Visto solamente da poco
Changeling nuovo piccolo capolavoro di Clint che si avvicina sempre più all'olimpo dei registi.
Anni difficili gli anni 20 di Los Angeles. Sono gli anni del proibizionismo, sono gli anni della polizia corrotta, violenta e sanguinaria. Sono gli anni in cui le donne vengono umiliate e trattate come ‘proprietà’ dalle alte sfere del potere. Sono gli anni in cui una di queste donne, Christine Collins, causò un terremoto all’interno di questo sistema marcio e corrotto. Una donna della classe operaia pronta a lottare, a non darsi mai per vinta, a cadere e a rialzarsi, sempre e comunque, pur di riavere suo figlio tra le braccia. Una donna a cui era stato riconsegnato un bambino non suo, chiedendole di accettarlo, di crescerlo e di portare avanti i ‘doveri da madre’, di stare zitta, di ‘provare il piccolo per una settimana’, di non ‘mettere più in imbarazzo’ la polizia, già di suo in un mare di polemiche, per i modi violenti che la contraddistinguevano. Ma Christine non abbassò mai la testa. Gettata ed umiliata in un ospedale psichiatrico, riuscì nell’impresa di smascherare l’incompetenza della polizia ed il maschilismo strisciante presente al suo interno, rivoluzionando il sistema e cambiando per sempre la città di Los Angeles.
E’ una storia che ha dell’incredibile quella che Clint Eastwood porta sullo schermo. Una storia vera, non romanzata, non ‘tratta da’, ma che segue fedelmente alcuni documenti ufficiali ritrovati sul “Caso Collins”. Una storia portata in sala ancora una volta magnificamente dallo stupefacente Clint, a cui ormai Hollywood dovrebbe dedicare un monumento. Poggiando su una perfetta ricostruzione storica, Eastwood pennella cinema per 140 minuti,
attraverso uno script che riesce a non trasformarsi nel solito polpettone drammatico, riuscendo incredibilmente a cambiare e a stupire minuto dopo minuto, anche quando la vicenda sembra apparentemente conclusa, e a far provare quasi compassione nei confronti del ‘mostro’, del cattivo di turno, attraverso un patibolo finale semplicemente da pelle d’oca.
Ad aiutarlo il solito fenomenale
Tom Stern, direttore della fotografia che già in Mystic River, Letters from Iwo Jima, Flags of Our Fathers e soprattutto Million Dollar Baby, contribuì in maniera determinante alla realizzazione della pellicola. Dal bianco e nero iniziale, in arrivo dallo splendido logo Vintage della Universal, il colore entra in scena in maniera minimale, mantenendo sempre uno splendido e conturbante chiarore, miscelando luci ed ombre come già aveva fatto straordinariamente in Million Dollar Baby. Il rosso fuoco delle labbra pittate di Angelina Jolie arriva come un squarcio di passione e di dolore in mezzo a tanto corrotto, triste e violento grigiore.
A completare il quadro “tecnico” una toccante colonna sonora, firmata come sempre dallo stesso Eastwood(sempre più immenso), lontanamente simile alla melanconica traccia di Bianco Rosso e Verdone, mai invasiva e sempre pronta ad accompagnare i momenti estremamenti drammatici che completano il film. Con Clint stupendamente dietro la macchina da presa, davanti l’obiettivo sfilano una sfilza di attori in stato di grazia, come quasi sempre capita con lui in cabina di regia.
da un'angelina magrissima fautrice di un'incredibile prestazione,un trasformato John Malkovich ed un atterrito e convincente
Devon Conti(il presun to figlio)
E’ un omaggio al cinema di quell’epoca, al divismo di quegli anni e soprattutto alle donne quello che fa Eastwood. Un omaggio alle mamme, per troppo tempo bistrattate, umiliate ma finalmente pronte a prendersi la loro meritata rivincita.
VOTO:9
ed aspetto con super impazienza Gran Torino!!!
