CATCH .44
Evidentemente Aaron Harvey dev'essere un fan di Quentin Tarantino. Da cosa si capisce? Direi dal fatto che in Catch .44 ha messo insieme tutte le citazioni possibili, da Pulp Fiction, a Kill Bill, alle Iene fino a Grindhouse: Deathproof.
Ma il risultato è un raffinato cocktail oppure un volgare minestrone?
Catch .44, che pur essendo ormai vecchiotto (2010) arriverà nelle sale italiane, è un progetto nato per divertire, ma anche per autocompiacersi.
C'è il ritmo, ma discapito di una vicenda trita e ritrita, e soprattutto ci sono dei grandi interpreti a reggerne le sorti. Whitaker è eccezionale, memorabile nelle scene in cui fa il balbuziente, Willis, nei pochi minuti in cui lo vediamo sullo schermo, semplicemente inarrivabile nel ruolo di zio Mel. Solo

per lui.
Per il resto, anche l'occhio vuole la sua parte, un po' Grindhouse, un po' Charlie's Angels, le tre protagoniste si ritrovano al soldo di zio Mel, che le incula, un po' in tutti i sensi anche perchè è la cosa che fa con tutti. La loro leader è la bellissima Malin Akerman, sufficientemente sboccata e a suo agio per entrare nella parte.
Il finale è una sana mattanza collettiva con un dialogo tra willis e whitaker, in grado toccare punte di carisma decisamente elevate.
La sceneggiatura gioca sulla successione di continui flashback per spiegare i dettagli della scena principale, che articola in sostanza lo svolgimento di tutto il film.
Consigliato, ma con un cast del genere si poteva fare di più.