nefastto wrote:
puoi mettere tutti i mediatori linguistici che vuoi ma è innegabile che si perda moltissimo tempo. Vero è che i bambini non sono tutti uguali e c'è chi arriva prima e chi dopo ma partire dalla stessa base linguistica aiuta e molto.
E su che basi lo affermi? E' un fenomeno che hai studiato?
Scusa, io ho fatto una tesi sui mediatori lunguistico-culturali nelle classi elementari a Monza. Non si perde tempo. Si progredisce insieme, e nella maggior parte dei casi alla fine del processo i bambini stranieri sono in grado di affrontare una lezione normale da soli e hanno buona confidenza con gli insegnanti e con il resto della classe (con cui, spesso, iniziano a prendere contatto ben prima di parlare la lingua italiana in maniera funzionale).
Vai in una di queste classi e chiedi all'insegnante cosa ne pensa di questa soluzione. Non solo lo aiuti, ma gli dai la possibilità di svolgere il proprio lavoro supportato da un altro punto di vista. Non tagli il programma, al massimo lo ridisegni sulla base di altre possibilità.
Spiace constatare che la pluralità è da questo governo considerata un ostacolo all'apprendimento (si veda il provvedimento pro maestro unico). Al contrario, la molteplicità di punti di vista è l'unico modo per garantire ad un bambino un'educazione completa e il più possibile scevra da pregiudizi.
nefastto wrote:
A me hanno sempre insegnato che una cosa è funzionale proprio perchè funziona. E poi creare classi dove gli stranieri possono imparare anche meglio per me è un'ottima garanzia dei diritti civili. Diritti che ricordono valgono anche per i cittadini italiani
Funzionale vuol dire che funziona, non vuol dire che è giusto. L'etica è una materia a parte.
Ai bambini italiani non stai negando nessun diritto civile se metti un mediatore in classe che aiuti il bambino straniero a raggiungere un livello di competenze adatte ad affrontare una lezione da solo. Nessuno. Perché, come ho già spiegato, non ne stai mutilando il processo di apprendimento. Al massimo lo stai rallentando, per un breve periodo (ribadisco, solo per un breve periodo), senza contare il patrimonio immenso che un bambino straniero (e relativi mediatori) possono portare al sistema classe in termini di apporti culturali differenti, con cui un bambino italiano di norma non potrebbe mai entrare in contatto.
A un bambino straniero in una classe di stranieri stai negando il diritto ad un apprendimento paritario rispetto a quello degli italiani, gli suggerisci che è un bambino inadatto a stare con dei bambini italiani, senza contare che a vivere fuori dalla classe non ne si capisce il reale funzionamento, le regole tacite, non si negoziano i ruoli con gli insegnanti e i propri compagni.
Lo stai consapevolmente segregando. Puoi farlo, basta ammettere che si tratta di segregazione.
BruceSmith wrote:
la figura apposita va benissimo, ma non credo che si possano seguire i bambini stranieri in maniera capillare.
D'accordo, ma prima di saperlo non si può provare? Non riusciamo a farlo con tutti, quindi non lo facciamo con nessuno? Boh, a me questa sembra una scorciatoia.
BruceSmith wrote:
guarda che io ho parlato esclusivamente di classi "miste" (è brutto ma rende l'idea).
E' una soluzione che non mi piace, e ne ho spiegato i motivi più in alto in questo post. Magari può essere una soluzione d'emergenza, ma l'integrazione non si ottiene affrontando la questione sempre come un'emergenza.
Mi scuso se ho male interpretato il post precedente.