Non ti sembra di dare dei giudizi un po' troppo categorici? Hai dato del banale sia a Volo che a Coelho ma non hai spiegato perché tu li consideri tali.
Posso dire di aver letto quasi tutti i libri di Coelho e effettivamente "il guerriero della luce" "sulla sponda del fiume piedra" "il cammino di santiago" "lo zahir" e "l'alchimista" sono un po' ripetitivi... ecco, più che banali, direi ripetitivi. Però per esempio "undici minuti" è un romanzo secondo me bellissimo e coinvolgente, completamente diverso da tutto quello che aveva scritto prima... e comunque secondo me Coelho scrive cose talmente differenti dagli altri scrittori che puoi trovare in libreria, che secondo me va letto anche solo per questo motivo.
Per quanto riguarda Fabio Volo, non siamo d'accordo e da come sei stato categorico, penso che non lo saremo mai. Però vorrei tu argomentassi e mi spiegassi, se hai letto qualcosa di suo, non ti risulterà difficile.
E infine vorrei sapere cosa cerchi tu da un libro... cosa ti appassiona, che genere di storie ti piace leggere, sono davvero curiosa ^_^
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Dunque:
Di Cohelo, ammetto, ho letto solo il "Manuale del guerriero della Luce". Il mio giudizio non può quindi essere comparativo o riferito alla ripetitività. L'ho trovato, davvero, banale. Ci si trova tutta una serie di messaggi parafilosofici e pseudoesistenziali, racimolati or qui or lì nella letteratura o nella filosofia (ma nella parte più pubblicizzata di quest'ultima), che danno messaggi, appunto, banali, ritrovabili altrove anche senza molto sforzo, o che comunque ciascuno può benissimo produrre da sè.
Per quel che riguarda Fabio Volo, il discorso non è difficile: nei suoi libri mostra i sentimenti e le emozioni umane
come il mondo contemporaneo vuole che siano, come sono mostrate e quindi nello stesso tempo prodotte, e questo fa sì che molta gente si riconosca (purtroppo) proprio in quel modo di emozionarsi. Per questo non solo io non mi ci riconosco affatto, ma lo trovo anche piuttosto banalotto: tutti pensano, provano sentimenti, si comportano bene o male in modo simile. Manca la percezione della profondità e della varietà dell'animo umano, infinitamente maggiori e più interessanti di come ce li presenta lui. Inoltre in questo modo rende anche un pessimo servizio al mondo, perché come ho scritto prima il fenomeno è dotato di feedback positivo, per cui non solo i libri si basano sulla realtà, ma ancor di più tutto questo pseudoesistenzialismo (nei romanzi, nei film, in televisione) influenza il modo di pensare della gente. Che diventa ogni giorno più banale a sua volta.
Infine ammetto che nutro un certo disprezzo nei confronti di quelli come Volo, che trattano la cultura con superiorità e si vantano di aver preso solo la licenza media. Che siccome sono pieni di soldi e molto richiesti, e migliaia di persone li prendono a modello e osannano il loro modo di scrivere o peggio vivere, credono di poter dimostrare che la cultura non serve a niente e che loro sì, invece, hanno capito come si vive e come va il mondo (e questo lo dico per esperienza, Volo è venuto a parlare al mio liceo 2 anni fa, e ha detto più o meno queste cose)
Per quel che riguarda i miei gusti, dipende. Leggo la letteratura "facile" (Humor inglese, in particolare) o anche i bestsellers commerciali e ovviamente poco profondi (da Ken follet a John Grisham), tutti i romanzi pseudostorici che, anche se spesso ben ambientati, difettano di livello letterario (Manfredi uno dei migliori anche come ricostruzione), perché possono aiutare a passare un paio di pomerigi piovosi o noiosi. Amo, profondamente, il fantasy, ma mi rendo conto che narrativamente e letterariamente spesso (ma non sempre) è piuttosto banale. Se si passa alla letteratura seria, di quella che può cambiare il modo di pensare, che apre orizzonti, o i romanzi storici seri (Yourcenar, Vidal) , oppuretemo di dover finire o sui romanzi dei tempi andati, e spesso considerati noiosi (i russi, in particolare Dostojievskji; Camus; Hugo; la letteratura italiana del secolo passato, cioè i pavese, i moravia, i verga, i pirandello), o sulla saggistica storica (oggettivamente noiosa per chi non se ne occupa per studio)