la seconda che hai dettoRed wrote: La domanda è: era distratto per la concentrazione sul match o per l'organizzazione della serata?
Re: Tennis Mon Amour - Part V
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shilton
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Re: Tennis Mon Amour - Part V


Shilton meglio di Buffon (Pap)Raramente in vita mia ho visto dal vivo compiere interventi simili (Dazed)
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Finchè c'è lui, possiamo provare a resistere allo stile del robot Nadal e illuderci che nel tennis di oggi la follia abbia ancora spazio.MakeoLBJ wrote: marat unico direi...![]()
Come ripiango l'inimitabile McEnroe, pazzo come Safin ma meravigiosamente vincente...
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Da settimanasportiva.it
Fonte: Roberto Commentucci."Ubi Tennis"
C’è stata commozione, ieri, all’Atp indoor di Stoccolma. Il vecchio guerriero Jonas Bjorkman, decano del circuito con i suoi 36 anni, (il francese Santoro, l’altro classe 72, è più giovane di 9 mesi) ha giocato il suo ultimo match di singolare. Ha chiuso con una sconfitta netta, 62 64 da Juan Monaco, il vecchio leone, ma non è questo che conta. Jonas Bjorkman è un pezzo di storia di questo sport, che ci lascia.
Si trattava di un ritiro annunciato da tempo: fin da Wimbledon, lo scorso giugno, Jonas lo aveva fatto sapere a tutti: “Giocherò fino al prossimo Atp di Stoccolma. Arrivato ormai a 36 anni, è tempo di iniziare la seconda fase della mia vita, e dedicare più tempo alla mia famiglia” Lo svedese, sposato con Petra, ha infatti un bimbo di quattro anni, Max, e una bimba di pochi mesi, Bianca, nata lo scorso gennaio. Uomo di interessi ampi e diversificati, Jonas si dedicherà all’iniziativa editoriale di cui è promotore: è infatti il chief editor di una nuova rivista nazionale di tennis svedese, che ha lanciato assieme ad altri ex giocatori e coach (tra cui Mats Wilander, Tomas Hogstedt e Carl Axel Hageskog) che ha preso il posto della newsletter federale, che aveva cessato le pubblicazioni. E così potrà diffondere al meglio, a beneficio del tennis del suo paese, l’enorme, preziosissima esperienza acquisita nei lunghi anni sul circuito.
Jonas ha avuto infatti una carriera infinita: ha giocato il suo primo match nel circuito Atp (proprio qui, a Stoccolma), nel lontano 1992, attraversando vere e proprie ere geologiche del nostro sport, e confrontandosi con tutti i grandi campioni degli ultimi 20 anni.
Chiude l’attività con un palmares invidiabile. 6 tornei vinti in singolare, due semifinali raggiunte nei majors (all’US Open nel 1997, e, incredibilmente, a Wimbledon 10 anni dopo), un best rank di n. 4 Atp raggiunto nella grande stagione 1997 e un prize money fra singolo e doppio di oltre 14 milioni di dollari. A questi vanno aggiunte le 3 vittorie nella coppa Davis nel 1994, 1997 e 1998 (contro l’Italia, a Milano) competizione nella quale il suo apporto è sempre stato fondamentale, in particolare in doppio, specialità nella quale vanta la bellezza di 52 titoli (fra cui 9 nello Slam, del quale si è aggiudicato tutte e quattro le prove).
Insomma, una montagna di allori che incute rispetto, specie se si considera il suo repertorio tecnico, molto atipico, con alcuni notevoli punti di forza, ma anche qualche grave difetto.
La sua dota migliore è stata senza dubbio l’incredibile reattività, che lo ha reso per molti anni uno dei più temibili ribattitori del circuito. Mentre l’efficacia dei servizi cresceva a dismisura, Jonas era sempre lì, i piedi ben dentro al campo, contro i Sampras e i Krajicek prima, contro i Federer e i Roddick poi, pronto ad azionare la sua micidiale risposta di incontro, il particolare con il rovescio bimane. Un colpo davvero degno del grande Jimmy Connors. Quella stessa reattività, inoltre, unitamente ad una tecnica cristallina, lo rendeva temibilissimo nel gioco al volo, nel quale sapeva coniugare senso della posizione, qualità acrobatiche, eleganza e sensibilità di mano in un cocktail di rara efficacia. Con razionalità molto nordica, raramente Bjorkman ricorreva a ricami leziosi, pur avendo un gran tocco. Al contrario, le sue scelte tattiche, nel direzionare le sue volee, erano sempre molto ragionate, cercando la profondità, la solidità, la percentuale, più che la soluzione ad effetto. Il servizio, senza essere potentissimo, era molto temibile, soprattutto per la continuità e per l’imprevedibilità di effetti e traiettorie. Facendo leva su questo colpo, sulla fantastica risposta e sulla grande rapidità nella corsa in avanti, Jonas ha continuato a deliziarci con dei perfetti serve & volley e chip & charge anche negli ultimissimi anni di carriera, quando un tale modo di giocare sembrava ormai essere stato bandito dal nostro sport.
Dei due colpi fondamentali, il migliore era senza dubbio il rovescio bimane, un colpo naturale, giocato praticamente piatto, con grande anticipo e indirizzato su ogni tipo di traiettoria, che costituiva la base del suo gioco. Il diritto, invece, è sempre stato la sua croce. Una impugnatura troppo aperta, il prezzo pagato per la costruzione di una volee implacabile, lo rendeva un colpo vulnerabile, con un impatto spesso arretrato, un limitato trasferimento del peso sulla palla e grandi problemi di controllo. Un colpo che, per funzionare, aveva bisogno di un timing sempre perfetto, di rimbalzi regolari e traiettorie non troppo alte.
Inutile dire che, con tali caratteristiche, lo svedese pagava dazio nel palleggio prolungato da fondo, e quindi è stato soprattutto un magnifico specialista delle superfici rapide. Ma Bjorkman, un uomo indubbiamente intelligente, e dalla notevole apertura mentale, è stato soprattutto un grandissimo, esemplare professionista, e ha saputo estrarre da se stesso il massimo del suo potenziale. Molto saggia, in particolare, viste le sue caratteristiche tecniche, è stata la scelta di dedicarsi soprattutto al doppio, dove, con 3 compagni principali (Todd Woodbridge, Max Mirny e Kevin Ulyett) ha fatto la storia di questo sport.
Il bilancio con cui questo autentico bucaniere del circuito chiude la sua carriera (414 vittorie, che lo mettono al 7 posto nella graduatoria fra i tennisti in attività, e 362 sconfitte) va guardato con grande ammirazione. Un esempio, per tutti.
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C’è stata commozione, ieri, all’Atp indoor di Stoccolma. Il vecchio guerriero Jonas Bjorkman, decano del circuito con i suoi 36 anni, (il francese Santoro, l’altro classe 72, è più giovane di 9 mesi) ha giocato il suo ultimo match di singolare. Ha chiuso con una sconfitta netta, 62 64 da Juan Monaco, il vecchio leone, ma non è questo che conta. Jonas Bjorkman è un pezzo di storia di questo sport, che ci lascia.
Si trattava di un ritiro annunciato da tempo: fin da Wimbledon, lo scorso giugno, Jonas lo aveva fatto sapere a tutti: “Giocherò fino al prossimo Atp di Stoccolma. Arrivato ormai a 36 anni, è tempo di iniziare la seconda fase della mia vita, e dedicare più tempo alla mia famiglia” Lo svedese, sposato con Petra, ha infatti un bimbo di quattro anni, Max, e una bimba di pochi mesi, Bianca, nata lo scorso gennaio. Uomo di interessi ampi e diversificati, Jonas si dedicherà all’iniziativa editoriale di cui è promotore: è infatti il chief editor di una nuova rivista nazionale di tennis svedese, che ha lanciato assieme ad altri ex giocatori e coach (tra cui Mats Wilander, Tomas Hogstedt e Carl Axel Hageskog) che ha preso il posto della newsletter federale, che aveva cessato le pubblicazioni. E così potrà diffondere al meglio, a beneficio del tennis del suo paese, l’enorme, preziosissima esperienza acquisita nei lunghi anni sul circuito.
Jonas ha avuto infatti una carriera infinita: ha giocato il suo primo match nel circuito Atp (proprio qui, a Stoccolma), nel lontano 1992, attraversando vere e proprie ere geologiche del nostro sport, e confrontandosi con tutti i grandi campioni degli ultimi 20 anni.
Chiude l’attività con un palmares invidiabile. 6 tornei vinti in singolare, due semifinali raggiunte nei majors (all’US Open nel 1997, e, incredibilmente, a Wimbledon 10 anni dopo), un best rank di n. 4 Atp raggiunto nella grande stagione 1997 e un prize money fra singolo e doppio di oltre 14 milioni di dollari. A questi vanno aggiunte le 3 vittorie nella coppa Davis nel 1994, 1997 e 1998 (contro l’Italia, a Milano) competizione nella quale il suo apporto è sempre stato fondamentale, in particolare in doppio, specialità nella quale vanta la bellezza di 52 titoli (fra cui 9 nello Slam, del quale si è aggiudicato tutte e quattro le prove).
Insomma, una montagna di allori che incute rispetto, specie se si considera il suo repertorio tecnico, molto atipico, con alcuni notevoli punti di forza, ma anche qualche grave difetto.
La sua dota migliore è stata senza dubbio l’incredibile reattività, che lo ha reso per molti anni uno dei più temibili ribattitori del circuito. Mentre l’efficacia dei servizi cresceva a dismisura, Jonas era sempre lì, i piedi ben dentro al campo, contro i Sampras e i Krajicek prima, contro i Federer e i Roddick poi, pronto ad azionare la sua micidiale risposta di incontro, il particolare con il rovescio bimane. Un colpo davvero degno del grande Jimmy Connors. Quella stessa reattività, inoltre, unitamente ad una tecnica cristallina, lo rendeva temibilissimo nel gioco al volo, nel quale sapeva coniugare senso della posizione, qualità acrobatiche, eleganza e sensibilità di mano in un cocktail di rara efficacia. Con razionalità molto nordica, raramente Bjorkman ricorreva a ricami leziosi, pur avendo un gran tocco. Al contrario, le sue scelte tattiche, nel direzionare le sue volee, erano sempre molto ragionate, cercando la profondità, la solidità, la percentuale, più che la soluzione ad effetto. Il servizio, senza essere potentissimo, era molto temibile, soprattutto per la continuità e per l’imprevedibilità di effetti e traiettorie. Facendo leva su questo colpo, sulla fantastica risposta e sulla grande rapidità nella corsa in avanti, Jonas ha continuato a deliziarci con dei perfetti serve & volley e chip & charge anche negli ultimissimi anni di carriera, quando un tale modo di giocare sembrava ormai essere stato bandito dal nostro sport.
Dei due colpi fondamentali, il migliore era senza dubbio il rovescio bimane, un colpo naturale, giocato praticamente piatto, con grande anticipo e indirizzato su ogni tipo di traiettoria, che costituiva la base del suo gioco. Il diritto, invece, è sempre stato la sua croce. Una impugnatura troppo aperta, il prezzo pagato per la costruzione di una volee implacabile, lo rendeva un colpo vulnerabile, con un impatto spesso arretrato, un limitato trasferimento del peso sulla palla e grandi problemi di controllo. Un colpo che, per funzionare, aveva bisogno di un timing sempre perfetto, di rimbalzi regolari e traiettorie non troppo alte.
Inutile dire che, con tali caratteristiche, lo svedese pagava dazio nel palleggio prolungato da fondo, e quindi è stato soprattutto un magnifico specialista delle superfici rapide. Ma Bjorkman, un uomo indubbiamente intelligente, e dalla notevole apertura mentale, è stato soprattutto un grandissimo, esemplare professionista, e ha saputo estrarre da se stesso il massimo del suo potenziale. Molto saggia, in particolare, viste le sue caratteristiche tecniche, è stata la scelta di dedicarsi soprattutto al doppio, dove, con 3 compagni principali (Todd Woodbridge, Max Mirny e Kevin Ulyett) ha fatto la storia di questo sport.
Il bilancio con cui questo autentico bucaniere del circuito chiude la sua carriera (414 vittorie, che lo mettono al 7 posto nella graduatoria fra i tennisti in attività, e 362 sconfitte) va guardato con grande ammirazione. Un esempio, per tutti.
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Bel giocatore e atleta esemplare.
Grande doppista. Ha compiuto la più grande impresa nel 2006, quando ha vinto un torneo atp (San Josè) in doppio con McEnroe (che aveva 47 anni).
Quando ci ricapiterà di vedere una coppia che somma 81 anni vincere un torneo ATP?
Grande doppista. Ha compiuto la più grande impresa nel 2006, quando ha vinto un torneo atp (San Josè) in doppio con McEnroe (che aveva 47 anni).
Quando ci ricapiterà di vedere una coppia che somma 81 anni vincere un torneo ATP?
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Sancho Panza
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Impresa che peraltro esemplificò la pochezza del doppio negli ultimi lustri, in un certo senso ribadita anche dalla vittoria di Federer-Wawrinka a Pechino: come Tommasi va dicendo da millemila anni ormai, mettendo insieme due tennisti di alto livello motivati si possono battere anche i migliori specialisti, quelli che il doppio lo giocano tutto l'anno.

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Red
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Beh, non erano due tennisti qualunque, un po' vecchi ma dal talento smisurato per il doppio.
Insieme hanno messo su 130 titoli, di cui 18 slam.
Parliamo di eccellenza assoluta.
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- Vic Vega
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Pur condividendo in pieno il discorso sulla pochezza del doppio nell'anno di grazia 2008 (con tutta la stima per McEnroe, non me la sento di esultare se un over 45 vince un torneo del circuito regolare), pensavo che l'esempio di Pechino non fosse il più calzante, essendo convinto che fossero poche le coppie formate da tennisti della stessa nazionalità a giocare continuativamente il circuito....poi ho dato una scorsa alla race (link dopo il post) e mi sono reso conto che invece non è così: 2 delle prime 3 coppie al mondo sono composte da tennisti di uguale nazionalità, e poi 4 delle prime 8, 6 delle prime 10, 8 delle prime 14....la maggioranza, insomma.Sancho Panza wrote: Impresa che peraltro esemplificò la pochezza del doppio negli ultimi lustri, in un certo senso ribadita anche dalla vittoria di Federer-Wawrinka a Pechino: come Tommasi va dicendo da millemila anni ormai, mettendo insieme due tennisti di alto livello motivati si possono battere anche i migliori specialisti, quelli che il doppio lo giocano tutto l'anno.
Questo testimonia quanto sia conosciuto oggi il doppio.
Scherzo, testimonia che sono abbastanza ignorante. :D :D
http://www.atptennis.com/5/en/rankings/atpdoublesrace/
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rene144
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Magari sbaglio, ma è successo anche a Muster diversi anni fa in una finale su Horst Skoff. Addirittura per la vittoria del torneo, che neanche celebrò adeguatamente. Non ricordo che torneo fosse... ma chi vuole cercare può divertirsi a farlo
....e Muster non credo che lo pensasse in vista della serata
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Beh, diciamo che dalla classifica emerge come il doppio sia una nicchia protetta per tennisti con buona tecnica e poco fondo atletico, dove i campioni veri si affacciano raramente perchè con i ritmi del tennis moderno le risorse vanno centellinate.Vic Vega wrote: Pur condividendo in pieno il discorso sulla pochezza del doppio nell'anno di grazia 2008 (con tutta la stima per McEnroe, non me la sento di esultare se un over 45 vince un torneo del circuito regolare), pensavo che l'esempio di Pechino non fosse il più calzante, essendo convinto che fossero poche le coppie formate da tennisti della stessa nazionalità a giocare continuativamente il circuito....poi ho dato una scorsa alla race (link dopo il post) e mi sono reso conto che invece non è così: 2 delle prime 3 coppie al mondo sono composte da tennisti di uguale nazionalità, e poi 4 delle prime 8, 6 delle prime 10, 8 delle prime 14....la maggioranza, insomma.
Questo testimonia quanto sia conosciuto oggi il doppio.
Scherzo, testimonia che sono abbastanza ignorante. :D :D
http://www.atptennis.com/5/en/rankings/atpdoublesrace/
In passato, come dimostrano gli exploit di Emerson, Newcombe, McEneroe, Roche, Laver non era proprio così.
Basta leggere quest'elenco di nomi: Daniel Nestor, Nenad Zimonjic, Arnaud Clément, Michael Llodra, Bob Bryan, Mike Bryan, Stephen Huss, Wesley Moodie, Jonas Bjorkman, Todd Woodbridge, D.J. Johnson, Jared Palmer, Mark Woodforde, Mahesh Bhupathi, Leander Paes, Jacco Eltingh, Paul Haarhuis.
Non è il tabellone di qualificazione di un torneo secondario, è l'elenco dei casmpioni di Wimbledon negli ultimi 10 anni...
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Forse si stava concentrando sulle orribili sevizie che avrebbe voluto compiere sul corpo di Skoff.rene144 wrote: Magari sbaglio, ma è successo anche a Muster diversi anni fa in una finale su Horst Skoff. Addirittura per la vittoria del torneo, che neanche celebrò adeguatamente. Non ricordo che torneo fosse... ma chi vuole cercare può divertirsi a farlo
....e Muster non credo che lo pensasse in vista della serata![]()
P.S.: mi pare di ricordare che i due non fossero esattamente amiconi :D
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shilton
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
pare anche a me non ci fosse buon sangue tra i dueVic Vega wrote: Forse si stava concentrando sulle orribili sevizie che avrebbe voluto compiere sul corpo di Skoff.
P.S.: mi pare di ricordare che i due non fossero esattamente amiconi :D


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Re: Tennis Mon Amour - Part V
verissimo...altro giocatore...e specialmente altri tempi e altro tennisRed wrote: Finchè c'è lui, possiamo provare a resistere allo stile del robot Nadal e illuderci che nel tennis di oggi la follia abbia ancora spazio.
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
Direi proprio di no...shilton wrote: pare anche a me non ci fosse buon sangue tra i due
http://ubitennis.quotidianonet.ilsole24 ... koff.shtmlL’infanzia tennistica non era stata generosa con Horst, spesso preso in giro per la sua statura assai ridotta e spesso oggetto di prevaricazioni come quando fu rinchiuso da Muster e compagni in uno scatolone con la bocca chiusa con lo scotch.
Povero Skoff, morto nel giugno di quest'anno, quando non aveva ancora 40 anni.
Ha avuto la sfortuna di vivere la sua carriera all'ombra dell'unico tennista austriaco di vertice degli ultimi 50 anni...
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shilton
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Re: Tennis Mon Amour - Part V
sai che pur sapendolo confondevo la morte di Skoff pensando ad un altro tennista austriaco (Karsten Braasch); va beh gli avrò allungato la vita


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