori verso la Spagna dove ad aspettarli c'era la "legge Beckham". La norma, introdotta nel 2005, prevedeva un'aliquota di tassazione ridotta dal 43% al 24% per tutti i lavoratori stranieri in Spagna con introiti superiori ai 600mila euro annuali. Una legge pensata per attrarre cervelli dall'estero, ma che, invece, ha attirato - soprattutto - piedi fini: da Beckham a Kakà fino a Ibrahimovic. Una norma che per i dirigenti italiani era fumo negli occhi, ma che una volta abolita, ha rivelato la fragilità dell'economia calcistica made in Italy e lo scarso appeal del campionato. Come dimostrano le numerose società in vendita e i pessimi risultati a livello di competizioni europee.
(07 gennaio 2013)
http://www.repubblica.it/sport/calcio/2 ... -50065644/
Aliquote più basse di Spagna e Uk
Gli sportivi lasciano il Belpaese in cerca di nuovi stimoli e stadi pieni. I dirigenti si lamentano per le aliquote più vantaggiose all'estero, ma in realtà sono più vantaggiose solo in Francia e nei campionati secondari
MILANO - Sorpresa. L'Eldorado dei calciatori è l'Italia. Niente Spagna, niente Inghilterra: è l'Italia il paese con l'imposizione fiscale più vantaggiosa per gli sportivi milionari. A patto - ovviamente - di voler giocare in campionato di primo livello e non voler emigrare verso Svizzera o Slovacchia. E sì perché un calciatore con uno stipendio di due milioni di euro in Serie A paga 874mila euro di imposte contro il milione della Liga spagnola, i 927mila euro della Premier League inglese e gli 876mila euro della Bundesliga tedesca. Insomma la tassazione resta più bassa di quella dei concorrenti anche dopo il contributo di solidarietà del 3% introdotto dal governo Monti per la parte eccedente i 300mila euro di reddito.
Certo qualche stella potrebbe scegliere il campionato francese dove l'imposta si ferma a 806mila euro, ma solo fino a quando il presidente Francois Hollande non riuscirà a imporre la super tassa sui redditi milionari: l'aliquota del 75% è stata bocciata dalla Corte costituzionale, ma l'inquilino dell'Eliseo non ha intenzione di mollare la prese e promette battaglia. A costo di assistere a una vera e propria migrazione di transalpini - come Gerard Depardieu - sta già pensando a una nuova forma di tassa patrimoniale.
Insomma dallo studio di Kpmg sulla diversa imposizione fiscale all'interno dell'Unione europea emerge un progressivo allineamento tra i singoli Paesi come negli auspici della Commissione che nella sua raccomandazione di dicembre chiedeva una maggiore armonizzazione tra i governi membri. Una strategia volta a disincentivare gli spostamenti da un Paese all'altro solo alla ricerca di una più favorevole imposizione fiscale.
Una raccomandazione che colpisce come un boomerang il mondo del calcio - italiano - mettendone a nudo tutti i limiti: mentre l'Uefa discuteva di fair play finanziario i club italiani si lamentavano della fuga dei calciatori verso la Spagna dove ad aspettarli c'era la "legge Beckham". La norma, introdotta nel 2005, prevedeva un'aliquota di tassazione ridotta dal 43% al 24% per tutti i lavoratori stranieri in Spagna con introiti superiori ai 600mila euro annuali. Una legge pensata per attrarre cervelli dall'estero, ma che, invece, ha attirato - soprattutto - piedi fini: da Beckham a Kakà fino a Ibrahimovic. Una norma che per i dirigenti italiani era fumo negli occhi, ma che una volta abolita, ha rivelato la fragilità dell'economia calcistica made in Italy e lo scarso appeal del campionato. Come dimostrano le numerose società in vendita e i pessimi risultati a livello di competizioni europee.
(07 gennaio 2013)
http://www.repubblica.it/sport/calcio/2 ... -50065644/
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Re: Serie A [2012-13]
l'ho cercato e finalmente trovato..defendthestar wrote:mi hanno appena detto che ieri lotito ha dato del suo meglio ai microfoni di MP.. qualcuno c'ha il video sottomano
??
http://www.youtube.com/watch?v=zCNpgPtYAC0
sono frocio di quest uomo ahahhaha
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andreaR
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Re: Serie A [2012-13]
è il capo.

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Re: Serie A [2012-13]
Il Siena sta perdendo uno scontro diretto importante. 6 pt di penalizzazione sono tanti, rimonte ci sono sempre state, ma mi sa che la prima retrocessione annunciata è vicina.
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shilton
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Re: Serie A [2012-13]
Più che altro hanno dato via Calaiò, uno dei pochi che ha dimistichezza con il gol in quella rosa.boantos wrote:Il Siena sta perdendo uno scontro diretto importante. 6 pt di penalizzazione sono tanti, rimonte ci sono sempre state, ma mi sa che la prima retrocessione annunciata è vicina.
Se non prende qualcuno di simile, son dolori.


Shilton meglio di Buffon (Pap)Raramente in vita mia ho visto dal vivo compiere interventi simili (Dazed)
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Re: Serie A [2012-13]
Anche Larrondo tra l'altroshilton wrote:Più che altro hanno dato via Calaiò, uno dei pochi che ha dimistichezza con il gol in quella rosa.boantos wrote:Il Siena sta perdendo uno scontro diretto importante. 6 pt di penalizzazione sono tanti, rimonte ci sono sempre state, ma mi sa che la prima retrocessione annunciata è vicina.
Se non prende qualcuno di simile, son dolori.
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Re: Serie A [2012-13]
Larrondo avrà fatto 10 goal a dir tanto da quando è a Siena
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Re: Serie A [2012-13]
Quindi meglio giocare senza attaccanti o con Vergassola attaccante?ghista wrote:Larrondo avrà fatto 10 goal a dir tanto da quando è a Siena
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Re: Serie A [2012-13]
si parlava di gente con dimestichezza del goal mi sembra
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Re: Serie A [2012-13]
Si parlava del Siena che dava via Calaiò, e oltre a dare via Calaiò, ha dato via anche Larrondo, rimanendo con Paolucci, Bogdani, Reginaldo e Campos.ghista wrote:si parlava di gente con dimestichezza del goal mi sembra
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Re: Serie A [2012-13]
Più che altro hanno dato via Calaiò, uno dei pochi che ha dimestichezza con il gol in quella rosa.......
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Re: Serie A [2012-13]
Lotito ti rincoglionisce in maniera tale che ti viene da dargli ragione anche se negasse l'olocausto, ed abbozzarla li.
la giocata propria.......(cit.)
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Re: Serie A [2012-13]
Come ogni anno di questi tempi, Deloitte - azienda di consulenza e revisione economica - ha stilato la Football Money League, la top 20 delle società mondiali di calcio per fatturato, riguardanti il 2011/12. I dati sono sorprendenti, ma non troppo. Perché le prime sei posizioni rimangono sostanzialmente invariate rispetto all'anno scorso, con tutti i club che hanno aumentato i propri introiti. A comandare la classifica è sempre il Real Madrid, che ha sforato il mezzo miliardo di euro, con i suoi 512 milioni, 33 in più del 2010/11. Il Barça insegue a ruota con 483 (+33, come il Real), poi c'è il Manchester United oltre i 399 (+32), Bayern Monaco a 368 (+47), Chelsea e Arsenal - rispettivamente a 322 (+73) e 290 (+41) - che si scambiano di posto. La prima novità, manco a dirlo, è al settimo posto, dove l'anno scorso c'era il Milan (che comunque ha alzato i suoi introiti di 21 milioni di euro, da 235 a 256) mentre ora c'è il Manchester City con 285 milioni (record con +116 grazie alla vittoria della Premier).
BAYERN O MILAN? BATTAGLIA PERSA - In parole povere, nelle prime 9 posizioni di classifica, c'è una sola italiana, cinque società della Premier (Liverpool oltre a quelle già citate), due della Liga e una tedesca. La differenza con la Bundes - a parte il trend decisamente invertito, con società che crescono anche grazie agli introiti delle Coppe - è che il Milan si insedia all'ottavo posto, a 113 milioni di euro di distanza rispetto alla prima potenza teutonica. Una forbice che ben spiega il motivo per cui un mostro sacro come Guardiola abbia scelto la guida di un club così forte economicamente, capace di competere con sceicchi e multimilionari russi ad armi quasi pari. La differenza fra Bayern e le prime in classifica è dettata dalla differenza di suddivisione dei diritti televisivi: in Italia sono prioritari, e senza le entrate dei canali satellitari il movimento andrebbe a implodere. Discorso uguale per le due spagnole, che si dividono (da sole) il 50% dei diritti tv della Liga (con il calcio iberico che rischia il fallimento un giorno sì e l'altro pure). In Germania solo il 25% del fatturato arriva dalle tv, nel caso del Bayern quindi un 90 milioni di euro circa. Pure senza diritti, quindi, sarebbe davanti al Milan.
IL TRIANGOLO NO - Lasciando quindi fuori classifica le inglesi - decisamente troppo più forti economicamente - il gancio arriva dal parallelismo fra Juventus e Borussia Dortmund, rispettivamente decima e undicesima. I gialloneri hanno una politica aggressiva e commerciale per il proprio stadio, con prezzi quasi stracciati e un sold out pressoché garantito sia in coppa (65 mila spettatori) che in campionato (oltre le 80 mila unità). In un anno il balzo della società della Ruhr è di 51 milioni di euro nonostante la prematura uscita dalla fase ai gironi della Champions League, mentre la Juve - grazie allo stadio - è migliorata di 41. Va detto che in prospettiva quella bianconera è l'azienda migliore tra le italiane, ma la differenza - minima, 6 milioni - con un club che nel 2007 rischiava il fallimento inquadra bene il ricambio generazionale che è in atto. Perché la Bundes è un prodotto in crescita, la Serie A in perdita, dei diritti tv si è già parlato. Con l'allargamento a 4 società in Champions per i tedeschi la differenza è destinata ad aumentare. Dodicesima è l'Inter, con 185 milioni (4 in meno del Borussia), ma che è crollata in un anno da 211, meno ventisei netto, nonostante la cessione di Eto'o e la partecipazione in Champions: il ridimensionamento continuerà anche nel prossimo esercizio (e conseguentemente nel rapporto Deloitte).
PIANGERE SUL LATTE VERSATO - Germania 2006 ha fatto tutta la differenza possibile e immaginabile rispetto a Italia 90. I mondiali, nonostante siano commercialmente ed economicamente una stangata per l'economia (qualunque paese esso sia), danno la capacità di rinnovare strutture e infrastrutture, stadi di proprietà e non. Se non sei in Italia, dove per inaugurare una tangenziale ideata per Italia 90 si apre nel 2005 (laddove si apre, come a Bergamo). Ovviamente la legge sugli impianti langue tra Parlamento e Senato da troppo tempo perché - dopo aver sfruttato l'occasione Italia 90 - tutti hanno intenzione di guadagnare il più possibile. Salvo poi vendere a prezzo di saldo terreni sconfinati perché c'è da rientrare nei conti entro un determinato giorno (Comune di Torino per la Juventus), altrimenti si blocca tutta una macchina diplomatica, con conseguente commissariamento. Il singolo episodio non rende giustizia a tutte quelle particolarità che andrebbero viste una a una, ma ben si confà a un paese che non riesce a uscire dalla propria impasse.
FAIR PLAY FINANZIARIO E REALI EFFETTI - Vuoi vedere Neymar con la maglia della tua squadra del cuore? E' molto più probabile che finisca fra Liga e Premier, e magari fra qualche anno pure nella Bundesliga. Da noi potranno arrivare i Pastore e i Muriel, gente in rampa di lancio che fa benissimo e che crea plusvalenza (a patto di aspettarli, in provincia), con il nostro campionato che piano piano si trasformerà in quello portoghese - nella peggiore delle ipotesi - oppure in quello olandese: la Eredivisie, ogni anno, sforna pretedenti al titolo. Che però non fanno mai - o quasi mai - strada nelle competizioni internazionali. Benvenuti nel nuovo calcio, quello importato da Cragnotti negli anni 90. Perché non è più uno sport, ma un business, e senza soldi si può al massimo acquistare Llorente a parametro zero. Un gran colpo, ma decisamente lontano dai fasti del 1997, quando Ronaldo all'Inter - per quarantotto miliardi di lire - inaugurava una stagione di campioni e scorpacciate, con le sette sorelle e il campionato più bello del mondo. Andato in soffitta, probabilmente per sempre.
BAYERN O MILAN? BATTAGLIA PERSA - In parole povere, nelle prime 9 posizioni di classifica, c'è una sola italiana, cinque società della Premier (Liverpool oltre a quelle già citate), due della Liga e una tedesca. La differenza con la Bundes - a parte il trend decisamente invertito, con società che crescono anche grazie agli introiti delle Coppe - è che il Milan si insedia all'ottavo posto, a 113 milioni di euro di distanza rispetto alla prima potenza teutonica. Una forbice che ben spiega il motivo per cui un mostro sacro come Guardiola abbia scelto la guida di un club così forte economicamente, capace di competere con sceicchi e multimilionari russi ad armi quasi pari. La differenza fra Bayern e le prime in classifica è dettata dalla differenza di suddivisione dei diritti televisivi: in Italia sono prioritari, e senza le entrate dei canali satellitari il movimento andrebbe a implodere. Discorso uguale per le due spagnole, che si dividono (da sole) il 50% dei diritti tv della Liga (con il calcio iberico che rischia il fallimento un giorno sì e l'altro pure). In Germania solo il 25% del fatturato arriva dalle tv, nel caso del Bayern quindi un 90 milioni di euro circa. Pure senza diritti, quindi, sarebbe davanti al Milan.
IL TRIANGOLO NO - Lasciando quindi fuori classifica le inglesi - decisamente troppo più forti economicamente - il gancio arriva dal parallelismo fra Juventus e Borussia Dortmund, rispettivamente decima e undicesima. I gialloneri hanno una politica aggressiva e commerciale per il proprio stadio, con prezzi quasi stracciati e un sold out pressoché garantito sia in coppa (65 mila spettatori) che in campionato (oltre le 80 mila unità). In un anno il balzo della società della Ruhr è di 51 milioni di euro nonostante la prematura uscita dalla fase ai gironi della Champions League, mentre la Juve - grazie allo stadio - è migliorata di 41. Va detto che in prospettiva quella bianconera è l'azienda migliore tra le italiane, ma la differenza - minima, 6 milioni - con un club che nel 2007 rischiava il fallimento inquadra bene il ricambio generazionale che è in atto. Perché la Bundes è un prodotto in crescita, la Serie A in perdita, dei diritti tv si è già parlato. Con l'allargamento a 4 società in Champions per i tedeschi la differenza è destinata ad aumentare. Dodicesima è l'Inter, con 185 milioni (4 in meno del Borussia), ma che è crollata in un anno da 211, meno ventisei netto, nonostante la cessione di Eto'o e la partecipazione in Champions: il ridimensionamento continuerà anche nel prossimo esercizio (e conseguentemente nel rapporto Deloitte).
PIANGERE SUL LATTE VERSATO - Germania 2006 ha fatto tutta la differenza possibile e immaginabile rispetto a Italia 90. I mondiali, nonostante siano commercialmente ed economicamente una stangata per l'economia (qualunque paese esso sia), danno la capacità di rinnovare strutture e infrastrutture, stadi di proprietà e non. Se non sei in Italia, dove per inaugurare una tangenziale ideata per Italia 90 si apre nel 2005 (laddove si apre, come a Bergamo). Ovviamente la legge sugli impianti langue tra Parlamento e Senato da troppo tempo perché - dopo aver sfruttato l'occasione Italia 90 - tutti hanno intenzione di guadagnare il più possibile. Salvo poi vendere a prezzo di saldo terreni sconfinati perché c'è da rientrare nei conti entro un determinato giorno (Comune di Torino per la Juventus), altrimenti si blocca tutta una macchina diplomatica, con conseguente commissariamento. Il singolo episodio non rende giustizia a tutte quelle particolarità che andrebbero viste una a una, ma ben si confà a un paese che non riesce a uscire dalla propria impasse.
FAIR PLAY FINANZIARIO E REALI EFFETTI - Vuoi vedere Neymar con la maglia della tua squadra del cuore? E' molto più probabile che finisca fra Liga e Premier, e magari fra qualche anno pure nella Bundesliga. Da noi potranno arrivare i Pastore e i Muriel, gente in rampa di lancio che fa benissimo e che crea plusvalenza (a patto di aspettarli, in provincia), con il nostro campionato che piano piano si trasformerà in quello portoghese - nella peggiore delle ipotesi - oppure in quello olandese: la Eredivisie, ogni anno, sforna pretedenti al titolo. Che però non fanno mai - o quasi mai - strada nelle competizioni internazionali. Benvenuti nel nuovo calcio, quello importato da Cragnotti negli anni 90. Perché non è più uno sport, ma un business, e senza soldi si può al massimo acquistare Llorente a parametro zero. Un gran colpo, ma decisamente lontano dai fasti del 1997, quando Ronaldo all'Inter - per quarantotto miliardi di lire - inaugurava una stagione di campioni e scorpacciate, con le sette sorelle e il campionato più bello del mondo. Andato in soffitta, probabilmente per sempre.
Se Marotta mi porta Lisandro ora e Llorente a luglio, giuro che non lo criticherò mai più ( Leather 23.01.13)