margheritoni10 wrote:
Lascio lì il discorso cambio euro perchè è argomento talmente complicato (io non saprei neppure da dove iniziare a calcolare quale fosse il cambio migliore e/o equo nei confronti delle altre monete...) e di portanza talmente rilevante che riesce difficile affrontarlo (e cmq il problema non fu tanto il cambio a 1936 ma il mancato controllo sul tasso di conversione reale applicato, soprattutto da certe categorie. Perchè sui salari i cambio fu reale, sui prodotti di consumo no... e li sono stati cazzi.) e vado sul resto.
Si, la domanda ancora a monte è poi la tua. E quindi, alla luce di tutto, che faccio? Io, per come sono fatto e per quel che credo, penso che la dispersione del voto sia cmq sbagliata perchè alla fine, che ci piaccia o meno, le istituzioni esistono e servono a far funzionare la baracca. Male, bene, maluccio, benino... dipende dai punti di vista. Ma cmq esistono. Non se ne può fare a meno. Pertanto, fin quando ciclicamente dovremmo scegliere, qualcuno che le porti avanti deve esistere. E, forzo il concetto, anche nello sfaciume più totale, un meno peggio, per costituzione logica, esiste sempre.
E se proprio ci fa schifo tutto abbiamo sempre la soluzione per cambiare il corso delle cose: impegnarsi in prima persona affinche le cose cambino. La situazione attuale che tanto schifa la massa è anche figlia di una massa appunto che non si avvicina più alla cosa pubblica. Che delega agli altri. Che non prende parte, non si sbilancia.
Oh, non serve molto per accorgersi delle cose... basta entrare in una qualsiasi sede di partito, dal paesino di 100 anime alla metropoli e fare un censimento dell'età media di chi la frequenta, di chi partecipa, di collabora. Vediamo sempre le stesse faccie nelle classi dirigenti perchè la spinta dalla base è fioca, debole... e per essere rinnovata una classe dirigente c'è bisogno di una spinta forte dalla base di nuovi soggetti, di nuove idee, di persone che abbiano voglia di fare, di sporcarsi le mani. Altrimenti le situazioni sono destinate a rimanere immutabili ed il processo di cambiamento governato dall'inerzia.
Es: chi fa attivamente politica (non importa dove e come) in questo forum? so di paperone? altri? Facciamo un sondaggio e confrontiamo i numeri con i nostri pari età di vent'anni fa, di trent'anni fa, etc...
Mescolo le mie considerazioni su quanto scrivi qui ed in un post precedente.
Voto utile?
Dipende dall'idea che ha chi va a votare.
Ci sono persone che oggi, marzo 2010, votano a destra o a sinistra convinti, perchè le loro idee sono più o meno rispecchiate dal partito per cui votano, più spesso Lega, sinistra estrema o IDV, ma ci sono. Quanti? Ad essere larghi forse si arriva al 10% degli italiani.
Ci sono persone che non sono convinti, ma si sentono parte di quello schieramento, destra o sinistra che sia, e quindi continuano a votarlo anche se ci sono cose che non gli piacciono.
Ci sono persone cui non piace uno schieramento, ma lo votano perchè l'altro gli fa ribrezzo. Gente che vota perchè vuole mandare a casa Berlusconi e voterebbe pure Pippo, Pluto e Paperino pur di vederlo perdere e gente che non vuole al governo la sinistra estrema o gli stessi ex PDS.
Tutti insieme questi arrivano si e no alla metà degli italiani o poco più.
Poi ci sono coloro per cui ne Berlusconi ne Prodi, Bersani, D'Alema, Franceschini o chi per loro è una catastrofe, ma non vorrebbe nessuno di questi, non si sente rappresentato e vorrebbe venissero tutti sostituiti.
Almeno un terzo degli italiani.
Come si comportano alle urne costoro? Gli elettori che si sentono di sinistra votano per i partiti di protesta, tipo Grillo oggi, ieri, quando ancora avevano una parvenza di credibilità i vari rifondazione e comunisti, chi si sente di destra in genere non va a votare.
Anche perciò mi pare una forzatura dire che la Bresso ha perso per Grillo, chi ha votato Grillo probabilmente non avrebbe votato Bresso, si sarebbe probabilmente astenuto. Certo, la differenza è stata talmente poca che sarebbero bastati pochi voti, ma le due posizioni mi paiono davvero inconciliabili.
Per quanto riguarda fare politica, la generazione predi coloro che oggi hanno 60/70 aani circa è nata negli anni 40 e 50, ha iniziato la politica negli anni '60 o '70, quando ancora c'era concreta la possibilità che l'Italia diventasse un paese comunista, quando il ricordo del fascismo era vivo, quando c'era il Boom economico ma ancora c'erano ingiustizie sociali che parevano quasi inevitabili, quando imperversava il terrorismo, momenti davvero caldi in cui una decisione in un senso o nell'altro poteva stravolgere la nostra vita ed il nostro stato. Quando andavo ancora a scuola c'erano gli anni di piombo, l'invasione dell'Afghanistan, Pinochet, i generali in Argentina e Grecia, l'invasione della Polonia, motivi di politica estera caldissimi.
Oggi non è così. Negli ultimi 20 anni abbiamo avuto come governi: pentapartito a guida Andreotti, governi tecnici a guida Amato e Ciampi, governo Berlusconi uno con maggioranza di destra, governo tecnico a guida Dini sostenuto dalla sinistra e da parte dei moderati, governo Prodi di sinistra, governi D'Alema ed Amato di area "Cossuga", sinistra leggermente più moderata, governo Berlusconi a maggioranza di destra, governo Prodi di sinistra, governo Berlusconi attuale.
L'Italia ci piacerà di più o di meno con un governo piuttosto che con l'altro, ma non ci sono reali stravolgimenti nelle nostre vite in caso di vittoria dell'uno o dell'altro.
Per entrare in politica oggi serve o un interesse personale o una passione davvero notevole, non si può ragionare con la mente di 20 anni fa.
Ed è una delle ragioni della sconfitta della sinistra. Non avendo un personaggio simil "Berlusconi" come carisma, da quando Prodi si è ritirato, servirebbe un coinvolgimento delle masse, ma diventa difficilissimo oggi individuare un "cursus honorum", una precisa strada da percorrere per avere un futuro in politica e poter riuscire ad avere voce in capitolo. Costruire un movimento che torni ad attirare gente sarebbe fondamentale oggi per la sinistra, domani anche per la destra, ma non vedo alcun segno in tal senso.