500,405 Ai confini della realtà tra l’Umbria e le Marche si erge il massiccio del Monte Vettore,il più alto dei monti Sibillini.
Appena sotto la cima di quasi 2500 metri c’è una pozza d’acqua che gli ottimisti chiamano…lago…
E che si trova a cinque ore di cammino dal più vicino luogo abitato.
La leggenda narra che il lago di Pilato porti questo nome perché di Ponzio Pilato ne sarebbe il sepolcro…ma non abbiamo prove storiche a riguardo.
Nel deserto di quei monti impervi si è sviluppata una forma di vita del tutto originale che da molto tempo viene controllata con rigore scientifico applicando un metodo di repressione altrimenti chiamato “tutela”.
Nelle freddissime acque del Lago di Pilato vive dunque un antica razza di gambero il cui l’unico habitat conosciuto è quello specchio gelido e inospitale…
Scoperto durante il secolo scorso l'azacefalo è da allora oggetto di attenta sorveglianza a garanzia non sempre disinteressata della sua sopravvivenza a rischio di estinzione.
Il desiderio del caparbio crostaceo di uscire dal suo lago per combattere il pensiero dominante è infatti una delle forme più originali di resistenza conosciute…un simbolo della lotta per l’autodeterminazione contro un sistema che chiama ambientalismo quella che in realtà è un’imbarazzante difesa degli status quo…
Ogni giorno la “reazione” monta la guardia nel parco dei monti Sibillini,scruta il lago e quando il gambero sedizioso tenta di uscire dalla sua vasca per conquistare il mondo un urlo echeggia dalle rive per tutta la vallata…un urlo contro quelle giuste ambizioni di emancipazione.
Il grido
“FERMO!!!”
…imposto dal forestale marchigiano all’invertebrato in fuga da quell’eterna palude reclama la vendetta di ogni sincero democratico per l’ultima speranza di riscatto ormai rimasta…e troppo lungamente…
…costretta in prigionia…
Giordan wrote:
Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
La leggenda delle fate dei monti Sibillini, ancora oggi, sopravvive e anima le tradizioni popolari che si legano alla magia e al mistero del mito della Sibilla Appenninica.
Della storia di queste fate non si ritrovano tracce nei racconti e nei miti del contado ascolano, ma soltanto nelle narrazioni tramandate delle zone di montagna comprese tra il monte Vettore e il massiccio del monte Sibilla.
Sui Sibillini esistono molti luoghi segnati dal passaggio di queste creature, infatti, oltre alla grotta delle fate, ci sono: le fonti delle fate, i sentieri delle fate e la "strada delle fate".
Queste costituivano la corte stessa della Sibilla e con essa dimoravano all'interno della sua grotta.
Si muovevano tra il lago di Pilato, dove secondo la tradizione si recavano per il pediluvio, e i paesi di Foce, Montemonaco, Montegallo, tra il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto di Castelluccio di Norcia e Pretare, dove ancora oggi una rappresentazione detta la discesa delle fate custodisce e rievoca la memoria della loro presenza.