Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaat

La gente vuole solo il goal
Locked
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

Mentre pare che non avrà luogo a procedere il processo alla Telecom, Tavaroli parla sui giornali, in un'intervista fiume nella quale contrappone la sua verità a quella dei PM, che considerano le investigazioni frutto delle sue idee, e non invece come dichiarato da lui stesso, frutto di ordini provenienti dall'alto...
PARTE 1
A leggere i giornali, e qualche anticipazione del documento che annuncerà oggi la chiusura delle indagini del pubblico ministero di Milano, l'affaire Telecom sembra essersi sgonfiato come un budino malfatto. Più o meno, si sostiene che fossero all'opera, in Telecom, soltanto un mascalzone (Giuliano Tavaroli) e un paio di suoi amici d'infanzia (Emanuele Cipriani, un investigatore privato, e Marco Mancini, il capo del controspionaggio del Sismi). La combriccola voleva lucrare un po' di denaro per far bella vita e una serena vecchiaia. I "mascalzoni" avrebbero abusato dell'ingenuità di Marco Tronchetti Provera (presidente) e di Carlo Buora (amministratore delegato). Tutto qui.

L'affaire Telecom è stato dunque, secondo quest'interpretazione, soltanto un bluff mediatico-giudiziario utilizzato (o, per alcuni avventurosi osservatori, organizzato) da circoli politici per sottrarre al "povero" Tronchetti la società di telecomunicazioni.

La ricostruzione è minimalista. Evita di prendere in esame, anche soltanto con approssimazione, la sequenza dei fatti accertati (a cominciare dalla raccolta di migliaia di dossier illegali); la loro pericolosità; i protagonisti (alcuni mai nemmeno nominati); un multiforme network di potere che condiziona ancora oggi un'imprenditoria debole senza capitali e una politica fragile senza legittimità: imprenditoria e politica sorrette, protette o minacciate - secondo convenienza - da alcune burocrazie della sicurezza. È nelle pieghe di questi deficit e contraddizioni italiani che è fiorito l'affaire, uno scandalo che nessuno - a quanto pare - ha voglia di affrontare. Vedremo se lo farà la prudente magistratura di Milano.

Per definire almeno la cornice del "caso" e gli attori e un metodo e qualche fondo fangoso, Repubblica - nel corso del 2008 - ha avuto sei colloqui (a Bereguardo, Milano e Albenga) con un Giuliano Tavaroli convinto già da tempo (e quel che accade sembra dargli ragione) che "nessuno avrà interesse a celebrare il "processo Telecom". Nessuno: né i pubblici ministeri, né gli imputati, né la Telecom vecchia, né la Telecom nuova. Ma io non sono e non farò né accetterò mai di essere il capro espiatorio di questo affare. Io vorrò con tutte le mie forze il processo e nel processo vorrò vederli in faccia ripetere quel che hanno riferito ai magistrati. Il mio vantaggio è che tutti - tutti - hanno mentito in questa storia, e io sono in grado di dimostrare che le informazioni che ho raccolto sono state distribuite in azienda perché commissionate dall'azienda e nel suo interesse... Ne ho sentite di tutti i colori. Come Marco Tronchetti Provera che nega di aver mai avuto conti all'estero, come se non sapessi che per lo meno fino al 2006 i suoi conti erano a Montecarlo".

Tavaroli lamenta di essere stato "messo in mezzo" per aprire la strada all'inchiesta Abu Omar. E' il "signore della sicurezza" Telecom. I pubblici ministeri devono intercettare gli uomini del Sismi che hanno cooperato con la Cia per sequestrare illegalmente il cittadino egiziano, sospettato di essere un terrorista. Con i buoni rapporti di Tavaroli con il Sismi, l'operazione sarebbe stata a rischio. "Così - dice Tavaroli - hanno cominciato a indagare su di me in modo strumentale. Sì, strumentale. Potrei farvelo leggere nelle carte. Nelle carte c'è scritto. Dispongono la perquisizione nel mio ufficio con un unico obiettivo: rimuovermi dal mio posto nella convinzione che, se non lo avessero fatto, non avrebbero avuto campo libero per le intercettazioni dell'inchiesta Abu Omar e quindi per l'ascolto decisivo dei funzionari del Sismi. Pensavano: questo Tavaroli se ne accorge e avverte il suo amico Mancini (era il capo del controspionaggio dell'intelligence) e noi non caviamo un ragno dal buco. Così sono finito nel tritacarne...".

Sarà, quel che è saltato poi fuori giustificava l'iniziativa penale, ma qui conta altro. E' vero o è falso che, nel tempo, si è creata una sovrapposizione operativa, una contiguità d'interessi tra l'intelligence di Stato, le security delle grandi aziende al servizio di obiettivi ora istituzionali ora politici ora economici, ora l'uno e l'altro? Un "sistema" che per alcuni anni ha avuto il suo centro nella Telecom di Marco Tronchetti Provera?

Tavaroli dice che, se si vuole davvero capire che cosa è accaduto in Telecom, bisogna andare indietro nel tempo.

Una data d'inizio.
"Questo metodo ha, se si vuole, una data d'inizio con la nascita del nucleo speciale di polizia giudiziaria a Torino, un gruppo che non aveva alcuna corrispondenza nell'Arma dei carabinieri. Esisteva soltanto lì a Torino, dove il generale Dalla Chiesa era comandante (Tavaroli lo chiama sempre il Generale, e sembra di vedere la maiuscola). E' nel "nucleo" che nascono l'operazione di Frate Mitra che conduce all'arresto di Renato Curcio o all'arresto di Patrizio Peci. In quest'occasione furono "infiltrati" in Fiat - con l'assenso e la collaborazione della "sicurezza" dell'azienda - cinque operai "collaborazionisti": uno di essi fu poi reclutato dalle Brigate Rosse; fu l'uomo che indicò al Generale il "covo" di Peci.

Dopo questi successi il metodo trovò una "natura giuridica", una sistematizzazione legislativa. Non è che le nuove leggi lo prevedessero esplicitamente, ma rendevano possibile - meglio, tolleravano - quei sistemi se, in qualche modo, "controllati" dall'autorità giudiziaria. Diciamo che le linee di collaborazione con la magistratura si accorciarono e capitava che il pubblico ministero lavorasse gomito a gomito con il sottufficiale operativo senza la mediazione delle gerarchie. Nacquero le sezione speciali anticrimine. Con l'assassinio di Guido Rossa, comincia la collaborazione anche del Pci e dei sindacati. Ugo Pecchioli offre tutte le informazioni che i militanti e i sindacalisti raccolgono nelle fabbriche. Indicano tutti i nomi di coloro che, in fabbrica, sono o paiono essere vicini al terrorismo. Ci sono ancora in giro ex-sindacalisti che possono essere buoni testimoni di questo lavoro".

(Dunque, vediamo integrati in una sola "piattaforma", l'Arma dei carabinieri con un suo nucleo speciale, le procure alle prese con un "diritto speciale di polizia", le attività informative della più grande impresa privata del Paese, la Fiat, e del maggior partito di opposizione, il Pci, presente in modo massiccio nel sindacato e nelle fabbriche. Lo schema è destinato a riprodursi e, con la sconfitta del terrorismo, a deformarsi, a "privatizzarsi").

"Diciamo che nella lotta al terrorismo nacque un "sistema" e fu selezionata un'élite di professionisti, che è o è stata al vertice della security delle maggiori imprese italiane. Con i pool di magistrati, operavamo a stretto contatto, avevamo molte responsabilità anche di decisione. Accadde quello che nelle aziende si sarebbe chiamato "accorciamento della catena decisionale". Gli ufficiali in parte partecipavano e comprendevano l'importanza dell'esperienza, in parte avvertivano di avere meno potere: contavano le competenze e non il grado sulla spalla. Si forma così una generazione di uomini che emerge per il merito, la competenza. Siamo in un periodo di "leadership situazionali", ovvero di persone che prendono la leadership a seconda delle situazioni e delle circostanze, con grande flessibilità. E' in questo periodo che si afferma "la dittatura della conoscenza". Conta chi ha competenza e conoscenza e capacità di analisi. Ecco perché io e Marco Mancini ci affermammo nonostante fossimo soltanto dei sottufficiali: noi avevamo competenza e conoscenza. I generali avevano i gradi, ma né l'una né l'altra.

Nel dicembre del 1988, quasi con un colpo di testa - decisi d'istinto, dalla mattina alla sera, appena mi arrivò la proposta - lasciai l'Arma per l'Italtel. Ormai noi dell'Antiterrorismo ci giravamo i pollici. Molti si decisero a riciclare i loro metodi nella lotta alla criminalità organizzata. Non era per me. Io penso che la mafia ti rovini la testa, ti avveleni. Quando mi chiudo alle spalle la porta di casa, voglio poter lasciare fuori anche il pensiero del lavoro. Ma quando hai a che fare con gente che scioglie un bambino nell'acido, come fai a dimenticartelo? Te lo porti a casa, il lavoro. Andai via".

"Lo scambio delle figurine"
"Per il mondo della sicurezza privata, quelli, sono anni decisivi. Nel 1989 cade il Muro, implode l'Unione Sovietica. Le ragioni costitutive di una cultura della sicurezza, della sua organizzazione, metodo, visione del mondo vengono meno. Io ho 30 anni e sono consapevole che devo trasformarmi in un uomo di business. Comprendo subito che la sicurezza deve diventare una funzione dell'azienda, non restare - come era allora - un corpo separato dell'impresa. Tra il 1991/1992 nascono business intelligence, market intelligence, competitive intelligence... Un vecchio mondo si frantuma, prestigiosi "salotti" diventano polverosi e inutili. Mondi che prima erano separati da ostacoli, più o meno, invalicabili - o valicabili a prezzo di grandi rischi - entrano in costante comunicazione. A quel punto i servizi segreti che, con il mondo diviso in blocchi, erano monopolisti dell'informazione perdono, nello spazio di un mattino, la loro supremazia. E' uno scettro che passa nelle mani dell'impresa privata.

Italtel, per dire, aveva dopo il 1989 150/200 uomini in Urss e agiva con i governi delle singole repubbliche dell'ex-blocco sovietico mentre il Sismi faticava per infiltrare anche soltanto un uomo oltre le linee. Chi contava di più? Chi poteva avere più informazioni?
Queste condizioni creano un nuovo mercato. Comincia lo scambio delle figurine tra security private e servizi segreti. La parola d'ordine convenuta è "diamoci una mano". E' una collaborazione che cresce, si allarga e sviluppa senza uno straccio di protocollo, senza rendere trasparente e condiviso che cosa è lecito, che cosa non lo è. In ogni altro paese - Stati Uniti, Inghilterra, Francia - ci sono protocolli che regolano i rapporti tra imprese, sicurezza privata e servizi. Da noi, c'è un vuoto che ciascuno occupa come crede.

Nel 1996, aprile, vado in Pirelli. A quel punto le aziende che agiscono sul mercato globale hanno già una sovranità superiore a quella degli Stati. I governi hanno abdicato. L'11 settembre, se riproduce nel mondo una nuova logica bipolare Occidente contro Islam, esalta le potenzialità e il protagonismo delle imprese multinazionali o plurinazionali. Con in più lo straordinario e inedito potere della tecnologia. Cambia di nuovo tutto. Cambiano la cultura e i players dell'informazione. Tutti affidano tutto all'indagine elettronica: tracce elettroniche, carte di credito ecc. ecco che le telecomunicazioni diventano appetite, sempre più strategiche. Le indagini si fanno con le intercettazioni. Di nuovo: difficile dividere lecito e meno lecito. In Francia, la polizia fa le intercettazioni legali; la Direction de la Surveillance du Territoire (Dst) fa quelle illegali. Tutto normale, in Italia no".

"Tronchetti voleva il Corriere"
"Poi Pirelli acquista la Telecom. E' per tutti noi una sorpresa. Forse non tutti sanno che Tronchetti Provera non aveva alcuna intenzione di entrare in Telecom, in realtà. In quel 2001, stava scalando Rcs. Ha sempre avuto una passione non nascosta per il Corriere della Sera che riteneva, e forse ritiene, un'istituzione essenziale per la democrazia italiana. In quei mesi stava acquisendo posizione e posso credere che si preparasse a lanciare un'offerta pubblica di acquisto. Fu Buora a proporre il dossier Telecom. Tronchetti gli diede fiducia.

Le cose, per noi, non stanno per niente messe bene nel 2001, quando Berlusconi e i suoi si insediano a palazzo Chigi. Era al potere una famiglia impenetrabile, gente che è insieme, gomito a gomito, dai banchi di scuola, gente che pensa soltanto agli affari e all'assalto alla diligenza e tutti - dico, tutto l'establishment - sono "fuori asse". A chi rivolgersi? Come scegliere gli interlocutori "giusti"? E ci sono davvero, in quella compagnia, gli "interlocutori giusti"? Per dirne una. Telecom aveva un contenzioso per un centinaio di miliardi di lire con il ministero della Giustizia. Come venirne a capo? Chi era Roberto Castelli? E quel Brancher lì (era l'"ambasciatore" di Forza Italia presso la Lega di Bossi), che "pesce" era?

La verità è che noi in quell'avvio avevamo soltanto pochissimi interlocutori. Ad esempio, Pisanu (ministro per l'attuazione del programma). Vecchia scuola. Formazione politica solida. Interlocutore affidabile. Con lui, Tronchetti filò subito d'amore e d'accordo. Con gli altri soltanto guai. E i guai toccava a me affrontarli. In quel periodo accade qualcosa che mi fa capire.

Accade che dovevamo rivedere gli organici e le responsabilità negli uffici di Roma. Una persona, di cui non voglio dire per il momento il nome, mi sollecita a "salvare", negli uffici della capitale, la signora Laura Porcu. La cosa mi convince e la Porcu viene "salvata". Dopo qualche tempo, la Porcu mi chiede se voglio essere messo in contatto con personalità influenti del mondo romano. Accetto".

"Il network eversivo"
"La Porcu organizza un giro delle sette chiese, un'agenda di incontri con Nicolò Pollari, Francesco Cossiga, Paolo Scaroni (Eni), Enzo De Chiara (uno strano personaggio, finanziere italo-americano, vicino alle amministrazioni Usa, già finito in qualche inchiesta giudiziaria), Pippo Corigliano (Opus Dei) che a sua volta mi presenta Luigi Bisignani che già aveva chiesto di incontrarmi (se fosse stato siciliano, dopo averlo conosciuto, avrei pensato che fosse un mafioso) e la Margherita Fancello (moglie di Stefano Brusadelli, vicedirettore di Panorama), che a sua volta mi riportò da Cossiga, Massimo Sarmi (Poste), Giancarlo Elia Valori, il generale Roberto Speciale della Guardia di Finanza. Insomma, dai colloqui, capisco che questi qui sono in squadra.

(Tavaroli annuncia in settembre una memoria difensiva molto documentata e comunque va ricordato qui che la sua è la ricostruzione di un indagato). Mi immagino una piramide. Al vertice superiore Berlusconi. Dentro la piramide, l'uno stretto all'altro, a diversi livelli d'influenza, Gianni Letta, Luigi Bisignani, Scaroni, Cossiga, Pollari. E' il network che, per quel che so, accredita Berlusconi presso l'amministrazione americana. Io non esito a definire questa lobby un network eversivo che agisce senza alcuna trasparenza e controllo.

Mi resi conto subito che quella lobby di dinosauri custodiva segreti (gli illeciti del passato e del presente) e li creava. Che quei segreti potevano distruggere la reputazione di chiunque e la vera sicurezza è la reputazione. C'era insomma, tra la Telecom di Tronchetti e quell'area di potere, un disequilibrio informativo che andava affrontato subito e nel miglior modo da noi, riequilibrandolo o addirittura annullandolo con la creazione, a nostra volta, di altri segreti. C'era bisogno di coraggio. Che è proprio la virtù che manca a Marco Tronchetti Provera. Ha il culto di se stesso. Non decide mai. Non se la sentiva di attaccare frontalmente, magari pubblicamente, quel network né voleva "sporcarsi le mani", cioè entrare nel club pagandone il prezzo in opacità, ma incassandone i vantaggi lobbistici. Non prende posizione. Non si "compromette" né in un senso né nell'altro. Per questo quella "compagnia" lo scarica. Come, lo spiegherò presto. Il fatto è che quando Tronchetti si insedia in Telecom è debole. Debole non per l'indebitamento, come tutti pensano. Ma per il suo isolamento nel mondo politico, economico. Tronchetti non piace alla politica. Ne è distante e questo non è gradito. Non capisce la politica di Roma e questo è un problema. Non piace agli industriali. La Confindustria è guidata da Antonio D'Amato, espressione della media industria, e questo è un altro problema. E' su questa zona di confine che mi dicono di "ballare". E io ballo. Me ne ha dato atto, quando mi ha liquidato, anche Tronchetti. Mi ha detto papale papale: "Forse le abbiamo chiesto troppo". E' vero, mi chiesero molto. Forse troppo".
La Repubblica 21.07.08
Image Image
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

PARTE 2
GIULIANO Tavaroli dice: "Quando Pirelli acquisisce Telecom Italia, agosto 2001, Marco Tronchetti Provera mi annuncia: "Lei verrà con me a Roma". Poi mi chiama Carlo Buora. Lo incontro a Milano in trasferimento dalla montagna al mare - ero in vacanza con i miei - e quello mi dice che non se ne fa più nulla. Mi spiega: "Contrordine, lei resterà in Pirelli, Enrico Bondi (all'epoca, amministratore delegato) vuole con sé in Telecom un altro. Naturalmente ne parlo con Tronchetti Provera che mi rassicura: "Lei si occuperà delle mie cose romane". Le sue "cose romane" erano i suoi guai romani. E c'erano guai dappertutto, in quel momento".

"Gasparri (il ministro delle Telecomunicazioni) non gli piaceva e Tronchetti non piaceva a Gasparri. In estate, al festival dell'Unità di Rimini, Massimo D'Alema lo attacca a testa bassa...
Ho già detto che una concezione moderna della sicurezza (che è reputazione, soprattutto) deve fronteggiare anche - o soprattutto - quella roba lì, gli attacchi politici, le ostilità di parte, i pregiudizi, i veleni. Deve saper leggere e anticipare le iniziative avverse, condizionare le mosse dei rivali o ridurli al silenzio. E' un lavoro che si nutre di conoscenza. Conoscenza dell'avversario, delle sue ragioni più autentiche e nascoste, ma è anche "sapere" e dunque capacità di adattarsi a quella "emergenza" o sventandola o ridimensionandola. In gergo, le chiamiamo "analisi del rischio" e "analisi di scenario". In quell'avvio di gestione della Telecom, ne avevamo bisogno come dell'aria. Il momento intorno a noi era sconfortante. Non c'era stato soltanto l'11 settembre, c'erano ancora le macerie dello sgonfiamento della bolla speculativa, la catastrofe dei bond argentini".


(Tavaroli qui svela - e nemmeno troppo velatamente - il lavoro di spionaggio a cui, sostiene, "nessuna azienda rinuncia". Lo riduce a raccolta di informazioni, a "mappatura" - diciamo così - dei caratteri, delle opinioni, delle forze e delle debolezze dei potenti, vecchi e nuovi, che, di volta in volta, Tronchetti deve fronteggiare, rassicurare, tenere alla larga. La "conoscenza", come la definisce, è soltanto il punto di partenza del suo lavoro. Per questi giocatori, per questo gioco, è la mossa d'apertura, il livello minimo richiesto per poter entrare in campo. La differenza vera la fa il "sapere", la combinazione di competenze multiple che rende possibili scambi, pratiche, compatibili assunzioni di rischi, la creazione di qualche minacciosa favola da diffondere. Tavaroli adopera un altro vocabolario, un'altra sintassi. Parla di "analisi delle forze in campo", di "amici/nemici" ma, in soldoni, non è che l'esito sia diverso. Sempre di spionaggio si parla. La scena pare questa. Marco Tronchetti Provera, arrivato in Telecom, è consapevole di essere uno "straniero" nella geografia del potere. Le leve del comando - i primi governi Berlusconi hanno un peso politico debole, frammentato, privi di una strategia di lungo periodo, stretti intorno a un uomo solo interessato esclusivamente al proprio destino personale e imprenditoriale - sono custodite e sostenute da uno schema "antico" che Tavaroli, come ambasciatore di Tronchetti, ha incontrato nel giro delle sette chiese romane. "Un network eversivo", lo definisce. Ne indica qualche nome: Letta, Bisignani, Cossiga, Scaroni, Elia Valori, Pollari, Speciale, Corigliano. E' un'area di potere che costringe un estraneo come Tronchetti in un disequilibrio informativo che lo condanna a subire, sopportare; a essere condizionato. Essere consapevoli di quell'asimmetricità è il punto di partenza. Sapere è allora il terreno della risposta. Come affrontare l'avversario? Come rendergli conveniente venire a patti o rinunciare a ogni ostilità? Come guadagnare un margine di inviolabilità? E' un confronto sotterraneo e senza esclusione di colpi. A sentire Tavaroli - che va ripetuto non è un testimone neutro, ma il principale indagato dell'affaire - è questo il mestiere che Marco Tronchetti Provera gli affida).

"Di volta in volta bisogna adattare le proprie iniziative all'avversario. D'Alema, per esempio. Penso di contattare Lucia Annunziata, allora direttore dell'agenzia Apcom. Ha buoni rapporti con D'Alema. Scelgo lei come canale per entrare in contatto con il presidente dei Ds. Con Lucia si parla anche di futuro. Lei mi prospetta l'acquisizione dell'agenzia, me ne mostra i vantaggi e le opportunità. Non era una cattiva idea, in fondo. Non avevamo in pancia contenuti e ne avevamo bisogno. Peraltro, saremmo entrati in contatto con il mondo Associated Press, il meglio. L'affare poi si fece, come si sa. Comunque, l'incontro D'Alema/Tronchetti si organizzò e Lucia divenne consulente della Telecom.

Racconto un altro episodio dello stesso tipo. Un giorno mi chiama Buora. Nel suo ufficio ci sono tutti quelli che contano e sembrano sull'orlo di una crisi di nervi. Buora mi dice che Giulio Tremonti (ministro dell'Economia), soffia ai banchieri, in ogni occasione, che Telecom è prossima al fallimento. La voce diffusa in ambienti qualificati da una fonte così autorevole è per noi una sciagura. Mi metto al lavoro. Tra Tremonti e Tronchetti non ci sono rapporti. Ho come la sensazione che Tremonti, da sempre consulente dei maggiori imprenditori italiani, diventato ministro, stia scaricando sui suoi antichi assistiti una ruggine velenosa. Decido di mettermi in contatto con il capo della sua segreteria, un ufficiale della Guardia di Finanza, Marco Milanese, che poi lascerà le Fiamme Gialle per lavorare direttamente nello studio di Tremonti. Contattare Milanese, proprio lui e non altri, è un modo per dire a Tremonti: conosco i tuoi metodi, conosco il tuo sistema, chi lo agisce e interpreta, da dove possono venirti le informazioni - vere o false - che possono danneggiare la mia azienda. Non c'è bisogno di molte parole. Quelle cose lì, si capiscono al volo nel nostro mondo. I due - Tronchetti e Tremonti - si incontrano. I problemi si risolvono. Nessuno parlerà più di fallimento con i banchieri.

Altro episodio. Il Dottore (Tronchetti) mi chiede di dare uno sguardo a Finsiel, allora amministrata da suo cugino Nino Tronchetti Provera. Perché non si vince una gara, perché si perde sempre? Gli appronto una rete di relazioni e qualche "analisi". Ancora. La Kroll, la maggiore agenzia d'investigazione del mondo, riceve da Gianni Letta (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) l'incarico di rintracciare il tesoro segreto di Calisto Tanzi (Parmalat). Nell'autunno del 2004, l'uomo in Italia della Kroll, un belga d'origine italiana che si chiama Nunzio Rizzi, incontra Gianni Letta e gli chiede "se il governo ha nulla in contrario che l'agenzia organizzi un'azione di discredito contro Marco Tronchetti Provera". Sorprendentemente, invece di metterlo alla porta, Letta (ha anche la delega ai servizi segreti) prende tempo: "Le farò sapere!". Letta avverte Tronchetti. Che, allarmatissimo, mi spedisce a Roma in tutta fretta. E' il mio primo incontro con Gianni Letta. Mi tiene lì per quaranta minuti. Beviamo un caffè. Mi dice: noi abbiamo un amico in comune, "il nostro Marco" (Mancini). Letta mi spiega le intenzioni di Rizzi. Organizzo una contro-operazione di discredito ai danni della Kroll. Il 6 novembre 2004, faccio pubblicare che c'è "un mandato d'arresto per l'uomo della Kroll, Nunzio Rizzi". La notizia è del tutto falsa, ma alla Kroll capiscono che gli è andata male. E noi, in Telecom, capiamo il senso di quella storia: hanno mandato a dire a Tronchetti che non si fidano di lui, che la sua reputazione può essere sporcata se gli ambienti politici non fanno barriera e quindi è meglio andare d'accordo".

(Tavaroli chiarisce che dal suo orizzonte di lavoro - e intende la rete di rapporti e liaison che possono rendere trasparenti o protette le intenzioni di Tronchetti - nessuno è escluso. Nemmeno la magistratura).

"Era più o meno il settembre del 2001. Mi chiama Armando Spataro, allora membro del Consiglio superiore della magistratura. Mi dice: "Il tuo capo ha risolto i problemi di Berlusconi". Era accaduto che Pirelli Real Estate avesse rilevato Edilnord di Berlusconi che navigava in cattive acque. Per Pirelli era un affare, per Spataro un favore. Nel 2003 Armando ritorna a Milano come procuratore aggiunto. Ho l'idea di farlo incontrare con Tronchetti. Organizzo il meeting. Ma, quel giorno, commetto un errore grave. Invece di andare via, come facevo sempre, rimango nella stanza e sono testimone della loro conversazione. Che non va per nulla bene. Quasi al termine, Tronchetti chiarisce che magistratura e politica devono reciprocamente rispettarsi e che il lavoro dei giudici non può pregiudicare le responsabilità della politica. E' più o meno una banalità, ma detta in quel momento suonò alle orecchie di Armando come una difesa pregiudiziale di Berlusconi e una censura per le iniziative della magistratura. Spataro ne ricava la convinzione di avere di fronte un uomo piegato agli interessi di Berlusconi. Nessuno gli ha tolto più quell'idea dalla testa.

Questo era il mio lavoro: creare una rete di protezione personale intorno a Tronchetti e di sicurezza per l'azienda, rimuovere le inimicizie preconcette, le ostilità, il malanimo, le presunte incompatibilità. Non è sempre affare per deboli di stomaco. Ecco che cosa intendo quando dico che il perimetro della security si era di molto allargato. Ecco che cosa intendeva Marco Tronchetti Provera quando mi diceva: "Le abbiamo chiesto troppo". Se avevo bisogno di informazioni sugli antagonisti mi rivolgevo a Emanuele Cipriani (investigatore privato della Polis d'Istinto). Che me le procurava. Sono pronto ad ammettere che ci sono state - ma questi sono affari di Cipriani - indagini illegali. Ammetto che bisognerà spiegare le intrusioni informatiche ai danni di Massimo Mucchetti e Vittorio Colao (vicedirettore del Corriere e amministratore delegato di Rcs). Ma non ci sono state intercettazioni abusive né ricatti. Nell'indagine della procura di Milano, non ce n'è traccia. Il mio lavoro non si è mai arricchito di quella roba lì. Le cose andavano così. Fino a quando sono stato in Pirelli, sono stato più o meno un "centro di servizi". Tronchetti Provera, da Telecom, aveva bisogno di informazioni. Mi chiamava e io provvedevo a raccoglierle. Nessuno si dovrebbe meravigliare. Le aziende vivono di informazioni fino alla raffinatezza delle "analisi predittive". E non esitano a sporcarsi le mani. Un esempio? Per quel che so, l'"Operazione Quattro Gatti", lo sganciamento di Mastella dal centro-destra organizzato nel 1998 da Cossiga, fu finanziato per intero dai gestori della telefonia: Sentinelli (Tim), Novari (3), Pompei (Wind), con il sostegno della Ericsson.

Quando arrivo in Telecom, il lavoro cambia. Agisco "di iniziativa" sulle analisi tipiche della sicurezza. Attenzione, però, il "sistema Tavaroli" non era e non è mai stato il "sistema Cipriani"".

(Tavaroli non ammette che l'uno integrava l'altro, che l'uno sosteneva l'altro e mai parla del ruolo di Marco Mancini, il capo del controspionaggio. Lo ripetiamo ancora: questa è soltanto la verità di un indagato).

"E' a questo punto che arrivano i primi segnali dal "network eversivo". Si fanno sotto quelli che io chiamo "i massoni". Cominciano a scorgere, avvertendole come una minaccia, tutte le potenzialità di quel lavoro, della mia presenza a Telecom, del mio legame con Marco Mancini in ascesa nel Sismi, delle opportunità di integrazione in un unico "nastro" delle informazioni in possesso per motivi istituzionali di una grande azienda di telecomunicazioni e di un servizio segreto. Lo avevate capito anche voi a Repubblica, ma immaginavate che Telecom fosse il centro del "sistema" e non solo un segmento, il più fragile. Arriva il primo segnale e non faccio fatica a "leggerlo". Le manovre compromettenti (è sospettato di essere coinvolto in un traffico d'armi) di Slaedine Jnifen, fratello di Afef (la moglie di Tronchetti) con uno dei figli di Gheddafi mi sono segnalate prima da Nicolò Pollari. Mi dice: i servizi libici minacciano di ucciderlo. Poi da Luigi Bisignani che aveva avuto l'informazione dalla Guardia di Finanza. Capii la musica. Anche Afef parve a rischio".

(Tavaroli non dice né vuole dire se il dossier raccolto anche sulla moglie di Tronchetti sia stato una sua personale iniziativa o un'operazione commissionata da altri o addirittura concordata con il presidente della Telecom).

"E' un fatto che Afef si porta dietro tutte le amicizie romane del primo marito, Marco Squatriti (Andreotti, Bisignani, Letta). Ricordo che, quando Squatriti finisce in carcere, il primo che gli va a fare visita, come avvocato anche se non era il suo avvocato, è Cesare Previti. L'uomo deve essere finito al centro di una faccenda molto seria. Perché nessuno s'incuriosisce al finale della storia di Italsanità (era la società dell'Iri che aveva affittato dai privati 28 immobili da destinare a residenze per anziani, impegnandosi a pagare affitti per 1.000 miliardi in nove anni, di cui 572 a Squatriti, titolare degli 11 contratti più consistenti)? Sono stati rimborsati a Squatriti un centinaio di miliardi di lire. Oggi Squatriti non ha più un soldo. Dove sono finiti i denari? E, soprattutto, di chi erano? Forse per tenersi buono questo giro, il Dottore ingaggia Maurizio Costanzo (P2, tessera Roma 152), tutt'uno con Previti, Squatriti, Gianfranco Rossi (il faccendiere romano, arrestato nel giugno 1994, è l'intestatario del conto corrente "coperto" FF 2927 presso la Trade Development Bank di Ginevra, conto sul quale sono affluiti 2 milioni e 200 mila dollari fornitigli da Bisignani e parte della maxitangente pagata dall'Enimont ai partiti di governo), Luigi Bisignani (P2, tessera Roma 203).

Tronchetti retribuisce Costanzo con 3 milioni di euro all'anno soltanto, in definitiva, per costruire l'immagine di Afef. Ma, in realtà, Tronchetti vuole tenerlo buono e, nel contempo, alla larga. Costanzo non aveva nemmeno il numero diretto del suo cellulare. Si ripetono i segnali negativi.

Salvatore Cirafici, capo della sicurezza di Wind, un massone, mi racconta che è stato interpellato da un giornalista del Giornale che sta preparando un articolo contro di me, ispirato da Luigi Bisignani. Che ci fossero fibrillazioni in corso, lo deduco anche da altri episodi. Poco dopo il Natale del 2002, diciamo nel gennaio del 2003, Berlusconi convoca Pollari a Palazzo Chigi e gli chiede a brutto muso: "Chi è questo Tavaroli?", "E' vero che Mancini è un comunista"? Pollari replica, difende Mancini e comunica che sta per nominarlo capo della 1° Divisione. Berlusconi abbozza. Non poteva dire di no a Pollari. Come non glielo ha potuto dire poi, con il governo successivo, Romano Prodi, che ha sempre difeso il direttore del Sismi.

La faccio breve, nel 2004 fonti della Guardia di Finanza fanno sapere in Telecom che "Tavaroli, da punto di forza, è diventato un punto di debolezza". A maggio mi convoca Tronchetti e, alla presenza di Buora, mi consiglia di accettare una aspettativa di tre mesi per far calare il polverone su di me e la società. Accetto, non ho alternative. Per tre mesi, il telefono si fa muto. Non mi chiama più nessuno, se si esclude Adamo Bove (il dirigente della security governance della Telecom precipitato il 21 luglio 2006 da un cavalcavia della tangenziale di Napoli: suicidio o istigazione al suicidio?). Vado in Romania. Mi richiamano in Italia dopo l'attentato al Tube di Londra del 7 luglio 2005. Tronchetti chiede a Letta se può darmi una consulenza antiterrorismo. Letta si dice d'accordo "nell'interesse del Paese". A fine anno, il Dottore mi dice: devi rientrare.

Nel gennaio 2006, quando sono pronto a rientrare, Cipriani si fa abbindolare dai carabinieri di Firenze che non hanno mai smesso di blandirlo: "Vuota il sacco e le tue responsabilità saranno ridotte al minimo...".

Quello ci casca e trovano il dvd con i file illegali, peraltro già in possesso di Emilio Ricci, avvocato, romano, comunista, amico mio, di Pollari, di D'Alema. Cipriani consegna la password ai pm. In tempo reale la notizia arriva a Tronchetti - penso attraverso l'avvocato Mucciarelli. Il Dottore mi convoca. Mi dice: hanno il dvd; l'hanno aperto; lei non può più tornare in azienda. Io mi mostro preoccupato. Gli dico: su quel dvd ci sono i file di Brancher, e di Cesa, e la faccenda di D'Alema e dell'Oak Fund. Inizialmente, Tronchetti finge di non ricordare. "D'Alema? - dice - e che c'entra, io non so nulla...". Poi, qualche giorno dopo, gli torna la memoria e ammetterà che era stato lui a commissionarmi quel lavoro per verificare se, nell'acquisizione di Colaninno, fossero state pagate tangenti. Qualche mese dopo, in maggio, Tronchetti alla presenza del solito Buora mi chiede le dimissioni. Fu un lavoraccio, l'inchiesta "Oak Fund". Per quel che poi ha scritto Cipriani nel dossier chiamato "Baffino", ora nelle mani della procura di Milano, i soldi hanno viaggiato nella pancia di trecento società in giro per l'Europa per poi approdare a Londra nel conto dell'Oak Fund, a cui erano interessati i fratelli Magnoni (Giorgio, Aldo e Ruggiero, vicepresidente della Lehman Brothers Europe) e dove avevano la firma Nicola Rossi e Piero Fassino.

Queste cose le ho dette anche ai pm che mi hanno interrogato. Loro mi dicevano: non scriviamo i nomi nel verbale, diciamo "esponenti politici...".
Formalmente perché è necessario attendere la sentenza della Corte Costituzionale per sapere se quei dossier raccolti illegalmente sono utilizzabili nel giudizio. Ma, dico io, se mi prendi a verbale non hai più bisogno della Corte Costituzionale, hai il mio verbale che contiene la notizia di reato. E allora?

Sono assolutamente convinto che Tronchetti sapesse in tempo reale quali fossero le intenzioni e le mosse della procura. Credo che egli abbia lasciato esplodere il "caso Rovati" al solo scopo di anticipare il governo e trovare una dignitosa e sdegnata via d'uscita. Con quel che sarebbe successo di lì a un paio di mesi, il governo avrebbe potuto dirgli: non hai l'autorità né la credibilità per governare le reti. Ora Tronchetti Provera lascia dire e scrivere che sono stati Romano Prodi, Giovanni Bazoli e Guido Rossi a sottrargli la Telecom senza dire una parola su quel network di potere, eversivo che io, nel suo interesse e su sua richiesta, ho fronteggiato e da cui sono stato distrutto; quell'area di potere che decide le nomine che contano, che in apparenza non chiede e, invece, ordina con messaggi traversi che è bene cogliere al volo per non dare l'idea che la si stia sfidando. Genio dell'opportunismo qual è, Tronchetti vuole ritornare sulla scena forte della liquidità incassata in uscita dalla Telecom, candido e senza un'ombra. Solo io dovrei pagarne il prezzo, ma gli è capitato il peggiore cliente possibile. Non ho nulla da perdere. Mi hanno già tolto tutto. Devo soltanto dimostrare ai miei cinque figli che il loro papà non è il mascalzone che raccontano, che il loro papà ha concesso soltanto fiducia a chi non la meritava. Per questo ripeto: non accetterò mai di essere il capro espiatorio di questo affare".
La Repubblica 22.07.08
Image Image
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

Spiati in 5 mila dal grande orecchio
sotto tiro anche Carabinieri e difesa


di EMILIO RANDACIO
MILANO - Il "grande orecchio" ascoltava e schedava tutti. Intercettando non solo i dati più riservati di ignari aspiranti dipendenti del gruppo Telecom o Pirelli, ma anche di uomini di finanza, imprenditori, giornalisti, stilisti, arbitri e calciatori. Oltre 5mila dossier, gonfi di informazioni illegalmente raccolte. E l'imponente squadra comandata dal 1996 dall'ex brigadiere Giuliano Tavaroli si era spinta anche a controllare i telefoni del "Comando generale dei Carabinieri", almeno "fino al 14 settembre del 2000". E non è questa l'unica novità che emerge dalle carte che la procura di Milano ieri mattina ha messo a disposizione dei 34 indagati dell'affaire Telecom.

Identica procedura per il "Ministero Affari Esteri" e per quello della "Difesa". L'utilizzo che veniva poi fatto di questi dati, al momento, è ignoto. E visto il muro che è stato eretto alle domande dei magistrati sull'argomento, molto probabilmente sarà difficile scoprire la verità. Ma incrociando i riscontri investigativi con la storia degli ultimi anni, appare poco verosimile che queste informazioni riservate fossero di stretta competenza dell'attività svolta dal colosso telefonico.

L'intreccio con Abu Omar
Tra le carte divenute pubbliche ieri mattina, si scopre, per esempio, come la struttura creata dall'ex uomo dell'Arma abbia controllato il telefono cellulare di Stefano D'Ambrosio, l'ufficiale del Sismi che, guarda caso, nell'estate del 2003 ha messo la procura di Milano sulle tracce dei responsabili del rapimento dell'imam di viale Jenner Abu Omar. D'Ambrosio, ai procuratori aggiunti Spataro e Pomarici, ha fatto mettere a verbale che il suo superiore, Marco Mancini, "si era offerto alla Cia per fare il doppio gioco". Difficile non ipotizzare che Tavaroli, mettendo sotto controllo il cellulare di D'Ambrosio, non tentasse di aiutare l'amico di infanzia Mancini, come lui ora finito nel calderone dell'inchiesta.

Finanza spiata
Il solerte ex carabiniere, nelle vesti di manager, aveva anche deciso di mappare illegalmente il mondo dell'alta finanza italiana. Ecco dunque spiegati i controlli delle utenze fisse della sede milanese della banca Antonveneta e di quella romana della Banca di Roma. Proprio su queste rotte, tra il 2004 e il 2005, si giocava una partita importante per il destino del gruppo Rcs (di cui Tronchetti Provera è azionista), poi fallita con l'intervento della magistratura.

Lo zelante Tavaroli non faceva sfuggire niente al grande orecchio. Sotto la sigla "Marcho", il pool di investigatori fuorilegge aveva almanaccato le informazioni riservate su personaggi di primo piano della finanza italiana. Accertamenti illegali sul patrimonio del presidente di Banca di Roma (oggi di Mediobanca) Cesare Geronzi, sul costruttore romano Pierluigi Toti, sull'avvocato Vittorio Ripa di Meana, su Emilio Gnutti, sul politico di Forza Italia Aldo Brancher. Stessa sorte per il numero due di Abn-Amro, l'olandese Jan Maarten De Jong. Un dossier se lo è conquistato anche Marcellino Gavio. Al leader privato delle Autostrade, la Security Telecom ha dedicato un dossier personale, titolo: "Marcellino".

Tra le infinite attività della squadra di Tavaroli, una morbosa curiosità sulle proprietà di Alessandra Facchinetti, figlia di un componente dei Pooh, oggi stimata stilista per il gruppo Valentino. Il suo dossier riporta la sigla "Cestino 3". Decine gli accessi abusivi all'anagrafe tributaria effettuati ai suoi danni. A cosa servivano quei dati? Coincidenza vuole che, proprio in quel periodo, la Facchinetti fosse in causa con il gruppo Prada per una clausola contrattuale che, a detta del gruppo di Patrizio Bertelli, non sarebbe stata rispettata.

Il calcio nel mirino
Lunghissimo l'elenco di uomini legati al calcio finiti nel mirino della Security Telecom. Non c'è stato solo il nome di Luciano Moggi, l'ex direttore generale juventino travolto da Calciopoli, nel calderone delle intercettazioni illegali. Per sapere se i trofei bianconeri fossero stati vinti all'insegna della trasparenza, Tavaroli avrebbe messo sotto controllo anche i cellulari della "Gea", la società di rampolli della finanza che gestiva molti calciatori. E si sarebbe spinta anche sulle utenze dell'ex presidente della Figc, Franco Carraro, degli arbitri Salvatore Racalbuto e Massimo De Santis.
Evidente il nesso tra queste operazioni e il rapporto tra Marco Tronchetti Provera e l'Inter dell'amico Massimo Moratti. Il brigadiere, per capire il motivo di tanti insuccessi inanellati dalla presidenza morattiana, si sarebbe mosso. Ovviamente con i suoi strumenti e, secondo le conclusioni dell'inchiesta, di sua spontanea iniziativa. Nello stesso modo si sarebbe arrivati a spiare Christian "Bobo" Vieri, che si è ritrovato anche il cellulare sotto controllo. Misteriosa l'analisi sul difensore Dario Simic. Sul trentatreenne croato, la Security Telecom ha effettuato una serie di accessi abusivi sull'anagrafe tributaria.

La Repubblica 22.07.08
l'ho postata qua, ma queste intercettazioni sono un fattaccio che va ben oltre il calcio
Image Image
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

CALCIOPOLI 2: Arbitri e Avvocati lasciano l'aula per protesta.
Un gesto clamoroso, senza precedenti. Ieri imputati (cioè deferiti) e avvocati difensori hanno abbandonato per protesta il processo a Calciopoli-2. Si parlava della schede Sim di Luciano Moggi: l'ex dg della Juve era assente ma erano presenti gli ex arbitri Bertini, Pieri, Gabriele, Cassarà, Dattilo, il dirigente Fabiani. "Violata la camera di consiglio da un addetto della procura federale", questa l'accusa pesante dei difensori. Il processo va avanti lo stesso, ora il pm Palazzi chiederà le condanne. "Un addetto della procura federale dopo che i giudici erano entrati in camera di consiglio per rispondere su alcune eccezioni è entrato consegnando un foglietto", ha dichiarato l'avvocato Maurilio Prioreschi, difensore anche in altri procedimenti di Moggi. "Alla nostra richiesta di spiegazioni è stato risposto che l'istanza era inammissibile. Per questo motivo abbiamo deciso di abbandonare i lavori". Tutti sono usciti, avvocati e imputati. "Un pessimo clima", ci ha detto l'avvocato Messeri, presente con l'arbitro aretino Paolo Bertini. "In 21 anni non mi era mai successa una cosa del genere". D'accordo su questa protesta anche il difensore di Fabiani, Mario Stagliano, ex membro dell'Ufficio Indagini della Figc. Intanto Moggi va avanti nella sua battaglia: ha presentato ricorso al Consiglio di stato contro l'inibizione per cinque anni da tutte le cariche federali e l'ammenda di 50mila euro. Moggi ha impugnato la sentenza del Tar del Lazio che lo scorso 19 marzo ha confermato la sanzione.
Eurosport
Image Image
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

Gli avvocati protestano

ROMA - Hanno abbandonato l’aula in segno di protesta i legali ed i deferiti del filone di Calciopoli sulle schede svizzere: lo ha rivelato l’avvocato Mario Stagliano, legale di uno dei deferiti, l’ex ds del Messina Angelo Mariano Fabiani.
«Oggi - racconta all’Ansa Stagliano - era in programma l’udienza dinanzi alla commissione disciplinare della Figc del filone di Calciopoli sulle schede svizzere. La prima parte del dibattimento ha riguardato la presentazione da parte dei legali delle eccezioni preliminari per quanto riguarda l’utilizzabilità degli atti e la proroga di una indagine vecchia di due anni. Dopo quattro ore di camera di consiglio, la Commissione ha rigettato tutte le eccezioni preliminari».
«Al rientro - ha aggiunto - sono state avanzate le istanze istruttorie che tendevano a sentire uno dei testi dell’accusa in contraddittorio e un consulente sulla questione delle celle secondo il quale la ricostruzione dei carabinieri fa acqua da tutte le parti. Anche queste istanze sono state rigettate».
«Poi alla richiesta di spiegazioni da parte di uno dei difensori che aveva visto entrare in camera di consiglio una persona della procura, gli è stato risposto “non rispondiamo”, allora tutti, legali e deferiti, ci siamo alzati e abbiamo abbandonato l’aula prima ancora di conoscere le richieste e quando sarà emesso il provvedimento, avendo avvertito il senso di inutilità della nostra presenza», ha concluso Stagliano.

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=77115
Image Image
User avatar
kobe 84
Pro
Pro
Posts: 4094
Joined: 11/03/2004, 22:26
Location: home of the 16 times nba champions

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by kobe 84 »

"SARAS GONFIATA PER LA BORSA E PER L'INTER"
La perizia dei pm, indica 700 milioni il plusvalore pagato per la società di Moratti

Quel titolo valeva tra 4 e 5 euro per azione. Invece le banche e la famiglia Moratti lo hanno piazzato sul mercato a 6 euro. E per farlo, secondo la ricostruzione del consulente tecnico della procura di Milano, Marco Honegger, non avrebbero pubblicato alcuni dati rilevanti nel prospetto informativo. Che la quotazione di Saras, la società di raffinazione di Sarroch, non fosse stato un grande affare per il mercato, lo si era capito fin da subito, quando il giorno successivo alla quotazione, avvenuta il 18 maggio 2006 il tiolo aveva perso oltre il 10 per cento del suo valore. Il consulente tecnico ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi di quella debacle. E ha ipotizzato che l'incasso della quotazione sia servito soprattutto a un ramo della famiglia, quello di Massimo Moratti per far fronte di debiti dell'Inter. Con un contestuale danno per il mercato di 770 milioni.
Tutti gli analisti i banchieri e gli investitori istituzionali avevano capito, durante le varie tappe che hanno portato la Saras in Borsa, che quella valorizzazione era troppo elevata, eppure nessuno ha fatto nulla per correggere il tiro. Un dato è emerso chiaramente dall'analisi di Honegger: l'utile del gruppo, il principale indicatore su cui calcolare il valore della società, era "gonfiato". "Si è potuto riscontrare che l'informativa da prospetto - scrive il consulente - non aveva evidenziato l'esistenza di una considerevole componente di utili non ricorrente nei dati storici, dati unici su cui basarsi per la decisione d'investimento (quantomeno per il pubblico indistinto)".
La mancanza di riferisce all'utile 2005, pari a 292.6 milionidi euro. Una cifra riportata tale e quale nel prospetto, senza avvisare il risparmiatore che il dato era "gonfiato"da utili derivanti dalle scorte di magazzino.
Dalla documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza presso lo Jp Morgan, una delle banche advisor per la quotazione, invece, emerge chiaramente che nei report su Saras redatti prima della quotazione, gli analisti, compresi quelli di Morgan Stanley e Caboto di Banca Intesa (gli altri due advisor di Moratti) prendono in considerazione gli utili depurati ("comparable") per calcolare il valore delle società di raffinazione.
Gli unici a non farlo sono quelli di Jp Morgan. La stessa Saras, come sostiene il consulente, si accorge dell'errore a partire dal comunicato stampa del 25 ottobre inizia a fornire i dati di utile relativi ai trimestri, così come lo richiede la prassi degli analisti. A febbraio 2007, in un altro comunicato, la società svela che l'utile netto rettificato per il 2005 è di 230 milioni di euro. Con questi profitti il valore per azione di Saras sarebbe stati tra i 4,1 e i 5,1 euro e non tra i 5.25 e i 6.5 euro, come indicato nel prospetto.
Non vi è nessuna giustificazione di prezzo di 6 euro nemmeno negli studi delle banche che hanno partecipato alla quotazione: "Sulla base delle quotazioni rettificate delle banche d'affari partecipanti all'operazione, il range avrebbe dovuto collocarsi tra i 4 e i 5 miliardi di euro (ossia tra i 4.4 e i 5.6 euro per azione); dunque inferiore di 700 milioni a quello definito in Prospetto Informativo", sostiene la consulenza. Non è un caso quindi che le quotazioni si Saras, dal giorno dello sbarco in Borsa a oggi, si siano allineate ai valori stimati dagli analisti. Se n'erano accorti fin da subito gli investitori istituzionali del calibro di Morley, Strategic Market Amalysis, Moore, Plutus, Generali e Polygon, che già in fase di quotazione ("bookbuilding") avevano ridotto significativamente o cancellato gli ordini d'acquisto. Perchè allora spingere il prezzo di quotazione? Le email sequestrate dagli inquirenti offrono qualche indicazione. "E' vitale che davanti al prezzo ci sia un 6", scriveva il numero uno di Jp Morgan, Federico Imbert, a un suo collega, mentre il bookbuilding attraversava un fase critica. Jp Morgan, oltre alle commissioni per il collocamento, otterrà, cosa taciuta nel prospetto, anche il mandato dalla famiglia Moratti per gestire attraverso la sua filiale di private banking, i lauti proventi della quotazione. Un altro banchiere di Jp Morgan, Emilio R. Saracho (probabilmente del private banking) svela in una email un ulteriore dettaglio "Devi essere al corrente del fatto che abbiamo ottenuto 1,6 miliardi di euro, cioè da entrambi i fratelli ma uno dei due deve ripagare 500 milioni di debiti, e così quella parte non la vedremo per lungo tempo."
Sempre Imbert, il 14 marzo 2006, alza il sipario sui presunti interessi di Banca Intesa: "Parlato a lungo con Miccichè di Intesa. E' contento del lavoro fatto insieme su Saras e Intercos". E' personalmente a disposizione per stimolare forza vendita specialmente su Saras. Chiede di informarlo se vediamo problemi o sgranature. Tiene ovviamente molto al successo data l'esposizione sua e di Passera con i Moratti. E' stato da lui Galezzo Pecori Giraldi di Moragn Stanleyconsigliando di non esagerare sul prezzo. Lui crede che lo faccia per invidia nei nostri confronti". In un documento poi, trovato presso la JpMoragn intitolato "materiale di discussione", si spiega la scelta di affiancare un aumento di capitale, non necessario, alla vendita dei titoli da parte della famiglia. Se così non fosse, "verrebbe evidenziata una scarsa propensione ad investire e si darebbe l'idea che la proprietà vuole solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell'Inter")".

La Repubblica del 23.09.2008
Image
BruceSmith
Pro
Pro
Posts: 10279
Joined: 06/05/2004, 15:03
Location: Milano
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by BruceSmith »

ROMA, 7 ottobre 2008 - "Quando ho cominciato questo lavoro mio padre mi ha detto che non solo non mi avrebbe aiutato, ma mai dato consigli o preso miei calciatori. Non ho mai fatto riferimento a mio padre, né alla Juventus né alla Nazionale con i miei calciatori. Anzi mio padre mi ha detto se sbagli ti prendo a calci nel culo e vai a casa a fare altro". E' uno stralcio dell'interrogatorio a cui si è sottoposto, davanti al Tribunale di Roma, il figlio di Marcello Lippi, Davide, imputato del reato di illecita concorrenza.
GEA - Lippi, assistito dall'avvocato Franco Coppi, ha risposto per circa un'ora alle domande del pm Luca Palamara e del presidente Luigi Fiasconaro. Dopo aver spiegato i suoi esordi come procuratore, il figlio del c.t., ha parlato dei suoi rapporti con la Gea World e con Alessandro Moggi (imputato insieme con il padre Luciano, con Franco Zavaglia, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo). "Io ero un collaboratore - ha spiegato Lippi jr - e seguivo in particolare i giovani calciatori del settore allievi e primavera. Non ero ancora procuratore e prendevo una percentuale del 33 per cento su quanto corrispondevano i calciatori a Moggi, che era il punto di riferimento in Gea".


:stralol:  :stralol:  :stralol:

ps. Franco Coppi: tanta roba
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
BruceSmith
Pro
Pro
Posts: 10279
Joined: 06/05/2004, 15:03
Location: Milano
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by BruceSmith »

sentenza wrote: Juve-Catania:
tutto sommato un buon allenamento,spero solo che chi ha giocato tutti i 90′ e sarà schierato domenica sera non ne risenta perchè a Roma non sarà facile.

Ho visto Porta a Porta ed oltre a trovare imbarazzato per l’ignoranza dei tifosi intervistati mi son troppo divertito a riascoltare Moggi,ad ascoltare Mughini ed a veder rosicare Frascara ed i compagni di seduta.
e poi le parole degli avvocati… :lol2:
questo processo lo seguirò proprio con entusiasmo! :lol2:


FORZA JUVE :forza:
BruceSmith wrote: buon divertimento. segui bene la parte sulle sim svizzere e quella sulle chiamate agli arbitri prima delle partite.

ora, ci credo che GAzzoni Frascara (se stai parlando di lui, non ho visto vespa) stia rosicando: l'hanno mandato in b, nella stagione famosa, con la famosa partita quella della "cappella sistina".
mi spiegava il mio amico juventino, che è un francilive al cubo quando si parla di calciopoli, che quella - secondo lui - è l'unica partita per cui sia stato riconosciuto l'illecito.
ora, l'hanno retrocesso (e la cosa costa), hanno riconosciuto l'illecito e hanno ripescato il messina.
società a puttane e quello va a fare il giullare in tv? altro che rosicare....
vikings11 wrote: Inizio OT...

Bruce, con tutto il rispetto ma la parte sulle SIM svizzere non sta ne in cielo ne in terra...non so se il tuo amico ti ha spiegato ma il modo in cui sono stati abbinati gli utenti alle SIM è qualcosa di davvero aberrante, al punto tale che un cittadino qualunque deve pregare di non avere mai, nemmeno per sbaglio, un problema con la magistratura....cioè, per fare un esempio hanno ricondotto la famosa SIM a Bertini solo pecrchè questo numero si collegava sistematicamente ad una cella che c'è vicino a casa sua in Toscana, quando è stato consolidato il fatto che le localizzazioni possono essere errate di diversi km e quando, a quanto pare, tanto Bertini come altri hanno in mano delle prove che loro non erano li nel momento in cui gli viene imputato un traffico telefonico verso il cell, non so se presunto anche questo, di Moggi.

Poi se pensi che secondo la teoria delle SIM risulta che una volta Lucianone stava chiamando 8 cellulari in contemporanea, qualcosa che non funziona c'è... :D

L'unica partita per cui è stato riconosciuto l'illecito o che comunque ha destato sospetti, come da sentenza scritta nero su bianco, è Lecce-Parma, e non Bologna-Juventus...anzi, dirò di più, nella puntata di ieri qualcuno ha fatto notare che i Felsinei dovrebbero fare molta più attenzione ad una telefonata con protagonista Carraro, che chiede di avere un'occhio di riguardo per la situazione della Lazio; nello specifico cita "Questa sera deve andare a Milano quindi nulla, ma dalla prossima possiamo cominciare a darle una mano...", ebbene, due partite dopo la Lazio ha vinto con il Bologna...sarà un caso? :penso:

Gazzoni inoltre è indagato per bancarotta fraudolenta, ma qui non sono a conoscenza dei fatti e credo che i tifosi bolognesi siano molto + ferrati di me in materia. Detto questo comunque ricondurre la retrocessione ad una sola partita mi pare davvero ridicolo, allora cosa dovrebbe dire il Parma l'anno passato quando perse un punto che stava guadagnandosi sul campo in una maniera che definire scandalosa è un complimento; il problema, e lo dico da tempo, è che quando sbagliavano in favore della Juve esisteva la cupola, ora che gli errori ci sono sempre si tratta di errori umani...spiace, ma la cosa non torna...

Fine OT, me ne scuso, se vuoi trasferisci pure il tutto nel topic del calcio malato, che tra l'altro, non so dove sia finito...
BruceSmith wrote: tralascio il resto, ma per partita della "cappella sistina" (cit.) intendevo anche io lecce-parma.

tu e il mio amico avete le stesse fonti.  :D
Last edited by BruceSmith on 15/01/2009, 18:14, edited 1 time in total.
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
francilive
Pro
Pro
Posts: 18024
Joined: 06/09/2002, 21:52
MLB Team: Florida Marlins
NFL Team: Buffalo Bills
NBA Team: Brooklyn Nets
NHL Team: New Jersey Devils
Location: Torino
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by francilive »

Capisco che le dichiarazioni di Lippi facciano ridere, ma le dichiarazioni di Tavaroli, che dice delle cose di una gravità inaudita, le abbiamo lette soltanto io e vikings?
ImageImage
defense is only way
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

Non so, non credo, certo le dichiarazioni di Tavaroli non hanno avuto un risalto mediatico uguale alle intercettazioni di Farsopoli, ma per questo sarà importantissimo vedere cosa dichiarerà sotto giuramento in aula al processo di Napoli, sempre che qualcuno non gli dia una spintarella come già successo a qualcun'altro dei suo collaboratori...

...vedremo, per ora fatture, faldoni, ed in parte pure dichiarazioni, che in un certo periodo particolare furono fatte certe indagini illecite, si sono trovate, vediamo se prossimamente avranno anche qualche valenza giuridica...

piuttosto un'altra cosa che è passata molto sotto traccia ma che comunque secondo me può essere un passo importante per capire meglio la vicenda GEA è il battibecco tra Gazzoni e Rodella (avvocato difensivo nel processo GEA) nella trasmissione di Vespa, dove nella chiosa finale dell'ex patron rossoblù si capisce che forse la GEA più che comandare il calcio era boicottata da tante società...detto questo, oggi nessuno dice più niente, ma ci sono società di procuratori che hanno in mano molti più giocatori di quanti ne avesse la GEA...
Image Image
User avatar
azazel
Pro
Pro
Posts: 17632
Joined: 07/09/2002, 2:57
MLB Team: Chicago Cubs
NFL Team: Dallas Cowboys
NBA Team: Washington Wizards
NHL Team: Florida Panthers

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by azazel »

vikings11 wrote: detto questo, oggi nessuno dice più niente, ma ci sono società di procuratori che hanno in mano molti più giocatori di quanti ne avesse la GEA...
Uhm...tipo? e che giocatori?
Join the third.
This is unbelievably believable.
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

azazel wrote: Uhm...tipo? e che giocatori?
Mierd, non trovo più il pezzo che avevo letto ai tempi...
...comunque la GEA che tanto veniva considerata un monoplio aveva solo l'11,8 % delle procure tra A e B....calcolando una media di 20 giocatori per rosa si arriva a 840 giocatori, per farti un esempio la società di Bonetto arriva a 82-84, anche se li in mezzo ci sono diversi giovani...
Image Image
vikings11
Pro
Pro
Posts: 5958
Joined: 12/10/2005, 16:20
NFL Team: Minnesota Vikings
Location: Piemonte
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by vikings11 »

crolla un altro mito...
CALCIO: VERITÀ PAPARESTA,MAI CHIUSO IN SPOGLIATOIO DA MOGGI - DOPO OLTRE 4 ANNI EX ARBITRO TORNA SU QUEL REGGINA-JUVENTUS

(ANSA) - ROMA, 30 GEN - "Finalmente posso dire l'unica
verità su quel 6 novembre 2004: non sono mai stato chiuso in uno
spogliatoio da Moggi". Gianluca Paparesta, l'ex arbitro
pugliese coinvolto nello scandalo di Calciopoli, lo ha rivelato
nel corso dell'intervista concessa alla trasmissione de La7
'Niente di personalè, condotta da Antonello Piroso, che andrà
in onda questa sera alle 21.
"Moggi e Giraudo entrarono agitati e si lamentarono del mio
operato - ha spiegato Paparesta riferendosi a quanto accadde al
termine di Reggina-Juventus, conclusasi con la vittoria per 2-1
dei calabresi - Nessuno però mi ha chiuso dentro lo
spogliatoio. Si sono solo lamentati in maniera decisa perchè
non avevo concesso loro un rigore e avevo annullato il gol del
pareggio proprio un attimo prima del finale, cosa che per altro
dimostra che non soffrivo certo di sudditanza. Poi se ne sono
andati via e io ho solo sbagliato a non inserire nel referto di
gara l'episodio". "Questa non è la mia versione ma la realtà
- ha aggiunto l'ex arbitro - non ero solo, con me c'erano
assistenti, quarto uomo e un osservatore. Se fosse accaduto
qualcosa, qualcuno l'avrebbe segnalato".
Paparesta non ha poi voluto commentare il fatto che altri
suoi colleghi coinvolti in Calciopoli, e tutt'ora sotto processo
penale davanti alla procura di Napoli (dove invece la sua
posizione è stata archiviata), siano ancora in attività: "A
volte mi chiedo perchè non arbitro più, ma a me non interessa
la posizione di altri miei colleghi, a cui invece auguro di
essere completamente prosciolti come me. Ho dimostrato la mia
estraneità davanti agli organi inquirenti e, ora che sotto
l'aspetto disciplinare sono pulito, solo Collina può dire se
potrò tornare ad arbitrare o meno. Solo il designatore può
dire se sono in grado di arbitrare dal punto di vista tecnico".
L'ex fischietto, che nel frattempo è stato nominato
responsabile del protocollo d'intesa tra i comuni di Bari e
Milano in vista dell'Expo2015, ha anche affrontato il tema
legato alla telefonata fatta a Moggi l'8 novembre 2004, due
giorni dopo la gara di Reggio Calabria: "È stato il mio unico
errore. L'ho chiamato perchè era partita nei miei confronti una
campagna mediatica incredibile di cui lui si vantava. In molti,
anche della mia associazione (l'Aia), dicevano che dovevo
smettere di arbitrare e così l'ho sentito per chiarire. Se lui
pensava che non ero in grado di arbitrare si doveva rivolgere
alle sedi competenti anche perchè se la campagna fosse
continuata io mi sarei dimesso".
Infine, Paparesta ha spiegato la telefonata all'addetto agli
arbitri del Milan, Leonardo Meani: "Io sono un cittadino
italiano e un commercialista, prima che un arbitro. Dopo aver
appreso la notizia, durante il mio lavoro di revisore dei conti,
di una possibile procedura d'infrazione contro l'Italia da parte
dell'Unione Europea per violazione delle norme sul protocollo di
Kyoto in relazione alle energie alternative, ne ho parlato col
Meani visto che il presidente del Milan è anche il premier
italiano". (ANSA).
...and counting....
Image Image
rene144
Pro
Pro
Posts: 23681
Joined: 13/12/2005, 0:05
Contact:

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by rene144 »

vikings11 wrote: crolla un altro mito...

...and counting....
vikings, scusa, ma tu prendi per assoluto oro colato dichiarazioni del genere? Davvero? And counting? Se domani Moggi dichiara "non ho fatto niente", tu lo quoti e dici "crollato un altro mito, and counting"? Ti basta così poco?

Dico, una cosa del genere ti sembra possibile? Uno che dice roba del genere ha qualche credibilità?
"Io sono un cittadino
italiano e un commercialista, prima che un arbitro. Dopo aver
appreso la notizia, durante il mio lavoro di revisore dei conti,
di una possibile procedura d'infrazione contro l'Italia da parte
dell'Unione Europea per violazione delle norme sul protocollo di
Kyoto in relazione alle energie alternative, ne ho parlato col
Meani visto che il presidente del Milan è anche il premier
italiano".
Ma su, per favore. Se ci sono sentenze del tribunale (e ci saranno, e pure quanto trapela da lì tutto sommato non è sfavorevole alla Juve) va bene. Ma questo, dico, roba del genere, affermazioni del genere, davvero riescono ad avere una qualche vaghissima credibilità agli occhi di chicchessia? A me sembrano un insulto all'intelligenza delle persone.

Non credo che possano in alcun modo essere usate a supporto della difesa juventina... anzi, semmai personalmente credo che danneggino la credibilità di un testimone. Ma come minimo (ossia nella migliore delle ipotesi) lasciano il tempo che trovano.
User avatar
Pove
Pro
Pro
Posts: 7168
Joined: 02/11/2005, 11:00
MLB Team: Minnesota Twins
NFL Team: Minnesota Vikings
NBA Team: Detroit Pistons
NHL Team: Detroit Red Wings
Location: Venaria Reale (To)

Re: Un Giorno in Pretura - Tribunali, Ricorsi, Scandali : E' un Calcio malaaaaato

Post by Pove »

rene144 wrote: vikings, scusa, ma tu prendi per assoluto oro colato dichiarazioni del genere? Davvero? And counting? Se domani Moggi dichiara "non ho fatto niente", tu lo quoti e dici "crollato un altro mito, and counting"? Ti basta così poco?

Dico, una cosa del genere ti sembra possibile? Uno che dice roba del genere ha qualche credibilità?

Ma su, per favore. Se ci sono sentenze del tribunale (e ci saranno, e pure quanto trapela da lì tutto sommato non è sfavorevole alla Juve) va bene. Ma questo, dico, roba del genere, affermazioni del genere, davvero riescono ad avere una qualche vaghissima credibilità agli occhi di chicchessia? A me sembrano un insulto all'intelligenza delle persone.

Non credo che possano in alcun modo essere usate a supporto della difesa juventina... anzi, semmai personalmente credo che danneggino la credibilità di un testimone. Ma come minimo (ossia nella migliore delle ipotesi) lasciano il tempo che trovano.
Beh, è anche vero che su dichirazioni del genere certa stampa ( :gazza:) ha messo su un processo di discriminazione della Juve condizionando in maniera chiara ed evidente l'opinione pubblica e il successivo procedimento sportivo...
Image

Militante del movimento "SI' MAGNUS" per il suo ritorno su Playit.

Come si può rifondare questa Inter?.Servirebbe una nuova Calciopoli ma senza la Telecom sarà dura. (L.Moggi)
Locked