Re: The truth is out there
Posted: 23/06/2010, 23:54
Innanzitutto mi scuso se non rispondo a tutto passo passo. Di spunti ce ne sarebbero ma, se devo essere sincero, ora non ho voglia di rispondere punto per punto. E' ovvio però che una risposta te la devo, non fosse altro che per l'impegno che ci hai messo a scrivere quel post :D
Dici alcune cose condivisibili. Altre molto meno. Tra le cose condivisibili ci metto sicuramente quella della necessità di un maggiore controllo. Se proprio vogliamo fare un discorso generale, allargherei il tutto ai dipendenti statali in genere. E se la vedi in questa maniera, capisci che il problema è atavico e di non facile soluzione. Come ho detto in precedenza, ci sono insegnanti che non lavorano, o lavorano male. Ma questi ce ne sono in ogni categoria lavorativa. Alcune di queste sono terreno fertile per i nullafacenti, altre molto meno. Ma anche qui, la responsabilità di chi è? Di certo non degli insegnanti competenti e capaci che finiscono per avere una considerazione generale pessima (anche peggio della tua) per colpa loro. Troviamo un modo OGGETTIVO di valutare gli insegnanti, e tutti siamo d'accordo. Ma che sia oggettivo, di certo non giudizi degli studenti, ad esempio. Credo non ci sia bisogno di spiegare il perchè.
Venendo alle cose che non condivido, credo che tutto sia riassumibile principalmente in questo:
Ma se vogliamo andare aldilà di questo discorso, e prendere come esempio la tua scuola o una come la tua, anche in questo caso quello che dici non è fattibile. Perchè un buon insegnante che vuole giustamente bocciare un alunno perchè non ha fatto niente tutto l'anno, quando arriva il consiglio di classe (che per la cronaca non avviene come da te descritto, c'è anche qualcuno che è interessato al lavoro che fa e non ha come unico interesse andare a casa il prima possibile) deve scontrarsi in primis con gli insegnanti incapaci, e in seguito con una generale politica scolastica. E mi spiego. Se si facesse come dici tu, in ogni classe dovremmo bocciare almeno la metà degli alunni, ecco che a quella scuola l'anno successivo non si iscrive più nessuno. E' triste, ma una scuola al giorno d'oggi deve anche "vendersi", e sto parlando dal punto di vista di un preside. Ed ecco perchè i dirigenti scolastici cercano di mantenere una certa politica, che limiti le bocciature al minimo indispensabile. Ovviamente tutto questo che ho detto non è esauriente, spero solo di aver fatto capire il messaggio per cui gli insegnanti non detengono il potere assoluto in una scuola, come tu dici. E anche se l'avessero, bisognerebbe capire se quelli capaci avrebbero modo di esercitarlo.
E per finire, dato che ho scritto anche più di quanto volessi, io non ho mai voluto ribaltare la responsabilità da insegnante all'alunno. Non ho mai detto nè pensato che debba essere l'alunno ad autodisciplinarsi, è evidente che non è così. Quello di cui io ho parlato è il RISPETTO, verso una persona che ha un ruolo fondamentale e spesso viene comunque preso a calci nel culo dalla società. Negli anni 50-60 gli alunni non erano geneticamente disciplinati, semplicemente anche il più scapestrato aveva rispetto verso l'insegnante. Bisogna riconoscere un ruolo di educatore a una persona per permettergli di educarti. Da un estraneo non ti fai redarguire perchè hai detto una parolaccia in casa tua, da tua madre magari si, perchè rispetti il suo ruolo. Se un insegnante ha a che fare con 30 ragazzetti che lo considerano il primo coglione venuto a dirgli 4 cazzate di cui a loro non importa, vedrai che diventa anche più difficile svolgere il ruolo di educatore.
Dici alcune cose condivisibili. Altre molto meno. Tra le cose condivisibili ci metto sicuramente quella della necessità di un maggiore controllo. Se proprio vogliamo fare un discorso generale, allargherei il tutto ai dipendenti statali in genere. E se la vedi in questa maniera, capisci che il problema è atavico e di non facile soluzione. Come ho detto in precedenza, ci sono insegnanti che non lavorano, o lavorano male. Ma questi ce ne sono in ogni categoria lavorativa. Alcune di queste sono terreno fertile per i nullafacenti, altre molto meno. Ma anche qui, la responsabilità di chi è? Di certo non degli insegnanti competenti e capaci che finiscono per avere una considerazione generale pessima (anche peggio della tua) per colpa loro. Troviamo un modo OGGETTIVO di valutare gli insegnanti, e tutti siamo d'accordo. Ma che sia oggettivo, di certo non giudizi degli studenti, ad esempio. Credo non ci sia bisogno di spiegare il perchè.
Venendo alle cose che non condivido, credo che tutto sia riassumibile principalmente in questo:
Secondo me non hai ben presente cosa vuol dire essere un bravo insegnante nella scuola. Quale sarebbe il potere che hanno gli insegnanti nella scuola? Quello di metterti la nota? Credevo stessimo parlando di un livello più alto di organizzazione, ma tant'è. Quello che tu dici semplicemente non è fattibile, e per una serie di motivi. Innanzitutto devi considerare che le scuole non sono tutte come la tua, bella o brutta che sia. Non esistono solo i licei, non esistono soprattutto solo i licei delle grandi città. Esistono decine di realtà, alcune complicate, altre impossibili. Non esiste solo il ragazzetto figlio di famiglia che studia per poi andare all'università (e non c'è diprezzo ovviamente, appartengo anch'io alla categoria), c'è anche quello che va a scuola perchè costretto, c'è quello che non ha i genitori, c'è quello che la mamma fa la puttana e lo manda a scuola per avere la casa libera. E non sto estremizzando. Ovvio che non mi interessano i casi singoli altrimenti non se ne esce più, ma il punto è che un insegnante spesso è anche educatore, e in alcune realtà imparare gli integrali alla perfezione non è l'unico motivo per cui mettere un 6.Contropelo wrote: chi ha potere nella scuola? Gli insegnanti. E su questo non ci piove.
Ma se vogliamo andare aldilà di questo discorso, e prendere come esempio la tua scuola o una come la tua, anche in questo caso quello che dici non è fattibile. Perchè un buon insegnante che vuole giustamente bocciare un alunno perchè non ha fatto niente tutto l'anno, quando arriva il consiglio di classe (che per la cronaca non avviene come da te descritto, c'è anche qualcuno che è interessato al lavoro che fa e non ha come unico interesse andare a casa il prima possibile) deve scontrarsi in primis con gli insegnanti incapaci, e in seguito con una generale politica scolastica. E mi spiego. Se si facesse come dici tu, in ogni classe dovremmo bocciare almeno la metà degli alunni, ecco che a quella scuola l'anno successivo non si iscrive più nessuno. E' triste, ma una scuola al giorno d'oggi deve anche "vendersi", e sto parlando dal punto di vista di un preside. Ed ecco perchè i dirigenti scolastici cercano di mantenere una certa politica, che limiti le bocciature al minimo indispensabile. Ovviamente tutto questo che ho detto non è esauriente, spero solo di aver fatto capire il messaggio per cui gli insegnanti non detengono il potere assoluto in una scuola, come tu dici. E anche se l'avessero, bisognerebbe capire se quelli capaci avrebbero modo di esercitarlo.
E per finire, dato che ho scritto anche più di quanto volessi, io non ho mai voluto ribaltare la responsabilità da insegnante all'alunno. Non ho mai detto nè pensato che debba essere l'alunno ad autodisciplinarsi, è evidente che non è così. Quello di cui io ho parlato è il RISPETTO, verso una persona che ha un ruolo fondamentale e spesso viene comunque preso a calci nel culo dalla società. Negli anni 50-60 gli alunni non erano geneticamente disciplinati, semplicemente anche il più scapestrato aveva rispetto verso l'insegnante. Bisogna riconoscere un ruolo di educatore a una persona per permettergli di educarti. Da un estraneo non ti fai redarguire perchè hai detto una parolaccia in casa tua, da tua madre magari si, perchè rispetti il suo ruolo. Se un insegnante ha a che fare con 30 ragazzetti che lo considerano il primo coglione venuto a dirgli 4 cazzate di cui a loro non importa, vedrai che diventa anche più difficile svolgere il ruolo di educatore.