Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

La gente vuole solo il goal
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aeroplane_flies_high
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by aeroplane_flies_high »

Lilpol wrote: Leonardo avrà tutte le attenuanti di questo mondo ma non è un allenatore, il milan ha gli stessi problemi dello scorso anno.
Ovvio la squadra è la stessa senza il suo miglior giocatore... manco fosse Oronzo Canà, che si deve inventare il 5-5-5? Leo ha già avvisato a metà estate che senza GLI ACQUISTI da lui richiesti gli obiettivi andavano ridimensionati.
Mi pare naturale:
1) da 3 stagioni prendiamo attorno ai 20 punti a campionato dall'inter
2) l'inter si rinforza, cede Ibra ma prende Eto'o, Milito, Motta, Lucio e Snejder tutti titolari
3) noi cediamo Kaka e prendiamo Huntelaar per i titoli dei giornali

davvero siete stupiti dei risultati della squadra?
qualcuno davvero pensava che Ronaldihno fosse quel fenomeno che Berlusconi continua ad incensare?
qualcuno crede davvero che il Milan di quest'anno possa combattere per un qualche trofeo?

SVEGLIA
VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! NON SI VENDE KAKA' VERGOGNAAAAAAAAAAAAAAAAA
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doc G
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by doc G »

Lilpol wrote: Scusa ma se una squadra cambia allenatore mi piacerebbe che il gioco cambiasse un minimo, nel bene e nel male.Bene che la campagna acquisti è andata al risparmio però contro il Livorno sarebbe bello vincere senza farsi metter sotto dall'ultimo dei Candreva.
Premettiamo però che col Livorno storicamente fatichiamo, anche Carletto i suoi bravi problemi li ha avuti, e che alla terza di campionato raramente abbiamo visto un Milan spettacolare, anzi, altrimenti il ragionamento parte da presupposti irreali.
Torno a ripetere: avevamo una squadra che poteva giocare solo con il 4-3-1-2 o l'albero di Natale, poteva solo far possesso palla, in quanto non c'era gente che corresse senza palla, e non poteva giocare con  le tre punte o il 4-4-2, per via della rosa.
Visto che è cambiato solo Kakà per Huntelaar, è arrivato Silva dietro ed è rientrato qualche giocatore da comproprietà o fine prestiti il gioco per forza di cose deve essere questo.
Chi potrebbe correre sulle fasce? Zambrotta e Jankulowsky non ci riescono più, Oddo nemmeno, Antonini è una buona riserva ma non può essere il salvatore della patria, Abate vorrei vederlo in campo di più, ma anche a lui non si possono chiedere miracoli.
Magari si potrebbe provare con Jankulowsky a centrocampo, Flamini sulla fascia opposta, Abate a spingere a destra e Zambrotta a sinistra, ma questa squadra con Pirlo centrale non è sostenibile, ora che la forma non è ottimale, ed occorrerebbe avanzare Pirlo e panchinare Ronaldinho.
Le tre punte non possiamo schierarle per vari motivi, prima di tutto Dinho e Pato non coprono abbastanza, Dinho non corre e Pato ancora lo fa troppo per se e troppo poco per la squadra, quel povero cristo di centravanti ha un lavoro pazzesco da fare e nessuno dei tre va con continuità sulle fasce. Oltretutto non c'è un centrocampista bravo ad inserirsi negli spazi aperti.
Dobbiamo per forza di cose proseguire col fantasista dietro due punte e ritmi lenti, almeno fino a gennaio, sperando che Huntelaar si inserisca al meglio, ripeto prima di Natale sarà difficile giudicarlo, che qualcuno degli esterni recuperi una forma decorosa, che Abate riesca a trovare il suo spazio ed inserirsi bene e, soprattutto, che rinasca quel gruppo che c'era e non può essersi sfasciato, in quanto la squadra non è cambiata molto.
Per lo meno rispetto allo scorso anno la difesa sembra tenere, già è un punto a favore, potremmo per ora recuperare li i punti che perdiamo senza Kakà. E rendiamoci conto che il risultato dello scorso anno è il massimo raggiungibile per questo gruppo.
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by c.p.simpson »

non sapevo esistesse anche una sezione calcio

che sofferrenza ragazzi...inutile cambiare allenatore se ci si ostina a giocare come l'anno scroso, ancelotti vince perche' i giocatori del chelsea corrono...quelli del milan no
la mia opinione e' comunque che si stia cercando troppo in Ronaldinho il colpevole o nelle punte in generale
le punte devono partecipare solitamente alla fase finale del gioco, al massimo devono far salire la squadra, ma in una squadra come la nostra che non ha gioco praticamente qualsiasi punta farebbe male
non c'e' piu' kaka che faceva 40 mt con palla al piede....
purtroppo ci siamo abituati male.... manchiamo di gioco di squadra, e ci affidiamo troppo ai lanci lunghi dei difensori e di pirlo
centrocampo e difesa nelle fasce laterali mancano di dinamismo e la squadra rimane troppo lunga...
non si puo' avere una punta da area di rigore che gioca a centrocampo!

penso che la solizione migliore per questa squadra sia adottare il modulo 4 2 3 1(a centrocampo flamini e gattuso, ambro e' impresentabile attualmente, i 3 dietro la prima punta ronaldinho pirlo e pato....
una squadra che dovrebbe rimanere molto corta per attaccare gli avversari nella loro metacampo
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by predu17 »

"Per il Milan la Champions League è l'habitat naturale" ha spiegato Galliani. "Delle squadre italiane, il Milan è senz'altro la squadra che ha fatto di più e meglio, e l'unica che ha vinto nel millennio: abbiamo alzato - ha sottolineato - cinque trofei internazionali contro gli zero-zero-zero di tutti gli altri. Speriamo che la tradizione ci aiuti".

Zio Fester ha sempre lo stesso disco eh!  :lol2:  Mi sa che stavolta la tradizione servirà a poco.. Però pare panca per Dinho e Pirlo ancora trequartista.
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by nefastto »

predu17 wrote: "Per il Milan la Champions League è l'habitat naturale" ha spiegato Galliani. "Delle squadre italiane, il Milan è senz'altro la squadra che ha fatto di più e meglio, e l'unica che ha vinto nel millennio: abbiamo alzato - ha sottolineato - cinque trofei internazionali contro gli zero-zero-zero di tutti gli altri. Speriamo che la tradizione ci aiuti".

Zio Fester ha sempre lo stesso disco eh!  :lol2:  Mi sa che stavolta la tradizione servirà a poco.. Però pare panca per Dinho e Pirlo ancora trequartista.
Ultimamente raggiunge livelli di ridicolità imbarazzanti perfino per i non milanisti  :lol2:
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Però, fra tutti menzione d'onore per Nefastto, più subdolo e convincente, meno palese e più credibile di tutti nei suoi interventi.(Dazed)
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by rodmanalbe82 »

dico solo che in 3 partite abbiamo preso 5 punti da juventus e genoa, 4 dalla fiorentina e dall'inter.
3 partite eh...
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margheritoni10
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by margheritoni10 »

Sabato ho rotto il fioretto ed ho guardato quest'esaltate esibizione livornese: ora senza stare a parlare di Huntelaar o di Ronaldhino (o del ceko...) che poracci, da quanto son messi male (uno perchè non c'entra un fava con il contesto e l'altro... vabbè.) fan quasi tenerezza ma, tolti Flamini e Thiago Silva (e Pato a sprazzi) solo io ho l'impressione di vedere un altro sport da quanto siamo atleticamente imbarazzanti, statici, bolsi, fermi, nulli, lenti, varie ed eventuali? Si vedono spesso giocare a calcio giocatori scarsi, gente che sbaglia stop, goal, che liscia la palla ma tutti hanno una base atletica di un certo tipo. Qua nulla. Guardi lo schermo ed ogni 5 minuti controlli il telecomando perchè hai l'impressione d'aver schiacciato "slow motion" o qualche altra diavoleria del genere...
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E' lo stesso medesimo principio, mismo, siam sempre lì qualità o quantità??
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by oblomo »

margheritoni10 wrote: ..... atleticamente imbarazzanti, statici, bolsi, fermi, nulli, lenti, varie ed eventuali.........

Giocatori di plastica per un Milan di plastica.

E' lo specchio del megalomane che li "possiede".

Squadra rinascimentale, ridicola nel suo ridicolo. Deve fare spettacolo ma lo spettacolo è lei stessa!

E' lo specchio del del dittatore che la presiede.


.......... e sono 3 anni! Ricordo (as usual) che in 3 anni : 2,5 partite! 0,5 Bayern e 2 Manchester................


Togliamoci le fette di salame dagli occhi, la politica c'entra, eccome. Anzi: E' fondamentale!!!!


Specchio, specchio delle mie brame................





PS: soffro per Zio Fester, davvero. Che pena vederlo così, lui che ha capacità ed intuito da grande. Adrianooooooooooooo!!! Sono con te!
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alessio14
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by alessio14 »

Ma voi ve la ricordate la pagliacciata del Velodrome nel 1991? Ecco un breve (?) racconto di quel che successe... non conosco la fonte e lasciate pure perdere le critiche, è giusto per ricordare l'accaduto alla vigilia del ritorno in Champion's del Milan.

LUCI A MARSIGLIA

Il 20 marzo 1991 il fatiscente ma affascinante stadio Velodrome di Marsiglia ospita la gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni, tra i padroni di casa dell’Olympique e il Milan. L’andata a San Siro, quattordici giorni prima, si era conclusa sull'1-1 con il clan marsigliese a fare la partita e ad andare vicino al colpaccio.
La formazione francese, allenata dal belga Raymond Goethals, è collettivo dai piedi assai fini ma allo stesso tempo dalle maniere ruvide. La partita, di conseguenza, è tesissima: i primi 25 minuti sono tutti dell’Olympique che va vicino al gol in due occasioni poi, alla mezz’ora, il confronto si riequilibra. Tuttavia il Milan, per tutta la prima frazione, non riesce ad organizzare una valida azione d’attacco: tiene possesso del pallone ma solo una volta si rende pericoloso, con Gullit, al 29’.
Nell’intervallo Italia 1 propone i momenti salienti del primo tempo: Massimo Marianella esordisce con “il Milan è frenato dall’arbitro”, riferendosi ad un controverso fuorigioco fischiato a Rijkaard con il portiere francese Olmeta che, comunque, raggiunge il pallone prima dell’olandese. Si sorvola però su un possibile rigore su Papin, travolto da Sebastiano Rossi in uscita.
Il secondo tempo comincia come era finito il primo, con i francesi a tener lontano i rossoneri dalla propria area e proporsi con valide offensive orchestrate da Waddle e Papin.
Il telecronista di Italia1, Bruno Longhi, che fino a quel momeno era stato sufficientemente imparziale, comincia a dare segni di cedimento: “l’arbitro ha deciso di punire ancora una volta la formazione rossonera” e “l’arbitro ha punito il Milan” dopo una segnalazione di fuorigioco; quindi si lascia andare ad una dichiarazione che sa di speranza: “il Marsiglia sta soffrendo enormemente”. In realtà è il Milan a non vedere mai la porta avversaria, se è vero che l’unica conclusione a rete arriva su una punizione di Evani al 59’. Da lì in avanti, più nulla.
Il match si inasprisce e Maldini si segnala per una mezza gomitata a Waddle che Longhi minimizza. La scena si ripete al 65’con il difensore milanista che stavolta ci va più duro. In cabina di regia ritengono opportuno mandare subito lo stacchetto pubblicitario. Quando si ritorna sulla partita l’inglese è ancora a terra e Longhi chiosa: “è un ritornello che si sta ripetendo troppo frequentemente. L’intervento di Maldini non ci pare così grave” e poco dopo, enfatico, aggiunge: “ogni caduta (dei francesi, nda) dura dai due minuti ai due minuti e mezzo”. E’ pur vero che l’OM pratica un gioco deciso e che l’arbitro svedese Bo Karlsson sembra un po’ svagato, ma è altrettanto vero che questi sorvola su un paio di episodi: un possibile rigore ai danni di Papin e un’altra “mezza gomitata” di un Tassotti già ammonito ad un avversario che chiedeva il pallone per rimettere in gioco. Longhi ce la mette tutta per restare distaccato ma , sovvenendogli memoria delle direttive padronali, gradualmente scioglie le briglie: “c’è un fallo incredibile su Massaro” urla dopo un’entrata dura, ma onesta, di Mozer sul rossonero.
La doccia fredda arriva al 75’: Abedi Pelé crossa dalla sinistra, Papin al limite dell’area stacca e allunga per l’accorrente Waddle che con un diagonale velenoso infila Rossi, 1-0. La partita si incattivisce ulteriormente e il nervosismo è palpabile. Il Milan non riesce ad avvicinarsi all’aria avversaria e sono i padroni di casa a sfiorare il raddoppio con Vercruysse che, all’88’, fallisce incredibilmente, solo davanti a Rossi. Il portiere milanista poi, si rende protagonista di una gratuita spallata a Papin dopo un’uscita.
C’è aria pesantissima tra le file rossonere e i giocatori sembrano rassegnarsi, al punto che Waddle semina il panico a centrocampo, dribbla mezza squadra e si presenta lanciatissimo davanti a Rossi. Il portiere si butta a valanga e la palla si perde sul fondo. Non si capisce se è Rossi ad atterrare Waddle o se è lo stesso inglese a trascinarsi il pallone fuori.
Ma non c’è tempo per i replay perché è proprio in questa azione che accade una cosa inaspettata: uno dei riflettori del Velodrome si spegne improvvisamente. Il novantesimo è passato da 40 secondi e rimangono circa 3 minuti di recupero da disputare. L’arbitro Karlsson interrompe il gioco e molti milanisti cominciano a guardarsi tra loro, subodorando l’opportunità di un’imprevista salvezza: sembra che, imbeccati dal responsabile organizzativo rossonero, Paolo Taveggia, i rossoneri non vogliano proseguire la gara.
I più convinti sono Gullit e Baresi. L’olandese, intervistato al volo da Marco Francioso, dichiara: “regolamento dice che bisogna esserci le luci accese”. Francioso non perde l’occasione e subito insinua: “Esatto, e poi con un arbitro così…”. La confusione sul terreno di gioco aumenta e l’inviato a bordo campo è eroico, quasi commovente, quando comunica a Longhi che “mi impediscono anche di parlare, i francesi. Ti ridò la linea” salvo riprenderla subito dopo per aggiungere: “altrimenti diremmo le cose come stanno”.
Francioso, nonostante il “divieto”, riesce a raggiungere Tassoti il quale, molto sportivamente, chiarisce: “Non c’è nessun problema, non è che non vogliamo giocare perché stiamo perdendo. Ecco, vedete, ora si è riacceso. Giochiamo”. Alla sincerità del terzino fa da contraltare la faccia di Gullit quando si accorge che il riflettore è tornato a funzionare. L’arbitro comunica ai 22 in campo che è il momento di riprendere la gara ma il trecciolone tiene a ribadire che la luce deve essere accesa completamente.
Il faro è operativo per tre quarti ma Longhi propone la sua versione: “l’arbitro ha denunciato limiti paurosi. Eccolo che vaga per il campo. Il riflettore funziona all’incirca al 40% (in tv si vede benissimo in tutte le zone, nda).”. Ma è ancora Francioso a dare il meglio: “Baresi non vuole ritornare in campo. Baresi rifiuta giustamente di tornare perché il faro si è riacceso al 25% o forse meno. Baresi continua a guardare il riflettore e fa il segno degli occhi. Dice che non ci si vede” per poi concludere: “da come ha arbitrato mi sa che anche il direttore di gara è abbastanza indeciso sul regolamento”.
Ad un certo punto, la svolta: un uomo con l’impermeabile bianco si avvia a grandi passi verso il centro del campo. E’ il vicepresidente Adriano Galliani, all’epoca con ancora un cerchio di capelli attorno alla sommità liscia del cranio. Galliani si porta verso l’imboccatura degli spogliatoi e, con ampi gesti delle mani, convoca i giocatori. Ha deciso, il Milan vuole lasciare la gara.
Quando il riflettore ha aggiunto altra potenza ed è quasi completamente recuperato, Francioso si affretta a sottolineare che “in effetti dalla mia parte non si vede”. Longhi comunica che Taveggia sta già pensando di presentare un esposto scritto ma è di nuovo interrotto dallo zelante inviato a sul campo: “i giocatori sono assolutamente intenzionati a rientrare negli spogliatoi. Ci sono addirittura gli inservienti che mettono le mani addoso ai giocatori del Milan. Incredibile anche questa fase”. Longhi lo sostiene (“Taveggia giustamente scuote il capo. No, così non si può giocare”) e, dopo che le immagini della regia francese passano sugli spalti dove i tifosi del Diavolo si stanno azzuffando con la polizia, il telecronista chiarisce subito la sua versione dei fatti: “non so se definirla una loro provocazione o una provocazione della polizia francese”.
Nel frattempo si accendono ancora altre luci e la visibilità è ormai totalmente ripristinata. Di nuovo interviene Longhi precisando che “si sono accesi altri riflettori. Riflettori, ovviamente, meno potenti”. Francioso, orgoglioso, richiede la linea e proclama che “il Milan va via”.
L’arbitro Karlsson, accertatosi delle ripristinate funzionalità dell’impianto, prende il pallone in mano, attraversa il campo a grandi falcate e posiziona la sfera nel punto in cui deve essere ripreso il gioco: un calcio di rinvio a favore del Milan.
I giocatori del Marsiglia si ridispongono in campo ma i milanisti assolutamente non ne vogliono sapere. Longhi è colto da un dubbio tremendo: “il Milan dovrebbe adeguarsi o rischierebbe altre sanzioni”. Il capolavoro finale è firmato ancora dall’immarcescibile Francioso che, affannatissimo, rivela un particolare che profuma di inconfessabile speranza: “ho raccolto una voce a bordo campo: anche se la luce dovesse funzionare, c’è stata comunque un’invasione di campo a gioco in corso”, riferendosi all’ingresso della panchina marsigliese e di qualche addetto dopo un fischio di Karlsson, interpretato come quello finale, appena dopo il fattaccio. “Invasione” che è durata 15 secondi.
Una volta accertata l’ostinazione del Milan nel non voler rientrare, l’arbitro fischia la fine dell’incontro. Lo stadio esplode in un urlo di gioia, i giocatori francesi si abbracciano e vanno a salutare i tifosi. I milanisti fanno un mesto ritorno negli spogliatoi, ma c’è ancora tempo per un commento di Ancelotti (“La realtà è che è andata via la luce e non è ritornata”) e un augurio di Bruno Longhi (“la partita non è finita regolarmente. Ci sarà sicuramente un’appendice”).
Galliani, negli spogliatoi, fa sapere ai giornalisti che presenterà un ricorso articolato in tre punti ma dimentica che perché il ricorso possa essere quantomeno visionato è necessario che la partita venga ugualmente portata a termine.

Il giorno, ecco le reazioni della stampa: il quotidiano transalpino Libération titola “Squallida manovra del Milan per far ripetere la partita”, la Gazzetta dello Sport preferisce un sintetico: “Milan vergogna” rinforzato da un occhiello a pagina 5 “Vergogna Marsiglia / Mai un abbandono in 36 anni di coppe”. Gianni Mura, su Repubblica, va a fondo: “Se è mai esistito nella storia del calcio italiano di ogni tempo un “giorno della vergogna”, questo non può che essere il 20 marzo 1991”. Venerdì 22 marzo la Gazzetta dedica un fondo, a firma di Franco Arturi, che analizza a mente fredda l’incredibile telecronaca di Italia1:

Quanto a perdita di faccia il Milan di Marsiglia non ha voluto essere secondo a nessuno. Ebbene, le sue prodezze alla rovescia sono state accompagnate da una voce come quella di Bruno Longhi (ma anche di Marco Francioso, telecronista a bordo campo), che definire faziosa è ancora poco. Su questo versante c’è una situazione professionale e umana tutta particolare e da tener presente prima di formulare un giudizio: chi paga lo stipendio ai telecronisti è il presidente del Milan. Ma è impossibile tacere una serie di autocensure talmente lunga da cadere nel ridicolo. C’era un’impotenza tecnica del Milan mai sottolineata, ci sono stati dei falli di rossoneri puntualmente denunciati dalla moviola e “perdonati” con una rapidità sconcertante, c’era un’accusa tambureggiante e fuori luogo all’arbitro e ai giocatori francesi, c’è stato poi l’episodio del ritiro della squadra e delle concitate frasi finali, commentati in modo inaccettabile sotto tutti i punti di vista, a partire da quello cronistico.
Il Milan sarà sempre croce e delizia per le reti televisive di Berlusconi. Ma se il suoi dipendenti non sono in grado di garantire almeno una parvenza di imparzialità, la reazione del pubblico non potrà che essere molto negativa alla lunga (purtroppo questa previsione non si avvererà mai: alle reti Fininvest sono bastati quattro culi all’ora di cena e un po’ di comici sgangherati per tornare a fidelizzare il pubblico). Mettiamoci in mente (Rai e Fininvest) che a ciascuno spetta soltanto il proprio ruolo: al tifoso di sostenere più o meno ciecamente la propria squadra, al giornalista di raccontare ciò che vede. Se invertiamo le parti ci perderemo tutti.

Galliani, nelle inerviste dopo la partita, aveva fatto sapere che la decisione di ritirare la squadra era stata avallata anche dal presidente Berlusconi (che non era presente allo stadio). La società, il giorno seguente, lo smentisce con un comunicato ufficiale, firmato proprio dal presidente:

con riferimento alla partita Olympique Marsiglia-Milan di ieri, il Milan si dichiara dispiaciuto per quanto occorso nei minuti finali della gara a seguito dell’insolito incidente verificatosi all’impianto di illuminazione dello stadio e dalla presenza in campo di una molteplicità di tifosi, situazioni che hanno determinato nei dirigenti accompagnatori della squadra il convincimento che la partita non potesse concludersi regolarmente. Il Milan, peraltro, non presenterà alcun reclamo tendente a cambiare il risultato del campo, che riconosce ottenuto dall’Olympique Marsiglia con pieno merito

Sorvolando sulla “molteplicità di tifosi” in campo che avrebbero concorso a impedire lo svolgimento del match, è chiaro l’intento di Berlusconi di smorzare i fuochi della polemica, cercando rifugio in parole all’insegna della sportività verso gli avversari vittoriosi. Ma, come si vedrà, è solo una captatio benevolentiae mascherata da signorilità. In un altro comunicato la società chiede indirettamente clemenza all’Uefa segnalando che “una stagione senza Milan in Europa rappresenterebbe un danno anche per le casse della Federazione europea” (sic).
La Commissione di Controllo e Disciplina dell’Uefa non tarda però ad emettere la sua sentenza: a fine marzo il Milan è ufficialmente escluso per un anno dalle coppe europee, graziato invece il capitano Baresi che per ben tre volte era stato invitato dall’arbitro a tornare in campo.
Una volta appresa l’entità della squalifica il presidentissimo Berlusconi cambia rotta, dichiarandosi schifato da una sentenza “sproporzionata”, quindi si lancia in una risibile difesa della sua squadra, affermando che il Milan è “la società che ha imposto una sua filosofia basata sul rispetto degli avversari e sulla responsabilizzazione dei suoi giocatori, eroi positivi esemplari per i giovani”.
I dirigenti rossoneri presentano un ricorso alla Commissione d’Appello di Ginevra che la respinge senza mezzi termini sottolineando, nella motivazione, che “un anno di sospensione dalle competizioni europee è la minima sanzione possibile”.
Di fronte all’ineluttibilità del verdetto, Berlusconi si premura di svelare definitivamente il suo pensiero sull’accaduto, facendo sfoggio di periodi e locuzioni tipici del suo dizionario mediatico-comunicativo. L’intervista rilasciata dal presidente è a dir poco sconcertante. Quando tutti si aspettano un mea culpa o, quantomeno, un onorevole silenzio, il grande capo di Arcore opta invece per il contrattacco, non trovando niente di meglio che accusare il suo omologo d’oltralpe, Tapie, con imputazioni molto generiche e poco circostanziate.

E’ un verdetto duro perché, evidentemente, è saltato il coperchio dell’invidia: non si spiegano altrimenti gli attacchi ad una società sempre corretta e ordinata. Perché al mondo ci sono duee tipi di persone: i costruttori, come lo sono io, e i distruttori che credono di realizzarsi distruggendo e minimizzando i successi altrui. Ma noi restiamo impermeabili: farlo, per un presidente come me, è un gioco da ragazzi…
Comunque, c’è un mare di dubbi sulla regolarità di quella partita, Tapie lo conosciamo benissimo (e chi non conosce Berlusconi…, nda), sappiamo quanto è bravo a lavorare sotto… Era chiaro che l’arbitro non avrebbe mai fischiato contro i francesi, che non ci avrebbe mai dato un rigore a favore (il rigore c’era quasi, ma per l’OM, nda). C’è stato un nostro errore di valutazione, ma occorre tener conto dell’atmosfera in campo: ci hanno lasciato al freddo impedendoci di rientrare negli spogliatoi (il presidente si aggiorni riguardo al pantano di Perugia. E, comunque al freddo, si fa per dire, c’erano anche gli avversari), sono volati spintoni, c’era un clima di intimidazione, il terreno era pieno di persone non autorizzate…

Solo un dubbio è rimasto da quella sera di marzo: e se ci fosse stata la Juve? Quante volte avremmo rivisto Moggi o Giraudo che, con le loro manone, chiamavano i giocatori verso l’uscita? Quanto avremmo dovuto sopportare le immagini di repertorio proposte ad ogni nuova sfida europea? Invece, a Mediaset, la memoria è una questione di convenienza ed opportunità: quante volte ci è toccato vedere, sugli schermi berlusconiani, milanisti trionfanti e quante volte invece abbiamo visto l’impermeabile bianco di Galliani agitarsi nella notte del Velodrome? A voi la risposta.
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

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alessio14 wrote: Ma voi ve la ricordate la pagliacciata del Velodrome nel 1991? Ecco un breve (?) racconto di quel che successe... non conosco la fonte e lasciate pure perdere le critiche, è giusto per ricordare l'accaduto alla vigilia del ritorno in Champion's del Milan.

LUCI A MARSIGLIA

Il 20 marzo 1991 il fatiscente ma affascinante stadio Velodrome di Marsiglia ospita la gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni, tra i padroni di casa dell’Olympique e il Milan. L’andata a San Siro, quattordici giorni prima, si era conclusa sull'1-1 con il clan marsigliese a fare la partita e ad andare vicino al colpaccio.
La formazione francese, allenata dal belga Raymond Goethals, è collettivo dai piedi assai fini ma allo stesso tempo dalle maniere ruvide. La partita, di conseguenza, è tesissima: i primi 25 minuti sono tutti dell’Olympique che va vicino al gol in due occasioni poi, alla mezz’ora, il confronto si riequilibra. Tuttavia il Milan, per tutta la prima frazione, non riesce ad organizzare una valida azione d’attacco: tiene possesso del pallone ma solo una volta si rende pericoloso, con Gullit, al 29’.
Nell’intervallo Italia 1 propone i momenti salienti del primo tempo: Massimo Marianella esordisce con “il Milan è frenato dall’arbitro”, riferendosi ad un controverso fuorigioco fischiato a Rijkaard con il portiere francese Olmeta che, comunque, raggiunge il pallone prima dell’olandese. Si sorvola però su un possibile rigore su Papin, travolto da Sebastiano Rossi in uscita.
Il secondo tempo comincia come era finito il primo, con i francesi a tener lontano i rossoneri dalla propria area e proporsi con valide offensive orchestrate da Waddle e Papin.
Il telecronista di Italia1, Bruno Longhi, che fino a quel momeno era stato sufficientemente imparziale, comincia a dare segni di cedimento: “l’arbitro ha deciso di punire ancora una volta la formazione rossonera” e “l’arbitro ha punito il Milan” dopo una segnalazione di fuorigioco; quindi si lascia andare ad una dichiarazione che sa di speranza: “il Marsiglia sta soffrendo enormemente”. In realtà è il Milan a non vedere mai la porta avversaria, se è vero che l’unica conclusione a rete arriva su una punizione di Evani al 59’. Da lì in avanti, più nulla.
Il match si inasprisce e Maldini si segnala per una mezza gomitata a Waddle che Longhi minimizza. La scena si ripete al 65’con il difensore milanista che stavolta ci va più duro. In cabina di regia ritengono opportuno mandare subito lo stacchetto pubblicitario. Quando si ritorna sulla partita l’inglese è ancora a terra e Longhi chiosa: “è un ritornello che si sta ripetendo troppo frequentemente. L’intervento di Maldini non ci pare così grave” e poco dopo, enfatico, aggiunge: “ogni caduta (dei francesi, nda) dura dai due minuti ai due minuti e mezzo”. E’ pur vero che l’OM pratica un gioco deciso e che l’arbitro svedese Bo Karlsson sembra un po’ svagato, ma è altrettanto vero che questi sorvola su un paio di episodi: un possibile rigore ai danni di Papin e un’altra “mezza gomitata” di un Tassotti già ammonito ad un avversario che chiedeva il pallone per rimettere in gioco. Longhi ce la mette tutta per restare distaccato ma , sovvenendogli memoria delle direttive padronali, gradualmente scioglie le briglie: “c’è un fallo incredibile su Massaro” urla dopo un’entrata dura, ma onesta, di Mozer sul rossonero.
La doccia fredda arriva al 75’: Abedi Pelé crossa dalla sinistra, Papin al limite dell’area stacca e allunga per l’accorrente Waddle che con un diagonale velenoso infila Rossi, 1-0. La partita si incattivisce ulteriormente e il nervosismo è palpabile. Il Milan non riesce ad avvicinarsi all’aria avversaria e sono i padroni di casa a sfiorare il raddoppio con Vercruysse che, all’88’, fallisce incredibilmente, solo davanti a Rossi. Il portiere milanista poi, si rende protagonista di una gratuita spallata a Papin dopo un’uscita.
C’è aria pesantissima tra le file rossonere e i giocatori sembrano rassegnarsi, al punto che Waddle semina il panico a centrocampo, dribbla mezza squadra e si presenta lanciatissimo davanti a Rossi. Il portiere si butta a valanga e la palla si perde sul fondo. Non si capisce se è Rossi ad atterrare Waddle o se è lo stesso inglese a trascinarsi il pallone fuori.
Ma non c’è tempo per i replay perché è proprio in questa azione che accade una cosa inaspettata: uno dei riflettori del Velodrome si spegne improvvisamente. Il novantesimo è passato da 40 secondi e rimangono circa 3 minuti di recupero da disputare. L’arbitro Karlsson interrompe il gioco e molti milanisti cominciano a guardarsi tra loro, subodorando l’opportunità di un’imprevista salvezza: sembra che, imbeccati dal responsabile organizzativo rossonero, Paolo Taveggia, i rossoneri non vogliano proseguire la gara.
I più convinti sono Gullit e Baresi. L’olandese, intervistato al volo da Marco Francioso, dichiara: “regolamento dice che bisogna esserci le luci accese”. Francioso non perde l’occasione e subito insinua: “Esatto, e poi con un arbitro così…”. La confusione sul terreno di gioco aumenta e l’inviato a bordo campo è eroico, quasi commovente, quando comunica a Longhi che “mi impediscono anche di parlare, i francesi. Ti ridò la linea” salvo riprenderla subito dopo per aggiungere: “altrimenti diremmo le cose come stanno”.
Francioso, nonostante il “divieto”, riesce a raggiungere Tassoti il quale, molto sportivamente, chiarisce: “Non c’è nessun problema, non è che non vogliamo giocare perché stiamo perdendo. Ecco, vedete, ora si è riacceso. Giochiamo”. Alla sincerità del terzino fa da contraltare la faccia di Gullit quando si accorge che il riflettore è tornato a funzionare. L’arbitro comunica ai 22 in campo che è il momento di riprendere la gara ma il trecciolone tiene a ribadire che la luce deve essere accesa completamente.
Il faro è operativo per tre quarti ma Longhi propone la sua versione: “l’arbitro ha denunciato limiti paurosi. Eccolo che vaga per il campo. Il riflettore funziona all’incirca al 40% (in tv si vede benissimo in tutte le zone, nda).”. Ma è ancora Francioso a dare il meglio: “Baresi non vuole ritornare in campo. Baresi rifiuta giustamente di tornare perché il faro si è riacceso al 25% o forse meno. Baresi continua a guardare il riflettore e fa il segno degli occhi. Dice che non ci si vede” per poi concludere: “da come ha arbitrato mi sa che anche il direttore di gara è abbastanza indeciso sul regolamento”.
Ad un certo punto, la svolta: un uomo con l’impermeabile bianco si avvia a grandi passi verso il centro del campo. E’ il vicepresidente Adriano Galliani, all’epoca con ancora un cerchio di capelli attorno alla sommità liscia del cranio. Galliani si porta verso l’imboccatura degli spogliatoi e, con ampi gesti delle mani, convoca i giocatori. Ha deciso, il Milan vuole lasciare la gara.
Quando il riflettore ha aggiunto altra potenza ed è quasi completamente recuperato, Francioso si affretta a sottolineare che “in effetti dalla mia parte non si vede”. Longhi comunica che Taveggia sta già pensando di presentare un esposto scritto ma è di nuovo interrotto dallo zelante inviato a sul campo: “i giocatori sono assolutamente intenzionati a rientrare negli spogliatoi. Ci sono addirittura gli inservienti che mettono le mani addoso ai giocatori del Milan. Incredibile anche questa fase”. Longhi lo sostiene (“Taveggia giustamente scuote il capo. No, così non si può giocare”) e, dopo che le immagini della regia francese passano sugli spalti dove i tifosi del Diavolo si stanno azzuffando con la polizia, il telecronista chiarisce subito la sua versione dei fatti: “non so se definirla una loro provocazione o una provocazione della polizia francese”.
Nel frattempo si accendono ancora altre luci e la visibilità è ormai totalmente ripristinata. Di nuovo interviene Longhi precisando che “si sono accesi altri riflettori. Riflettori, ovviamente, meno potenti”. Francioso, orgoglioso, richiede la linea e proclama che “il Milan va via”.
L’arbitro Karlsson, accertatosi delle ripristinate funzionalità dell’impianto, prende il pallone in mano, attraversa il campo a grandi falcate e posiziona la sfera nel punto in cui deve essere ripreso il gioco: un calcio di rinvio a favore del Milan.
I giocatori del Marsiglia si ridispongono in campo ma i milanisti assolutamente non ne vogliono sapere. Longhi è colto da un dubbio tremendo: “il Milan dovrebbe adeguarsi o rischierebbe altre sanzioni”. Il capolavoro finale è firmato ancora dall’immarcescibile Francioso che, affannatissimo, rivela un particolare che profuma di inconfessabile speranza: “ho raccolto una voce a bordo campo: anche se la luce dovesse funzionare, c’è stata comunque un’invasione di campo a gioco in corso”, riferendosi all’ingresso della panchina marsigliese e di qualche addetto dopo un fischio di Karlsson, interpretato come quello finale, appena dopo il fattaccio. “Invasione” che è durata 15 secondi.
Una volta accertata l’ostinazione del Milan nel non voler rientrare, l’arbitro fischia la fine dell’incontro. Lo stadio esplode in un urlo di gioia, i giocatori francesi si abbracciano e vanno a salutare i tifosi. I milanisti fanno un mesto ritorno negli spogliatoi, ma c’è ancora tempo per un commento di Ancelotti (“La realtà è che è andata via la luce e non è ritornata”) e un augurio di Bruno Longhi (“la partita non è finita regolarmente. Ci sarà sicuramente un’appendice”).
Galliani, negli spogliatoi, fa sapere ai giornalisti che presenterà un ricorso articolato in tre punti ma dimentica che perché il ricorso possa essere quantomeno visionato è necessario che la partita venga ugualmente portata a termine.

Il giorno, ecco le reazioni della stampa: il quotidiano transalpino Libération titola “Squallida manovra del Milan per far ripetere la partita”, la Gazzetta dello Sport preferisce un sintetico: “Milan vergogna” rinforzato da un occhiello a pagina 5 “Vergogna Marsiglia / Mai un abbandono in 36 anni di coppe”. Gianni Mura, su Repubblica, va a fondo: “Se è mai esistito nella storia del calcio italiano di ogni tempo un “giorno della vergogna”, questo non può che essere il 20 marzo 1991”. Venerdì 22 marzo la Gazzetta dedica un fondo, a firma di Franco Arturi, che analizza a mente fredda l’incredibile telecronaca di Italia1:

Quanto a perdita di faccia il Milan di Marsiglia non ha voluto essere secondo a nessuno. Ebbene, le sue prodezze alla rovescia sono state accompagnate da una voce come quella di Bruno Longhi (ma anche di Marco Francioso, telecronista a bordo campo), che definire faziosa è ancora poco. Su questo versante c’è una situazione professionale e umana tutta particolare e da tener presente prima di formulare un giudizio: chi paga lo stipendio ai telecronisti è il presidente del Milan. Ma è impossibile tacere una serie di autocensure talmente lunga da cadere nel ridicolo. C’era un’impotenza tecnica del Milan mai sottolineata, ci sono stati dei falli di rossoneri puntualmente denunciati dalla moviola e “perdonati” con una rapidità sconcertante, c’era un’accusa tambureggiante e fuori luogo all’arbitro e ai giocatori francesi, c’è stato poi l’episodio del ritiro della squadra e delle concitate frasi finali, commentati in modo inaccettabile sotto tutti i punti di vista, a partire da quello cronistico.
Il Milan sarà sempre croce e delizia per le reti televisive di Berlusconi. Ma se il suoi dipendenti non sono in grado di garantire almeno una parvenza di imparzialità, la reazione del pubblico non potrà che essere molto negativa alla lunga (purtroppo questa previsione non si avvererà mai: alle reti Fininvest sono bastati quattro culi all’ora di cena e un po’ di comici sgangherati per tornare a fidelizzare il pubblico). Mettiamoci in mente (Rai e Fininvest) che a ciascuno spetta soltanto il proprio ruolo: al tifoso di sostenere più o meno ciecamente la propria squadra, al giornalista di raccontare ciò che vede. Se invertiamo le parti ci perderemo tutti.

Galliani, nelle inerviste dopo la partita, aveva fatto sapere che la decisione di ritirare la squadra era stata avallata anche dal presidente Berlusconi (che non era presente allo stadio). La società, il giorno seguente, lo smentisce con un comunicato ufficiale, firmato proprio dal presidente:

con riferimento alla partita Olympique Marsiglia-Milan di ieri, il Milan si dichiara dispiaciuto per quanto occorso nei minuti finali della gara a seguito dell’insolito incidente verificatosi all’impianto di illuminazione dello stadio e dalla presenza in campo di una molteplicità di tifosi, situazioni che hanno determinato nei dirigenti accompagnatori della squadra il convincimento che la partita non potesse concludersi regolarmente. Il Milan, peraltro, non presenterà alcun reclamo tendente a cambiare il risultato del campo, che riconosce ottenuto dall’Olympique Marsiglia con pieno merito

Sorvolando sulla “molteplicità di tifosi” in campo che avrebbero concorso a impedire lo svolgimento del match, è chiaro l’intento di Berlusconi di smorzare i fuochi della polemica, cercando rifugio in parole all’insegna della sportività verso gli avversari vittoriosi. Ma, come si vedrà, è solo una captatio benevolentiae mascherata da signorilità. In un altro comunicato la società chiede indirettamente clemenza all’Uefa segnalando che “una stagione senza Milan in Europa rappresenterebbe un danno anche per le casse della Federazione europea” (sic).
La Commissione di Controllo e Disciplina dell’Uefa non tarda però ad emettere la sua sentenza: a fine marzo il Milan è ufficialmente escluso per un anno dalle coppe europee, graziato invece il capitano Baresi che per ben tre volte era stato invitato dall’arbitro a tornare in campo.
Una volta appresa l’entità della squalifica il presidentissimo Berlusconi cambia rotta, dichiarandosi schifato da una sentenza “sproporzionata”, quindi si lancia in una risibile difesa della sua squadra, affermando che il Milan è “la società che ha imposto una sua filosofia basata sul rispetto degli avversari e sulla responsabilizzazione dei suoi giocatori, eroi positivi esemplari per i giovani”.
I dirigenti rossoneri presentano un ricorso alla Commissione d’Appello di Ginevra che la respinge senza mezzi termini sottolineando, nella motivazione, che “un anno di sospensione dalle competizioni europee è la minima sanzione possibile”.
Di fronte all’ineluttibilità del verdetto, Berlusconi si premura di svelare definitivamente il suo pensiero sull’accaduto, facendo sfoggio di periodi e locuzioni tipici del suo dizionario mediatico-comunicativo. L’intervista rilasciata dal presidente è a dir poco sconcertante. Quando tutti si aspettano un mea culpa o, quantomeno, un onorevole silenzio, il grande capo di Arcore opta invece per il contrattacco, non trovando niente di meglio che accusare il suo omologo d’oltralpe, Tapie, con imputazioni molto generiche e poco circostanziate.

E’ un verdetto duro perché, evidentemente, è saltato il coperchio dell’invidia: non si spiegano altrimenti gli attacchi ad una società sempre corretta e ordinata. Perché al mondo ci sono duee tipi di persone: i costruttori, come lo sono io, e i distruttori che credono di realizzarsi distruggendo e minimizzando i successi altrui. Ma noi restiamo impermeabili: farlo, per un presidente come me, è un gioco da ragazzi…
Comunque, c’è un mare di dubbi sulla regolarità di quella partita, Tapie lo conosciamo benissimo (e chi non conosce Berlusconi…, nda), sappiamo quanto è bravo a lavorare sotto… Era chiaro che l’arbitro non avrebbe mai fischiato contro i francesi, che non ci avrebbe mai dato un rigore a favore (il rigore c’era quasi, ma per l’OM, nda). C’è stato un nostro errore di valutazione, ma occorre tener conto dell’atmosfera in campo: ci hanno lasciato al freddo impedendoci di rientrare negli spogliatoi (il presidente si aggiorni riguardo al pantano di Perugia. E, comunque al freddo, si fa per dire, c’erano anche gli avversari), sono volati spintoni, c’era un clima di intimidazione, il terreno era pieno di persone non autorizzate…

Solo un dubbio è rimasto da quella sera di marzo: e se ci fosse stata la Juve? Quante volte avremmo rivisto Moggi o Giraudo che, con le loro manone, chiamavano i giocatori verso l’uscita? Quanto avremmo dovuto sopportare le immagini di repertorio proposte ad ogni nuova sfida europea? Invece, a Mediaset, la memoria è una questione di convenienza ed opportunità: quante volte ci è toccato vedere, sugli schermi berlusconiani, milanisti trionfanti e quante volte invece abbiamo visto l’impermeabile bianco di Galliani agitarsi nella notte del Velodrome? A voi la risposta.
Peccato, era andato bene (nel senso che seppur faziosa nei toni la ricostruzione è più o meno corretta...) fino a 4 righe dalla fine. Poi è scivolato sul fazzoletto intriso di lacrime che ogni vedova che si rispetti porta sempre nel taschino.
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E' lo stesso medesimo principio, mismo, siam sempre lì qualità o quantità??
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by BruceSmith »

per problemi di copirait, è sempre cosa buona mettere link e autore.

http://www.ju29ro.com/archivi/articoli/ ... iglia.html

BUAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAH

date un'occhiata al sito e capirete se vale la pena di discutere di questo "articolo".
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by anto »

margheritoni10 wrote: Sabato ho rotto il fioretto ed ho guardato quest'esaltate esibizione livornese: ora senza stare a parlare di Huntelaar o di Ronaldhino (o del ceko...) che poracci, da quanto son messi male (uno perchè non c'entra un fava con il contesto e l'altro... vabbè.) fan quasi tenerezza ma, tolti Flamini e Thiago Silva (e Pato a sprazzi) solo io ho l'impressione di vedere un altro sport da quanto siamo atleticamente imbarazzanti, statici, bolsi, fermi, nulli, lenti, varie ed eventuali? Si vedono spesso giocare a calcio giocatori scarsi, gente che sbaglia stop, goal, che liscia la palla ma tutti hanno una base atletica di un certo tipo. Qua nulla. Guardi lo schermo ed ogni 5 minuti controlli il telecomando perchè hai l'impressione d'aver schiacciato "slow motion" o qualche altra diavoleria del genere...
Il problema è che queste cose erano prevedibilissime già ad inizio stagione. Non ci sono giustificazioni che tengano. Uno non si può attaccare ad una presunta condizione fisica non ottimale. Il Livorno non ha certo giocato le amichevoli del Milan, nè per numero nè per qualità. Al limite avrebbe dovuto avere più fondo perchè molto probabilmente si è allenato meglio, ma avrebbe dovuto patire la nostra superiore brillantezza( :stralol:).
I limiti atletici di questa squadra(velocità, ma anche dinamismo) sono impressionanti.
Andiamo avanti così...Chissà cosa mi toccherà leggere sui prossimi striscioni... :disgusto:
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by BruceSmith »

predu17 wrote: "Per il Milan la Champions League è l'habitat naturale" ha spiegato Galliani. "Delle squadre italiane, il Milan è senz'altro la squadra che ha fatto di più e meglio, e l'unica che ha vinto nel millennio: abbiamo alzato - ha sottolineato - cinque trofei internazionali contro gli zero-zero-zero di tutti gli altri. Speriamo che la tradizione ci aiuti".

Zio Fester ha sempre lo stesso disco eh!  :lol2:  Mi sa che stavolta la tradizione servirà a poco.. Però pare panca per Dinho e Pirlo ancora trequartista.
cosa deve dire?
martedì perdiamo sei a zero, sono un pirla, berlusconi vattene (cit.)?

se mourinho dice che eto'o è il giocatore più forte del mondo, è un fine stratega perchè carica il giocatore; se un dirigente pompa un poulsen, un tiago o qualsiasi altro somarone, lo fanno per dargli fiducia, se galliani cerca di caricare una squadra in difficoltà è un pirla e si rende ridicolo?

echeppalle.
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by Toni Monroe »

BruceSmith wrote: cosa deve dire?
martedì perdiamo sei a zero, sono un pirla, berlusconi vattene (cit.)?

se mourinho dice che eto'o è il giocatore più forte del mondo, è un fine stratega perchè carica il giocatore; se un dirigente pompa un poulsen, un tiago o qualsiasi altro somarone, lo fanno per dargli fiducia, se galliani cerca di caricare una squadra in difficoltà è un pirla e si rende ridicolo?

echeppalle.
Dovrei dire che proietti negatività, come sempre (come sempre che lo dico, non che lo fai realmente :D), ma -in realtà- non posso che cuotare. Alla fine è un periodo che non si vuol farne passare una e va bene, perché mica c'è da esser contenti, ma alla lunga ci si rende ridicoli anche nel criticare ogni respiro. Non si può far altro che dire quelle cose. Tacere sarebbe un delitto. Il discorso franco ormai non lo capirebbe/accetterebbe nessuno. Troppo tardi per farlo. Quindi cosa rimane?  :nonsa:
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti

Post by aeroplane_flies_high »

Toni Monroe wrote: Dovrei dire che proietti negatività, come sempre (come sempre che lo dico, non che lo fai realmente :D), ma -in realtà- non posso che cuotare. Alla fine è un periodo che non si vuol farne passare una e va bene, perché mica c'è da esser contenti, ma alla lunga ci si rende ridicoli anche nel criticare ogni respiro. Non si può far altro che dire quelle cose. Tacere sarebbe un delitto. Il discorso franco ormai non lo capirebbe/accetterebbe nessuno. Troppo tardi per farlo. Quindi cosa rimane?  :nonsa:
Io non sono d'accordo.
Mi permetto di pensare e quindi di dire che a mio parere la verità sia sempre la cosa migliore da dire. In alternativa meglio stare zitti. Capisco che la parola verità sia questionabile, si può ad ogni modo sostituirla con chiarezza.

Il Milan è una squadra di campioni, che in coppa può ritrovare stimoli e palcoscenici già teatri di tante vittorie. Certo che quest'anno si parte col peofilo basso e bisogna dimostrare di essere competitivi, cosa che in questo inizio ancora non s'è visto. Mi aspetto una prova d'orgoglio da parte dei ragazzi

Anche così poteva andar bene, magari si era un pò più aderenti all'attualità ed un pò meno all'album dei trionfi passati...
VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! NON SI VENDE KAKA' VERGOGNAAAAAAAAAAAAAAAAA
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