rene144 wrote:
Squadre competitive composte (prevalentemente) da italiani fornirebbero più possibilità, anche di sognare, a chi pratica lo sport. Oggi un ragazzo di 12 anni che va a prendere la mazza in mano guarda il massimo livello italiano e lo trova zeppo di... non-italiani mediocri. Idem per la nazionale. E se uno pratica uno sport minore (di qualsiasi tipo), lo pratica per passione. Per arrivare ai massimi livelli, con ambizione, e non per soldi. Questo significa la A1 (IBL), la nazionale. Se togliamo questa possibilità, sostanzialmente "assoldando" gente, togliamo un bello stimolo.
Paolo54 wrote:
Manca il collegamento con quei ragazzi che stanno sul diamante. Basta andare ad un torneo giovanile per capire la differenza. Il livello è quello relativo al giovanile, ma il pathos è tutt’altra cosa. Ogni genitore è in ansia per la prestazione del proprio figlio e di conseguenza per i suoi compagni. Esiste pertanto un “collegamento”.
La stessa cosa vista da due angolazioni e, a mio avviso, uno dei punti chiave.
Ci si riempe tanto la bocca della parola "professionismo", ma qui professionisti non lo potremo essere per un bel po' (etichette a parte).
Come mai non ci sono gli spettatori che avevamo nel passato?
In passato il bambino in tribuna non vedeva in campo cinque dominicani (nulla contro di loro, sia chiaro), piuttosto cinque juniores che vedeva allenarsi nel campo accanto durante la settimana.
Ma no, non necessariamente in campo. Una volta chiamarono per un week-end il catcher della juniores a ricevere nel bullpen in serie-A; la sera c'erano gli striscioni per lui (ovviamente i suoi compagni).
Certo che manca il collegamento.
Alcuni anni fa (già in periodo di vacche magre), quando ancora andavo a vedere la serie-A su tutti i diamanti dell'Emilia-Romagna, vidi due partite consecutive all'Europeo. Il venerdì la partita degli stranieri, tecnicamente elevata, tribune semivuote. Il sabato sera lanciava Salsi, ragazzo locale, magari non un fenomeno; un sacco di giovani in tribuna che facevano il tifo per lui (amici? compagni di università?...).
Ci sono quei cento appassionati che saranno sempre allo stadio, qualunque sia il livello. I cinque dominicani quanti ne portano in più grazie al loro livello più alto? Se ognuno di questi fosse un ragazzo del luogo è plausibile che porti amici, colleghi (compagni di scuola se è giovane), e i più piccoli che contano di diventare come lui.
Eh, sì, è una visione poco "professionistica", ma sicuramente abbastanza realistica.
Infine, visto che abbiamo tutti offerto suggerimenti a chi nelle alte sfere della FIBS dovrebbe sapere come si vende il prodotto, mi permetto un consiglio pure io: leggersi "Veeck as in Wreck" di Bill Veeck. (Ha diversi decenni, ma spero che si abbia l'umiltà di ammettere che qui, in termini di marketing, non siamo più avanti della MLB degli anni '70 - poi, forse non lo ammettono, ma i front office MLB, ancora oggi sfruttano le idee del rivoluzionario Veeck).