Gerry Donato wrote:Però paragonare tutte le situazioni di veterani che cercano la vittoria non mi sembra possibile. Ci sono piccole sottigliezze e differenze che non possono essere ignorate.
La posizione di Allen è più grave rispetto ad altre per ragioni troppo enormi, che lui stesso conosce benissimo e decide di accettare.
Ma la più grave e abominevole di tutti è una, ovvero andare a giocare dove hai appena perso gli ultimi due anni.
Poi questo non toglie nulla al fatto che possa voler vincere, che possa aver spaccato (pure a ragione) con l'ambiente Celtics e che la visione del giocatore-lavoratore nella NBA è l'esatta trasposizione del mondo del lavoro degli USA (quoto in toto Safe sull'argomento).
Figuriamoci poi se toglie qualcosa alla grandezza dell'uomo e del giocatore, sublimi a prescindere.
E non è certo colpa di Miami se è sempre dal lato oscuro di queste manovre, perché chi vince esulta e chi perde spiega o rosica.
Ma non si può nemmeno far finta che le modalità vadano sempre bene a prescindere, perché se è vero che parliamo di professionismo ed agonismo ai vertici, parliamo pur sempre anche di sport. Ed allora, per definizione,
l'intrattenimento non può essere un elemento sempre così trascurato e sottomesso agli altri.
Io francamente stavolta ti seguo solo fino ad un certo punto.
Se un giocatore simbolo va in una squadra con cui c'è una rivalità molto forte, come Shaq quando è venuto ai tuoi Celtics (esempio a caso, solo il primo che mi viene in mente, per carità, ce ne sono altri), posso capire il ludibrio.
Se un giocatore pretende giocatori per restare, quando si accorge che con quelli non vince pretende il licenziamento di GM ed allenatore ed alla fine se ne va lo stesso, lasciando macerie, (come Lebron e, probabilmente, Howard) per me merita una ricca e variegata collezione di insulti.
Ma queste sono porcate evidenti che restano in mente proprio perchè sono rare, quando un giocatore vuole cambiare aria di solito lo si sa da tempo come pure quando i cicli sono alla fine.
Ed anche quando un giocatore compie una delle porcate di cui sopra, oggi non si da più l'ergastolo manco agli assassini, la collezione di insulti non può durare all'infinito, a meno di essere monomaniaci. Francamente per Lebron e Shaq li ho terminati da quasi due anni, se esce l'argomento posso magari dire che la loro scelta non l'ho condivisa, ma per me li finisce.
Ma al di la di questi casi, che sono pochi e specifici, non possiamo pretendere che un giocatore la pensi come noi e condivida esattamente le nostre opinioni. Quando Shaq è andato agli Heat, per restare all'esempio di cui sopra, accettando 20 milioni mentre dai Lakers ne pretendeva 30, ci sono rimasto male, ed anche parecchio, ma che diritto avevo di compiere le scelte per lui? Avrà compiuto la scelta che riteneva più opportuna per la sua carriera, come aveva fatto anni prima quando era venuto ai Lakers. Allora dovremmo ancora oggi contestare Rodman, che è andato a pochi KM dalla sua Detroit per vincere ancora a Chicago, quando prima metteva all'opera le Jordan rules per fermare il suo nouvo compagno di squadra? A fine carriera, quando i 40 si avvicinano inesorabilmente (Allen è a 37, se non ricordo male), hai avuto enormi riconoscimenti individuali, la tua carriera si è sviluppata in almeno 3 città differenti, non è certo legata ad un solo posto, se hai bisogno di stimoli per giocare ancora, tipo la possibilità di vincere, perchè mai dovremmo sindacarla? Non c'è certo una rivalità tale fra Heat e Celtics da offendere i tifosi, alla fine se voleva giocare per il titolo le possibilità vere sono solo Heat, Thunder e Chicago, le altre contender dell'anno scorso sono vecchiotte e dipendono tanto da scelte da fare in off season, avrebbe rischiato di andare a trovarsi peggio di come si trovava ai Celtics, che, ne converrai, per un certo tempo non hanno possibilità vere di lottare per il titolo, con o senza Allen, ne converrai.
Un ciclo è finito, state provando a farne nascere un altro, non è certo un reato a 37 anni dire che non si ha voglia di ripartire da zero e cercare nuovi stimoli dove ci sono, non è certo un reato compiere scelte simili a quelle che hanno compiuto anche alcuni grandi del passato. Oltre a Rodman, magari Harper e Odom che perdevano dai Lakers quando erano ai Clippers e poi ci sono andati a giocare, o Kerr che da Cleveland è andato a Chicago e poi per vincere ancora agli Spurs, oltretutto con una capatina a Portland in mezzo.