[..] Avete già avuto modo di leggere l’ottima analisi del mercato di Fabio Barcellona, che abbraccia aspetti tecnico-tattici, ed economici. Per non ripetermi, affronterò in questa analisi altri aspetti, più legati allo spogliatoio e alla gestione del gruppo, vero tallone d’Achille delle ultime due stagioni. Le valutazioni sui giocatori acquistati (e ceduti) le lascio ad altri.
Quello appena concluso è stato – questa almeno è una lettura – un mercato caratterizzato dall’acquisto di tanti calciatori già conosciuti o seguiti in passato. Un esempio? Delneri aveva già allenato Marco Storari (Sampdoria, la passata stagione, 19 presenze), Leandro Rinaudo (a Palermo, stagione 2005/06, 10 presenze), Alberto Aquilani (nello scampolo di stagione 2004/05, quella dei 4 allenatori per la Roma) e Simone Pepe (a Palermo, stagione 2005/06, prime 3 presenze in Serie A). A questi vanno inoltre aggiunti Fabio Quagliarella, che Beppe Marotta conosce bene avendo segnato 13 gol per la sua Sampdoria nella stagione 2006/07 (era in comproprietà con l’Udinese, che poi “lo vinse” alle buste), e Marco Motta, che era già stato seguito proprio dai blucerchiati nella primavera scorsa. Non è necessariamente un male, ma lo registriamo. Piuttosto che affidarsi a gente “sconosciuta”, il “cuore” del mercato è stato impostato su giocatori ritenuti dal sicuro rendimento, affidabili sia dentro che fuori dal campo. Disposti a seguire la filosofia di gioco e comportamentale dell’allenatore. Questo significa non trovarsi con delle “sorprese”, con primedonne viziate o demotivate in grado di spaccare lo spogliatoio. Certo, non basta essere bravi scolaretti (ma questo è un giudizio di merito, che eviterò di fornire in questo articolo), ma ricostruire un telaio attorno a giocatori già allenati o conosciuti non è necessariamente una brutta idea.
Passiamo ora agli epurati. David Trezeguet, al netto delle dichiarazioni di facciata, è stato “cacciato” (il termine è forte: sostituitelo con un “si è scelto di rescindere consensualmente il suo accordo”, per un linguaggio più politically correct), e non per ragioni tecniche (perchè è un calciatore adatto al 442), nè economiche (aveva un solo anno di contratto restante, per rescindere gli abbiamo corrisposto una buonuscita, non ci abbiamo ricavato un euro dalla sua cessione, saremmo stati disposti a pagare uno stipendio comunque alto a Marco Borriello, per sostituirlo). Inoltre si è deciso di lasciarlo andare nonostante il rifiuto di Antonio Di Natale, inizialmente scelto come sostituto. Stessa cosa per Mauro Camoranesi. Vista anche la regola sugli extracomunitari imposta da Abete, lo si sarebbe potuto tranquillamente sfruttare un altro anno, l’ultimo di contratto, come riserva di Pepe, sulla destra. In questo modo, tenendo anche Lanzafame come riserva, si sarebbe potuto risparmiare l’acquisto di uno fra Krasic e Martinez. O, meglio ancora, si sarebbe potuto acquistare un mancino puro da piazzare a sinistra al posto di entrambi. Sarebbe stato molto più lineare, ed economico. Si è scelto invece di acquistare 4 nuovi esterni d’attacco, ignorando completamente sin dal precampionato l’italo-argentino, rescisso anche lui con buonuscita. Motivazioni quindi non tecniche, nè economiche. Ultimo discorso, ma parzialmente valido uguale, per il terzo “rescisso”, Jonathan Zebina. Il francese, al netto del rapporto difficile con gli ultras e degli infortuni, è tatticamente più adatto di Grygera a fare il terzino di spinta in un 442, è potenzialmente più forte, e avrebbe in teoria potuto tranquillamente fare la riserva di Marco Motta. Al francese è però stato preferito Zdenek Grygera. Motivo? Qui parzialmente c’entra l’ingaggio, avendo Zebina ancora un biennale a più di due milioni di euro l’anno. Ma, è praticamente scontato, a incidere sono stati anche e soprattutto altri fattori. Quali? Beh, sappiamo tutti che i tre in passato si sono resi protagonisti di veri e propri atti di ammutinamento. Torniamo perciò al discorso precedente: il controllo del gruppo, “saltato” nelle passate due stagioni con troppa facilità. Tanti saluti, perciò. Anche a grossi sacrifici, senza cavarne un euro, e nonostante alcuni rifiuti dei tre protagonisti. Si è preferito che lasciassero Torino, piuttosto che “punirli” e fare comunque condividere loro lo spogliatoio con i “titolari”. Si è pagato per allontanarli da Vinovo, vista la loro influenza (parentesi: lo so che vi starete chiedendo che influenza potesse avere Zebina.. Beh, vi basti sapere due cose: la prima è che l’anno scorso litigò pesantemente, come riportato da uccellini vari, con Ciro Ferrara; la seconda è che a Torino viveva nella stessa villa di Jean-Claude Blanc, l’ex villa di Thuram). Non lo ammetterà giustamente nessuno, ma soffermandosi a ragionare a mente serena…
Ad avvalorare la tesi precedente un’altra possibile chiave di lettura: la non rescissione del contratto di Hasan Salihamidzic e di Fabio Grosso. A differenza dei precedenti tre, infatti, i due terzini over-30 resteranno a Torino, anche se fuori rosa. Si alleneranno col gruppo, ma non verranno utilizzati. Perchè con loro non si è forzata la mano? Probabilmente perchè i due ragazzi sono profondamente diversi. Brazzo è un ragazzo molto serio, il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andarsene (un piccolo Nedved, come professionalità). E’, inoltre, un elemento “positivo” del gruppo, che tiene su il morale (e divide la stanza con Del Piero, ma questo lo scriviamo tra parentesi). Anche Grosso, da parte sua, è un bravo ragazzo, che non ha mai dato problemi a nessuno (rifiuti di trasferimenti a parte). Non ha inoltre particolare “potere” nello spogliatoio, essendo a Torino da solo un anno, e non essendo nemmeno più titolare, da Zaccheroni in poi. Insomma due “controllabili”, innocui. Che, anche alzassero la voce, non li sentirebbe praticamente nessuno.
C’è infine la cessione di Diego. Con lui in passato Delneri aveva già avuto problemi, al Porto. Ne chiese la cessione. Quest’anno, però, è stato proprio il trequartista, in un’intervista di oggi a La Gazzetta dello Sport, ad assolvere il tecnico che anzi, dopo il Berlusconi, gli aveva ribadito piena fiducia. E pure Del Piero, suo rivale per il ruolo di seconda punta. Queste le sue parole con le quali smentisce sia stato fatto fuori dal capitano bianconero: « È una bugia. Il primo messaggio che mi è arrivato sul telefonino quando sono partito è stato di Ale. Mi diceva: “Sono stato bene con te, ti auguro felicità”. Gli credo. Del Piero più di una volta mi ha detto: “Noi dobbiamo giocare insieme”. Lui non è un traditore ». Non c’è motivo di non credere a questa versione.
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