Spree wrote:rene144 wrote:Ottimo Doc, quoto tutto. Ma quoto anche la Cancellieri.
Mah. Qui comincio a essere molto meno d'accordo.
Non sono troppo d'acordo neanche con l'ultraliberismo alla noisefromamerika e tea party che promana dai post di Doc, ma discutere quello sarebbe molto più lungo e complicato.
Le dichiarazioni della Cancellieri non le approvo nemmeno io, non fosse altro che in un governo tecnico si dovrebbe parlare con i dati quando si è "tecnici", cioè si conosce la questione. La Cancellieri non è più tecnica del diritto del lavoro di me o di te, quindi un bel silenzio sarebbe gradito. Per altro non concordo troppo nemmeno nel merito.
Per quanto riguarda ultraliberismo ed NFA capisco meno. Prima di tutto NFA non è un sito ultraliberista, semmai quello è Chicago Blog (o IBL più o meno stessa cosa), di cui non a caso non ho postato nulla riguardo al diritto del lavoro.
Per altro gli ultimi articoli sono di un economista che è in polemica con NFA perchè vorrebbe una politica più Keynesiana, cioè Seminerio, che non a caso critica continuamente gli "austeriaci", come li chiama lui, con un neologismo che unisce austerità e scuola austriaca, di Pietro Ichino (PD) e della voce, il sito che fra gli altri appartiene ad Alesina e Giavazzi.
Lasciando stare identificazioni di campo, (più che essere referenziali credo sia il caso di analizzare la situazione, non è detto che se una cosa la dice Tizio sia giusta e se la dice Caio sia sbagliata, gli economisti bravi su certe cose sono d'accordo anche se sono sparsi sulle posizioni politiche più diversa) con una spesa pubblica al 50% del PIL, fra il 70 e l'80% nel mezzogiorno, con una pressione fiscale che è la più alta d'Europa, ormai oltre il 43%, con un debito che è circa al 120% del PIL, c'è poco da discutere. Occorre bloccare l'aumento del debito e non lo si può fare aumentando ulteriormente le tasse, che sono già esageratamente elevate (sulle PMI superiamo il 60%! E quanto deve guadagnare un artigiano per vedere qualche euro?), occorre farlo per forza con tagli di spesa, non c'è altra strada.
Ed è quanto mai urgente tornare ad avere un minimo di crescita, negli ultimi 20 anni siamo stati in media l'ultimo paese d'Europa, fatichiamo ad arrivare al 20%, senza crescita economica non si risolverà mai il problema della disoccupazione e dei redditi bassi di alcune fasce di popolazione. Non si risolve il problema della crescita con la redistribuzione, in quanto possiamo anche tassare i guadagni superiori a certe somme, al limite anche più di oggi (sempre tenendo conto che abbiamo la pressione fiscale più alta d'Europa ed i redditi alti pagano più della matà del reddito stesso, sommando tutto), ma non possiamo continuare a tassare in questo modo le aziende, almeno quelle piccole. Con la redistribuzione si può avere una distribuzione più equa delle risorse, non è detto che sia sbagliato farlo, ma non si migliora la situazione economica, quella si migliora solo con la crescita. Se vogliamo redistribuire il discorso è politico, può essere più o meno giusto a seconda di dove si vuole arrivare, ma non c'entra col discorso economico che stiamo facendo qui.
Per altro come aumentare i redditi dei dipendenti nel breve? L'unico modo, sempre nel breve, è diminuire la tassazione.
La spina dorsale della nostra economia sono sempre le PMI, il tentativo effettuato da Amato ad oggi praticamente da tutti i ministri dell'economia è stato quello di trasformare l'Italia in un paese con aziende di dimensione media maggiore. Il progetto, possiamo dirlo ormai, è miseramente fallito, prima di questa idea avevamo una crescita buona, da quando si è cercato di fare questo la crescita è semplicemente svanita, le PMI, colpite, hanno smesso di creare reddito e le grandi aziende hanno continuato a creare quello che creavano prima.
Come si fa a diminuire la pressione fiscale sulle PMI quando il debito è alto e non c'è crescita? C'è un modo solo, tagliando la spesa pubblica. Non ce ne sono altri. Si può aumentare la crescita senza toccare la spesa pubblica? Sono 20 anni che si prova a farlo, in Italia tutte le strade alternative che puntare sulle PMI sono fallite, e per aiutare le PMI gli unici modi sono diminuire la tassazione per quanto li riguarda e facilitare l'accesso al credito, che dal tempo del trattato di Maastricht è diventato sempre più difficile, specialmente con le norme di Basilea.
Chi se ne frega della crescita economica, vogliamo dire? Vogliamo costruire una società che non dipenda da essa? Si può fare, per carità, ma solo a patto di dire esattamente alla popolazione cosa comporterebbe. E comporterebbe un ritorno ad una economia rurale, allo stile di vita dei nostri nonni, magari con qualche servizio migliore.
Tea party? Personalmente non ho mai aderito e non mi sono mai nemmeno sentito troppo vicino, loro non parlano solo di PMI, parlano di diminuire la tassazione da subito, e senza tagliare la spesa pubblica almeno in parte a mio parere sarebbe suicida, e tagliarle tutte indiscriminatamente, mentre io parlo di tagliarle alle PMI e sul lavoro dipendente sotto certe retribuzioni lorde. Ed a mio parere i tagli di spesa non possono certo essere indiscriminati.