Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

.:: MaVeRicK #23 ::. wrote:
Sinceramente io al posto tuo ci penserei. I tuoi racconti sono molto belli e anche se abbastanza lunghi non noiosi o scontati. Tentar non nuoce :figo:
Grazie, sia a te che a Mahor, un tentativo può darsi che lo farò!
Magari cercando un qualche concorso sulla rete...  :forza:
Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

Per adesso torniamo al campo davanti alla vecchia scuola.  :forza:


Benvenuto in un altro basket.. Isola scuoteva la testa -di fronte al sorriso del suo avversario- come se stesse rifiutando un'offerta inopportuna; non era tanto infastidito dal fatto che l'eroe di un ballo soltanto lo stesse sfottendo -gli sfottò fanno parte del gioco- quanto per il tono con cui lo faceva: sembrava quasi uno che avendo già letto il libro ci tiene a farti sapere che sa come finisce. E come finisce? Deve davvero perdere in modo così netto contro quel campione da una partita ogni tanto? Le cose erano andate male fin dall'inizio, fin da quell'invito a mostrarsi per quel che pensava di essere. Il tipo pareva una statua, nulla che lo toccasse. Incurante della pressione difensiva, sembrava -anzi- a suo agio col difensore addosso. Aveva deciso di lasciargli un po' di spazio per contenerne le penetrazioni ma era stato punito da una serie micidiale di arresto e tiro. E comunque gli aveva segnato in tutti i modi. Ma quello che non riusciva a credere era che fosse possibile dimenticare sempre quello che era accaduto in precedenza e non risentirne minimamente. Ad un certo punto -per dire- era riuscito a farsi beffe dell'eroe facendogli passare la palla tra le gambe ed andando poi a schiacciare di forza. Tutti avevano riso. Tranne l'eroe ovviamente. Tuttavia nell'azione successiva era ancora lì, impassibile, a fare quello che voleva.  Si sarebbe potuto pensare che isola stesse subendo un'umiliante lezione di gioco, ma lui non la vedeva a quel modo. La lezione che lui aveva deciso di apprendere era quella sul controllo dei nervi. Nessuno, mai, era riuscito ad entrargli nella testa prima di allora. Fino a qualche anno prima perdeva anche regolarmente con suo cugino, che in quanto a trash talking poteva tenere seminari, ma lui non perdeva perchè si innervosiva, perdeva perchè era più scarso. Le cose -però- erano cambiate, aveva passato pomeriggi interi a giocare da solo e a fare partite contro gente più grande, ed era migliorato. Fino a diventare il migliore del campo davanti alla vecchia scuola. Il più prestigioso del quartiere. Ed anche se il suo stile non era tra i più apprezzati, quanto a trash talking sapeva anche lui il fatto suo. Di sicuro era più facile che fosse lui a far saltare i nervi agli avversari. Ma adesso si trovava ad affrontare una situazione nuova: la calma di quel tipo lo destabilizzava, ed il silenzio degli altri che assistevano al suo sistematico massacro iniziava ad appesantirgli le caviglie. Fu in quel momento che decise di effettuare in partita un movimento che aveva provato e riprovato un'infinità di volte negli ultimi tempi. Sbagliandolo sempre, tra l'altro. Ma se gli fosse riuscito avrebbe messo fine alla contesa..

Benvenuto in un altro basket.. eroe conosceva bene quello che -in parte- rappresentava isola: il giocatore da playground che ritiene il basket di strada l'unico banco di prova affidabile per giudicare un giocatore. Nino non aver paura di sbagliare un tiro libero.. avrebbe voluto canticchiare, ma non lo avrebbe capito nessuno e -con un sorriso- lasciò perdere. Di sicuro, però, avevano capito che su un playground ci aveva passato parecchio tempo anche lui, prima di andare all'università. Probabilmente pensavano che la sua scelta di non dichiararsi per il draft (alla fine del suo ultimo anno di università) significasse che aveva deciso di mollare del tutto il basket; che ormai giocasse solo per passare il tempo, e che non fosse un avversario degno. In questo senso doveva averne -involontariamente- dato conferma quando si era fatto superare da isola in quel modo umiliante: preso dalla foga di stargli attaccato come un guanto si era ritrovato a gambe quasi divaricate davanti a lui e prontamente quello gli aveva fatto passare la palla tra le gambe, per poi andare a schiacciare dopo la più elementare delle partenze in terzo tempo. Ma eroe aveva subito ogni genere di giochetto da molti suoi compagni di squadra all'università, nell'allenamento libero che una volta la settimana veniva concesso ai ragazzi. Tutti ragazzi cresciuti giocando nei playground. Tutti convinti di essere i migliori della squadra, perchè ci arrivavano con la fama di migliore del tal campo.. Come se quel tal campo fosse l'unico in cui si giocasse a basket. In mezzo ad un tale concentrato di personalità eroe aveva sviluppato i necessari anticorpi e si era distinto per una dote che qualcuno aveva chiamato pacatezza, altri imperturbabilità, ma che lui riteneva essere semplicemente consapevolezza. Ed ora era lì ad impartire una severa lezione ad isola, al solo scopo di guadagnarne il rispetto. Doveva guadagnarlo se voleva avere qualche speranza di parlarci dopo la partita. Anche perchè la proposta che la sua università voleva fargli (in quanti avrebbero saputo, lì, che aveva trovato un impiego all'università?) non era proprio delle più scontate ed era curioso di vedere quale sarebbe stata la sua prima reazione.. Ma intanto aveva notato un guizzo negli occhi di isola; nonostante l'evidente frustrazione per la sconfitta che stava subendo sembrava ancora deciso a stupire. E chissà se in futuro avrebbe stupito ancora su un campo da basket o se altre platee sarebbero state chiamate ad assistere alle sue gesta? Per il momento sembrava deciso a farsi valere su quel campo. E va Bene, vediamo cosa pensi di fare.. Sono qui a tua disposizione, isola..
Last edited by Toni Monroe on 30/11/2008, 11:16, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

Whoooooo..! In mezzo all'esaltazione generale, con l'invasione di campo che sanciva -di fatto- la fine della partita (e pur essendo la prima volta che gli riusciva quell'azione) isola non sembrava né sorpreso né particolarmente entusiasta. Sul punteggio di 9 a 4 per l'eroe si era trovato ad un solo tiro da una delle sconfitte più brucianti che avesse subito su un campo di basket; decise quindi di sfruttare una delle regole non scritte del gioco di strada: la partita finisce -indipendentemente dal punteggio- dopo una giocata estremamente spettacolare. È anche da questo che si può capire come il basket dei playground sia un'altra cosa rispetto a quello praticato nelle palestre o nei palazzetti: in strada non si tratta soltanto di vincere, perché una vittoria può ottenerla chiunque; ma non tutti sono in grado di farti saltare dal posto o di farti correre urlando di meraviglia e godimento per quello che hai appena visto. Quando un giocatore riesce a far questo, la partita finisce. Non c'è più motivo di andare avanti, perchè non c'è nulla in grado di donare le stesse emozioni. Nella concitazione del momento un osservatore esterno che non fosse condizionato dagli eventi avrebbe potuto notare che tra isola e l'eroe il meno entusiasta era proprio isola. In cuor suo sentiva quasi di aver barato; era riuscito a sottrarsi ad una cocente umiliazione solo grazie a quella giocata. Con l'eroe davanti a sé pronto a chiudergli ogni strada, prese tempo in palleggio e si preoccupò di guadagnare un'altra porzione di campo (portati nella zona in cui sei sicuro di poter fare quello che vuoi..). L'eroe indietreggiava consapevole ad ogni spostamento dei piedi di dove si trovasse rispetto ad ogni cosa: isola, davanti a lui; la linea di delimitazione del campo, alla sua destra; il canestro, alle sue spalle; (persino) un gruppetto di ragazzine che, da bordo campo, gli indirizzava delle occhiate furtive fin da quando era arrivato (se qualcun altro avesse notato quegli sguardi quante gomitate involontarie avrebbe ricevuto?) ed ecco la partenza!Isola iniziò a ruotare su se stesso in palleggio, come se volesse effettuare un 360 gradi in corsa per arrivare al canestro, ma a metà rotazione fece passare la palla accanto all'eroe -utilizzandolo (quasi) come un ostacolo fisso sul campo- e nello stesso momento tornò a ruotare in senso opposto alla palla, superando un disorientato eroe dall'altro lato. Si giocava tutto su questo: sul fatto che l'eroe non avrebbe compreso quel che stava per accadere. Se invece di esitare avesse scelto di andare in una direzione qualunque, ne sarebbe uscita una schifezza. Invece rimase fermo e confuso mentre veniva utilizzato come paletto. Una volta ritrovatosi con la palla nell'appuntamento che le aveva dato alle spalle di eroe, isola la lanciò verso il canestro e con l'adrenalina a livelli indicibili saltò avvitandosi in aria e riuscì a schiacciare -con una sola mano- all'indietro! L'esecuzione fu così rapida, così fluida, che per una frazione di secondo tutto sembrò silenzio. E poi quell'urlo a più voci e intonazioni..

Whoooooo..
! Invasione di campo, partita finita. Game, set, match; tutti a casa. Era soltanto la terza (o quarta?) volta che il vecchio assisteva ad una giocata ammazza partita da quando aveva iniziato a seguire il basket di strada. Beh, non sfuggirà il fatto che lo seguiva da poco tempo.. Ma ricordava bene certi colpi estremamente spettacolari che aveva visto (e talvolta eseguito) quando giocava a biliardo. Come quella volta che invece di limitarsi ad uscire da una steola (con le biglie allineate sulla sponda lunga, all'altezza dei birilli), riuscì ad andare a punti e a trovare una copertura esemplare. Altri tempi. Comunque.. fino a pochi istanti prima c'era stato quasi imbarazzo al campo davanti alla vecchia scuola, con isola che veniva strapazzato dal nuovo venuto. E poiché isola era il migliore del campo si sarebbe potuto dire che tutti quanti venivano strapazzati. Certo isola aveva provato a fare il suo solito show, con battute improbabili (per molti anche impensabili) e giocate irridenti (come quando andò a schiacciare dopo aver fatto passare la palla tra le gambe del tipo). Ma quel ragazzo dall'aria svagata (sembrava fosse stato convinto a giocare con la forza) doveva aver visto cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare.. perchè nulla pareva impressionarlo. Ed aveva continuato a segnare fino a portarsi ad un solo punto dalla vittoria, mentre isola gli aveva reso più semplice marcarlo, sbagliando diversi tiri. Errori non forzati li chiamano nel tennis. Ma quando si è ritrovato la palla tra le mani sul punteggio di 9 a 4 per il giocatore in trasferta il migliore del campo davanti alla vecchia scuola è ricorso ad un trucco: Per via dell'alternanza dei possessi sapeva che anche se avesse segnato un canestro qualunque, il tipo sarebbe poi andato a giocare per la vittoria; dunque non poteva limitarsi a segnare un canestro qualunque. Doveva fare qualcosa di più, qualcosa di eclatante. Qualcosa che avrebbe chiarito a tutti che non era il caso di andare avanti o di pensare troppo a quello che era successo fino a quel momento. E si inventò quell'azione. Il vecchio non aveva unito la sua voce al coro degli altri spettatori, non lo riteneva necessario; i ragazzi sembravano perfettamente in grado di manifestare entusiasmo anche per lui e buona parte delle persone che aveva conosciuto in vita sua. Ma sorrideva. comunque, compiaciuto. Era stato un bello spettacolo. Gli sembrò -però- di riconoscere un velo di tristezza nel cugino di isola; che attribuì alla definitiva consapevolezza che ormai era rimasto indietro. Se aveva nutrito qualche speranza di tornare un giorno ad essere il migliore, quella giocata del cugino pareva averlo convinto che non gli sarebbe più riuscito. Ma forse sbagliava, chissà.. forse la tristezza -se davvero c'era- aveva a che fare col fatto che sua cugina -approfittando della confusione- aveva buttato le braccia al collo di quel ragazzo che camminava verso le panchine a bordo campo, e che sembrava più in pace con se stesso rispetto a colui che lo aveva battuto.

Whoooooo..! Era finita. Nel modo in cui talvolta può finire una partita per strada: con una giocata che se solo provi a farla in una partita di allenamento in certe università, l'allenatore ti scava una nicchia nella panchina e ti ci lascia fino a quando non è sicuro che non ti verrà mai più voglia di rifarlo. Ma non c'erano discussioni sul fatto che isola fosse un buon atleta. Ottima velocità di base ed un primo passo devastante. Oltre ad una capacità di creare le condizioni per fare ciò che desidera che non è proprio da tutti. Non era ancora costante, alternava ancora giocate esaltanti ad errori sciocchi, ma col tempo e con una guida competente sarebbe potuto diventare un buon giocatore. Non molto di più. Eroe ne aveva visti molti di giocatori più forti di isola nei suoi 4 anni di università. Ed alcuni di essi non erano nemmeno riusciti a farsi scegliere al primo giro del draft. Uno era andato persino a giocare in Portogallo. Quando lo aveva chiamato per dirgli che aveva accettato l'offerta della squadra portoghese, per giustificarsi, aveva detto che guardando sul mappamondo si poteva notare come non fosse molto lontano da quella Grecia che stava attirando molti giocatori (anche della NBA) e quindi dovevano avere un campionato competitivo. Il che diceva molto del presunto livello di insegnamento di certe università. O di certi giocatori che le frequentano.. Dopo quella provocazione iniziale, quella richiesta di mostrarsi per ciò che pensava di essere, le cose si erano messe abbastanza bene per l'eroe; la differenza l'aveva fatta la sua applicazione in difesa e la sua capacità di dimenticare ad ogni azione quello che era successo in precedenza. Non si faceva condizionare dagli errori commessi (anche se suscitare l'ilarità dei presenti, facendosi passare la palla tra le gambe, non lo aveva divertito), nè si esaltava per i canestri segnati. Fino ad arrivare ad un canestro dalla vittoria. Palla in mano ad isola, dunque, che aveva quella luce negli occhi, di quando pensava a come farti fare una brutta figura. Senza che potesse impedirselo eroe stette tanto attento a dove sarebbe andato isola che non seppe cosa fare quando si vide passare la palla da una parte ed isola dall'altra. In fin dei conti, se anche isola non sarebbe mai stato un giocatore forte quanto potevano pensare i suoi amici, era certo un giocatore (ed un atleta) migliore di lui. Non fu abbastanza reattivo e potè soltanto assistere alla schiacciata. Anche ben fatta, lo riconosceva. Tripudio dei presenti e nessuna ragione per trattenersi oltre sul campo; avrebbe avvicinato isola una volta che si fossero raffreddati gli entusiasmi, e gli avrebbe parlato di quel progetto teatrale che avevano messo in cantiere nella sua università. Chiarendo, se si fosse reso necessario, che sua sorella non poteva venire con loro. Anche se il suo entusiastico abbraccio adolescenziale gli aveva strappato un sorriso..
Last edited by Toni Monroe on 16/11/2008, 10:39, edited 1 time in total.
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doc G
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Chiedo scusa in anticipo per il ciripillo ai vari Dino N, Sberl, Renè e via dicendo, ovviamente non c'è intento denigratorio!

Papaveri ed Elfi


Il Principe degli Elfi fissò con il suo sguardo autorevole il suo Consigliere, mentre il rossore del tramonto esaltava la sua regale figura, e disse:
“Cacchio, come arriviamo in città mi sparo due aranciate ed un doppio cheeseburger con senape.”
“Ed una montagna di patatine fritte con Maionese e Ketchup!”
Ribatté il Consigliere, come sempre lucido ed attento. A questo punto, il Principe degli Elfi spronò il suo maestoso palafreno e si diresse decisamente verso la città, prontamente seguito dalla guardia reale.
Le prime luci si accendevano ad Um, la rutilante, la città dalla vita frenetica e dai piaceri sfrenati, la città che non dorme mai, la città dalle mille torri, la città che non si può morire senza aver visto. In una lingua antichissima ed ormai dimenticata, Um stava a significare qualcosa del tipo: "Il luogo dove il fitto bosco si apre sul pacifico fiume portatore di vita che scende dalle Alte Vette Innevate e le ampie radure consentono alle placide mandrie di trarre il loro nutrimento dalla Grande Madre Terra, sempre da ringraziare per la vita e la prosperità che porta ai suoi umili figli".
Nonostante questo nome e le atmosfere bucoliche da esso evocate, ad Um fiorivano i commerci, l’artigianato era il più fine e lussuoso di quelle terre, spettacoli, banchetti, feste e baccanali erano all’ordine del giorno.
Era sul punto di entrare in quella città il Principe degli Elfi, quando si fermò, in un prato poco distante dalle mura, dove stava giocando un bambino biondo, che ispirò un poco di tenerezza nelle rudi membra del guerriero.
“Ciao. Chi sei, bimbo biondo?”
“Mi chiamo Marameo. E tu chi sei, signore dalle orecchie a punta?”
“Io sono Erasimo, il Principe degli Elfi.”
“Mei coglioni!” Esclamò prontamente il bimbo biondo.
“Ahem, vede, Principe, gli abitanti di Um non sono esattamente famosi per le loro buone maniere, nonostante l’indubbia raffinatezza della loro cultura.”
“Lasci, consigliere, questo bambino mi diverte. Bene, Marameo, tu conosci bene la città di Um, vero?”
“Cacchio!”
“Immagino significhi si. Bene, mi useresti quindi la cortesia di indicarmi il locale dove si cucinano i migliori doppi cheeseburger con senape?”
“E le migliori patatine fritte?” Aggiunse il Consigliere, come sempre lucido ed attento.
“Porca paletta, andate da Mac Conan, gli hamburger barbari! Fanno certi hamburger coi contro…”
“Si, si, abbiamo capito. Ma quanti anni hai, Marameo?”
“Sette, perché?”
“Ti esprimi in un modo un poco colorito per la tua età, o mi sbaglio?”
“Oh, abbiamo trovato un comico!”
“Va bene, va bene. Dimmi, tu giochi sempre qui, al tramonto?”
“Sempre.”
“Bene. Credo che da domani verrò sempre, almeno finché resterò qui, per insegnarti le buone maniere. E con me verrà anche il mio Consigliere.”
“Ma Principe, non è per contraddirla,” intervenne il Consigliere, come sempre lucido ed attento “ma è che io al tramonto ho sempre appuntamenti irrinunciabili, per farle trovare tutto in ordine al momento di coricarsi…”
“E statti zitto, beccamorto!” Lo zittì il bambino “Io tanto ho da fare al tramonto, non potete venire.”
“E cosa hai da fare?”
“Curo il Papavero.”
“Il papavero?”
“Il papavero. Vedi, questo fiore, vedi com’è rosso e profumato? Io lo innaffio, lo spidocchio, se ho mangiato lo concimo pure.”
“Ho colto la tua sottile metafora. Se venissi, però, potrei insegnarti il ciripillo.”
“Il ciripillo?”
“Il gioco preferito dagli Elfi. Si gioca con una pallina di cuoio, una mazza e…. ma te lo spiegherò domani, sempre se mi lascerai venire.”
“Forse per domani…”
“Bene, a domani, dunque!”
Esclamando ciò, il Principe degli Elfi spronò il suo prode destriero e si diresse al galoppo verso la porta nord di Um, seguito dalla guardia reale.
Il drappello attraversò la maestosa porta dei leoni, imponente ma raffinata, giustamente famosa, e si addentrò nella via principale di Um. Semplice nella sua struttura, Um aveva mantenuto nel tempo la sua forma originaria, sebbene i suoi abitanti avessero dovuto ricostruire per ben sei volte la cerchia delle mura, per contenere il numero crescente di popolazione. La città era quadrata, nelle mura si aprivano quattro porte, ai quattro punti cardinali, ad unire le quali correvano le due vie principali, larghe e diritte. Nell’intersezione delle due vie si trovava una grande piazza con il Palazzo della Guida del Popolo. A parlare con la Guida si recava il Principe degli Elfi, ma era difficile per lui restare concentrato sull’obiettivo: la via era infatti costellata da ricchissimi palazzi, ornati da porticati, balconate, giardini pensili e torri coperte da cupole; molti palazzi avevano al pian terreno delle botteghe di commercianti ed artigiani e vi erano diversi palazzi interamente adibiti a mercato, un diverso mercato per ogni arte: il drappello aveva già incontrato il mercato dell’arte dei lanaioli, degli orefici, dei calzaiuoli e dei sarti. La cosa che però aveva impressionato gli Elfi era il quartiere dei divertimenti, situato vicino alla Porta dei Leoni: il quartiere era pieno di case da gioco, locali equivoci, sale da ballo e soprattutto era pieno di donne, di ogni razza, colore e lingua, ma tutte bellissime e molto esperte nell’amore mercenario.
Quando finalmente gli Elfi giunsero nella Piazza della Guida del Popolo, restarono senza fiato: la piazza era immensa, grande come le radure che gli Elfi adibivano a pascolo, grande quanto un campo di battaglia, grande quanto un lago di montagna; al centro della piazza, c’era, immenso e grandioso, il Palazzo, in perfetto stile di Um: di base rettangolare, era arricchito da torri sormontate da cupole e da cuspidi, giardini pensili, porticati, balconi, in un insieme che non faceva pensare agli occupanti come a dei soldati pronti a scannare gli avversari, ma a dei viveur pronti a godersi la vita ed a far godere i loro sicuramente graditi ospiti. Anche il cerimoniale sembrava assecondare la prima impressione: ad accogliere gli Elfi venne infatti un solo dignitario, il quale semplicemente, ma maestosamente, disse loro che la Guida del Popolo ardeva dal desiderio di accogliere degli ospiti tanto prestigiosi, quindi disse loro di seguirlo, che li avrebbe immediatamente condotti dalla Guida stessa.
L’interno del Palazzo manteneva le promesse dell’esterno: arazzi, tappeti, mosaici, quadri e mobili vari lo arredavano con uno stile che rasentava l’Horror Vacui, ma donavano all’insieme l’allegria scanzonata di chi si compiace di possedere bei pezzi e di mostrarli agli ospiti, con il calore di una allegria disordinata e non con la freddezza del collezionista.
La Sala delle Udienze era strutturata in modo leggermente diverso: non era infatti un ambiente relativamente piccolo ed accogliente come gli altri, ma era una stanza enorme ed imponente; in compenso non vi erano troni rialzati, come era uso nelle sale delle udienze, per mettere in soggezione l’ospite, ma vi era una specie di salotto, con una poltrona più grande, dove era seduta la Guida, ed una serie di sedie più semplici, ma comode e dignitose, dove gli ospiti sedevano quasi alla pari. Un salotto, imponente, grandioso, ma un salotto.
Nella poltrona più grande sedeva un uomo di una certa età, in apparenza di grande saggezza, alla sua destra un giovane di grande possanza ed energia, accompagnato da una giovane di notevole avvenenza; alla sua sinistra un altro giovane, apparentemente meno energico del primo.
“Benvenuto, Principe degli Elfi. Siamo lieti di accogliere un ospite di tale nobiltà.”
“La nostra cosiddetta nobiltà impallidisce di fronte alla fantasia ed all’operosità della popolazione di Um, la quale ad ogni gesto testimonia la saggezza con cui è guidata.”
“Ti ringrazio, Principe. Ora basta con i convenevoli, ci siamo arruffianati a sufficienza. Siamo qui per instaurare buone relazioni diplomatiche ed aprire rapporti commerciali fra i nostri popoli, quindi instauriamo ed apriamo.”
“Guida, apprezzo la tua chiarezza e la tua capacità di andare diritto al cuore del problema. Prima di discutere, però, ti prego, presentami i tuoi Consiglieri.”
“Mi presento da solo. Il mio nome è Beppe, sono il Consigliere nonché il figlio di Rintintin, la Guida del Popolo. Lui è Lassie, mio aiutante di campo. Lei è Salomè, la mia fidanzata.”
“Quale onore.” Disse subito il Principe degli Elfi “Mi permetta, signorina, di baciarle la mano in segno di adorazione. Di fronte ai suoi occhi il sole stesso impallidisce, il suo sorriso è più affascinante delle galassie e delle stelle fisse, il suo sguardo spingerebbe chiunque a compiere mirabolanti imprese. Servo suo signorina.”
“Oh, ma cosa dice mai!” Disse Salomè, ma il suo sguardo diceva inequivocabilmente “La mia camera da letto si trova nell’ala est, quarto piano, ultima porta, la chiave si trova sopra lo stipite.”
“Salomè, meglio che ti ritiri, dobbiamo parlare di affari” Disse Beppe, ma il suo sguardo diceva inequivocabilmente “Dopo facciamo i conti, baldracca!”
“Ma caro, io resto sempre quando si parla di affari, mi piace, lo sai” Disse Salomè, pensando “Ma come, adesso che capita un fico simile!”
“Ho detto meglio che ti ritiri!” Disse Beppe, pensando cose irripetibili.
Salomè, vedendo lo sguardo del fidanzato, capì che era effettivamente meglio ritirarsi. Come fu uscita dalla stanza fu subito assalita da una ancella:
“Salomè, hai parlato con il Principe degli Elfi? E com’è? Vero che è un gran fico?”
“Eliana, ma ti sembra modo di esprimerti?”
“Ho capito, è vero. Ma lo sai cosa si dice degli Elfi?”
“Cosa?”
“Come cosa, che siano i più dotati della virtù meno apparente, di tutte le virtù la più indecente!”
“Non esprimerti come una canzone… ma è vero?”
“Altroché! Una volta, la sorella della zia della portiera di mia cognata ha incontrato un Elfo in un oasi… pare che ci siano state le scintille!”
“Che dici mai, se lo sapesse Lassie, il tuo fidanzato!”
“Si, si, dici così, ma caspita come ti brillano gli occhi!!”
Frattanto Uomini ed Elfi avevano ormai trovato un pieno accordo. Il Principe degli Elfi e la Guida del Popolo, soprattutto grazie alla praticità ed alla concretezza di quest’ultimo, avevano rapidamente raggiunto i termini di accordo migliori per entrambi. Solo il Consigliere e figlio della Guida, Beppe, non sembrava affatto soddisfatto, anzi, era stato per tutto il tempo silenzioso ed accigliato. Non appena gli Elfi uscirono dal Palazzo, salutò il padre Rintintin ed andò a fare una cavalcata, seguito malvolentieri dall’aiutante di campo, Lassie. Cavalcarono a lungo, finché l’ira di Beppe non si placò, quindi fecero per rientrare in città, dirigendosi verso la Porta dei Leoni. Era ormai il tramonto. Quando ormai si trovavano sulla sommità della collina fortificata che sovrastava Um, Beppe si fermò.
“Guarda laggiù, non vedi qualcosa di strano, vicino alla Porta dei Leoni?”
“Un gruppetto di gente… ma non capisco cosa facciano.”
“Sono tutti armati di bastoni e li agitano freneticamente, sembrerebbe una battaglia… ma stanno quasi tutto il tempo fermi a rispettosa distanza fra di loro… andiamo a vedere, presto.”
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

I due cavalieri si lanciarono al galoppo giù per la collina, fermandosi solamente quando ebbero raggiunto il gruppetto. Si trattava di quattro Elfi, fra cui il Principe Erasimo, ed un bambino di Um, il figlio di un cugino di Beppe. Erasimo aveva in mano una mazza, il bambino gli lanciava una pallina di cuoio e gli altri erano piazzati tutti intorno, in una disposizione che ricordava quella di un diamante.
“Ma… cosa state facendo? E tu, Marameo, che fai con quella palla?”
“Erasimo mi sta insegnando un gioco.”
“Che gioco?”
“Mi permetto.” Intervenne Erasimo; “si tratta del Ciripillo, il gioco preferito dagli Elfi. Vedi, un giocatore, detto lanciatore, si piazza al centro, tutti gli altri intorno, a formare un diamante, sempre se sono abbastanza numerosi, uno di questi ha la mazza, è detto battitore e si piazza in un punto detto base. Il lanciatore lancia la pallina verso il battitore, all’altezza della spalla, ed il battitore la deve ribattere con la mazza. Per fare il punto, il battitore deve colpire un avversario in mezzo agli occhi ed abbatterlo. Se abbatte l’avversario, il battitore fa il punto e resta in battuta. Se colpisce l’avversario in mezzo agli occhi, ma non lo abbatte, il battitore non fa il punto, ma resta in battuta. Se manca l’avversario, il battitore passa fra gli avversari da abbattere. Se un giocatore si muove per evitare la pallina, perde il punto, viene eliminato ed a fine partita gli altri lo riempono di mazzate. I giocatori sono divisi in due squadre ed alla fine vince la squadra dell’ultimo giocatore a restare in piedi. Volete provare a sfidarci?”
“Si capisce.”
“Bene. Ma siamo in quattro contro due.”
“Non importa.”
“Contenti voi. Cominciamo noi a battere, d’accordo?”
“Ci sto.”
“Mettetevi questi, però, sono dei paraocchi di legno, per evitare brutte botte negli occhi…”
“Non ci serve.”
“Bene. Allora, a battere comincia il mio Consigliere. Cominciassi io, temo che la partita non durerebbe molto.”
Il Consigliere si mise in posa, si molleggiò sulle gambe, provò la mazza e gridò di cominciare. Un Elfo gli lanciò la palla con precisione ed il Consigliere la colpì con perizia e potenza, colpendo proprio in mezzo agli occhi Lassie, che cadde a terra svenuto senza un grido. Il Consigliere si preparò di nuovo, prese la mira verso Beppe e colpì la palla nuovamente con potenza e precisione. Forse però fu un refolo di vento, forse il braccio del Consigliere tremò, forse il destino aveva così deciso, ma la palla sfiorò soltanto Beppe, spettinandolo appena.
“Ma… si è mosso!”
“No, hai sbagliato tu. Lui è rimasto immobile.”
Beppe raccolse la pallina e la diede a Marameo, quindi raccolse la mazza e la soppesò, quindi disse:
“Marameo, mi raccomando, un bel lancio.”
Marameo lanciò la palla e Beppe la colpì perfettamente, abbattendo un elfo.
“Gli Dei ti sono vicini, oggi, ma non durerà.”
“Vedremo. Bravo così, Marameo, fammi un altro lancio uguale al primo.”
Marameo fece un lancio uguale al primo, Beppe colpì nuovamente la pallina ed abbatté un altro elfo. Si preparò ancora, mirò verso il Consigliere, colpì perfettamente la palla ma non abbatté nessuno perché il Consigliere schivò la palla e se la diede bellamente a gambe.
“Vigliacco. Non temere, uomo, sarà punito più tardi. Ora preparati e gioca, ma stai attento: per abbattere il Principe degli Elfi dovrai impegnarti di più.”
“Vedremo se ci riuscirò. Marameo? Sei pronto? Bene, allora fammi un bel lancio.”
Non ci furono spettatori a vedere il colpo, ma ci fossero stati avrebbero visto un lampo di luce strana brillare negli occhi dell’umano, che colpì la pallina con quanta forza aveva in corpo: il colpo fu tanto forte che la mazza ne fu scheggiata e la pallina si frantumò colpendo la fronte del Principe degli Elfi, il quale cadde pesantemente a terra supino. Come capita normalmente agli Elfi, quando sono colpiti, un nero bernoccolo crebbe immediatamente e rapidamente sulla fronte del Principe, fino a raggiungere l’altezza di due spanne.
“Bhe, facile questo gioco.” Disse Beppe. “Ma tu, Marameo, come mai eri con questi stranieri?”
“Gli stavo facendo vedere il mio papavero.”
Conoscendo il modo colorito di esprimersi del bambino, Beppe rimase interdetto.
“Che genere di papavero, scusa?”
“E che papavero vuoi che gli facessi vedere? Troppe mazze e palle t’hanno rimbambito! Il mio papavero, vedi, quel fiore rosso li. Senti come profuma?”
“Ma i papaveri non profumano!”
“Il mio si. L’ha sentito anche l’elfo grosso, quello che comandava tutti a bacchetta e mi scassava con la storia delle buone maniere.”
“Quello dice una massa di fesserie, non gli dare retta. Sulle maniere però ha ragione, dovresti parlare meglio…”
“Ma non mi scassare e pensa piuttosto a farti quella gnocca della tua ragazza!”
Esclamò Marameo, allontanandosi e lasciando Beppe interdetto.
La mattina dopo, per via dell’evidente bernoccolo sulla fronte di Erasimo, tutta la città sapeva che il Principe degli Elfi era stato battuto da Beppe nel suo gioco preferito. Non solo, l’uomo giocava per la prima volta e gli Elfi erano in quattro contro due.
Nel primo pomeriggio alcune voci, in città, raccontavano di come l’intero esercito degli elfi fosse stato sconfitto da Beppe, il quale aveva lottato bendato, con le mani legate dietro la schiena ed i primi sintomi del morbillo. Ovviamente tutto questo non rendeva particolarmente felice il Principe degli Elfi, il quale si aggirava per Um con un pesante cappuccio in testa, per nascondere il bernoccolo e grugniva rumorosamente ogni volta che ascoltava una nuova versione dell’accaduto. Pur di non dover più ascoltare, Erasimo uscì dalla città e si recò a fare un bagno nel fiume, dopo aver comandato al Consigliere di accompagnarlo. Il Consigliere cercò vigorosamente di declinare l’invito, in quanto non voleva togliersi il vestito per non mostrare le evidenti piaghe presenti su suo corpo, piaghe procurategli dagli altri Elfi, che non avevano eccessivamente gradito il suo stile di gioco, il giorno prima; di fronte ai dinieghi del Consigliere, Erasimo, contrariato, di cattivo umore e con un pesante mal di testa, causato dalla pallata del giorno prima, rinnovò il comando con una tale energia da non lasciare adito a discussioni. Giunti al fiume, i due Elfi si denudarono, si tuffarono e cominciarono a nuotare vigorosamente; come è risaputo, infatti, gli Elfi sono dei nuotatori eccezionali. Giunti laddove il fiume compiva un’ansa, nel mezzo di un boschetto, i due udirono dei risolini sommessi e si fermarono, per capire chi li stesse spiando. Si trattava di Salomè ed Eliana. I due Elfi, con un rapido cenno d’intesa, si avvicinarono alla riva del fiume, dove si trovavano le due donzelle. Fu Salomè la prima a parlare.
“Ma… messeri, cosa avete fatto? Siete pieni di lividi!”
“Si tratta della vostra bellezza, che ci colpisce così duramente!”
“Non scherzate, via, venite che abbiamo trovato delle erbe dalle grandi capacità curative, che possono lenire qualsiasi livido.”
Gli Elfi uscirono immediatamente dall’acqua, per fermarsi quando improvvisamente Salomè urlò:
“Eliana, la sorella della zia della portiera di tua cognata aveva ragione! Guarda quante virtù nascondono i nostri amici Elfi!”
Detto ciò, la donna si dimenticò istantaneamente di erbe e bernoccoli.
Parecchie ore dopo, quando ormai il tramonto colorava di rosso la città, il Principe degli Elfi, solo e stremato, si accingeva a rientrare ad Um dalla Porta dei Leoni.
Davanti alla porta, Beppe e Marameo stavano correndo spensieratamente, facendo un qualche gioco. Erasimo al solo vederli si sentì ribollire d’ira, appena attenuata dal pensiero della vendetta che si era appena preso. Non appena lo vide, Marameo corse verso di lui ridendo di gioia.
“Ciao, rompipalle, come stai? Beppe, Beppe, lo vedi chi c’è?”
“Lo vedo.” Rispose Beppe, glaciale.
“Ma… rompipalle,” proseguì Marameo “vedo che il bernoccolo che hai in testa è meno livido di ieri… cosa hai fatto?”
“Una gentile pulzella, di conoscenza di quel signore laggiù, si è presa cura di me e me l’ha medicato per ore. Devo riconoscere che la sua abilità in fatto di medicina è notevole. Non è vero, umano?”
Beppe non rispose, si voltò e se ne andò, furibondo. Entrò in città e si recò diritto verso il Palazzo, dove incontrò Lassie.
“Lassie, dobbiamo organizzare una squadra di polizia, dobbiamo ripulire le strade da quella feccia con le orecchie a punta.”
“Ma… sei matto?”
“Dobbiamo scacciarli da Um a calci nel sedere.”
“Si, così tuo padre le taglia a me, le orecchie.”
“Non sai dov’è la tua ragazza, adesso?”
“No, oggi non l’ho vista affatto, infatti ero un poco preoccupato…”
“E non sai cosa si racconta della virilità degli Elfi?”
“Ma… tu credi?”
“Io so.”
“Hai ragione. Pulizia etnica, ci vuole, dobbiamo preservare la purezza della razza, ripulire la città dalla feccia con le orecchie a punta, usare le loro teste come ornamento dei nostri stivali…”
“Va bene, adesso non esagerare ed aiutami ad organizzare una squadra.”
Non ci volle molto ad organizzare una squadra di una decina di persone. Il manipolo si armò di mazze, bastoni, spade e torce ed uscì in piena notte, alla ricerca di Elfi, dirigendosi verso il quartiere dei divertimenti.
Frattanto il Consigliere, che aveva particolarmente apprezzato le abilità delle femmine umane, stava uscendo da un albergo fornito di certi servizi, di cui lui aveva abbondantemente goduto. Stanco ma soddisfatto, il Consigliere si stava accingendo ad uscire dalla città, quando si trovò circondato da un gruppo di uomini con facce poco rassicuranti.
“Vorrei cogliere l’occasione per rinnovare ulteriormente tutti gli attestati di stima di cui gli Elfi ritengono degni gli uomini e gli abitanti di Um in particolare…”
“E sta zitto, beccamorto!”
Il Consigliere fu preso e denudato, quindi fu malmenato, ricoperto di uno strato di melassa e quindi di uno strato di piume, gli venne attaccato un campanello proprio sulla parte del corpo che aveva suscitato l’ira degli uomini, con un anello molto stretto, ed infine, con una idea dell’ultimo momento, Lassie gli mozzò la punta delle orecchie.
La mattina dopo Marameo fu inviato nell’accampamento degli Elfi con un dono per il Principe: due piccoli pezzi triangolari di carne fresca, salata e condita alla maniera degli uomini di Um.
Il Principe degli Elfi non ebbe neanche la tentazione di effettuare una vibrata protesta formale alla Guida del Popolo di Um: cominciò subito a formare una squadra per andare a spaccare la faccia a quei figli di madre di dubbia moralità.
Gli Elfi partirono a metà pomeriggio, inferociti come non erano mai stati, ed invasero rapidamente la città di Um, rompendo vetrate, sfasciando banconi e liberando animali, finché non giunsero allo splendido palazzo della guida del Popolo; li fecero una scoperta che, per un breve istante, li deluse: tutti gli uomini di rango di Um erano partiti per una grande battuta di caccia, per festeggiare la lezione data al consigliere degli Elfi. Gli uomini. Le donne invece erano tutte rimaste al palazzo.
Quando, all’imbrunire, l’esercito di Um tornò al palazzo, nessuno ebbe bisogno di particolari resoconti per capire ciò che era successo. Lo stato delle camere da letto ed i colori delle gote delle pulzelle chiarirono rapidamente tutto quanto. Senza che nessuno proferisse parola, gli uomini si voltarono ed andarono in cerca degli autori di un simile affronto.
Gli Elfi, per parte loro, erano rimasti nei pressi della porta dei leoni, per godersi lo spettacolo, ed erano ancora li quando gli uomini uscirono. Per un lungo periodo vi fu silenzio, in silenzio di tomba, glaciale, che fu finalmente rotto da un lamento disperato.
“Guardate cosa mi avete fatto! Io ero consigliere del Principe, ma questo incarico può essere svolto solamente da chi abbia un aspetto nobile, degno di un Elfo! Senza Orecchie sembro l’ultimo dei servi! Mi avete rovinato! Avete fatto di me un paria!”
“Non siete dispiaciuti?” Urlò Lassie, voltandosi verso gli altri uomini, “Vero, non dovevamo tagliargli le orecchie! Dovevamo tagliargli ben altro! Dovevamo tagliargli…”
La frase restò bloccata a metà, al posto delle ultime parole uscì dalla bocca del guerriero un rivolo di sangue e finalmente Lassie crollò a terra, rivelando la lancia profondamente conficcata nel mezzo della sua schiena. Dietro di lui l’ormai ex consigliere era ancora fermo in una posa plastica, privo della sua arma.
Fu il segnale. Gli eserciti si lanciarono l’uno contro l’altro; il rumore fu assordante ed il cielo fu oscurato dalla polvere.
Il mattino dopo, un bambino gemente e piangente frugava fra l’enorme numero di cadaveri sparsi per la pianura. Era Marameo. Finalmente il bambino ebbe come un sussulto, spostò un cadavere, guardò a terra ed esclamò:
“Il mio papavero! Che bello, il mio papavero è ancora perfettamente sano!”


FINE
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Re: Naufraghi 2.0

Post by doc G »

Gli altri racconti che ho sono lunghini, potrei eventualmente postarli a puntate, come il fantasma dell'agriturismo, magari con un maggiore distanza fra le varie puntate.
Fatemi sapere che ne pensate!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by .:Th3_@nswer3:. »

è piacevole vedere come, anche in un topic non così frequentato di un forum come tanti, in cui ragazzi scrivono nei loro ritagli di tempo, si possano trovare piccole perle che, senza dubbio, valgono il tempo speso a leggerle (nonchè a scriverle).

Complimenti a tutti ragazzi. :thumbup:

La mia preferenza personale va Toni Monroe: sempre interessanti i suoi racconti, con protagonista indiscusso lo sport più bello del mondo e uno stile molto particolare... Per curiosità, fanno parte di un ciclo che hai già terminato e ha, bene o male, inizio e fine o sono storie slegate?


Comunque quando avrò un po' di tempo qualche contributo al topic cercherò di postarlo anche io.
Last edited by .:Th3_@nswer3:. on 16/11/2008, 17:43, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

Un ringraziamento a Doc e Toni che stanno facendo sopravvivere questo topic.
Purtroppo per me questo è un periodo pessimo per un po' di motivi per cui non ho proprio tempo di leggerli, ma prometto che appena posso lo farò e li commenterò
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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

.:Th3_@nswer3:. wrote: è piacevole vedere come, anche in un topic non così frequentato di un forum come tanti, in cui ragazzi scrivono nei loro ritagli di tempo, si possano trovare piccole perle che, senza dubbio, valgono il tempo speso a leggerle (nonchè a scriverle).

Complimenti a tutti ragazzi. :thumbup:

La mia preferenza personale va Toni Monroe: sempre interessanti i suoi racconti, con protagonista indiscusso lo sport più bello del mondo e uno stile molto particolare... Per curiosità, fanno parte di un ciclo che hai già terminato e ha, bene o male, inizio e fine o sono storie slegate?


Comunque quando avrò un po' di tempo qualche contributo al topic cercherò di postarlo anche io.
Ti ringrazio,  :D Le storie nascevano slegate con Io sono un'isola e le ho unite strada facendo. Son cose che avrei potuto forse far meglio, se ci avessi lavorato su prima di postarle qui, ma non ho mai resistito alla tentazione di pubblicarle di volta in volta..  :lol2: Adesso c'è un'idea guida che seguo ma non so fino a che punto sarò in grado di continuare. Quando leggo i pezzi di Doc mi sento un po' in soggezione: scrive tanto (e bene) senza che si abbia la sensazione che ci siano parti superflue (giusto per riempire) e mi vien quasi l'ansia da prestazione..  :lol2:, ma ciascuno ha il suo respiro, ed evidentemente io son più da tappe brevi che da corse lunghe. Tengo su il topic perchè mi piace leggere le cose scritte dagli altri.  :metal:
Sine wrote: Un ringraziamento a Doc e Toni che stanno facendo sopravvivere questo topic.
Purtroppo per me questo è un periodo pessimo per un po' di motivi per cui non ho proprio tempo di leggerli, ma prometto che appena posso lo farò e li commenterò
Sine, ricordo ancora i pezzi sul football e sull'ex giocatore diventato scopritore di talenti. Se dovremo tener su il topic per arrivare a leggere qualcos'altro di tuo, sarà stato solo tempo speso bene..  :notworthy:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

Toni Monroe wrote: Sine, ricordo ancora i pezzi sul football e sull'ex giocatore diventato scopritore di talenti. Se dovremo tener su il topic per arrivare a leggere qualcos'altro di tuo, sarà stato solo tempo speso bene..  :notworthy:
Mi sa che ti confondi con Alvise eh, e la cosa ovviamente mi lusinga :lol2:
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Toni Monroe
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

Sine wrote: Mi sa che ti confondi con Alvise eh, e la cosa ovviamente mi lusinga :lol2:
Vero.. :sbadat: Il complimento a lui rimane.  :lol2:

Il torneo di calcio di videogame!!!  :stralol:  Grandissimo.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Toni Monroe »

doc G wrote: In una lingua antichissima ed ormai dimenticata, Um stava a significare qualcosa del tipo: "Il luogo dove il fitto bosco si apre sul pacifico fiume portatore di vita che scende dalle Alte Vette Innevate e le ampie radure consentono alle placide mandrie di trarre il loro nutrimento dalla Grande Madre Terra, sempre da ringraziare per la vita e la prosperità che porta ai suoi umili figli.
:forza:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by SafeBet »

Jarry

Ho ammazzato diversa gente in vita mia. Una storia triste, sicuramente. Molti di quelli che ho ammazzato non me li ricordo nemmeno, dispersi in un mare indistinto di lacrime e urine. Se c’è una cosa terrificante nel fare il killer è che pensi ai cadaveri ogni volta che senti l’odore del piscio. D’altronde non mi posso certo lamentare, non credo di essere l’unico che pensa al suo lavoro quando va al cesso. Ho conosciuto gente che si tiene un laptop sulle cosce mentre caga. Ecco, quella è deformazione professionale.
Non lavoro da solo. C’è sempre Paco accanto a me. Mi copre le spalle e recita l’eterno riposo quando ammazzo dei cristiani. Altre volte non lo fa, non so nemmeno perché. Ma mi piace pensare che riesca a capire in cosa crede la gente dopo averla vista morta. E se non crede in Dio lui non recita un cazzo. Paco è colombiano; forse questo c’entra con la sua fissazione per la religione. O forse è solo un vezzo che gli è venuto per emulare qualche stronzo film di gangster americani.
Delle volte incontro altri del giro, soprattutto pesci piccoli. Alcuni mi chiedono di lavorare con me, dicono che sono il migliore. Io gli rispondo che c’è Paco e che non mi serve nessun altro. E allora quelli chiedono chi è questo Paco. E io gli dico è quell’ispanico che sta seduto al tavolo con me. Spesso a questo punto quelli mi dicono che mi sono bevuto il cervello. La gente non riesce a immaginarsi Paco bene come me lo immagino io. Non ci riescono affatto, in realtà.

Quando stiamo a casa, Paco e io discutiamo spesso. Di qualsiasi cosa ci venga in mente, basta parlare un po’. Ricordo che una volta ero affamato.
- Passami una melagrana.
- Che?
- Cazzo, sei sordo. Ho detto ‘passami una melagrana’. Ho fame.
- Una melagrana. Ma che razza di killer sei? Non sei credibile se passi i tuoi pomeriggi a mangiare melagrane.
Paco è un tipo piuttosto ostinato, e c’ha sta fissa dei gangster americani che mangiano solo hamburger e patatine. Non capisce che ci s’impicca da soli a mangiare quella merda.
- Ascolta, me ne sbatto i coglioni della credibilità. Non mi serve. La vedi quest’automatica calibro 38. Ecco, questa è la mia credibilità.
- Va bene, sei cazzutissimo, sei il migliore. Ma la melagrana non te la do. Sono solo un braccio destro immaginario, non conto un cazzo. Tecnicamente passarti una melagrana non rientra nemmeno tra i miei compiti.
- Tecnicamente?
- Tecnicamente, già. E’ una bella parola. Mi dà credibilità.
- Oh Cristo.
- Non bestemmiare in mia presenza, lo sai.
- Devi essere il peggior braccio destro immaginario di questo cazzo di pianeta. Sul serio.
- Già, può essere. Ma sono l’unico che ti resta.
Già.

Una notte sono tornato a casa dopo aver bevuto un drink con la mia ex-moglie. Mi aveva lasciato perché diceva che il mio lavoro era troppo rischioso, e adesso stava con un giocatore di scacchi professionista. Da quando l’avevo saputo avevo provato a immaginarmi tutti i modi in cui poteva morire un giocatore di scacchi professionista e devo dire che non ce ne sono molti. Certo, dipende anche da chi è il tuo avversario. Se giochi contro Schwarzenegger e lo fai incazzare di brutto non so come finisce. Ecco, dovessi morire così probabilmente pretenderei che sulla mia lapide scrivessero: “Fanculo, mi avevate detto che giocare a scacchi non era pericoloso”.
Ad ogni modo, quella notte sono tornato a casa sul tardi e ho trovato Paco steso per terra, indiscutibilmente morto. Gli avevano sparato alla testa. Quello che mi ha colpito è che qualcuno era riuscito ad immaginarlo davvero alla perfezione. Perché quando un braccio destro immaginario muore tu non puoi cambiarne le fattezze a posteriori. Quindi chi l’aveva ammazzato l’aveva immaginato proprio uguale a come lo immaginavo io. Di fianco al cadavere c’era un biglietto sporco di sangue scuro.
Ti avevamo avvertito: non mescolarti con gli ispanici, diceva.
Io non ricordavo che nessuno mi avesse avvertito. Nessun vaglia postale, neanche un messaggio nella segreteria telefonica. Sicuramente qualcuno se n’era scordato. Paco era schiattato per la negligenza di qualche altro braccio destro che non aveva fatto il suo dovere. Che mestizia.
Sono in sceso in strada a guardare le luci. C’era poca gente.
Poi sono andato da Wendy’s per farmi un panino.
- Hamburger e patate. Da portare via, - ho detto alla commessa.
- Vuole anche la melagrana omaggio? – mi ha chiesto lei in tono assente.
La friggitrice, gli occhiali della commessa, il panzone alle mie spalle con una tanica di Coca Zero sul tavolino.
- No, basta con queste melagrane del cazzo.
shilton
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Re: Naufraghi 2.0

Post by shilton »

SafeBet wrote: Jarry

Ho ammazzato diversa gente in vita mia. Una storia triste, sicuramente. Molti di quelli che ho ammazzato non me li ricordo nemmeno, dispersi in un mare indistinto di lacrime e urine. Se c’è una cosa terrificante nel fare il killer è che pensi ai cadaveri ogni volta che senti l’odore del piscio. D’altronde non mi posso certo lamentare, non credo di essere l’unico che pensa al suo lavoro quando va al cesso. Ho conosciuto gente che si tiene un laptop sulle cosce mentre caga. Ecco, quella è deformazione professionale.
Non lavoro da solo. C’è sempre Paco accanto a me. Mi copre le spalle e recita l’eterno riposo quando ammazzo dei cristiani. Altre volte non lo fa, non so nemmeno perché. Ma mi piace pensare che riesca a capire in cosa crede la gente dopo averla vista morta. E se non crede in Dio lui non recita un cazzo. Paco è colombiano; forse questo c’entra con la sua fissazione per la religione. O forse è solo un vezzo che gli è venuto per emulare qualche stronzo film di gangster americani.
Delle volte incontro altri del giro, soprattutto pesci piccoli. Alcuni mi chiedono di lavorare con me, dicono che sono il migliore. Io gli rispondo che c’è Paco e che non mi serve nessun altro. E allora quelli chiedono chi è questo Paco. E io gli dico è quell’ispanico che sta seduto al tavolo con me. Spesso a questo punto quelli mi dicono che mi sono bevuto il cervello. La gente non riesce a immaginarsi Paco bene come me lo immagino io. Non ci riescono affatto, in realtà.

Quando stiamo a casa, Paco e io discutiamo spesso. Di qualsiasi cosa ci venga in mente, basta parlare un po’. Ricordo che una volta ero affamato.
- Passami una melagrana.
- Che?
- Cazzo, sei sordo. Ho detto ‘passami una melagrana’. Ho fame.
- Una melagrana. Ma che razza di killer sei? Non sei credibile se passi i tuoi pomeriggi a mangiare melagrane.
Paco è un tipo piuttosto ostinato, e c’ha sta fissa dei gangster americani che mangiano solo hamburger e patatine. Non capisce che ci s’impicca da soli a mangiare quella merda.
- Ascolta, me ne sbatto i coglioni della credibilità. Non mi serve. La vedi quest’automatica calibro 38. Ecco, questa è la mia credibilità.
- Va bene, sei cazzutissimo, sei il migliore. Ma la melagrana non te la do. Sono solo un braccio destro immaginario, non conto un cazzo. Tecnicamente passarti una melagrana non rientra nemmeno tra i miei compiti.
- Tecnicamente?
- Tecnicamente, già. E’ una bella parola. Mi dà credibilità.
- Oh Cristo.
- Non bestemmiare in mia presenza, lo sai.
- Devi essere il peggior braccio destro immaginario di questo cazzo di pianeta. Sul serio.
- Già, può essere. Ma sono l’unico che ti resta.
Già.

Una notte sono tornato a casa dopo aver bevuto un drink con la mia ex-moglie. Mi aveva lasciato perché diceva che il mio lavoro era troppo rischioso, e adesso stava con un giocatore di scacchi professionista. Da quando l’avevo saputo avevo provato a immaginarmi tutti i modi in cui poteva morire un giocatore di scacchi professionista e devo dire che non ce ne sono molti. Certo, dipende anche da chi è il tuo avversario. Se giochi contro Schwarzenegger e lo fai incazzare di brutto non so come finisce. Ecco, dovessi morire così probabilmente pretenderei che sulla mia lapide scrivessero: “Fanculo, mi avevate detto che giocare a scacchi non era pericoloso”.
Ad ogni modo, quella notte sono tornato a casa sul tardi e ho trovato Paco steso per terra, indiscutibilmente morto. Gli avevano sparato alla testa. Quello che mi ha colpito è che qualcuno era riuscito ad immaginarlo davvero alla perfezione. Perché quando un braccio destro immaginario muore tu non puoi cambiarne le fattezze a posteriori. Quindi chi l’aveva ammazzato l’aveva immaginato proprio uguale a come lo immaginavo io. Di fianco al cadavere c’era un biglietto sporco di sangue scuro.
Ti avevamo avvertito: non mescolarti con gli ispanici, diceva.
Io non ricordavo che nessuno mi avesse avvertito. Nessun vaglia postale, neanche un messaggio nella segreteria telefonica. Sicuramente qualcuno se n’era scordato. Paco era schiattato per la negligenza di qualche altro braccio destro che non aveva fatto il suo dovere. Che mestizia.
Sono in sceso in strada a guardare le luci. C’era poca gente.
Poi sono andato da Wendy’s per farmi un panino.
- Hamburger e patate. Da portare via, - ho detto alla commessa.
- Vuole anche la melagrana omaggio? – mi ha chiesto lei in tono assente.
La friggitrice, gli occhiali della commessa, il panzone alle mie spalle con una tanica di Coca Zero sul tavolino.
- No, basta con queste melagrane del cazzo.
bello  :applauso: :applauso:
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Shilton meglio di Buffon (Pap)Raramente in vita mia ho visto dal vivo compiere interventi simili (Dazed)
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Re: Naufraghi 2.0

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Grande Safebet.  :applauso:  :forza:
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