Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Dazed and Confused
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Dazed and Confused »

doc G wrote: Cavolo, due racconti belli lunghi miei, ne sto postando un altro, vari di Toni, e Dazed ne commenta uno vecchissimo di Pap.
Mi sa che comincerò a mandargli i racconti per PM.
Sono indietro sul topic giusto di quella decina di pagine :fischia:. Tu continua a postare eh, prima o poi (forse) riuscerò a stare al passo con la lettura. :D
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

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Roma, un mattino del XX secolo. Un uomo vestito di un gessato grigio di una stoffa leggera introdusse alcune monete in un parchimetro imprecando fra sé e sé; si guardò intorno, guardò l’ingresso del centro accoglienza immigrati della Caritas, imprecò nuovamente e si mise in cammino. Un’ora e mezzo per trovare uno straccio di parcheggio, a mezz’ora di cammino dallo studio di quel tizio. Era tentato di andare da un altro; che diamine, quello era probabilmente l’unico studio professionale nel rione Regola.
L’uomo giunse faticosamente in campo dei Fiori e percorse brevemente un viottolo; si fermò davanti al n. 8 e lesse la targa: “Claudio Anselmi - Architetto - V piano”. Finalmente era arrivato. Entrò nell’androne ed ebbe la nuova sorpresa: il palazzo non era dotato di ascensore. Fu ripetutamente tentato di rivolgersi ad un altro professionista, poi si decise e salì. Davanti alla porta, l’ansimare dell’uomo quasi riuscì a coprire il suono del campanello. La porta venne aperta da un giovane dal viso gioviale, poco più che trentenne, in maniche di camicia.
“Puff... l’architetto Anselmi, per favore. Ho un appuntamento.”
“Mi segua.”
Il giovane attraversò rapidamente la stanza d’ingresso ed entrò in una nuova stanza, piuttosto ampia, adibita a studio. Una parete era integralmente coperta da una libreria in legno, molto lineare, probabilmente realizzata su misura. Una scrivania settecentesca era posta davanti alla finestra, arricchita da un bel lume in stile; stampe antiche di buona fattura arricchivano le pareti, ma il tutto era un poco in contrasto con un tavolo da disegno tecnico che occupava quasi metà della stanza.
“Dov’è l’architetto?”
“Sono io.”
“Come lei? Me l’aspettavo... come dire... diverso.”
“Me lo dicono tutti. Ad ogni modo, mi dica, cosa posso fare per lei?”
“Io ho un casolare da ristrutturare, in Campania. So che lei è specializzato nel recupero di antichi fabbricati; alcuni amici mi hanno parlato molto bene di lei...”
“Le hanno parlato bene? Mi fa piacere; in realtà è pochissimo tempo che ho aperto questo studio ed anche di restauri non ne ho seguiti molti; ho diretto qualche lavoro quando mi trovavo presso lo studio associato Tarallucci e Vino, ma non credevo che fossero in molti a ricordarsi di me; la cosa mi fa molto piacere. Sa, è la prima volta che un cliente viene da me perché ha sentito parlare bene.”
“Si mi hanno parlato molto bene. Comunque si capisce subito che ha aperto uno suo studio da poco, sa?”
“E da cosa si capisce?”
“Da diverse cose... ad esempio, dico si può aprire uno studio qui? Vede, è di una scomodità unica!”
“Scomodo? Venga con me.”
Il giovane architetto si alzò e si avvicinò alla grande finestra posta alle sue spalle.
“Venga.”
A malincuore l’uomo si avvicinò anche lui alla finestra. L’architetto, con uno sguardo rapito, fece un largo gesto con la mano destra, indicando la selva di tetti che si schieravano sotto di loro:
“Guardi, non è meraviglioso? Questa è la Roma più Roma che ci sia a Roma. La possibilità di vivere qui vale qualsiasi scomodità.”
L’uomo sembrava sempre più perplesso e dubbioso
“Bha. Se lo dice lei ! A me basta poterla contattare in futuro con il telefono. Il casolare da ristrutturare si trova a Capo Miseno, sa, vicino Pozzuoli, fra il golfo di Sorrento e quello di Gaeta...”
“Conosco discretamente, è una zona che mi piace molto. Peccato per la densità della popolazione.”
“Non dove si trova il casolare: è in cima ad una montagna... bhe, montagna, in cima ad una collina, a picco sul mare. Sono abbastanza isolato. Da alcune finestre si vedono Ischia e Procida... vedrà, un bel posto.”
“Non vedo l’ora di vederlo.”
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Mi sa che per ora rallento la frequenza, un post alla settimana credo basti...
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

Piccola quotidianità andata, come intermezzo..  :01:

Il buongiorno..

Ore 7:20 circa

(Piccoli tagli alle mani) Ogni tanto succede: Una delle due corse del bus salta. Così quando arriva l'altra; quella che da seconda (ri)diventa unica, ci si distribuisce in stile sardine dentro la scatola. Così arrivi a lavoro già stanco. Già stressato. (Persone che non si parleranno mai. Le vedi che si guardano; qualcuna si sorride anche. Ma si tratta di sorrisi di circostanza. Lo potresti ritenere un inizio. Pensi che quelle persone dovrebbero/potrebbero muovere un passo l'una verso l'altra; ma non lo faranno. Quei sorrisi isolati rappresentano una barriera invalicabile. Non la abbatteranno perchè dimostrano di non volerlo fare.) Si va. L'autista di oggi ha dato sfoggio della sua integrità e della saldezza dei suoi principi: appena ha visto che eravamo tutti lì ed ha capito che la sua sarebbe stata l'unica corsa, ha annunciato che non sarebbe partito. No, no. Troppo pieno. Il bus è piccolo. No, assolutamente. E che avrebbe chiamato i carabinieri. Invece chiama il suo responsabile. Dialogo in dialetto meneghino (sì, c'è ancora qualcuno che lo parla..), battute, risate. Ha ancora il sorriso sulle labbra quando chiude le porte e parte. Ma sai com'è: quando hai imparato ad andare in bici non lo dimentichi più; e noi le sardine le  abbiamo già fatte in passato. C'è anche la giusta quantità di nebbia, che rende tutto più suggestivo. E il gomito che chi ti sta vicino ti infila nelle costole nemmeno lo senti. Alla prima frenata brusca gli pianti una ginocchiata. Quando alza gli occhi verso di te gli rivolgi un sorriso amabile. (La vita è una jungla.) Acque basse sui rifiuti del naviglio a queste latitudini. Ma si corre. Si corre. Almeno tra un semaforo e l'altro. Ti guardi con l'autista e capisci che avete raggiunto un'intesa: I temerari che vorranno salire lo faranno dalla porta dietro. Che qui davanti siamo già abbastanza. Oddio, nel frattempo dietro si starà sempre peggio. Ma a qualcuno tocca, no? (Con tutta la possibile buona volontà, e i buoni sentimenti.. siamo tutti quanti il pezzo di merda di qualcuno..) E vai..
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

lo scrivo, così sono obbligato a mantenere la parola: finiti gli esami, fra una decina di giorni, voglio iniziare a scrivere.
non sarà un racconto, più una avventura a puntate, che continuerò nel tempo
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

4

In verità non fu troppo difficile per Claudio organizzare il suo soggiorno fuori Roma. Non fu necessario neanche preoccuparsi di cercare delle imprese e chiedere preventivi: aveva già fatto tutto il mandante, Gerardo Sansevero. Era veramente insopportabile, però Claudio doveva riconoscergli notevoli capacità di organizzazione ed una notevole efficienza.
Per quanto riguardava gli impegni presi in precedenza, che naturalmente Claudio aveva fatto pesare a Sansevero come difficoltà quasi insormontabili, si limitavano in realtà ad uno studio per un rifacimento di una facciata di una palazzina degli anni sessanta al Testaccio ed un progetto per l’arredamento della camera da letto di un macellaio della Garbatella, tutte cose che poteva finire in fretta o terminare anche fuori Roma.
Rimaneva ormai solamente il problema maggiore: spiegarlo a Lei.
Non che Lei fosse esageratamente possessiva e gelosa, ma tra loro da tempo c’era qualche problema, lei era sempre nervosa, si inalberava per qualsiasi sciocchezza, si lamentava in continuazione e poi tanto valeva ammetterlo, lei era proprio esageratamente possessiva e gelosa, praticamente una autentica rompiscatole.
Claudio alzò la cornetta del telefono, respirò profondamente tre o quattro volte, quindi compose il numero, ma al primo squillo attaccò rapidamente, quindi respirò profondamente cinque o sei volte, ripeté fra sé e sé che in fondo lei avrebbe sicuramente capito, respirò profondamente una diecina di volte, quindi compose il numero e stavolta attese. Uno, due, tre squilli, forse non c’è, quattro, cinque squilli, non c’è, ora attacco, quindi la voce di lei risuonò nella cornetta.
“Chi è?”
“Ciao Silvia! Sono Claudio.”
“Ciao. Come mai telefoni? Di solito non chiami mai, ti devo sempre telefonare io, se telefoni è solamente per dirmi che non puoi vedermi, ma guarda che ho comprato i biglietti per questa sera da una vita…”
“I biglietti?”
“Ma sì, il balletto su spartito di musica dodecafonica, il Pierrot lunare di Shoemberg, l’evento culturale dell’anno!”
“Sì, mi ricordo, il balletto di quattro ore…”
“Ecco, so già che vuoi dirmi che sei impegnato, ma io vado da sola, guarda, non mi faccio più imbrogliare da te, la verità è che tu ti vanti tanto della tua cultura, architetto, archeologo, ma poi ogni volta che ti organizzo una bella attività tu non vuoi venire, ricordo ancora domenica scorsa; per portarti alla mostra dei pittori espressionisti - surrealisti della scuola di Seattle…”
“Lascia stare la scuola di Seattle. Senti, stasera mi sottoporrò a quella tortura otorinica…”
“A quella cosa? La musica dodecafonica una tortura?”
“Si, vabbè, come vuoi, però il problema non è stasera, il fatto è che ho preso un lavoro vicino Napoli, una ristrutturazione…”
“Bene, e con questo?”
“Il fatto è che sono anche il progettista ed il direttore dei lavori, dovrò stabilirmi lì per qualche mese…”
“Sì, sì. Vai dove vuoi per tutto il tempo che vuoi.”
“Per ora dovrò solamente fare qualche sopralluogo, poi, fatto il progetto, dovrò trasferirmi, però non sarà necessario per me essere presente tutti i giorni, all’inizio sì, poi potrò andare lì due o tre giorni la settimana…”
“Sì, sì, tanto lo so che per te conta solo la carriera.”
“Come solo la carriera? Guarda che non sto battendo un chiodo, non sono nelle condizioni di scegliermi il lavoro!”
“Certo, non sei nelle condizioni di scegliere, forse sono io che avrei dovuto scegliere meglio il ragazzo.”
“Ma dai, cosa stai dicendo? Ne parliamo stasera…”
“Stasera puoi risparmiarti la tortura. Vado da sola.”
“Ma come da sola? Dai, passo a prenderti…”
“Ho detto che vado da sola!”
Detto ciò la ragazza attaccò la cornetta non senza una certa violenza. Claudio iniziò a comporre nuovamente il numero, poi si fermò, rifletté un attimo e quindi compose un numero con decisione.
“Mario? Stasera che fate, ci andate al pub? Sì? Cosa fanno? Un concertino dal vivo di musica jazz! Certo che sono dei vostri!”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by PENNY »

Comincio a credere di amare Woody Allen in quanto in lui e nella sua visione pessimistica della vita mi ci ci ritrovo in pieno.L'insensatezza assoluta della nostra esistenza è impossibile da sopportare e chi non trova conforto nella religione è inevitabilmente portato a essere pessimista.è talmente lapalissiana la crudeltà e la disperazione della vita che sarebbe quantomai stupido ignorarla.Pensare di trovare conforto in fugaci speranze è quantomai utopistico vista la condizione di eterna sofferenza che siamo costretti a sopportare.Tutto ciò che ci allieta è solo fugace,la realtà è che la continua cupezza di ciò che ci circonda satura i nostri sensi,basta poco a farci sperare e ancor meno a farci capitolare.Ognuno di noi ha la sua croce,l'unica differenza sta nel riconoscerla ed accettarla.Coloro i quali trovano la risposta a questa immane soffernza in una vita ultraterrena mi sembrano solo dei poveri pazzi che si nascondo dietro a un dito,dietro a qualcosa creato ad arte da noi stessi e instilato nella nostra anima dalla notte dei tempi.Perchè mai dovrebbe esserci un senso?Solo perchè è troppo difficile accettare che non ci sia?
Dio??Chi sarebbe questo fantomatico essere che si bulla delle nostre sofferenze,che gioca con le nostre vite e che in sintesi niente di buono ha fatto per noi gente del mondo?
Non vedo altra soluzione che una continua ed eterna depressione,inframezzata da rapidi quanto fugaci  momenti di benessere,momenti destinati ad essere mosche bianche nella desolazione della nostra esistenza.
Fui buttato fuori dall'Universita' il primo anno.  Mi scoprirono mentre copiavo allo scritto di metafisica.Sbirciavo nell'anima del mio vicino.

Non so se Dio esista. Ma se esiste spero che abbia una buona scusa.

Grazie a Dio sono ateo.

Grazie Woody.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Grazie Toni, grazie Penny, iniziavo a sentirmi solo....
In tema di naufraghi, mi pareva di essere come Tom Hanks con mr. Spalding....
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

doc G wrote: Grazie Toni, grazie Penny, iniziavo a sentirmi solo....
In tema di naufraghi, mi pareva di essere come Tom Hanks con mr. Spalding....
Non sei solo, Doc.  :notworthy: Forse però è un periodo che i forumisti vanno fuori a conoscere gente (cit.) e disertano la lettura impegnata in offtopic.  :cheer:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

5

Il golfo di Gaeta si schiudeva davanti agli occhi di Claudio. Un intenso profumo di mare raggiungeva le sue narici, il caldo sole campano lo riscaldava; tutto era più bello di come avesse immaginato. Una fitta vegetazione mediterranea scendeva fino al mare in contrasto con le brulle colline che circondavano la casa, e poi la casa... molto più antica di quanto avrebbe mai potuto pensare: chiamarla casa era quasi offensivo. L’impianto era quello di una villa settecentesca, ma nelle immediate vicinanze erano abbastanza ben conservate le vestigia di un convento medioevale; Claudio non avrebbe saputo datarlo con esattezza, ma probabilmente era stato costruito dai Francescani o dai Dominicani subito dopo la morte dei Santi eponimi, fra il XIII ed il XIV secolo. Del convento era rimasta quasi intatto un piccolo chiostro e degli edifici a due piani che lo delimitavano, una torre circolare e la chiesa, una chiesetta a pianta basilicale, di stile gotico italiano, molto semplice ma molto suggestiva, con una cupola centrale.
Il sospetto che rendeva ancora più entusiasta Claudio era quello che, sotto i resti medioevali, si celassero resti ancora precedenti. Questo lavoro lo entusiasmava ogni momento di più. Quello che non capiva era come mai un lavoro del genere fosse stato assegnato proprio a lui. Gerardo Sansevero, il suo committente, sembrava un tipo in grado di pagarsi i professionisti più affermati, ed oltretutto sembrava tenere moltissimo a quel lavoro. Bhà. Era inutile porsi queste domande.
Fu proprio il suo committente a scuoterlo dai suoi pensieri.
“Non stia a ciondolare e venga, dobbiamo compiere una ispezione accurata e le debbo spiegare con esattezza cosa mi aspetto da lei.”
Camminarono per un poco intorno alla casa, discutendo con superficialità degli interventi da compiere. Sansevero parlava con un disinteresse quasi ostentato di intonaci, cornicioni, finestre; ripeteva in continuazione:
“Ho assunto lei, mi fido di lei, faccia lei.”
Quando finalmente giunsero all’antico convento, lì cambiò repentinamente atteggiamento: discuteva di ogni singolo particolare con grande interesse ed attenzione, dimostrando una preoccupazione maniacale per ogni particolare.
“Capito, architetto? Qui voglio che lei riapra il portale.”
“Dovrò sentire la sovrintendenza...”
“Nessun problema. Con la sovrintendenza me la sbrigo io. E poi, tutte queste strutture settecentesche... via tutto. Voglio che lei mi ripristini tutto esattamente come era nel medioevo. Inoltre, mi raccomando la cripta.”
“La cripta?”
“Sì, c’è una cripta sotto quella struttura, una volta era la cappella. Me la deve risistemare alla perfezione...”
“Non sarà uno scherzo. Il costo di un tale intervento...”
“Lasci stare i costi, che tra l’altro sono un problema mio, e mi faccia finire. Ritengo che sotto la cripta ci siano dei resti precedenti, me li trovi.”
“Resti?”
“Si, resti greci e romani, santo cielo, non mi faccia esasperare!”
“Mi scusi, ma io sono un architetto, mentre questo è un lavoro da archeologi; se mi permette vorrei interpellare delle persone che...”
“Nessuna persona. Voglio il massimo della riservatezza. Perché crede che mi sia rivolto a lei? Un architetto di trent’anni...”
“Trentaquattro.”
“Lei ha il vizio di interrompermi. Dicevo, un architetto che non ha concluso ancora nulla, ha fatto lavori di nessuna rilevanza...”
“Non mi offenda e mi spieghi perché mi avrebbe contattato.”
“Perché lei è membro della “Associazione per la difesa dei fori imperiali”, della associazione “Roma nascosta”, della associazione “Vestigia del passato”, nonché del ”Circolo romano archeologi dilettanti”.”
“Se per questo anche dell’associazione “Memoria storica”. In ogni caso la ringrazio, fa piacere essere apprezzati per la propria capacità professionale.”
“Non sia sciocco. Questa struttura vale miliardi. L’ho affidata a lei perché a me interessa tanto quello che c’è sotto quanto quello che c’è sopra.”
“Sotto? Cosa ci dovrebbe essere sotto?”
“Resti. Resti romani, greci e forse addirittura... le sembrerà un’idiozia, ma mi creda, non lo è, forse addirittura egizi.”
“E gli Egizi cosa venivano a fare qui in Campania, venivano a vedere le partite del Napoli? Oppure mangiavano la pizza a Mergellina?”
“Non sia irritante. Ho fatto le mie indagini e so quello che dico.”
“Non sia irritante? Senta, mi viene a dire che non so fare il mio mestiere e che mi dà lavoro perché nel mio tempo libero ho le sue stesse abitudini, poi mi viene a parlare di antichi Egizi a Napoli e pretende che io sia gentile...”
“A Cuma.”
“Come?”
“A Cuma non a Napoli. E poi stia calmo e non dica cose di cui si potrebbe pentire; le do la possibilità di svolgere un lavoro di prestigio, le consento contemporaneamente di seguire un hobby che le piace e oltretutto la pago bene. Non mi sembra che lei possa lamentarsi.”
“Mi paga per lavorare, non per potermi trattare male.”
“Non sottilizzi e mi ascolti. Qui vicino era l’antro della Sibilla di Cuma; si ricordi che in ognuna delle città qui vicino c’era un tempio di Iside...”
“E queste me le chiama prove?”
“Senta, gli Egizi avevano rapporti commerciali con i Greci, e poi io non cerco sicuramente una seconda tomba di Tuthankhamon, cerco resti ellenistici o addirittura di epoca romana.”
“La cosa cambia; di epoca romana forse, precedenti... ho dei dubbi. Comunque quello che io non capisco è come mai lei si rivolge a me: io non ho esperienza di archeologo.”
“Devo ristrutturare una casa, non ricorda? Mi serve un architetto, non un archeologo. L’unico architetto che conosco che si interessi anche di archeologia è lei, per questo mi sono rivolto a lei. Vede, nessun mistero.”
“Sarà, ma io non sono certo né un archeologo né un tombarolo, se troviamo qualcosa di importante voglio che si avverta la Sovrintendenza…”
“Non sia petulante, se troviamo qualche resto non avverto nessuno, se troviamo parecchie cose, non tema che ci penserò io.”
“Bene, e gli scavi dovrà effettuarli una équipe di esperti.”
“Senta, lei comincia a diventare veramente stancante, non ho chiamato lei per ricordarmi i miei doveri e le incombenze dettate dalla legge. Comunque stia tranquillo che conosco io qualche esperto. Da lei però mi aspetto discrezione.”
“Entro i limiti dettati dalla mia coscienza, la mia discrezione sarà assoluta.”
“Non ponga troppe condizioni, non mi obblighi a cercare un altro architetto.”
“Non la obbligherò.”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

sono in pari Doc, puoi andare :forza:
ti ricordo che io in agosto sono a casa, perciò non ho niente da fare, ergo mi devi intrattenere :naughty:

:applauso: anche a Tony e Penny
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Paperone wrote: sono in pari Doc, puoi andare :forza:
ti ricordo che io in agosto sono a casa, perciò non ho niente da fare, ergo mi devi intrattenere :naughty:

:applauso: anche a Tony e Penny
Agosto non preoccuparti, ci vorrà tutto per finire il racconto! Non ti scordare che le mie doti principali non sono certo la laconicità e la sinteticità.... :lol2: :lol2:
Preoccupati per il dopo, in quanto nel mio nuovo racconto sono arrivato a 60 pagine word, siano si e no a due terzi della stesura ma fatico ad andare avanti....
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

doc G wrote: Agosto non preoccuparti, ci vorrà tutto per finire il racconto! Non ti scordare che le mie doti principali non sono certo la laconicità e la sinteticità.... :lol2: :lol2:
Preoccupati per il dopo, in quanto nel mio nuovo racconto sono arrivato a 60 pagine word, siano si e no a due terzi della stesura ma fatico ad andare avanti....
i tuoi racconti sono talmente fluidi che potresti pubblicare un capitolo ogni 20 minuti che la gente non si stanca di leggerlo
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

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Paperone wrote: i tuoi racconti sono talmente fluidi che potresti pubblicare un capitolo ogni 20 minuti che la gente non si stanca di leggerlo
:lol2: :lol2: :lol2: :lol2: :lol2: :lol2:
Ricordami che ti devo un -k, appena posso te lo invio!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

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La notizia fu terribile. Le ginocchia cominciarono a tremargli, la voce non gli usciva, gli occhi divennero opachi.
“Non fissarmi così, Marco, neanche io sono contento, ma non posso fare altrimenti. Basta, vendo la Taberna e vado a fare il fattore in una villa non lontano da Lavinio.”
“Ed io, cosa farò?”
“Puoi rilevare la Taberna.”
“Ma non ho un sesterzio!”
“Allora puoi cominciare a chiedere lavoro al compratore.”
“Ma chi è il compratore?”
“Ancora non c’è.”
“E chiudete ugualmente?”
“Sì. La crisi è troppo forte, non posso tirare avanti qui a Roma.”
“Ma riusciamo ancora a vendere qualcosa ogni giorno...”
“Sì, ma perché faticare come uno schiavo tutto il giorno, quando posso andare a fare una vita molto migliore in villa?”
“Andate in villa e lasciate me a condurre la Taberna.”
“Si potrebbe anche fare. Conosci il lavoro, sei fidato... ma sia chiaro, io non metto più un solo sesterzio.”
“E come farò ad acquistare la merce?”
“Questo non è più un mio problema. Ora ti lascio, la mia presenza è richiesta altrove.”
“Ave.”
Marco fu sconvolto dalla notizia. Non che non si dovesse aspettare questo sviluppo da un momento all’altro, ma in cuor suo tentava di nascondersi questa possibilità, fingeva che questo non sarebbe mai potuto accadere.
Da solo a comprare e vendere cavoli, senza fondi. Anche il suo generale illirico avrebbe potuto fare ben poco per toglierlo dai guai.
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