L'Unicredit, per via delle nuove regole europee, sta effettuando un mega aumento di capitale.BruceSmith wrote:no, assolutamente.BigBen Wallace wrote:Correntisti a rischio?
Se non ci sono certezze la caduta del titolo è ovvia.
Per avere un paio di informazioni in più:
phastidio.net/2012/01/05/affondati/
http://www.linkiesta.it/unicredit-fondi-sovrani-italia
http://www.corriere.it/notizie-ultima-o ... 4963.shtml
Ovviamente i rischi ci sono, ma più per gli "affidati" e gli azionisti che per i correntisti. Infatti per le nuove regole le banche devono investire una misura consistente dei loro impieghi in attività considerate "certe", cioè devono affidare in buona percentuale imprese dal rating elevato. Nell'Europa mediterranea dominano le piccole e medie imprese, che sono tradizionalmente sottocapitalizzate e quindi hanno un basso rating. L'Unicredit è poi forte nell'est europa, dove il basso rating è dovuto al rischio monetario (dove non c'è l'euro). Pertanto deve avere un capitale superiore a quello di banche forti in Germania, Francia, Inghilterra, Scandinavia, dove le imprese sono mediamente più grandi e capitalizzate. Questo si sapeva da anni (cercate da soli su Phastidio.net, che ha approfondito molto il tema), ma prima Profumo, impegnato nella sua finanza creativa, poi Ghizzoni, attento a non scontentare le fondazioni, che rappresenta e che non volevano investire troppo denaro, non hanno affrontato il problema. Probabilmente erano consci della situazione, ma non hanno voluto mettersi contro le fondazioni e probabilmente l'ingresso dei libici, voluto e benedetto da Profumo, serviva proprio a trovare la liquidità per ricapitalizzare. Oggi si è arrivati al momento della verità, il titolo sta cedendo e servirà tempo, tanto tempo, prima che recuperi e c'è rischio che la banca cerchi liquidità chiedendo il rientro dagli impieghi non consolidati, come fa da tempo MPS.
Che invece Unicredit fallisca, facendo perdere il denaro ai correntisti, è una ipotesi molto ma molto lontanta. E nell'ipotesi remotissima che avvenisse ciò il danno sarebbe per tutti noi italiani, non solo per i correntisti Unicredit.
Avevo letto, su facebook fra Michele Boldrin, ex di noise from amerika e blogger del Fatto, Seminerio, di Phastidio ed Ephistemes, Gilli di Ephistemes, Panunzi della Voce, tutti bocconiani, tutti professori universitari, lo hanno sbertucciato in modo incredibile. Il commento più gentile è stato: "triste come un professore universitario debba fare delle marchette simili e parlare senza dire nulla di sensato".lebronpepps wrote:http://www.youtube.com/watch?v=DgdrocmK3EU
così parlo Piga,professore di Macro nella mia università di Tor Vergata!
Onestamente non sono in grado di dire con certezza chi abbia ragione, si tratta di gente molto più competente di me, l'unica cosa che nasometricamente mi pare evidente è che l'intervento di Piga sia molto "politico". Per aumentare gli stipendi o serve che lo Stato investa più soldi, ma difficile dire dove li potrebbe prendere, o dovrebbe drasticamente diminuire il prelievo fiscale sui salari lordi, ma allora servirebbero tagli imponenti alla macchina statale. Non ci dimentichiamo che siamo pur sempre un paese con un debito pubblico pari a quasi il 120% del PIL, qualcosa come 2000 miliardi di euro, arriviamo a quasi il 250% del Pil sommando debito pubblico e privato, cifre spaventose che impediscono di fatto un incremento degli investimenti senza recuperare soldi da altre parti. E ricordo sempre che i tagli dovrebbero per forza colpire quegli enti o imprese pubbliche che sono in perdita, come ad esempio i trasporti, fincantieri, la maggior parte delle ASM, con conseguenze sulla disoccupazione. Purtroppo debbo dire che mi sembra (e sottolineo mi sembra, dato che stiamo parlando di gente che ha una competenza superiore alla mia) molto più sensato chi dice che l'aumento del valore reale dei salari dipende dalla crescita che chi afferma il contrario.
Sorvoliamo poi il commento su chi dice che il liberismo ha fallito dappertutto. Fino a prova contraria in Europa di fatto liberista è solo l'Inghilterra, in parte lo era l'Irlanda, lo sono gli USA, in crisi ma pur sempre la prima economia mondiale, i paesi emergenti, come Russia, India, Cina, stanno quasi tutti guardando al liberismo. Ciò non significa che sia di sicuro la ricetta migliore, una buona socialdemocrazia vera, in salsa tedesca o scandinava, per esempio, potrebbe essere una soluzione altrettanto valida, forse di più, ma significa che chi parla di fallimento del liberismo non sa di cosa parla.

