Re: Naufraghi 2.0
Posted: 04/04/2009, 17:28
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Alcuni mesi dopo la morte del prof. Colonna, nel liceo dei Gesuiti, sito in campo dei Gesuiti a Venezia, un novizio avvisò il comandante che un uomo dall’aspetto strano voleva parlargli.
“Strano come?”
“Padre Rodolfo, non so come spiegarmi. Ha la barba non fatta, non ha la cravatta ed ha abiti sgualciti, ma di ottimo taglio e di buon tessuto, si è espresso con una proprietà che denota una grande cultura, ma si è limitato a bofonchiare che voleva parlare con lei; mi ha detto di averla conosciuta alcuni anni fa, in relazione alla ricerca di un certo libro, scomparso e poi ricomparso...”
“Forse ho capito. Lo faccia entrare.”
Padre Rodolfo si alzò dalla sua scrivania, avendo compreso chi lo cercava, e fece incontro ad un prof. Vonenami completamente diverso da come lo aspettava. Barba non rasata, camicia sgualcita, aspetto concitato rendevano quasi irriconoscibile il distinto studioso che aveva conosciuto anni prima.
“Prof. Vonenami.... professore, vero?”
“Si.”
“Quanti anni... cosa vuole? Sa, non credevo che l’avrei mai rivista.”
“Neanche io... sono venuto perché inequivocabilmente lei aveva ragione. Tutta la nostra frenesia ci ha portato solamente a sprecare la vita dietro ad un sogno blasfemo, senza amici ne amori. I nostri studi sfidavano Dio e la natura da Lui creata, e questo non avrebbe potuto condurci che alla perdizione. Colonna è morto ed io ho paura per la sorte della sua anima.”
“I disegni di Dio sono insondabili, l’uomo non si spinga a volerli comprendere. Non faccia lo stesso errore che ha commesso nel resto della sua vita ed apra il suo cuore.”
Il prof. Vonenami cominciò a raccontare tutta la propria vita, parlando per ore ed ore all’attento gesuita.
9
Una calda mattina d’estate due giovani entrarono nella biblioteca dei Gesuiti di Venezia e chiesero di parlare con il bibliotecario. Pochi minuti dopo un maturo religioso in abito nero venne a riceverli.
“Lei è il bibliotecario?”
“Si, lo sono.”
“Piacere, mi chiamo Pierfilippo Maria Ludovisi, e questo è il mio amico Giulio Cesare Rambaldi. Stiamo effettuando delle ricerche per la nostra tesi di laurea.”
“Qual è l’argomento?”
“Siamo studenti della facoltà lettere presso l’università di Roma La Sapienza, discuteremo la tesi presso la cattedra di storia medioevale ed il titolo è “Rapporti fra letteratura, cabala ed alchimia nella multiforme cultura di Ezzelino da Romano, influenza di tali conoscenze sulla sua attività bellica e politica”. Ci servono alcuni testi e dobbiamo chiedere il suo aiuto.”
“Fate bene. Avete scelto un argomento molto pericoloso: durante la mia vita secolare, prima di indossare questo abito, io ero un professore universitario, presso la vostra università, facoltà di Farmacia, e mi chiamavo Filippo Vonenami. Ho rischiato la perdizione per la mia eccessiva passione verso questi diabolici argomenti. Per mia fortuna Nostro Signore, nella Sua infinita misericordia e per i Suoi imperscrutabili disegni, mi volle donare una nuova possibilità di salvezza, rendendomi un suo umile servitore. L’unico consiglio che posso darvi è questo: non accostatevi a queste diaboliche astrusità senza un’adeguata assistenza spirituale. Io non sono certo degno di aiutarvi in modo sufficiente, ma posso suggerirvi un confessore pio, saggio ed in odore di santità.”
FINE
Alcuni mesi dopo la morte del prof. Colonna, nel liceo dei Gesuiti, sito in campo dei Gesuiti a Venezia, un novizio avvisò il comandante che un uomo dall’aspetto strano voleva parlargli.
“Strano come?”
“Padre Rodolfo, non so come spiegarmi. Ha la barba non fatta, non ha la cravatta ed ha abiti sgualciti, ma di ottimo taglio e di buon tessuto, si è espresso con una proprietà che denota una grande cultura, ma si è limitato a bofonchiare che voleva parlare con lei; mi ha detto di averla conosciuta alcuni anni fa, in relazione alla ricerca di un certo libro, scomparso e poi ricomparso...”
“Forse ho capito. Lo faccia entrare.”
Padre Rodolfo si alzò dalla sua scrivania, avendo compreso chi lo cercava, e fece incontro ad un prof. Vonenami completamente diverso da come lo aspettava. Barba non rasata, camicia sgualcita, aspetto concitato rendevano quasi irriconoscibile il distinto studioso che aveva conosciuto anni prima.
“Prof. Vonenami.... professore, vero?”
“Si.”
“Quanti anni... cosa vuole? Sa, non credevo che l’avrei mai rivista.”
“Neanche io... sono venuto perché inequivocabilmente lei aveva ragione. Tutta la nostra frenesia ci ha portato solamente a sprecare la vita dietro ad un sogno blasfemo, senza amici ne amori. I nostri studi sfidavano Dio e la natura da Lui creata, e questo non avrebbe potuto condurci che alla perdizione. Colonna è morto ed io ho paura per la sorte della sua anima.”
“I disegni di Dio sono insondabili, l’uomo non si spinga a volerli comprendere. Non faccia lo stesso errore che ha commesso nel resto della sua vita ed apra il suo cuore.”
Il prof. Vonenami cominciò a raccontare tutta la propria vita, parlando per ore ed ore all’attento gesuita.
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Una calda mattina d’estate due giovani entrarono nella biblioteca dei Gesuiti di Venezia e chiesero di parlare con il bibliotecario. Pochi minuti dopo un maturo religioso in abito nero venne a riceverli.
“Lei è il bibliotecario?”
“Si, lo sono.”
“Piacere, mi chiamo Pierfilippo Maria Ludovisi, e questo è il mio amico Giulio Cesare Rambaldi. Stiamo effettuando delle ricerche per la nostra tesi di laurea.”
“Qual è l’argomento?”
“Siamo studenti della facoltà lettere presso l’università di Roma La Sapienza, discuteremo la tesi presso la cattedra di storia medioevale ed il titolo è “Rapporti fra letteratura, cabala ed alchimia nella multiforme cultura di Ezzelino da Romano, influenza di tali conoscenze sulla sua attività bellica e politica”. Ci servono alcuni testi e dobbiamo chiedere il suo aiuto.”
“Fate bene. Avete scelto un argomento molto pericoloso: durante la mia vita secolare, prima di indossare questo abito, io ero un professore universitario, presso la vostra università, facoltà di Farmacia, e mi chiamavo Filippo Vonenami. Ho rischiato la perdizione per la mia eccessiva passione verso questi diabolici argomenti. Per mia fortuna Nostro Signore, nella Sua infinita misericordia e per i Suoi imperscrutabili disegni, mi volle donare una nuova possibilità di salvezza, rendendomi un suo umile servitore. L’unico consiglio che posso darvi è questo: non accostatevi a queste diaboliche astrusità senza un’adeguata assistenza spirituale. Io non sono certo degno di aiutarvi in modo sufficiente, ma posso suggerirvi un confessore pio, saggio ed in odore di santità.”
FINE