Mi scuso per la lunghezza, ma quando si tratta di sviscerare concetti complessi, non sempre lo si può fare in due parole. E io sono per la chiarezza.
Innanzitutto, quella che porta il nome della Gelmini, non è stata concepita da lei. Così come basta guardare in faccia a Gasparri per capire che non fu lui a partorire l'omonima legge (fu in realtà Marcello Pera), allo stesso modo, una legge sulla scuola che aumenta i tagli e monetizza tutto il monetizzabile, fa pensare alla coppia Tremonti e Brunetta che poi l'avrebbero passata alla Gelmini (d'altra parte, il ministro dell'Economia e della Funzione Pubblica non dovrebbero, in teoria, occuparsi dell'istruzione).
Dicono che gli studenti ne sappiano poco o nulla della riforma della scuola e che protestino per niente.
Il niente sarebbero i grembiulini, il sette in condotta, il maestro unico e magari le classi dell’apartheid padana. Ma se davvero fossero niente, allora perché la riforma? Riformi... il niente?
E se non prevedesse il taglio di classi, di scuole, di posti di lavoro, e di buon senso, perché affannarsi a vararla?
Per licenziare un po’ di bidelli? Ma no, dice la signora Gelmini la quale spiega che tagliando qui e là si rimetterà ordine al disordine scolastico, ci sarà più disciplina e più premi ai meritevoli.
Oh, come no, c'è la sua carriera a dimostrarlo: anni fa, la Gelmini si laurea e poi deve sostenere l'esame di abilitazione per diventare avvocato. Lei è di Brescia e l'esame dove lo sostiene? A Reggio Calabria, dopo aver appreso da un po' di statistiche che, nel capoluogo calabrese, coloro che superano l'esame sono più del triplo di quelli bresciani.
Premi ai più meritevoli? E come no! Facile, con il "Metodo Gelmini"
Qualche tempo dopo, la Gelmini stessa, dopo aver superato brillantemente l'esame a Reggio Calabria per essendo bresciana, dichiara che «nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell'istruzione».
Oh, che ottimo esempio di coerenza con le proprie idee!
MAESTRO UNICO.
Dall'anno prossimo, dovrebbe essere ripristinato. Anche se condita da una facciata
nostalgica ("oh, che bello, proprio come una volta!") questo accorcerà la scuola a 24 ore alla settimana,
a discapito del tempo pieno di otto ore che credo più o meno tutto abbiamo fatto.
E questo ricadrà sulla famiglie: a chi affideranno i figli i genitori che lavorano?
LE CLASSI PER STRANIERI.
Le motivazioni di questa norma, sarebbero date dal fatto che la presenza di stranieri rallentano il rendimento di una classe. Quindi bisognerebbe separarli ("apartheid"?)
Il che non ha senso. Sapeste quanti italiani ci sono in classe che rallentano gli altri e quanti stranieri che invece apprendono al volo! Ma d'altra parte, è pretendere troppo che lo capiscano i leghisti, ispiratori di questo punto della riforma.
Inoltre non ha senso per un altro motivo: "gli stranieri" è un concetto troppo ampio. C'è straniero e straniero. Ci sono egiziani, albanesi, cinesi, filippini, peruviani: fra di loro sono comunque "diversi", anche nella classe per stranieri ci sarebbe chi è più rapido o chi è più lento ad imparare.
Infine, fra i ragazzini, io rarissimamente ho visto forme di razzismo, a differenza del mondo degli adulti.
Condividono la passione per il calcio, per la musica, per le discoteche, per le ragazze, fanni i compiti assieme e, in virtù della giovanissima età (13, 14 anni), sono più portati a vedere gli altri come un'opportunità, più che un "nemico".
TAGLI, PRIVATIZZAZIONI E CHIUSURA DELLE SCUOLE
Questa, secondo me, è la parte più scellerata della riforma.
Sostanzialmente, sono gli articoli 13, 16, e 17 della legge 133 (
http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm)
I tagli sono stimati in circa 8 miliardi di euro.
La volontà del governo di fare cassa sulla scuola e l’università pubblica avrà effetti devastanti: al taglio dei finanziamenti e dell’organico si aggiunge il taglio delle scuole.
La ministra, infatti, ha dichiarato che verranno accorpati tutti gli istituti con meno di 600 alunni.
Molte scuole di provincia chiuderanno, con conseguenti disagi per tutti quegli studenti che non vivono in città.
Ma c’è un dato che è già aumentato ed aumenterà, ed è il numero degli studenti per classe.
Con più di 30 alunni il tempo che il docente potrà dedicare ai singoli studenti sarà sempre più limitato, limitando così l’efficacia della sua azione educativa, dato che buona parte del tempo dovrà essere impiegato per valutare piuttosto che per insegnare (e questo, signori miei, è fondamentale: la scuola non dovrebbe essere solo un posto dove si riceve un sei e mezzo o un cinque. Dico sul serio.)
Inoltre, cogliendo fior da fiore, cito l'introduzione della legge: “La presente proposta di legge introduce la possibilità per le scuole autonome di trasformarsi in fondazioni nonché di avere partner pubblici e privati, disposti a entrare nell’organismo di governo della scuola”
I cosiddetti “percorsi di eccellenza” saranno proposti da quelle poche scuole pensate per riprodurre l’élite dominante. Scuole che, grazie all’apporto di risorse private (attraverso l’inevitabile aumento delle tasse d’istituto e il denaro proveniente da aziende esterne opportunamente detassato) e a particolari finanziamenti pubblici (si propone di spartirli regionalmente e in base al “merito” delle scuole) avranno maggiore possibilità di dare un servizio di qualità a partire dall’assunzione dei docenti migliori. Non a caso nella medesima proposta di legge si propone la cancellazione delle graduatorie nazionali degli insegnanti: ogni scuola assumerà direttamente i propri docenti, e solo quelli che faranno comodo, cancellando così ogni forma di pluralismo e di libertà dell’insegnamento.
Per caratterizzare ancor più il carattere di classe della proposta di riordino delle medie superiori in questi giorni, nella discussione relativa all’area tecnica-professionale, tra le proposte in campo si parla di un triennio non uguale per tutti ma con un ultimo anno di orientamento per l’università o per il lavoro.
Viene così messa in discussione una delle conquiste storiche del ’68, cioè che anche chi proviene dai tecnici
e professionali possa fare l’università.
L’idea che sta alla base di queste proposte è semplice: solo chi ha soldi può permettersi di studiare, mentre per tutti gli altri si prepara un percorso di puro addestramento al lavoro.
L’offensiva della ministra (qualunque cosa significhi) non ha lasciato fuori le università: da Settembre le università pubbliche, con voto del solo Senato accademico, possono trasformarsi in “fondazioni di diritto privato” (art. 16).
La così creata fondazione sostituisce in tutto e per tutto l’università, acquisendone anche il patrimonio e “la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate”. Il tutto senza neanche dover uno straccio di imposta.
Quali caratteristiche avranno tali fondazioni? Lo deciderà sempre il Senato accademico che “contestualmente alla delibera di trasformazione” adotta “lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità”.
Ovviamente, “lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati”. Questi soggetti potranno finanziare le fondazioni universitarie, anche qui in modo totalmente esente da tasse e imposte, con la deducibilità dal reddito della somma versata e una riduzione del 90% delle spese notarili per le donazioni.
Il passaggio a fondazione, dunque la messa in discussione della propria natura pubblica, sarà per la maggior parte degli atenei una mossa obbligata, vista la mancanza di finanziamenti adeguati dallo Stato, le università dovranno trovarne aziende che hanno interesse a investire nelle fondazioni.
Un interesse, quello delle aziende, che come e più delle medie superiori, deriva dalla possibilità di decidere l’organizzazione, le regole e le caratteristiche della didattica all’interno delle fondazioni, così da poter creare dei corsi di laurea mirati esclusivamente al soddisfacimento delle necessità dell’azienda stessa, cancellando qualsiasi formazione culturale.
Una vera e propria svendita, signori miei!
Quanto alla Polizia per interrompere le manifestazioni, credo che veramente siamo alla follia.
A chi si ispira, il nostro Presidente? A Bava Beccaris?
Non sono stupito, da lui mi aspetto questo ed altro. E' fondamentalmente un governo reazionario, sfacciato, pacchiano, autoritario, fascista. E questi sono solo gli aspetti migliori! Shocked
"A cosa servono le occupazioni?"
Le occupazioni servono se te ne frega qualcosa del tuo futuro e dei tuoi figli o nipoti.
Alle superiori ti piacevano i consigli di classe, il poterti confrontare con gli altri, i consigli di istituto, l'aver voce in capitolo? Come credi si siano conquistate queste cose in passato? Anche con le occupazioni.
Che ingenuo sono stato io a credere che fosse difficile fare peggio della Moratti!
Credo davvero che la riforma Gelmini, che nasconde tagli e privatizzazioni ad aspetti di facciata, come il ritorno ai grembuilini e al sette in condotta, sia peggiore di quella dell'attuale sindaco di Milano.
Vi lascio con un discorso dei padri costituenti, Pietro Calamandrei, datato 1950, quando nè io, nè la Gelmini eravamo ancora nati.
Leggetelo, è di una attualità inquietante:
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire,
senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private.
Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato.
Lasciare che vadano in malora.
Impoverire i loro bilanci.
Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare.
Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico."
Chapeau.