dipper 2.0 wrote:Porsche 928 wrote:Ci pensavo ieri quando leggevo le notizie sulla Grecia.
Qualche macroeconomista ha già analizzato qual'e` il punto di non ritorno per il debito italiano?
Mi spiego, ora siamo a 2000 miliardi di euro, e riusciamo a pagare gli interessi sul debito pubblico, ma visto che e` in netta crescita negli ultimi anni, difficilmente a meno di "vendiamo il Colosseo" calerà, molto più probabilmente aumenterà ancora, ma ci sara un punto preciso 2500-3000-4000 in cui lo stato italiano non riuscirà più a pagare gli interessi che andranno a ingrossare ancor più velocemente il debito, entrando in una spirale sempre più folle da cui non se ne esce più, qual'e` questo numero?
Spero di essermi spiegato.
Solo per darmi un idea di quanto ci siamo distanti.
non esiste un punto di non ritorno, se riesci a pagare gli interessi di anno in anno puoi andare avanti all'infinito. Se tu hai 100 di debito con un 5% di interessi all'anno, e tu paghi quel 5% e basta, l'anno dopo ti ritrovi con 100 e sei da capo. Puoi andare avanti secoli pagando solo quel 5 %.
Chiaro che il discorso del debito pubblico italiano è molto più ampio ma il concetto è questo
Discorso molto complesso, di cui è molto difficile venire a capo.
Mi limito a fare un paio di accenni senza cifre, se i maggiori professori universitari ed analisti finanziari non ne vengono a capo direi per una cifra di attendere che ne vengano a capo loro.
Un aspetto è quello che dice Dipper, ma questo sarebbe totalmente vero se si trattasse di un debito consolidato. In realtà il debito italiano ha le scadenze più disparate, da titoli trimestrali a titoli ventennali e ne scadono continuamente alcuni, che vanno rinnovati. Quindi non basta pagare gli interessi sul debito in essere, occorre convincere chi può comprare i nuovi titoli che le rate di debito in scadenza continueranno ad essere pagate.
Ci sono alcuni aspetti principali di cui tenere conto (ovviamente non gli unici)
1) Il Patrimonio dello Stato vale almeno quanto il debito? Nella situazione attuale pare proprio di si, anzi, dovrebbe valerlo abbondantemente. Uso il condizionale perché a seconda dell'analista che scrive il dato varia, ma che il patrimonio valga almeno quanto il debito pare certo.
2) Avanzo primario, cioè il fatto che al netto degli interessi da pagare ci sia un deficit o un avanzo. Dopo anni di finanza più o meno allegra, con pochi esempi positivi, siamo in una fase di avanzo primario. Se escludiamo il periodo fra 2001 e 2006, il secondo periodo del governo Berlusconi, ci siamo abbastanza stabilmente da qualche anno. Vale a dire che al netto degli interessi da pagare lo stato italiano sta incassando più di quanto spende. Purtroppo la gestione allegra fra il 2001 ed il 2006 ci ha fatto totalmente perdere il vantaggio di interessi bassi avuti con l'ingresso nell'euro.
3) Variazione assoluta del debito pubblico. Qui sono cavoli, perchè durante tutti i governi di qualsiasi segno politico più o meno il debito pubblico italiano è cresciuto come cifra assoluta.
4) Rapporto fra debito e PIL. Se uno stato ha un debito inferiore al PIL, in un post poco sopra ho allegato un link che descrive la situazione, vuol dire che il debito è complessivamente inferiore al "fatturato" del paese (ora qualcuno mi dirà che il PIL è un dato superato, in parte sono pure d'accordo, ma almeno per valutazioni di questo genere direi che possiamo prenderlo per buono) e quindi in teoria sostenibile. Nessuna banca consentirebbe ad un cliente di sottoscrivere debiti superiori al fatturato, la stessa cosa dovrebbe in teoria avvenire per gli stati, Se comunque questo è permesso ed il debito supera il PIL lo stato entra sotto osservazione. In alcuni paesi questo non è visto come problema, vedi Giappone ed, in parte, USA (guarda caso proprio al 100%) per vari motivi, nel caso degli USA perchè c'è una buona crescita economica. Se si ritiene che il PIL possa crescere più del debito, il fatto che cresca anche il debito non è percepito come un problema.
5) Crescita economica. Questo è il dato peggiore. Dalla manovra di Amato del 1992 ad oggi l'Italia non cresce. Pertanto non possiamo dire a nessuno che avremo crescita quindi questo basterà a tenere il debito sotto controllo, bisogna proprio farlo scendere in valore assoluto. Uno stato in recessione, come noi, da meno garanzie di uno in espansione.
Alcuni di questi aspetti sono buoni per noi, altri meno buoni, altri pessimi (soprattutto rapporto col PIL e crescita economica inesistente). Quanto vicino è il punto critico? Dipende da chi esamina la situazione e da quale aspetto considera principalmente. Economisti catastrofisti come Roubini dicono che già siamo al punto critico, altri più ottimisti dicono che ce ne stiamo allontanando a grandi passi. La verità la scopriremo solo vivendo. Che però rispetto ad un anno fa le cose vadano notevolmente meglio lo dimostrano i grafici del link precedente.