A volte la vita ti pone di fronte a sfide alle quale nessun uomo è davvero preparato.
E tu sei in macchina, avverti qualcosa che non è ancora nemmeno uno stimolo, confidente del fatto che ti sei liberato neanche un paio d'ore prima.
Qualche chilometro più in là pensi che forse la tappa al supermercato non sia poi così urgente ma sei ancora pienamente convinto di avere il controllo della tua vescica.
E quando giungi a un terzo del tragitto che ti porta fino a casa, decidi che "no! Al supermercato ci devi andare", è tutta una questione di forza mentale e ottimismo. Eviti le buche, ti massaggi energicamente il pacco ai semafori, respiri profondi, sei nella tua caverna e devi trovare il tuo animale guida.
Poi però svolti l'angolo, esci dal sottopassaggio, veloce ma leggiadro come un gazzella in pantofole, e la vedi. Immobile, interminabile: è la fila sul Muro torto. Al centro del centro, nel dannatissimo ombellico del mondo, eppur così lontano da quasiasi serranda aperta.
Tutte le convizioni accumulate nel corso della tua esistenza si sfaldano. Cominci a credere che esista davvero un'entità superiore, e che sia stronzissima.
Ti chiedi se sia mai morto nessuno a causa di un'esplosione vescicolare, oppure se il corpo umano sia dotato di una sorta di interruttore di emergenza in grado di bypassare il dominio della mente sugli sfinteri.
Il rammarico di aver gettato ieri, quella bottiglia quasi vuota che giaceva sul sedile posteriore da almeno sei mesi.
Gli sguardi verso la siepe al centro dello spartitraffico, le immagini di un nuovo video virale su youtube intitolato "Tizio che tenta di urinare in mezzo alla carreggiata ma non riesce se la gente guarda".
Pensare ad altro non è più di aiuto anzi, ti serve tutta la concentrazione possibile per resistere, e quando riparte il traffico saltano tutti gli schemi. Buche, frenate, gli scouter in branco che tentano inesorabilmente di ficcarsi sotto le tue ruote come Lemmings.
Quando ripercorro gli eventi sono già sull'Aurelia, e di strada n'è passata parecchia, ma nella mia testa è stato come venir teletrasportati.
Lì, al momento in cui realizzi che non uscirai dalla statale 01 con tutto quel piscio in corpo.
E poi l'insegna, folgorazione. Metti la la freccia per svoltare a destra, l'uscita, l'ampio parcheggio e l'arrivo in derapata con sportello in apertura a due metri dalla gente che mangia ai tavoli.
I'm loving it.
Mentre si girano sono già dentro, mi fiondo sulla porta dellla Toilet: BLOCCATA
Mentre lancio la routine sinaptica atta a invocare le lodi del santo del giorno, un commesso mi indica un'altra porta, senza proferire verbo.
Si apre. Potrebbe anche essere il bagno di Trainspotting, è bellissimo.
Mentre mi libero sulle note e le immagini mentali della sigla di Jonhatan penso ad Ambrogio Fogar (con tutto il rispetto possibile dettato dalla situazione ) e piango un po'.
La gente parla sempre malissimo dei fast food, solo perché magari il cibo non è poi così salutare e le quantità di feci bovine nella carne sorprendentemente alte, ma raramente si sofferma sul servizio più grande che McDonald e co. forniscono alla società; un cesso garantito fino alle tre di mattina, e senza l'imbarazzo di dover consumare qualcosa.
Questo messaggio è stato finanziato da amici e sostenitori del diabete.
Se vi ritenete offesi dalle funzioni corporali descritte nel racconto, slacciate la cintura e guardate all'interno dei pantaloni.
Quella è una vagina, questo è un forum di ricchioni. Il forum che cercavate è qui:
http://www.alfemminile.com/