Re: Naufraghi 2.0
Posted: 06/12/2008, 15:21
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“La plasticità impareggiabile del disegno, la semplicità di una macchina appena suggerita, l’estasi nel volto della Donna, il movimento ascensionale che nulla indica ma che non è possibile non notare, i colori vivacissimi, innaturali, che donano profondità e verosimiglianza all’insieme: queste sono le armi con cui Tiziano Vecellio sconfigge il suo contemporaneo Raffaello Sanzio; guardate la differenza fra l’Assunzione della Vergine di Tiziano e la Trasfigurazione di Raffaello: stessa impostazione, stessi criteri, stessa ispirazione, ma la semplicità del capolavoro del maestro veneto supera la macchinosità dell’opera del pittore marchigiano. Per la prossima lezione, andata a Santa Maria Gloriosa ai Frari e guardate bene l’Annunciazione, poi studiate sul vostro libro di testo Tiziano Vecellio ed il parallelo fra la sua Annunciazione e la Trasfigurazione di Raffaello Sanzio. Buongiorno.”
“Ma professor Bauli, sono oltre trenta pagine...”
“Ebbene? La cultura non si misura a peso, l’arte non si acquista al mercato delle vacche. Stavolta sono trenta pagine, la prossima volta potrebbero essere cinque o cinquanta. Possibile che non abbiate ancora capito questo? Ormai non siete più bambini, non fate osservazioni degne di un incolto: che ci siete venuti a fare tanti anni a scuola, se poi fate queste domande? Ora buongiorno, l’ora è finita, ci vediamo la prossima lezione.”
“Buongiorno, professore.”
Il professor Bastiano Bauli uscì con passo nervoso dall’aula, salutò a mezza bocca alcuni colleghi che andava incontrando nel corridoio, si lanciò nella sala professori, posò il registro, afferrò il cappotto ed uscì dall’edificio scolastico. A quel punto si fermò, appena varcato il portone, e tirò un lunghissimo respiro. Quante energie disperse, quanta cultura e quanto tempo andava perso nell’inutile tentativo di istruire delle capre. Non ricordava più qual era quell’autore latino che aveva parlato di “margaritas ante porcos”, perle ai porci, ma sapeva che mai definizione era stata più adatta alla sua situazione. Quando studiava lui non si era mai permesso di protestare per il numero delle pagine, aveva sempre studiato e basta, convinto che questo avrebbe elevato il suo spirito alle alte vette della cultura, ma in questi tempi di decadenza non ci si poteva aspettare questo da quattro ragazzini figli di papà sindacalizzati e scioperati che pensavano solo a divertirsi. Puah. Meglio pensare solo a se stessi, non occuparsi di questi problemi più del necessario, pensò il professor Bastiano Bauli. Come arrivò a casa, naturalmente posta in una calle veneziana, posta fra il Ghetto Nuovo e le Fondamenta Nuove, si tranquillizzò. Era un appartamento non grande, adatto ad un uomo che aveva scelto la solitudine per potersi meglio dedicare alla cultura ed allo studio, ma posto in uno scenario meraviglioso, in un antico palazzo barocco, con le finestre ogivali trilobate, pavimenti alla veneziana, architravi di legno, persino l’ingresso secondario per la gondola. Lì poteva dedicarsi al lavoro che più lo soddisfaceva, la stesura di un nuovo testo scolastico sulla storia dell’arte dei secoli fra il rinascimento ed il romanticismo, era che fu madre di tutte le decadenze della nostra epoca, che gli era stato commissionato da un associazione culturale di Venezia, sicuro viatico per la futura pubblicazione di un testo globale di storia dell’arte, che gli avrebbe permesso di confutare le sciocche idee sciatte di omuncoli come Argan, Zeri, Sgarbi e quant'altri. Si dedicassero alla politica, costoro, almano quelli ancora in vita, e lasciassero l’arte ai suoi veri cultori.
A questo punto il professor Bauli si rivestì di tutto punto, indossò un cappotto per sfidare l’umidità delle primavere veneziane ed uscì; si recò in una rosticceria, consumò un piatto di baccalà mantecato innaffiato da vino bianco e secco e si recò presso la biblioteca dell’Università di Ca’ Foscari, dove avrebbe condotto nuove ricerche.
Il suo libro procedeva, presto sarebbe stato pronto, ed allora tutti avrebbero visto, avrebbero visto di cosa era capace chi l’arte amava veramente e non perdeva tempo in stolti pettegolezzi. A tanto arrivava un vero cultore: quel giorno avrebbe studiato un antico testo contenente gli atti di un notaio veneziano vissuto nel XVIII secolo, dove avrebbe trovato gli atti di vendita di alcune tele del Veronese, testimonianza che un ricco mercante, avo del venditore, aveva protetto il sommo artista e ne aveva acquistato alcune opere. Questo è amore per l’arte.
“La plasticità impareggiabile del disegno, la semplicità di una macchina appena suggerita, l’estasi nel volto della Donna, il movimento ascensionale che nulla indica ma che non è possibile non notare, i colori vivacissimi, innaturali, che donano profondità e verosimiglianza all’insieme: queste sono le armi con cui Tiziano Vecellio sconfigge il suo contemporaneo Raffaello Sanzio; guardate la differenza fra l’Assunzione della Vergine di Tiziano e la Trasfigurazione di Raffaello: stessa impostazione, stessi criteri, stessa ispirazione, ma la semplicità del capolavoro del maestro veneto supera la macchinosità dell’opera del pittore marchigiano. Per la prossima lezione, andata a Santa Maria Gloriosa ai Frari e guardate bene l’Annunciazione, poi studiate sul vostro libro di testo Tiziano Vecellio ed il parallelo fra la sua Annunciazione e la Trasfigurazione di Raffaello Sanzio. Buongiorno.”
“Ma professor Bauli, sono oltre trenta pagine...”
“Ebbene? La cultura non si misura a peso, l’arte non si acquista al mercato delle vacche. Stavolta sono trenta pagine, la prossima volta potrebbero essere cinque o cinquanta. Possibile che non abbiate ancora capito questo? Ormai non siete più bambini, non fate osservazioni degne di un incolto: che ci siete venuti a fare tanti anni a scuola, se poi fate queste domande? Ora buongiorno, l’ora è finita, ci vediamo la prossima lezione.”
“Buongiorno, professore.”
Il professor Bastiano Bauli uscì con passo nervoso dall’aula, salutò a mezza bocca alcuni colleghi che andava incontrando nel corridoio, si lanciò nella sala professori, posò il registro, afferrò il cappotto ed uscì dall’edificio scolastico. A quel punto si fermò, appena varcato il portone, e tirò un lunghissimo respiro. Quante energie disperse, quanta cultura e quanto tempo andava perso nell’inutile tentativo di istruire delle capre. Non ricordava più qual era quell’autore latino che aveva parlato di “margaritas ante porcos”, perle ai porci, ma sapeva che mai definizione era stata più adatta alla sua situazione. Quando studiava lui non si era mai permesso di protestare per il numero delle pagine, aveva sempre studiato e basta, convinto che questo avrebbe elevato il suo spirito alle alte vette della cultura, ma in questi tempi di decadenza non ci si poteva aspettare questo da quattro ragazzini figli di papà sindacalizzati e scioperati che pensavano solo a divertirsi. Puah. Meglio pensare solo a se stessi, non occuparsi di questi problemi più del necessario, pensò il professor Bastiano Bauli. Come arrivò a casa, naturalmente posta in una calle veneziana, posta fra il Ghetto Nuovo e le Fondamenta Nuove, si tranquillizzò. Era un appartamento non grande, adatto ad un uomo che aveva scelto la solitudine per potersi meglio dedicare alla cultura ed allo studio, ma posto in uno scenario meraviglioso, in un antico palazzo barocco, con le finestre ogivali trilobate, pavimenti alla veneziana, architravi di legno, persino l’ingresso secondario per la gondola. Lì poteva dedicarsi al lavoro che più lo soddisfaceva, la stesura di un nuovo testo scolastico sulla storia dell’arte dei secoli fra il rinascimento ed il romanticismo, era che fu madre di tutte le decadenze della nostra epoca, che gli era stato commissionato da un associazione culturale di Venezia, sicuro viatico per la futura pubblicazione di un testo globale di storia dell’arte, che gli avrebbe permesso di confutare le sciocche idee sciatte di omuncoli come Argan, Zeri, Sgarbi e quant'altri. Si dedicassero alla politica, costoro, almano quelli ancora in vita, e lasciassero l’arte ai suoi veri cultori.
A questo punto il professor Bauli si rivestì di tutto punto, indossò un cappotto per sfidare l’umidità delle primavere veneziane ed uscì; si recò in una rosticceria, consumò un piatto di baccalà mantecato innaffiato da vino bianco e secco e si recò presso la biblioteca dell’Università di Ca’ Foscari, dove avrebbe condotto nuove ricerche.
Il suo libro procedeva, presto sarebbe stato pronto, ed allora tutti avrebbero visto, avrebbero visto di cosa era capace chi l’arte amava veramente e non perdeva tempo in stolti pettegolezzi. A tanto arrivava un vero cultore: quel giorno avrebbe studiato un antico testo contenente gli atti di un notaio veneziano vissuto nel XVIII secolo, dove avrebbe trovato gli atti di vendita di alcune tele del Veronese, testimonianza che un ricco mercante, avo del venditore, aveva protetto il sommo artista e ne aveva acquistato alcune opere. Questo è amore per l’arte.