sono per la democrazia e quindi cedo al grosso del forum e lascio il racconto così, incompiuto.Angyair wrote: E' un racconto di Alvise, non accettavano scommesse sulla presenza di squadre di football. Ho tirato ad indovinare.
Scherzo, la verità è che me l'ha detto aza, che già lo ha letto e che mi ha rilevato che è meglio se lo lascia così: incompiuto.
Che palle la offseason
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Alvise
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Re: Che palle la offseason
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chinasky
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Re: Che palle la offseason
Il voto di angy non vale mille...Alvise wrote: sono per la democrazia e quindi cedo al grosso del forum e lascio il racconto così, incompiuto.
- pippo77
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Re: Che palle la offseason
io vorrei leggere la fine...Alvise wrote: sono per la democrazia e quindi cedo al grosso del forum e lascio il racconto così, incompiuto.
l'ho letto appena uscito ma non ho commentato perchè credevo il topic dovesse rimanere pulito e contenere solo le parti aggiunte dall'autore...
se non lo pubblichi va bene pure mp...
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Alvise
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Re: Che palle la offseason
se non è grosso lui.chinasky wrote: Il voto di angy non vale mille...
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Alvise
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Re: Che palle la offseason
tanto mi faccio difendere da quel bestione di dario.
“Adesso cosa facciamo?” domandò Joe, tornando al motivo per cui ci trovavamo lì.
“A me lo chiedi?” ribattei, strappandomi di prepotenza il manto di onniscienza di cui mi ero vestito fino a quel momento. “Io ti ho detto tutto quello che sapevo. Adesso le indagini le porteranno avanti i carabinieri.”
“Buoni quelli. Non sappiamo nemmeno quando arriveranno. Fatto trenta possiamo fare pure trentuno. Tanto D’Incau non aveva molti nemici, in paese. Litigava sempre coi soliti due. Vero, Toni?”
“Ti riferisci a Berti e Piccher?”
Joe annuì.
“Non mi viene in mente nessun altro.”
“Nemmeno a me.”
Guardai Joe con l’espressione ebete di chi non sta capendo nulla e finalmente lui si degnò di darmi una spiegazione.
“Berti non poteva soffrire D’Incau per una storia collegata al pagamento di un comodino. L’accusava di essersi fatto pagare per un lavoro mal fatto. D’Incau ribatteva che il comodino era a posto quando gliel’aveva consegnato e che era stato Berti ad averlo ammaccato portandolo a casa. Sono anche venuti alle mani un paio di volte. Piccher, invece, odiava D’Incau per tradizione di famiglia. Una faccenda dei loro nonni sui confini delle rispettive proprietà boschive. Non si potevano soffrire.”
“Ho sentito moventi peggiori.” dissi alla fine. “Ma tu ce li vedi questi due a uccidere il falegname?”
Joe aprì le braccia.
“Boh. Se me lo chiedevi due ore fa ti avrei detto che nel mio paese non c'era nessuno in grado di uccidere qualcun altro, per cui...”
“Per cui?” chiesi dopo che il suo silenzio rimase senza seguito per un tempo sufficiente.
“Per cui proprio non ti va di andare a trovarli per una chiacchierata tra amici?”
Risposta intelligente: me ne lavo le mani. Risposta stupida: va bene, andiamo. Se non si era capito, sono uno stupido.
Usciti dalla casa. Joe mi diede una manata sulla spalla. Per miracolo non me la slogò.
“Se non ci fossi stato tu, magari l’assassino l’avrebbe fatta franca, perché tutti noi avremmo pensato a un suicidio. Vero, Toni?
Toni, che sembrava non aver capito bene perché non si parlasse più di suicidio, ma di omicidio, fece un sì con la testa non troppo convinto. Fatto questo, tirò fuori un pacchetto di sigarette nazionali senza filtro e se l’accese, tenendo la cicca con la sinistra. Adesso, come riuscisse a fumare quella segatura proprio non riuscivo a capirlo. Ok essere dei duri, ok che costa poco, ma è come inspirare carta vetrata e catrame liquido insieme. Da ragazzo ci avevo pure provato a fumarle, ma alla fine, schifato, avevo deviato verso gusti più consoni alla mia gola. Così presi il mio pacchetto di Lucky Strike e me ne accesi una. Gente montana dei veri duri.
“Siamo arrivati. Qui abita Piccher.” disse Joe, quindi suonò. Pochi istanti dopo la porta si socchiuse e potemmo vedere il padrone di casa. Era uno scricciolo alto un metro e un finferlo. Aveva capelli neri tagliati corti e un doppio mento che quasi gli toccava le caviglie.
“Cosa c’è?” chiese Piccher, stupito da quella visita.
“Questo lo possiamo escludere.” dissi sottovoce a Joe, prima che spiegasse il motivo della nostra visita.
Joe alzò un dito in direzione di Piccher. “Puoi scusarci un secondo?” quindi mi prese per un braccio e mi spostò un paio di metri più in là. “E perché non sarebbe stato lui?” mi chiese Joe, sempre sottovoce.
“Ehi?” disse Piccher che non capiva cosa stesse succedendo.
Proseguimmo senza prestargli attenzione.
“Te lo vedi a strangolare D’Incau e poi tirarlo su fino ad appenderlo? Io, sinceramente, no. Solo per strangolarlo sarebbe dovuto salire su uno sgabello. Per appendere poi un uomo della stazza di D’Incau avrebbe avuto bisogno al minimo di una carrucola. No, escluderei proprio sia stato lui.”
“Ehi.” disse a voce più alta Piccher.
Joe alzò la mano rivolgendo il palmo verso Piccher per stopparlo.
“Per favore, non vedi che stiamo parlando?”
Piccher divenne paonazzo e iniziò a balbettare che prima venivano a disturbarlo e adesso facevamo come se non esistesse.
“Silenzio.” urlò spazientito Joe, facendolo ammutolire.
“Oh, finalmente un po’ di pace.” Disse Joe quindi, si mise a riflettere sulla mia considerazione e, alla fine, mi rivolse nuovamente la parola. “In effetti non me lo vedo nemmeno io. Il colpevole è per forza Berti, poco ma sicuro. Andiamo”
Allargai le braccia. “Se lo dici tu, andiamo a fargli un salutino.”
Senza ulteriore indugio Joe partì in direzione della casa di Berti con Toni e il sottoscritto a seguirlo.
“ehi.” ripetè per l’ennesima volta Piccher con tono quasi disperato. Joe si fermò. Sentii chiaramente Piccher deglutire.
“Ah sì. Ciao, Boris stammi bene.” Detto questo si girò e si allontanò senza aggiungere altro. Toni ed io lo seguimmo come se nulla fosse, lasciando Boris Piccher a bocca aperta a domandarsi se il suo sindaco non fosse impazzito completamente a furia di guardare quello sport senza senso di cui era fissato.
Poco dopo questo siparietto ci trovammo davanti alla porta di Berti, il quale ci aprì e io capii immediatamente perchè Joe fosse convinto di aver trovato il colpevole. Berti era un orso. Forse meno peloso, ma per dimensioni e struttura ossea, era più un plantigrado che un essere umano. Per lui strangolare D’Incau sarebbe equivalso a tirare il collo a una gallina.”
“Che volete?” chiese Berti con fare burbero. Aveva aperto completamente la porta, mettendosi a braccia conserte sulla soglia, con aria minacciosa.
Un pugno dritto in faccia fu la sintetica risposta di Joe. Berti barcollò. Joe gli tirò un altro pugno al fegato e poi concluse il suo stringente dialogo con un preciso gancio al mento. Berti non ebbe nulla da replicare, finendo lungo disteso nell’ingresso di casa.
“Bel metodo per interrogare.” intervenni dopo aver constato che Berti aveva perso conoscenza.
“E che c’è da interrogare? È stato lui.” replicò Joe, indifferente.
“Non so come dirtelo Joe, ma non è stato lui…”
Il mio unico amico montanaro, fece tanto d’occhi.
“Come non è stato lui? Hai detto che doveva essere bello grosso e lui è bello grosso. C’è pure il movente, e adesso che l’abbiamo preso tu mi dici che non è lui?”
“Eh, già... Non è stato lui a uccidere D’Incau, ne sono anche più sicuro di Piccher.”
“Se ne sei tanto sicuro non potevi dirlo prima?” precisò Joe un po’ scocciato. Non è mai bello picchiare un tuo cliente abituale, nonché potenziale elettore, così, senza motivo.
“Mica l’avevo visto prima, che gli manca il pollice della mano sinistra.” Mi difesi. “Quando ha aperto la sinistra era coperta dalla porta, quindi ha incrociato le braccia. Senza pollice opponibile non può essere stato lui.”
“E perché no?” sbottò Toni. “Berti usa la sinistra bene come la destra.”
“Ne dubito. Se tu avessi guardato il collo di D’Incau come abbiamo fatto Joe ed io, avresti notato che il segno lasciato dalla corda era leggermente più profondo sul lato destro. Ora dato che lo stesso segno ci dice che lo strangolatore si trovava di spalle rispetto a D’Incau, perché la traccia lasciata dal nodo si trova sulla nuca, il fatto che a destra il segno sia più profondo ci dice due cose. La prima è che l’assassino non ha usato una garrota, in caso contrario la profondità dell’orlo sarebbe stata omogenea. In secondo luogo che un braccio dell’assassino è più forte dell’altro. Per quanto Berti sia abile a utilizzare la mano sinistra anche senza il pollice opponibile, il suo braccio forte è senz’altro il destro. Quindi fosse stato lui avremmo dovuto trovare un segno più profondo nel lato sinistro e non, invece, nel lato destro. Il nostro assassino, dunque, è un mancino come lo sei tu, Toni… anzi, a buttare un’ipotesi direi che sei proprio tu il nostro assassino.”
Joe mi guardò esterrefatto, ma la sua espressione di sbigottimento era nulla al confronto di quella di cui mi stava omaggiando Toni. Nessuno dei due riusciva nemmeno a parlare. Così toccò a me farlo, assumendo ancora una volta l’atteggiamento da sapientino che così tanto bene mi riesce.
“Vedi, Toni, non è solo il fatto che tu sia mancino e per capirlo basta guardare come fumi, c’è anche la circostanza che la corda con cui è stato impiccato è uguale a quelle che tu vendi al tuo spaccio, nel reparto per l’attrezzatura per gli escursionisti. Due indizi, verissimo, e il terzo è ancora più labile, ma non so perché credo proprio che non mi stiano sviando. Quando sei entrato nel laboratorio di D’Incau l’hai fatto a capo chino. Sul momento, non ho registrato il fatto. Insomma, mi sembrava un gesto di rispetto verso il morto. Ma riflettendoci bene, a te del morto non interessava nulla, tu stavi semplicemente controllando il pavimento. Verificavi se l’avevi ripulito bene. Per questo, dopo, ti sei inalberato quando ho evidenziato quel particolare.”
“Sono tutte boiate.” mi urlò in faccia Toni. Ma dal rossore che aveva invaso le sue gote, si capiva che avevo colto nel segno. “Joe , non mi dire che gli credi! Mi conosci!”
Joe non rispose. Stava grattandosi il mento, valutando con attenzione se le mie opinioni avevano un fondo di verità o erano delle semplici farneticazioni.
“Io non avevo problemi con D’Incau. Pagava sempre. Nessuna pendenza o altro.”
“Oh, non si uccide solo per denaro, Toni. C’è anche un altro movente piuttosto noto.”
“E quale sarebbe il mio movente?” ringhiò Toni.
Non risposi subito, ma presi il pacchetto di Lucky Strike che tenevo in tasca e mi accesi una cicca. Un trucco da due soldi, per lasciare Toni a cuocere nel suo brodo. Poi espirando conclusi: “Tua moglie è una bella donna ad esempio.”
Una buttata, un azzardo. I motivi da cui era scaturito quell’omicidio potevano essere infiniti, e poteva benissimo essere un altro il colpevole, con tanti ringraziamenti alle mie capacità di investigatore dilettante, ma a conti fatti quello mi sembrava il movente più plausibile e Toni l’assassino più verosimile.
La moglie di Toni era veramente bella e dannatamente sprecata a lavorare dietro una cassa in un paesino di montagna. Era probabile che cercasse qualche distrazione e il bel falegname non mi sembrava il tipo da tirarsi indietro. Di certo la polizia, messa sulla buona strada, avrebbe trovato tutte le prove necessarie, ma a quel punto ero io che volevo sapere. Volevo la verità, per quel che vale.
E la ebbi.
Appena accennai alla moglie, Toni scattò come la botola di un boia, pronta e mortale, cercando di afferrarmi per la gola. Preso di sorpresa, non reagii nemmeno. Per mia fortuna, però non ce n’era alcun bisogno. Joe, individuato il nuovo bersaglio, ricominciò a utilizzare le sue efficaci capacità oratorie e con un preciso diretto al mento mandò KO pure Toni.
“Grazie, me la sarei vista brutta senza di te. Non sono un gran lottatore.”
Joe mi guardò in cagnesco. Non gli era piaciuto colpire un suo amico, per quanto potesse essere un possibile omicida.
“Se adesso mi dici che nemmeno lui è il colpevole, giuro che il prossimo colpo è tutto per te.”
“No, no, confermo tutto. Sinceramente le mie erano solo supposizioni: l’ho buttata lì e lui guarda come ha reagito. Non era solo rabbia d’indignazione per un’accusa falsa, era rabbia pura e semplice. Credo proprio di aver colto nel segno su sua moglie. ”
Joe assentì. “In effetti, la tresca tra lei e il falegname era un pettegolezzo che avevo sentito girare nel bar con una certa insistenza negli ultimi tempi, ma non ci avevo fatto troppo caso. Devi sapere che la moglie di Toni è sempre stata un tipo molto democratico e ha sempre avuto l’abitudine di darla a tutti. Toni era l’unico che non se ne accorgeva. Questa volta se ne deve essere accorto.”
“Già, penso anch’io.”
“E di quello che ne facciamo?” disse Joe, indicando il Berti, ancora steso nell’atrio di casa sua.
“Digli che siamo stati costretti a comportarci così per smascherare l’assassino del falegname. Come scusa è fiacchetta, ma meglio di niente.”
Il volto di Joe si produsse in una smorfia piuttosto emblematica sull’utilità del mio suggerimento..
“Fiacchetta? Questa è la scusa peggiore che abbia mai sentito. Lui offrirebbe da bere a Toni per aver fatto fuori D’Incau.”
“Offrigli un paio di giri al bar tu, allora. Annegherà il dispiacere e il dolore nell’alcol.”
“Sarà già più contento… io un po’ meno, ma mi sa che mi tocca!”
“Dura essere sindaco.”
“Ne farei volentieri a meno, ma ho sospetto che mi beccherò anche il prossimo mandato.”
“Come mai così sicuro?”
“L’unico che si voleva presentare era Toni…”
(la storia è frutto di fantasia, ogni riferimento a fatti o persone esistenti è puramente casuale.)
“Adesso cosa facciamo?” domandò Joe, tornando al motivo per cui ci trovavamo lì.
“A me lo chiedi?” ribattei, strappandomi di prepotenza il manto di onniscienza di cui mi ero vestito fino a quel momento. “Io ti ho detto tutto quello che sapevo. Adesso le indagini le porteranno avanti i carabinieri.”
“Buoni quelli. Non sappiamo nemmeno quando arriveranno. Fatto trenta possiamo fare pure trentuno. Tanto D’Incau non aveva molti nemici, in paese. Litigava sempre coi soliti due. Vero, Toni?”
“Ti riferisci a Berti e Piccher?”
Joe annuì.
“Non mi viene in mente nessun altro.”
“Nemmeno a me.”
Guardai Joe con l’espressione ebete di chi non sta capendo nulla e finalmente lui si degnò di darmi una spiegazione.
“Berti non poteva soffrire D’Incau per una storia collegata al pagamento di un comodino. L’accusava di essersi fatto pagare per un lavoro mal fatto. D’Incau ribatteva che il comodino era a posto quando gliel’aveva consegnato e che era stato Berti ad averlo ammaccato portandolo a casa. Sono anche venuti alle mani un paio di volte. Piccher, invece, odiava D’Incau per tradizione di famiglia. Una faccenda dei loro nonni sui confini delle rispettive proprietà boschive. Non si potevano soffrire.”
“Ho sentito moventi peggiori.” dissi alla fine. “Ma tu ce li vedi questi due a uccidere il falegname?”
Joe aprì le braccia.
“Boh. Se me lo chiedevi due ore fa ti avrei detto che nel mio paese non c'era nessuno in grado di uccidere qualcun altro, per cui...”
“Per cui?” chiesi dopo che il suo silenzio rimase senza seguito per un tempo sufficiente.
“Per cui proprio non ti va di andare a trovarli per una chiacchierata tra amici?”
Risposta intelligente: me ne lavo le mani. Risposta stupida: va bene, andiamo. Se non si era capito, sono uno stupido.
Usciti dalla casa. Joe mi diede una manata sulla spalla. Per miracolo non me la slogò.
“Se non ci fossi stato tu, magari l’assassino l’avrebbe fatta franca, perché tutti noi avremmo pensato a un suicidio. Vero, Toni?
Toni, che sembrava non aver capito bene perché non si parlasse più di suicidio, ma di omicidio, fece un sì con la testa non troppo convinto. Fatto questo, tirò fuori un pacchetto di sigarette nazionali senza filtro e se l’accese, tenendo la cicca con la sinistra. Adesso, come riuscisse a fumare quella segatura proprio non riuscivo a capirlo. Ok essere dei duri, ok che costa poco, ma è come inspirare carta vetrata e catrame liquido insieme. Da ragazzo ci avevo pure provato a fumarle, ma alla fine, schifato, avevo deviato verso gusti più consoni alla mia gola. Così presi il mio pacchetto di Lucky Strike e me ne accesi una. Gente montana dei veri duri.
“Siamo arrivati. Qui abita Piccher.” disse Joe, quindi suonò. Pochi istanti dopo la porta si socchiuse e potemmo vedere il padrone di casa. Era uno scricciolo alto un metro e un finferlo. Aveva capelli neri tagliati corti e un doppio mento che quasi gli toccava le caviglie.
“Cosa c’è?” chiese Piccher, stupito da quella visita.
“Questo lo possiamo escludere.” dissi sottovoce a Joe, prima che spiegasse il motivo della nostra visita.
Joe alzò un dito in direzione di Piccher. “Puoi scusarci un secondo?” quindi mi prese per un braccio e mi spostò un paio di metri più in là. “E perché non sarebbe stato lui?” mi chiese Joe, sempre sottovoce.
“Ehi?” disse Piccher che non capiva cosa stesse succedendo.
Proseguimmo senza prestargli attenzione.
“Te lo vedi a strangolare D’Incau e poi tirarlo su fino ad appenderlo? Io, sinceramente, no. Solo per strangolarlo sarebbe dovuto salire su uno sgabello. Per appendere poi un uomo della stazza di D’Incau avrebbe avuto bisogno al minimo di una carrucola. No, escluderei proprio sia stato lui.”
“Ehi.” disse a voce più alta Piccher.
Joe alzò la mano rivolgendo il palmo verso Piccher per stopparlo.
“Per favore, non vedi che stiamo parlando?”
Piccher divenne paonazzo e iniziò a balbettare che prima venivano a disturbarlo e adesso facevamo come se non esistesse.
“Silenzio.” urlò spazientito Joe, facendolo ammutolire.
“Oh, finalmente un po’ di pace.” Disse Joe quindi, si mise a riflettere sulla mia considerazione e, alla fine, mi rivolse nuovamente la parola. “In effetti non me lo vedo nemmeno io. Il colpevole è per forza Berti, poco ma sicuro. Andiamo”
Allargai le braccia. “Se lo dici tu, andiamo a fargli un salutino.”
Senza ulteriore indugio Joe partì in direzione della casa di Berti con Toni e il sottoscritto a seguirlo.
“ehi.” ripetè per l’ennesima volta Piccher con tono quasi disperato. Joe si fermò. Sentii chiaramente Piccher deglutire.
“Ah sì. Ciao, Boris stammi bene.” Detto questo si girò e si allontanò senza aggiungere altro. Toni ed io lo seguimmo come se nulla fosse, lasciando Boris Piccher a bocca aperta a domandarsi se il suo sindaco non fosse impazzito completamente a furia di guardare quello sport senza senso di cui era fissato.
Poco dopo questo siparietto ci trovammo davanti alla porta di Berti, il quale ci aprì e io capii immediatamente perchè Joe fosse convinto di aver trovato il colpevole. Berti era un orso. Forse meno peloso, ma per dimensioni e struttura ossea, era più un plantigrado che un essere umano. Per lui strangolare D’Incau sarebbe equivalso a tirare il collo a una gallina.”
“Che volete?” chiese Berti con fare burbero. Aveva aperto completamente la porta, mettendosi a braccia conserte sulla soglia, con aria minacciosa.
Un pugno dritto in faccia fu la sintetica risposta di Joe. Berti barcollò. Joe gli tirò un altro pugno al fegato e poi concluse il suo stringente dialogo con un preciso gancio al mento. Berti non ebbe nulla da replicare, finendo lungo disteso nell’ingresso di casa.
“Bel metodo per interrogare.” intervenni dopo aver constato che Berti aveva perso conoscenza.
“E che c’è da interrogare? È stato lui.” replicò Joe, indifferente.
“Non so come dirtelo Joe, ma non è stato lui…”
Il mio unico amico montanaro, fece tanto d’occhi.
“Come non è stato lui? Hai detto che doveva essere bello grosso e lui è bello grosso. C’è pure il movente, e adesso che l’abbiamo preso tu mi dici che non è lui?”
“Eh, già... Non è stato lui a uccidere D’Incau, ne sono anche più sicuro di Piccher.”
“Se ne sei tanto sicuro non potevi dirlo prima?” precisò Joe un po’ scocciato. Non è mai bello picchiare un tuo cliente abituale, nonché potenziale elettore, così, senza motivo.
“Mica l’avevo visto prima, che gli manca il pollice della mano sinistra.” Mi difesi. “Quando ha aperto la sinistra era coperta dalla porta, quindi ha incrociato le braccia. Senza pollice opponibile non può essere stato lui.”
“E perché no?” sbottò Toni. “Berti usa la sinistra bene come la destra.”
“Ne dubito. Se tu avessi guardato il collo di D’Incau come abbiamo fatto Joe ed io, avresti notato che il segno lasciato dalla corda era leggermente più profondo sul lato destro. Ora dato che lo stesso segno ci dice che lo strangolatore si trovava di spalle rispetto a D’Incau, perché la traccia lasciata dal nodo si trova sulla nuca, il fatto che a destra il segno sia più profondo ci dice due cose. La prima è che l’assassino non ha usato una garrota, in caso contrario la profondità dell’orlo sarebbe stata omogenea. In secondo luogo che un braccio dell’assassino è più forte dell’altro. Per quanto Berti sia abile a utilizzare la mano sinistra anche senza il pollice opponibile, il suo braccio forte è senz’altro il destro. Quindi fosse stato lui avremmo dovuto trovare un segno più profondo nel lato sinistro e non, invece, nel lato destro. Il nostro assassino, dunque, è un mancino come lo sei tu, Toni… anzi, a buttare un’ipotesi direi che sei proprio tu il nostro assassino.”
Joe mi guardò esterrefatto, ma la sua espressione di sbigottimento era nulla al confronto di quella di cui mi stava omaggiando Toni. Nessuno dei due riusciva nemmeno a parlare. Così toccò a me farlo, assumendo ancora una volta l’atteggiamento da sapientino che così tanto bene mi riesce.
“Vedi, Toni, non è solo il fatto che tu sia mancino e per capirlo basta guardare come fumi, c’è anche la circostanza che la corda con cui è stato impiccato è uguale a quelle che tu vendi al tuo spaccio, nel reparto per l’attrezzatura per gli escursionisti. Due indizi, verissimo, e il terzo è ancora più labile, ma non so perché credo proprio che non mi stiano sviando. Quando sei entrato nel laboratorio di D’Incau l’hai fatto a capo chino. Sul momento, non ho registrato il fatto. Insomma, mi sembrava un gesto di rispetto verso il morto. Ma riflettendoci bene, a te del morto non interessava nulla, tu stavi semplicemente controllando il pavimento. Verificavi se l’avevi ripulito bene. Per questo, dopo, ti sei inalberato quando ho evidenziato quel particolare.”
“Sono tutte boiate.” mi urlò in faccia Toni. Ma dal rossore che aveva invaso le sue gote, si capiva che avevo colto nel segno. “Joe , non mi dire che gli credi! Mi conosci!”
Joe non rispose. Stava grattandosi il mento, valutando con attenzione se le mie opinioni avevano un fondo di verità o erano delle semplici farneticazioni.
“Io non avevo problemi con D’Incau. Pagava sempre. Nessuna pendenza o altro.”
“Oh, non si uccide solo per denaro, Toni. C’è anche un altro movente piuttosto noto.”
“E quale sarebbe il mio movente?” ringhiò Toni.
Non risposi subito, ma presi il pacchetto di Lucky Strike che tenevo in tasca e mi accesi una cicca. Un trucco da due soldi, per lasciare Toni a cuocere nel suo brodo. Poi espirando conclusi: “Tua moglie è una bella donna ad esempio.”
Una buttata, un azzardo. I motivi da cui era scaturito quell’omicidio potevano essere infiniti, e poteva benissimo essere un altro il colpevole, con tanti ringraziamenti alle mie capacità di investigatore dilettante, ma a conti fatti quello mi sembrava il movente più plausibile e Toni l’assassino più verosimile.
La moglie di Toni era veramente bella e dannatamente sprecata a lavorare dietro una cassa in un paesino di montagna. Era probabile che cercasse qualche distrazione e il bel falegname non mi sembrava il tipo da tirarsi indietro. Di certo la polizia, messa sulla buona strada, avrebbe trovato tutte le prove necessarie, ma a quel punto ero io che volevo sapere. Volevo la verità, per quel che vale.
E la ebbi.
Appena accennai alla moglie, Toni scattò come la botola di un boia, pronta e mortale, cercando di afferrarmi per la gola. Preso di sorpresa, non reagii nemmeno. Per mia fortuna, però non ce n’era alcun bisogno. Joe, individuato il nuovo bersaglio, ricominciò a utilizzare le sue efficaci capacità oratorie e con un preciso diretto al mento mandò KO pure Toni.
“Grazie, me la sarei vista brutta senza di te. Non sono un gran lottatore.”
Joe mi guardò in cagnesco. Non gli era piaciuto colpire un suo amico, per quanto potesse essere un possibile omicida.
“Se adesso mi dici che nemmeno lui è il colpevole, giuro che il prossimo colpo è tutto per te.”
“No, no, confermo tutto. Sinceramente le mie erano solo supposizioni: l’ho buttata lì e lui guarda come ha reagito. Non era solo rabbia d’indignazione per un’accusa falsa, era rabbia pura e semplice. Credo proprio di aver colto nel segno su sua moglie. ”
Joe assentì. “In effetti, la tresca tra lei e il falegname era un pettegolezzo che avevo sentito girare nel bar con una certa insistenza negli ultimi tempi, ma non ci avevo fatto troppo caso. Devi sapere che la moglie di Toni è sempre stata un tipo molto democratico e ha sempre avuto l’abitudine di darla a tutti. Toni era l’unico che non se ne accorgeva. Questa volta se ne deve essere accorto.”
“Già, penso anch’io.”
“E di quello che ne facciamo?” disse Joe, indicando il Berti, ancora steso nell’atrio di casa sua.
“Digli che siamo stati costretti a comportarci così per smascherare l’assassino del falegname. Come scusa è fiacchetta, ma meglio di niente.”
Il volto di Joe si produsse in una smorfia piuttosto emblematica sull’utilità del mio suggerimento..
“Fiacchetta? Questa è la scusa peggiore che abbia mai sentito. Lui offrirebbe da bere a Toni per aver fatto fuori D’Incau.”
“Offrigli un paio di giri al bar tu, allora. Annegherà il dispiacere e il dolore nell’alcol.”
“Sarà già più contento… io un po’ meno, ma mi sa che mi tocca!”
“Dura essere sindaco.”
“Ne farei volentieri a meno, ma ho sospetto che mi beccherò anche il prossimo mandato.”
“Come mai così sicuro?”
“L’unico che si voleva presentare era Toni…”
(la storia è frutto di fantasia, ogni riferimento a fatti o persone esistenti è puramente casuale.)
Last edited by Alvise on 28/02/2009, 20:30, edited 1 time in total.
- pippo77
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Re: Che palle la offseason
ogni tanto quando sono da piccher lo chiami berti...
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polpaol
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Re: Che palle la offseason
lo leggo stasera quando torno.. fortuna che mi son rimaste delle pringles (cit.)
....IO HO GIOCATO IN UNA GRANDE.... GIOCAVO NEL VERONA..... ABBIAMO VINTO UNO SCUDETTO...ERA UNA GRANDISSIMA SQUADRA QUELLA...LA MIGLIORE DITUTTE
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Alvise
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Re: Che palle la offseason
ma porc.. non mi ha salvato le correzioni. provvedo subito.pippo77 wrote:
ogni tanto quando sono da piccher lo chiami berti...
pol quelle cipolla e panna acida, mi raccomando.
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Davidyd
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Re: Che palle la offseason
Bravo Alvix

Davide e' il miglior WR mai apparso su un campo da flag football separatista (cit. Multiple):ciucco: + :pandu: + :rastapimp: + :censored: =
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Alvise
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Re: Che palle la offseason
grazie davidyd , meno male che ci sei tu.Davidyd wrote: Bravo Alvix![]()
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Paperone
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Re: Che palle la offseason
ti do lo spunto per il prossimo racconto: un giovane studente italiano, negli Usa per un scambio, va a Denver e spara a qualcuno. con i fucili a pallettoni qualcuno colpirò sicuramente :D
molto bello
molto bello
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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hell_en
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Re: Che palle la offseason
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Re: Che palle la offseason
Bravo, bravo e basta!
L'unica cosa che non regge e' la potenza dei pugni di quel Santini...
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Alvise
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Re: Che palle la offseason
in originale colpiva con l'alito, ma poi magari capivate a chi mi riferivo e quindi per celare la sua identità ho esagerato sulla potenza dei suoi pugni. :lol2:multiple wrote: Bravo, bravo e basta!
L'unica cosa che non regge e' la potenza dei pugni di quel Santini...
ps dopo aver lettoil pm propongo ai forumisti la possibilità di acquistare una splendida casa sui colli euganei nei pressi di abano terme, già completa di cucina. :gazza:
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Re: Che palle la offseason
Vogliamo che tu o la gentil pulzella (meglio se entrambi, ma di comune accordo) rendiate pubblico il PMAlvise wrote: in originale colpiva con l'alito, ma poi magari capivate a chi mi riferivo e quindi per celare la sua identità ho esagerato sulla potenza dei suoi pugni. :lol2:
ps dopo aver lettoil pm propongo ai forumisti la possibilità di acquistare una splendida casa sui colli euganei nei pressi di abano terme, già completa di cucina. :gazza:
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