Re: Addio al Barone Liedholm
Posted: 06/11/2007, 1:40
personaggio oltretutto di squisito umorismo. l'aneddoto su ibra che ha riferito in una recente intervista fa sganasciare 
è proprio il caso di dirlo. giornalismo d'altri tempi, quando veniva ancora inteso come professione e non come prostituzione.frog wrote: rip (per un grande)
rip anche per Roberto Bortoluzzi, tanti ricordi per la sua voce, assicurava a novantesimo un alto profilo![]()
Pezzo di Olivari.Tutti sanno cosa ha vinto il Nils Liedholm allenatore, molti sanno cosa ha rappresentato: l’idea stessa del gioco a zona, al di là della disposizione in campo, in due decenni (i Settanta e quasi tutti gli Ottanta, fino all’avvento del Sacchi milanista nell’estate 1987) in cui mettere in discussione il calcio delle coppiette (molti quotidiani pubblicavano anche le marcature dei centrocampisti: Furino-Beccalossi, Tardelli-Pasinato, eccetera) era difficile tanto che anche un allenatore 'fusion' come Bearzot veniva criticato proprio perché non rispettava l'ortodossia. Non per colpa del brerismo, ma perché era proprio la maggioranza degli allenatori italiani a non prevedere altro tipo di calcio da quello a specchio sugli avversari. E chi non si allineava veniva inserito nel girone delle macchiette idealiste o, per la carriera peggio, di quello dei bravi solo in provincia: da Corrado Viciani con la sua Ternana dal ‘gioco corto’ (in realtà non una zona pura, visto che era previsto il libero) al Bari di Enrico Catuzzi, primo esempio italiano di 4-3-3 ad un certo livello (paradossalmente nel 1994 sarà proprio Catuzzi, scomparso l’anno scorso, a sostituire Zeman sulla panchina del Foggia). Insomma, Liedholm aveva il carisma per farsi prendere sul serio ma nei suoi anni d’oro non ebbe molti imitatori: quello che più gli si avvicina oggi è senza dubbio Carlo Ancelotti, con materiale umano migliore rispetto al Liedholm dello scudetto milanista ma anche a quello dello scudetto con la Roma. In definitiva Liedholm non inventò niente, perché anche Metodo e Sistema altro non erano che gioco a zona, però arrivò dopo vent’anni di pensiero unico italianista e insieme alle qualità della persona (da non confondere con la mollezza, perché in realtà era severissimo) la sua forza fu in fondo questa. Per il giocatore invece parlano i milioni di passaggi perfetti, sorta di Pirlo ma di grande taglia atletica, gli scudetti, il titolo olimpico 1948 e la Svezia trascinata alla finale mondiale nel 1958, a 36 anni, ma è logico che sul piano ideologico affascini di più l’allenatore. Fra autore ed attore l’Europa sceglie sempre l’autore, ma Liedholm è stato un grande in entrambe le versioni.