Re: Champions League 2009-2010:tutti a caccia dei Blaugrana!
Posted: 09/12/2009, 4:00
Leggevo i commenti nei vari topic delle grandi dopo il martedi di coppe, anticipando il mercoledi in cui l'Inter dovrà guadagnarsi il passaggio. Non volevo commentare in maniera specifica su nessuna squadra, e quindi scrivo qui un paio di brevi impressioni. Sono un po' sconfortato dai commenti ad essere sincero anche se li trovo uno specchio affidabilissimo ed efficacissimo del nostro calcio e del nostro sport. Si passa tantissimo tempo a parlare di palle, di coraggio, di voglia, di fattori che entusiasmano i tifosi e riempiono il cuore, anzichè di tecnica, tattica, qualità e condizione fisica, a volte a malapena citati. Non per fare di tutta l'erba un fascio, sia chiaro, ma è l'aspetto generale.
Per quanto vedere i propri giocatori apparentemente non impegnarsi, o arrivare sempre secondi, possa far pensare alla mancanza di cuore, più realisticamente si tratta di gambe che non girano. Una delle cose che dicono regolarmente i nostri giocatori/allenatori che vanno all'estero, è che ci sia un'etica lavorativa assolutamente diversa. Ancelotti pochi giorni fa diceva che anche nel primo allenamento dopo la partita del weekend, i giocatori si presentano in orario e danno tutto dall'inizio alla fine, nonostante lui a volte voglia frenarne gli entusiasmi. Le nostre squadre vanno sotto con chiunque dal punto di vista fisico, in maniera lampante. L'aspetto fisico è quello che sul campo porta il tifoso a categorizzare chi ha cuore da chi non ce l'ha. I migliori Gattuso, Ambrosini, Furino, Alessandro Romano e compagnia sono sempre stati considerati giocatori di cuore, di voglia, trascinatori e quant'altro. Ma lo facevano grazie alla loro dirompente forza fisica e condizione atletica. Se questi fattori non ci sono, non c'è cuore che tenga. Trovo ingenerosi i richiami alle palle, perchè prima ci devono essere le gambe. Sennò si annebbia anche la vista e capita che fai 2 rigori in fotocopia a 3 giorni di distanza su Milito ed Olic, anche quando sei generoso, e fai più danni che cose positive nonostante tutto.
E non sono solo le gambe, sia chiaro. Ma anche i piedi. Perchè in effetti non è necessario saper correre, se sai far correre la palla. Ma in Italia c'è poca gente in grado di fare queste cose. Quanti sanno fare un cross? Quanti sanno battere i corner bene regolarmente? Ne vedo miriadi bassi, o allontanati facilmente sul primo palo, e si tratterebbero di tiri da fermo effettuati da professionisti. Tutti e 11 dovrebbero poterli battere e non è così. Da noi temo che si curi davvero troppo poco e molto male l'aspetto tecnico ed atletico. I giocatori sembrano bolsi, appesantiti. Che devo dire? Non si doperanno. Ma non corrono, non ce la fanno proprio. Da noi squadre come l'Inter o la Juve hanno giocatori magari con piedi non proprio educatissimi a centrocampo, ma corrono più delle altre e le schiantano anche fisicamente. Poi vanno in Europa, e continuano a non avere una qualità eccelsa, ma vengono a loro volta schiantate e non si ritrovano. Per me non è un caso che il Milan sia la squadra più adatta a giocare in Europa... le squadre si aprono, concedono spazi e loro di qualità ne hanno bene o male. Poi battono 2 volte il Real e fanno 1 punto con lo Zurigo proprio per questo motivo.
Tatticamente le nostre sono allo sbando. Non sanno che fare. Puntano sulla "personalità" (nota: Massimo Mauro conosce solo questa parola) di alcuni presunti leader, anzichè su un gioco corale che permetta ai leader tecnici di prendere in mano la squadra in maniera naturale. Recentemente un emissario del Chelsea è andato dai Boston Red Sox ad imparare ed analizzare tecniche di analisi oggettiva, da applicare al calcio. Funzionerà? Non funzionerà? Ovviamente non è quello il punto, quanto innovare, migliorare, guardare avanti e cambiare. Rimanere sulla cresta dell'onda. Analizzare, cercare nuovi modi per leggere la partita, andare a fondo e scoprire cosa significhino i dati che abbiamo. Dobbiamo provarci (sono solo esempi, non che io li appoggi direttamente). Noi siamo prigionieri di 2-3 concetti e dei numeri degli schemi, come se questi significassero qualcosa. Giocheranno col 5-3-2 o col 3-5-2? Caspita, cambia tutto! Come no, cambia come disegnano le squadre sul monitor nel prepartita. Ricordo in un Mondo Gol di un paio d'anni fa che un tabloid inglese pubblicò uno speciale con "gli schemi di Mourinho" (quando era al Chelsea). Avevano, teoricamente, ottenuto un quadernetto in cui c'erano 10 illustrazioni molto basilari di 10 schemi. Semplici eh... se tu hai la palla tu fai un taglio qui, tu allargati lì, ecc... Erano 10. E Caressa letteralmente allibito affermava che fosse impossibile perchè non è possibile ricordarsi 10 schemi tutti assieme, era una cosa impensabile. Ed era serio. E lo so che sia Caressa, cribbio, ma il punto è che qualcosa del genere non dovrebbe sorprendere. Non siamo il football americano, dove ci sono mille e mille schemi, giocate e movimenti, e neanche il basket, ma quante squadre hanno schemi da gioco aperto? Il Napoli ne ha uno: il taglio di Maggio dall'esterno. Per il resto, il gioco è quasi sempre improvvisato. La gente si muove poco senza palla e quando lo fa, va nello spazio solo perchè lo spazio c'è, non perchè qualcuno lo debba riempire. Sono pochi quelli che leggono bene il gioco tatticamente, e gli allenatori non riescono a supplire a queste mancanze. Si vedono giocatori andare a spasso per il campo con un passo da oca giuliva senza avere la più pallida idea di cosa stiano facendo. Sembrano lì per cogliere margherite ed annusare farfalle. Ovviamente con un passo da pensionato. Ed allora si beccano gli insulti dei tifosi perchè non si impegnano e non fanno niente. Ma è colpa loro o è colpa del nostro sistema fossilizzato e provinciale? Siamo rimasti indietro.
Per allargarci ad un big picture, è proprio il sistema calcio italiano che non ha capito la direzione dell'entertainment professionale in cui bisognerebbe andare. Siamo rimasti agli anni di Rozzi ed Anconetani, ma oggi i protagonisti si chiamano Zamparini, Preziosi, Moratti, De Laurentiis e compagnia. Una volta era pittoresco avere il presidente tifoso che tirava fuori soldi, era umorale e cambiava allenatore. Adesso non più, e ne risentiamo. Mezza Serie A ha cambiato allenatore da inizio anno. E' normale? E' possibile che lo sia? Le campagne acquisti vengono condotte da persone che ne sanno (quando va bene!) quanto un forumista medio, con l'unica differenza di avere sufficienti soldi da comprare una squadra. Si parla tutta la settimana di calcio, senza parlare mai di calcio giocato, ma di gossip legato al calcio. Invece di valutare le giocate, la qualità messa in campo, perdiamo tempo ad analizzare quintali di moviole, che nel 90% dei casi non forniscono valutazioni unanimi da parte di chi guarda e si avvale di inquadrature diverse e rallentate, ma che non evitano che l'accento di un'intera partita venga messo su un episodio "chiarissimo" e "nettissimo", mettendo in secondo piano tutto il resto ed evidenziando una sterile voglia di polemiche in cui molti sguazzano. Siamo rimasti provinciali, a pensare ai derby, a gufare per chi non tifiamo ad inseguire chimere.
Ed intanto il Manchester stasera ha vinto 3-1 in Germania senza schierare un difensore di ruolo (oddio c'era Evra fuori posizione se vogliamo) e gente che metà degli addetti ai lavori in Serie A neanche ha mai sentito nominare (e chi cazzo sono questi Obertan, Gibson, Welbeck e Magnus Eikrem?). Ma erano giocatori inseriti in un contesto logico, funzionale. E sono giocatori con qualità autentica, che in Italia verrebbero messi da parte (perchè si sa, troppi giovani insieme non possono giocare, serve esperienza, leadership, cuore ed i ragazzi non possono maturare assieme). L'Arsenal ottiene risultati prendendo a due soldi gente qui e lì molto giovane (senza andare a citare il caso di Kakuta del Chelsea per esempio, dove parliamo forse di roba illegale) a costi bassi, e lancia quei giocatori. Chi ha paura di mettere in campo Denilson, Bendtner, Vela e persino Mannone? In Italia il lancio dei giovani viene ritardato ad oltranza. Mourinho l'anno scorso con Santon ha fatto una cosa che molti altri avrebbero evitato.
Ma sostanzialmente, per chiuderla con lo sfogo e riassumere, siamo prigionieri di modi di fare antiquati. Mancanza di evoluzione tattica, mancanza di evoluzione tecnica, calo tecnico dei giocatori, assoluta mancanza di condizione fisica, mancanza di professionalità nella gestione delle squadre (ed anche degli annessi e connessi, vedi marketing, stadi, ecc), mancanza di coraggio, mancanza di programmazione, umoralità, piegati al volere di media e tifosi. Approssimazione in una parola magari, o amatorialità per usarne un'altra. Mancano professionisti e sinceramente non so in che direzione guardare per un senso di ottimismo. Il mio Napoli sembrava promettente. Tornato in Serie A con un presidente che prometteva di rimanere lontano dalle questioni del campo interessandosi solo a quelle gestionali, la squadra affidata ad un professionista, che puntava forte sui giovani. E' bastato un anno storto per buttare tutto all'aria e diventare come tutte le altre squadre.
Forse le due eccezioni sono Fiorentina e Genoa. Giocano bene, offensive, hanno allenatori stabili che coltivano un progetto tecnico-tattico come le migliori squadre europee. Picchiano quando è necessario e corrono tantissimo. I giocatori sono intercambiabili e rendono sopra il loro valore individuale grazie all'impianto studiato. Ma sono Fiorentina e Genoa. Sono squadre prigioniere di un limbo economico e di sviluppo che non permetterà mai a loro di competere ai massimi livelli con continuità. Possono lottare per il quarto posto in campionato, possono togliersi qualche soddisfazione in Europa, ma non hanno i soldi per prendere i giocatori che facciano la differenza davvero. Servono squadre che copino quel modello con mezzi diversi, serve che lo facciano Inter, Milan, Juve. Magari anche Roma o Napoli che hanno una disponibilità superiore. Sennò rimarremo sempre lì. In Italia giocano bene in pochissimi. Quasi nessuno ha idea di cosa fare. L'ultima squadra che io abbia visto innovare sul serio è stato il primo Chievo di Del Neri (o Delneri, mai capito), con un regista che giocava da fermo ma a memoria, Perrotta che sapeva sempre dove si sarebbe formato lo spazio da attaccare, e Luciano e Manfredini che sembravano fenomeni semplicemente perchè lanciati in velocità, ed in velocità tutti sono più bravi.
Siamo fermi, ed io non sono ottimista. Meno ancora lo sono perchè qui si continua a parlare di mentalità, di palle, di cuore e di andare a lavorare se non si impegnano, e si perde di vista la questione vera: non siamo più bravi a giocare a calcio quanto gli altri, tatticamente, tecnicamente, qualitativamente, atleticamente e fisicamente. E meno porremo l'accento su questi fattori e più continueremo a rimanere indietro. Amarezza.
Per quanto vedere i propri giocatori apparentemente non impegnarsi, o arrivare sempre secondi, possa far pensare alla mancanza di cuore, più realisticamente si tratta di gambe che non girano. Una delle cose che dicono regolarmente i nostri giocatori/allenatori che vanno all'estero, è che ci sia un'etica lavorativa assolutamente diversa. Ancelotti pochi giorni fa diceva che anche nel primo allenamento dopo la partita del weekend, i giocatori si presentano in orario e danno tutto dall'inizio alla fine, nonostante lui a volte voglia frenarne gli entusiasmi. Le nostre squadre vanno sotto con chiunque dal punto di vista fisico, in maniera lampante. L'aspetto fisico è quello che sul campo porta il tifoso a categorizzare chi ha cuore da chi non ce l'ha. I migliori Gattuso, Ambrosini, Furino, Alessandro Romano e compagnia sono sempre stati considerati giocatori di cuore, di voglia, trascinatori e quant'altro. Ma lo facevano grazie alla loro dirompente forza fisica e condizione atletica. Se questi fattori non ci sono, non c'è cuore che tenga. Trovo ingenerosi i richiami alle palle, perchè prima ci devono essere le gambe. Sennò si annebbia anche la vista e capita che fai 2 rigori in fotocopia a 3 giorni di distanza su Milito ed Olic, anche quando sei generoso, e fai più danni che cose positive nonostante tutto.
E non sono solo le gambe, sia chiaro. Ma anche i piedi. Perchè in effetti non è necessario saper correre, se sai far correre la palla. Ma in Italia c'è poca gente in grado di fare queste cose. Quanti sanno fare un cross? Quanti sanno battere i corner bene regolarmente? Ne vedo miriadi bassi, o allontanati facilmente sul primo palo, e si tratterebbero di tiri da fermo effettuati da professionisti. Tutti e 11 dovrebbero poterli battere e non è così. Da noi temo che si curi davvero troppo poco e molto male l'aspetto tecnico ed atletico. I giocatori sembrano bolsi, appesantiti. Che devo dire? Non si doperanno. Ma non corrono, non ce la fanno proprio. Da noi squadre come l'Inter o la Juve hanno giocatori magari con piedi non proprio educatissimi a centrocampo, ma corrono più delle altre e le schiantano anche fisicamente. Poi vanno in Europa, e continuano a non avere una qualità eccelsa, ma vengono a loro volta schiantate e non si ritrovano. Per me non è un caso che il Milan sia la squadra più adatta a giocare in Europa... le squadre si aprono, concedono spazi e loro di qualità ne hanno bene o male. Poi battono 2 volte il Real e fanno 1 punto con lo Zurigo proprio per questo motivo.
Tatticamente le nostre sono allo sbando. Non sanno che fare. Puntano sulla "personalità" (nota: Massimo Mauro conosce solo questa parola) di alcuni presunti leader, anzichè su un gioco corale che permetta ai leader tecnici di prendere in mano la squadra in maniera naturale. Recentemente un emissario del Chelsea è andato dai Boston Red Sox ad imparare ed analizzare tecniche di analisi oggettiva, da applicare al calcio. Funzionerà? Non funzionerà? Ovviamente non è quello il punto, quanto innovare, migliorare, guardare avanti e cambiare. Rimanere sulla cresta dell'onda. Analizzare, cercare nuovi modi per leggere la partita, andare a fondo e scoprire cosa significhino i dati che abbiamo. Dobbiamo provarci (sono solo esempi, non che io li appoggi direttamente). Noi siamo prigionieri di 2-3 concetti e dei numeri degli schemi, come se questi significassero qualcosa. Giocheranno col 5-3-2 o col 3-5-2? Caspita, cambia tutto! Come no, cambia come disegnano le squadre sul monitor nel prepartita. Ricordo in un Mondo Gol di un paio d'anni fa che un tabloid inglese pubblicò uno speciale con "gli schemi di Mourinho" (quando era al Chelsea). Avevano, teoricamente, ottenuto un quadernetto in cui c'erano 10 illustrazioni molto basilari di 10 schemi. Semplici eh... se tu hai la palla tu fai un taglio qui, tu allargati lì, ecc... Erano 10. E Caressa letteralmente allibito affermava che fosse impossibile perchè non è possibile ricordarsi 10 schemi tutti assieme, era una cosa impensabile. Ed era serio. E lo so che sia Caressa, cribbio, ma il punto è che qualcosa del genere non dovrebbe sorprendere. Non siamo il football americano, dove ci sono mille e mille schemi, giocate e movimenti, e neanche il basket, ma quante squadre hanno schemi da gioco aperto? Il Napoli ne ha uno: il taglio di Maggio dall'esterno. Per il resto, il gioco è quasi sempre improvvisato. La gente si muove poco senza palla e quando lo fa, va nello spazio solo perchè lo spazio c'è, non perchè qualcuno lo debba riempire. Sono pochi quelli che leggono bene il gioco tatticamente, e gli allenatori non riescono a supplire a queste mancanze. Si vedono giocatori andare a spasso per il campo con un passo da oca giuliva senza avere la più pallida idea di cosa stiano facendo. Sembrano lì per cogliere margherite ed annusare farfalle. Ovviamente con un passo da pensionato. Ed allora si beccano gli insulti dei tifosi perchè non si impegnano e non fanno niente. Ma è colpa loro o è colpa del nostro sistema fossilizzato e provinciale? Siamo rimasti indietro.
Per allargarci ad un big picture, è proprio il sistema calcio italiano che non ha capito la direzione dell'entertainment professionale in cui bisognerebbe andare. Siamo rimasti agli anni di Rozzi ed Anconetani, ma oggi i protagonisti si chiamano Zamparini, Preziosi, Moratti, De Laurentiis e compagnia. Una volta era pittoresco avere il presidente tifoso che tirava fuori soldi, era umorale e cambiava allenatore. Adesso non più, e ne risentiamo. Mezza Serie A ha cambiato allenatore da inizio anno. E' normale? E' possibile che lo sia? Le campagne acquisti vengono condotte da persone che ne sanno (quando va bene!) quanto un forumista medio, con l'unica differenza di avere sufficienti soldi da comprare una squadra. Si parla tutta la settimana di calcio, senza parlare mai di calcio giocato, ma di gossip legato al calcio. Invece di valutare le giocate, la qualità messa in campo, perdiamo tempo ad analizzare quintali di moviole, che nel 90% dei casi non forniscono valutazioni unanimi da parte di chi guarda e si avvale di inquadrature diverse e rallentate, ma che non evitano che l'accento di un'intera partita venga messo su un episodio "chiarissimo" e "nettissimo", mettendo in secondo piano tutto il resto ed evidenziando una sterile voglia di polemiche in cui molti sguazzano. Siamo rimasti provinciali, a pensare ai derby, a gufare per chi non tifiamo ad inseguire chimere.
Ed intanto il Manchester stasera ha vinto 3-1 in Germania senza schierare un difensore di ruolo (oddio c'era Evra fuori posizione se vogliamo) e gente che metà degli addetti ai lavori in Serie A neanche ha mai sentito nominare (e chi cazzo sono questi Obertan, Gibson, Welbeck e Magnus Eikrem?). Ma erano giocatori inseriti in un contesto logico, funzionale. E sono giocatori con qualità autentica, che in Italia verrebbero messi da parte (perchè si sa, troppi giovani insieme non possono giocare, serve esperienza, leadership, cuore ed i ragazzi non possono maturare assieme). L'Arsenal ottiene risultati prendendo a due soldi gente qui e lì molto giovane (senza andare a citare il caso di Kakuta del Chelsea per esempio, dove parliamo forse di roba illegale) a costi bassi, e lancia quei giocatori. Chi ha paura di mettere in campo Denilson, Bendtner, Vela e persino Mannone? In Italia il lancio dei giovani viene ritardato ad oltranza. Mourinho l'anno scorso con Santon ha fatto una cosa che molti altri avrebbero evitato.
Ma sostanzialmente, per chiuderla con lo sfogo e riassumere, siamo prigionieri di modi di fare antiquati. Mancanza di evoluzione tattica, mancanza di evoluzione tecnica, calo tecnico dei giocatori, assoluta mancanza di condizione fisica, mancanza di professionalità nella gestione delle squadre (ed anche degli annessi e connessi, vedi marketing, stadi, ecc), mancanza di coraggio, mancanza di programmazione, umoralità, piegati al volere di media e tifosi. Approssimazione in una parola magari, o amatorialità per usarne un'altra. Mancano professionisti e sinceramente non so in che direzione guardare per un senso di ottimismo. Il mio Napoli sembrava promettente. Tornato in Serie A con un presidente che prometteva di rimanere lontano dalle questioni del campo interessandosi solo a quelle gestionali, la squadra affidata ad un professionista, che puntava forte sui giovani. E' bastato un anno storto per buttare tutto all'aria e diventare come tutte le altre squadre.
Forse le due eccezioni sono Fiorentina e Genoa. Giocano bene, offensive, hanno allenatori stabili che coltivano un progetto tecnico-tattico come le migliori squadre europee. Picchiano quando è necessario e corrono tantissimo. I giocatori sono intercambiabili e rendono sopra il loro valore individuale grazie all'impianto studiato. Ma sono Fiorentina e Genoa. Sono squadre prigioniere di un limbo economico e di sviluppo che non permetterà mai a loro di competere ai massimi livelli con continuità. Possono lottare per il quarto posto in campionato, possono togliersi qualche soddisfazione in Europa, ma non hanno i soldi per prendere i giocatori che facciano la differenza davvero. Servono squadre che copino quel modello con mezzi diversi, serve che lo facciano Inter, Milan, Juve. Magari anche Roma o Napoli che hanno una disponibilità superiore. Sennò rimarremo sempre lì. In Italia giocano bene in pochissimi. Quasi nessuno ha idea di cosa fare. L'ultima squadra che io abbia visto innovare sul serio è stato il primo Chievo di Del Neri (o Delneri, mai capito), con un regista che giocava da fermo ma a memoria, Perrotta che sapeva sempre dove si sarebbe formato lo spazio da attaccare, e Luciano e Manfredini che sembravano fenomeni semplicemente perchè lanciati in velocità, ed in velocità tutti sono più bravi.
Siamo fermi, ed io non sono ottimista. Meno ancora lo sono perchè qui si continua a parlare di mentalità, di palle, di cuore e di andare a lavorare se non si impegnano, e si perde di vista la questione vera: non siamo più bravi a giocare a calcio quanto gli altri, tatticamente, tecnicamente, qualitativamente, atleticamente e fisicamente. E meno porremo l'accento su questi fattori e più continueremo a rimanere indietro. Amarezza.