Altra risposta interessante all'articolo di Palombo....questa volta tocca ad Antonio Corsa sul blog
Caro dott. Palombo,
posso anche essere d’accordo con lei: la telefonata che la vede protagonista e dalla quale si difende sembra proprio un tentativo di sputtanarla. Ma il tentativo ha un nome e cognome, Paolo Bergamo. E’ lui infatti che, ad un certo punto, le dice «ma perché ci volete far fare degli imbrogli? Aggiriamo le regole proprio noi che siamo designatori?». L’accusa è diretta, senza giri di parole, senza manipolazioni. Bene ha fatto in radio a difendersi, e a citare il suo articolo del giorno dopo: è un suo diritto, una volta pubblicata la telefonata, difendersi. Proviamo però ad andare un filino oltre. Qui, e sono d’accordo con quanto sostiene, l’accusato è Bergamo, non lei. Ed è Bergamo che dovrebbe difendersi, non lei. Gliela concedo, è così.
Parliamo di lui, perciò.
Come scrissi a suo tempo (e come lei sa), per me l’unica importanza di quella telefonata è a livello processuale perchè l’ex designatore, ora imputato a Napoli, spiega – senza sapere di essere intercettato e quindi senza ricostruzioni postume fatte a tavolino – le motivazioni di una sua serie di scelte che portarono alla formazione della griglia di quel famoso e agitato Roma-Juventus. Lei, l’abbiamo capito, non si convinse e non resta ancora oggi appagato dalle spiegazioni. Io sì, ma questo poco importa, non ci diamo troppa importanza. Importano altre cose: importa – a livello processuale – che i pm dimostrino che ci fu “un disegno”, volto a favorire la Juventus. Il resto è gossip.
Lei non è imputato a Napoli, abbiamo detto. Lo sono però Bergamo e Racalbuto (tra gli altri). I protagonisti “veri” di quella telefonata. I due – e cito la sentenza De Gregorio – “rivestendo ciascuno all’epoca dei fatti le seguenti cariche (..), si associavano tra loro e con altre persone in corso di identificazione, avendo già nel passato condizionato l’esito di campionati di calcio di Serie A..” (quello 1999/2000: peccato solo non averlo potuto festeggiare, noi Juventini, non essendo riusciti nemmeno a vincerlo.. Banda di dilettanti!). Non solo. Continuando a leggere, si scopre come per fare ciò l’organizzazione si servì di “utenze riservatissime” (oddio, acquistabili comodamente in normali punti vendita conosciuti anche da Branca e dal fratello di Moratti, eh! Mica erano dei gadgets segreti come quelli presentati dall’agente Q a James Bond nei film di 007..) e in particolare di schede svizzere, slovene e del Lichtestein fornite tra gli altri pure ad alcuni arbitri, tra cui Racalbuto. Il tutto era fatto “allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di frode in competizioni sportive”.
Questa l’accusa.
E qui restiamo. A me, caro dott. Palombo, non importa davvero nulla del “suo” ruolo in quella telefonata. Non le ho dedicato articoli contro, non l’ho accusata io di aver chiesto a Bergamo di fare imbrogli, e le ho anzi concesso, me lo riconoscerà, sempre diritto di replica. Lei non ebbe alcun ruolo riguardo quella partita, anche perchè se il miglior assistente italiano sbaglia, tutto il resto è filosofia. E’ successo anche nei Mondiali, al povero Ayroldi. E non c’erano burattinai o complotti dietro. La domanda è: fu lo stesso per Bergamo, il giornalista che estrasse il nome di Racalbuto, Moggi e Racalbuto? Perchè questo è il disegno criminoso ipotizzato dalla procura.
Lei fece “il giornalista”, chiedendo, pressando, cercando di mettere in difficoltà, dicendo la sua liberamente, e di questo fa bene a vantarsi. Magari è andato oltre, magari no. Poco importa, perchè non ebbe conseguenze. Probabilmente bene fece anche a terminare la collaborazione sul suo giornale con i designatori, divenuta effettivamente imbarazzante per tutti. Le auguro, avvicinandosi per lei il giorno della pensione, di potersi dedicare dal fatidico giorno x (l’ha segnato sul calendario? Sa, mia madre è statale e ha dovuto cambiare calendario..) alla famiglia e agli svaghi che più la appassionano. Aveva tutto il diritto di difendersi, ma non ce n’era bisogno: la sua ombra la precede, e molti che scrivono di lei una carriera come la sua se la sognerebbero. Però, visto che da un pò siamo in vena di riflessioni, e considerato che lei è un grande esperto di diritto sportivo, che ha seguito a lungo Calciopoli e che ha – ne sono certo – tutti gli elementi per giudicare, perchè non prova ad andare oltre anche lei?
Ma davvero dott. Palombo lei ha tutte queste certezze? Per lei Racalbuto si unì davvero alla “Cupola”? Per lei ricevette davvero sim straniere “riservatissime” per parlare con i “capi”? Per lei commise davvero delle frodi sportive facendo volontariamente vincere la Juventus o incappò in una giornata storta a 360° (grazie anche ai decisivi errori degli assistenti, non imputati) perchè probabilmente inadeguato o preparato male alla partita? E’ questo che vorrei leggere da lei. E’ importante, perchè in ballo c’è la vita delle persone, e lei lo sa benissimo. Così come sa che Racalbuto dal 2006 vive malissimo la situazione, ha problemi di salute (ricollegabili), soffre, non ne esce più. Soffermiamoci sui fatti, perciò. E sui veri accusati.
Molti tifosi, come me, è questo che vorrebbero capire, a quattro anni di distanza: quella partita fu regolare? Non ci importa altro, mi creda. Da lei vorrei sapere, se possibile, in riferimento a quella telefonata e quindi a quel capo di imputazione, se, anche dopo essersi sentito con Carraro e altri protagonisti del mondo del calcio, condannerebbe Racalbuto o meno. Se Bergamo agì allo scopo di favorire la Juventus o se – dal suo punto di vista – semplicemente “sbagliò” (magari anche a fare la griglia della settimana prima: ma parliamo di errori o no?), magari per sudditanza (mettere la Juventus in prima fascia anche quando non era impegnata in una partita di cartello? Ho interpretato bene il suo pensiero?). Se quel sorteggio fu truccato o effettivamente un suo collega giornalista innocente ed estraneo a certi meccanismi estrasse la pallina dell’ex fischietto siciliano senza imbrogliare. Cose concrete, non filosofia. Se Racalbuto può riacquistare la dignità o meno. Se fu un arbitro inadeguato o disonesto (ce ne passa..). Se quella vittoria della Juventus fu “vera” o finta.
Non entri pure lei in questa battaglia mediatica a suon di “voi avete pubblicato le telefonate di Alessandro Moggi” e di “perchè non foste garantisti con la telefonata di Moggi padre e Giraudo che insultavano i figli di Bettega?”, anche perchè su questo argomento la risposta del suo direttore (parere personale) pare davvero molto poco riuscita, non potendo nel 2010 dimenticarsi di quanto fatto nel 2006. “Voi avete fatto uscire illegalmente e strumentalmente nuove telefonate ritenute irrilevanti dai Pm”. Anche “voi”. E, a dirla tutta, mi sento di dare ragione agli Ju29ro e a Luciano Moggi che rinfacciano al suo giornale questo doppiopesismo.
Ma ne resti fuori, almeno lei. Come me.
Dal Palombo giornalista vorrei sapere come davvero la pensa, anche a distanza di qualche anno, su quella partita. Perchè è su fatti come questo, e non su altro, che si è basata Calciopoli. Ed è su questo, e non su altro, che si basa il processo penale in corso a Napoli. Devo chiedere scusa ai tifosi della Roma per avergli tolto 3 punti, o no? Mi convinca, se lo pensa, perchè quella partita fu “truccata”. O mi dica anche lei, come hanno già fatto in tanti suoi colleghi (convertiti postumi), che furono commessi solo una serie di “errori”, e che le “porcate” vere furono altre. Dicono sempre tutti così, quando si scende nello specifico. “Basterebbero le sim svizzere per mandare la Juventus in B”. A livello penale – pensi – la Casoria neanche la considera, come cosa, essendo lecita (fino a prova di uso illecito). A livello sportivo invece è l’unica cosa rimasta, o quasi. Roma-Juventus fu “comprata” dalla Juventus o tutta Calciopoli si basa solo su telefonate mai sentite? (“e meritavate la C!”). Gli errori pro-Juventus erano come quelli pro-Inter degli ultimi campionati o erano “diversi”? Moggi era il grande vecchio del calcio italiano o “così facevan tutti, ma lui più di tutti”? La Juventus di cosa deve vergognarsi?
Questo è quello che un lettore che la stima vorrebbe leggere in un suo editoriale.
Li accontenti.