Sberl wrote:Periodo abbastanza diffile al lavoro....reparto come sempre parecchio caotico, ma non me la cavo male tutto sommato, il carico di lavoro si regge, i pazienti si fidano e si inizia a prendersi qualche responsabilità importante. Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica, perchè le scatole girano ad elica per diversi motivi...
1) Dover fare da "badante" a colleghi più giovani in termini di specialità (ma anagraficamente più grandi) dipinti dal primario e molti altri altri come bravissimi e perfetti quando in realtà non sanno nemmeno dove e quando girarsi e ne combinano una peggio dell'altra senza che nessuno dica nulla
2) Non vedere riconosciuto lo sbattersi tutti i santi giorni tenendo le fila dell'intero reparto con il capo reparto che manda tutti in giro a congressi, pure gli incapaci, tranne me...e questo fa davvero davvero male.
3) La rabbia nel vedere come vi sia disorganizzazione in tutto il sistema e non riuscire a porvi alcun rimedio. Le cose logiche spesso diventano illogiche; c'è la frustrazione nel vedere che le sfere alte decidono sempre e solo nei loro interessi senza minimamente aver idea di come funzioni un reparto e senza lontanamente sapere di cosa voglia dire per una persona essere degente. Girano per la continua e maniacale attenzione alla burocrazia, al punto tale che è quasi più grave dimenticare una firma che combinare una puttanata. Si è progressivamente persa l'umanità.
4) Lavorare in un sistema formativo che è tutto tranne che formativo, fatto solo ed esclusivamente per compiacere certa gente....
Scusate il piccolo sfogo, ma ogni tanto certi pensieri vanno esternati. Ciò non toglie che io adoro fare il medico e sbattermi in quattro per i miei pazienti, sia quando le cose finiscono bene, sia quando sono destinate a finire male (in queste settimane mi è capitato più volte purtroppo di veder spegnersi pazienti storici del reparto)...ma il sistema in cui siamo inseriti sta andando totalmente alla deriva...per colpa sia delle istituzioni, ma anche (e per una parte molto importante, non nascondiamoci) della concezione che molti medici hanno del fare il medico.
Ciao Sberl, ho letto il tuo post stamattina prima di uscire e mi ero ripromesso di risponderti una volta tornato a casa.
Che dire, mi rivedo in molte delle cose che tu dici. Mi viene da dire che tutto il mondo è paese.
1) riguardo i nuovi: anche io quando sono diventato "specialzzando anziano" ho dovuto prenderne un paio sotto l'alal protettrice e mostrar loro tutto. Era in verità la parte che mi piaceva di più, mi paice spiegare qualcosa a qualcuno, e poi vedere che loro hanno capito. Mi piace. Però, allo stesso tempo, vedevo che c'erano alcuni i quali non avevano "bisogno" di spiegazioni o di fare la solita gavetta che a tutti quelli del primo anno è dovuto, per questo o quest'altro motivo (dove il merito non è contemplato). Mi faceva rabbia, e ne parlavo con altri che avevano lo stesso mio sentimento. e mi fa rabbia ancora e forse di più ora che sto facendo il dottorato, perchè so che fra un anno circa non ci sarà più niente e ci sarà solo il mondo del lavoro, un lavoro che però non risponde del tutto a regole che dovrebbero essere ovvie come quelle della meritocrazia o anche semplicemente di una coerenza nelle valutazioni, sia di quelle importanti che di quelle di tutti i giorni. Io la vedo così per il mio percorso formativo, tu la stai vedendo per il tuo, sono le stesse cose.
2) è la stessa cosa: però se ti posso dare un consiglio (che ho vissuto sulla mia pelle stessa): quando io ero al primo, secondo anno di specialità, vedevo che tutti quanti andavano ai congressi, in giro, insomma, si mettevano qui e li in bella msotra. Inizialmente pensavo che era così perchè ero io il più piccolo e gli altri più grandi, poi però ho visto che non era una questione di età, era una questione di visibilità. Per carattere a me non piace mettermi im mostra, arruffianarmi persone e comunque so vendermi male, in generale. Ma sfortunatamente la competitività (e nell'ambiente che frequentiamo sai quanto può esser alta) deve portare a far a spallate anche al di la dell'indole personale. Pur senzza fare minimamente (non ne sarei capace) la civetta come altri san fare meglio, però ho cominciato a chiedere, far domande, propormi, cercare di entrare nel "giro" perchè alla fine è un giro, nel quale chi organizza una cosa poi si ricorda del tuo nome, della tua faccia, vede e capisce che lavori bene e ti tiene a mente per il futuro. C'è chi lo fa perchè per carattere è più civetta o perchè non si fa problemi a vendersi facendosi pavone vicino a colleghi o prof. ma gli stessi risultati si possono ottenere anche senza rinnegare certi principi che sicuramente tu hai e che condividiamo. Però consiglio: bisogna fare a spallate.
3) potrei scrivere romanzi su questa cosa. Se mal comune è mezzo gaudio, possiamo godere quanto vuoi. Anche qui dove sono io è la stessa identica cosa. L'illogicità delle gerarchie e dell'importanza che si da alle cose è scoraggiante e frustrante. Tantissimo. Un saggio direbbe di non curarti ma di guardare e passare, ma non lo sono ancora, saggio. Vuoi sapere oggi? Direttore d'istituto il quale si dimentica (dimentica) entro la scadenza per l'uso di alcuni fondi di fare una domanda di rinnovo per un tecnico di laboratorio che a noi che facciamo ricerca serve come il pane, ma che trova il tempo di cazziarmi pubblicamente perchè l'altro giorno, uscendo, ho dimenticato la stampante accesa, causando "uno spreco di energia elettrica".
4) Qui dove sono io la formazione la fa lo specializzando. Chi dovrebbe non alza un dito, uno. Chi sa non insegna, anche se dovrebbe essere il suo lavoro. Ci sono dei posti in Italia dove la formazione si fa per davvero, li ho visti di persona nel mio campo. Ho anche visto dei centri di eccellenza fuori (sono stato un anno a Londra) ma anche di la come scendi un poco di livello, la situazione è lungi dall'essere ottima. Questo per non mitizzare certe tendenze esterofile. Pochi centri, ma ce ne sono di ottimi anche qui da noi. Consiglio (questo vero e accorato): fai un'esperienza fuori. Guarda come si lavora fuori, espandi la mente guardando altri metodi, altri punti di vista. Puoi capire che tipo di metodo lavorativo è meglio per te, e puoi anche rivalutare (come a me è accaduto) certe dinamiche dell'organizzazione di lavoro che magari non ti piacciono. Questo secondo me è basilare per il mestiere che andremo a fare e serve anche per se stessi, Io sono cambiato da cosi a cosi dopo esser stato fuori, sia professionalmente che, anche, come persona.