Tre spunti forse provocatori extra, visto che concordo con molto di quello che è stato scritto tra cui il post di lebronpepps qui sopra.
1: Può sembrare il paradosso dei paradossi, ma la scelta di D'Antoni è la migliore scelta possibile per quanto riguarda la difesa: è l'intelligentissima e pragmatica presa d'atto dell'impossibilità di dare un senso difensivo a questo gruppo di giocatori.
Il ragionamento ha una logica chiarissima: se uno specialista difensivo come Mike Brown non è riuscito a dare un senso nella propria metà campo a questi giocatori, diventando di fatto completamente inutile, scegliere D'Antoni vuol dire ufficializzare un manifesto programmatico di gioco che va oltre il problema della difesa, respingendolo, non prendendolo in considerazione proprio grazie ai concetti di D'Antoni e liberando così la mente dei giocatori che può focalizzarsi su altri aspetti.
In realtà non è vero che D'Antoni non cura la difesa, anzi è quasi paranoico nell'esigere il rispetto delle sue regole. Il problema è che le sue regole difensive sono atipiche e pensate in funzione del quadro complessivo del suo gioco, per cui ogni fallo è a prescindere un'interruzione sgradita, per cui un parziale negativo è il presupposto ideale per un parziale positivo, per cui un tiro lasciato agli avversari nei primi sette secondi è comunque un buon tiro.
Ovvero il tipo di difesa che, paradosso, può nascondere nel miglior modo possibile i limiti di Nash, Gasol, Jamison e volendo le pause dello stesso Kobe.
2: Il pick and roll di ingresso gioco di D'Antoni assume un senso grazie al terzo uomo, ovvero grazie alla dilatazione del campo e l'occupazione degli angoli.
Il gioco a due centrale Nash-Stoudemire era spesso mortifero perché la difesa doveva fare più scelte e non poteva chiudere l'area scoperta lasciando gli ottimi tiratori in angolo.
Chi può giocare quegli spazi in questi Lakers? Chi può segnare con continuità dallo scarico in angolo ed al tempo stesso chiudere l'eventuale "triangolo" con Howard? Forse Meeks e Jamison, non so Metta, ma sicuramente non Gasol.
Il quintetto con Howard ed il catalano per D'Antoni ricalca esattamente l'enigma mai risolto del quintetto con Chandler ed Amar'è ai Knicks: già nella NBA attuale in generale c'è poco spazio per due giocatori del genere contemporaneamente, ma di sicuro quello spazio non esiste nel gioco dell'ex Milano.
Io poi non sono così sicuro che Howard sia così adeguato (comunque lo è) al sistema di D'Antoni, perché ho sempre ritenuto Howard un sopravalutato giocatore di pick and roll al cospetto dei numeri e di molte immagini che dovrebbero zittirmi, ma questo probabilmente resta un problema tutto mio.
Occhio però che Dwight non ha la capacità di fermarsi in pochi metri e controllare il corpo partendo da lontano anche in ricezioni dinamiche in traffico come Stoudemire, così come è del tutto innocuo da oltre i 4 metri statico.
Mentre è semplicemente devastante nel tuffo libero con spazio quando prende tempo ai difensori in aiuto, ragion per cui se non si riesce a dilatare il campo coi tiratori per la difesa può essere meno proibitivo del previsto contenere Nash-DH.
3: Questa forse è la provocazione massima, ma potrebbe essere un'inattesa soluzione per esaltare Kobe: Bryant point guard.
Considerando un Nash da 25 minuti per tutelarlo durante la stagione, Kobe può tranquillamente entrare nei giochi palla in mano conducendo il pick and roll alto con Dwight. Non solo, perché in questo modo sarebbe esaltato lo stesso Steve Blake nell'angolo, tiratore decisamente più produttivo dallo scarico che dal palleggio, e persino Nash potrebbe diventare una minaccia inattesa per una volta da assistito invece che da assistman, invece di vagare con tagli insulsi nella Princeton Offense.
La certezza assoluta su Kobe è che, vuoi perché cresciuto nel mito di D'Antoni, vuoi perché il sistema del baffo lo intriga, vuoi perché è un immenso conoscitore del gioco, sarà quello che assorbirà con maggiore entusiasmo e disponibilità le novità del coach, pur con l'insidiosissimo macigno della finestra temporale limitata per raggiungere MJ. In sintesi, c'è poco tempo ed ancora meno facoltà di perdere, fosse solo perché si parla dei Lakers.
P.S.: tutto questo detto al netto del pericolo numero uno per i tifosi gialloviola: D'Antoni che scende a compromessi, si fa contaminare da altro subendolo e stravolgendo la sua identità. Ovvero tutto quello che gli è successo a New York, coi risultati delegittimanti che sappiamo.