Dieci anni fa il Belgio del c.t. Robert Waseige, si presentava al Mondiale nippo-coreano con una rosa composta in larga maggioranza da giocatori provenienti dal campionato belga, ben 15 su 23.
Marc Wilmots, allora capitano e oggi commissario tecnico, si appresta ad iniziare queste qualificazioni con una rosa che comprende pochissimi giocatori provenienti dal campionato belga, che sono solo 4 su 25 nelle ultime convocazioni per i match con Galles e Croazia.
Se guardiamo la classifica dei trasferimenti più costosi del calciomercato estivo per la stagione 2012/2013, troviamo ben tre
Diavoli Rossi: Hazard, Witsel e Dembélé, solo il Brasile ha fatto meglio, piazzando quattro giocatori.
Nella stagione 2002/03 in quello che probabilmente è il campionato più importante d’Europa, ossia la Premier League inglese, Nico Vaesen, portiere titolare del Birmingham, e il 18enne Jonathan Blondel, che con la maglia del Tottenham giocò 11 minuti in tutto il campionato, erano gli unici rappresentati del Belgio. Ricordo anche Branko Strupar (croato con passaporto belga) numero 10 della nazionale agli europei del 2000, che giocava in First Division nel retrocesso Derby County.
Dieci anni dopo la situazione è molto diversa; ora trovi 13 belgi in Premier League, con giocatori come Kompany e Vermaelen che ricoprono il ruolo di capitano in due delle squadre più importanti, come Manchester City ed Arsenal.
Insomma, tutte ste chiacchiere

per illustrare la crescita sicuramente avvenuta di un movimento, che si ripercuote più a livello di esportazione di talenti, che che sui risultati delle squadre di club; i vari Vermaelen, Vertonghen e Hazard, non sanno cosa significhi giocare nel campionato belga, e squadre come Anderlecht, Bruges, Standard, schierano soprattutto stranieri.
Una crescita c’è stata ed è evidente, ma direi che ora è arrivato il momento che tutto questo porti dei benefici anche alla nazionale, con un miglioramento dei risultati.