Era il 1981. E l’accoppiata Spielberg/Lucas aveva ridefinito il genere dei film di avventura, partorendo un capolavoro indimenticabile, in grado di non passare mai di moda, la summa di un’intera moltitudine di pellicole condensata in poco più di due ore, realizzata in modo impeccabile e condita da grande ironia e del sano gusto per il divertimento. Poi vennero due seguiti, entrambi splendidi ed acclamati dalle platee di tutto il mondo, perfettamente in grado di non sfigurare a fianco del predecessore.
E ora sono passati 19 anni dall’ultima fatica dell’archeologo più famoso del pianeta.
Indy è invecchiato, su questo non c’è dubbio. Nessuno lo chiama più così… ormai è il professor Henry Jones Junior. Ma è pronto ad imbarcarsi per una nuova avventura. Del resto, come si diceva un tempo, se l’avventura ha un nome… quello è Indiana Jones. O forse no?
Difficile dare un parere sul recentissimo episodio della saga, l’affetto verso il personaggio è sconfinato, inutile negarlo… va da sé, potrebbe risultare meno facile del previsto essere oggettivi. In fondo si parla di un’icona simbolo degli anni ’80, indimenticabile per chiunque sia cresciuto durante quegli anni.
Ed è per questo che la delusione è stata ancor più cocente.
Diciamolo subito, questo nuovo Indiana Jones ha un enorme difetto che va ad inficiare tremendamente il valore della pellicola: la storia. Dettaglio non da poco, direi. Spiace dirlo, ma la trama fa acqua da tutte le parti, non ha un briciolo del carisma di quelle passate e sembra essere stata scritta in poche ore. Va bene, ammettiamo che non sia facile trovare paragoni con oggetti che dominano l’immaginario comune come l’Arca dell’Alleanza o il Sacro Graal… ma qui si sfiora veramente il ridicolo. E soprattutto non c’è più traccia di tutto quell’amore per la storia, per l’occultismo intrecciato alla religione, insomma per tutti quei temi tanto cari (e fondamentali, a mio avviso) per i precedenti episodi.
Per non parlare dei personaggi. Ok, Harrison Ford E’ Indiana Jones. Non può non essere convincente. Anzi, sfodera una buona interpretazione, regalandoci un protagonista invecchiato ed imbolsito ma comunque in forma e sempre pronto alla battuta come in passato. Il problema sono i personaggi di contorno, tutti francamente ridicoli, delle comparse di cartapesta senza anima né storia. Ridicolo anche il personaggio interpretato dalla pur brava Cate Blanchett, un’antagonista del tutto priva del carisma necessario per non sfigurare rispetto al passato. Delude anche il giovane Shia Lebeouf, copia sbiadita a metà fra Marlon Brando ne Il selvaggio e gorge Clooney in Fratello Dove sei?
Insomma, se è difficile salvare storia e personaggi, rimane qualche motivo per vedere il film?
Tecnicamente è ineccepibile, la regia di Spielberg è francamente impeccabile e anche la colonna sonora è all’altezza della situazione, evocativa come sempre e in grado di stimolare i nostalgici con continue strizzate d’occhio agli episodi precedenti. L’ironia abbonda come sempre, anche più che in passato, ma questa è a mio avviso un’ottima scelta; non avrebbe avuto senso prendersi troppo sul serio con un protagonista così anzianotto e con la pancia, ma Spielberg non sbaglia e gestisce la cosa con grande intelligenza come sempre. Insomma, lo spirito dei vecchi film è sempre presente, la stessa ironia, i dialoghi sono convincenti e divertenti, anche le fasi esplorativa e meramente “di avventura” abbondano e sono tutte ottimamente girate e coinvolgenti.
Ciò nonostante il film non riesce mai a convincere pienamente. Vuoi per le pecche non da poco evidenziate poco sopra, vuoi per il fatto che siano fin troppo diffuse pesanti cadute di stile. Ci rendiamo conto che i tempi sono cambiati, che il gusto cinematografico è cambiato, così come il pubblico, ma francamente ogni tanto durante la visione del film sembra che Spielberg si stia travestendo da Michael Bay! Scene d’azione al limite del non-sense, uso degli effetti speciali sovrabbondante e senza un minimo di pudore, saltuario e preoccupante disinteresse per la logica narrativa… ahi ahi ahi, qui qualcosa davvero non funziona.
In conclusione, era difficile aspettarsi un film all’altezza dei precedenti, di questo me ne rendo conto, ma era decisamente lecito aspettarsi qualcosa di più…