Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.
Posted: 15/11/2012, 17:21
http://www.linkiesta.it/blogs/sogni-di- ... totalmente
La rabbia e il cambiamento - lo sciopero di ieri va compreso, anche se totalmente inutile
Giovanni Ravetta - 15 novembre 2012
Spesso, troppo spesso, ci si colloca nel giudizio delle manifestazioni come quella di ieri in due sole nette posizioni: quella della condanna di una parte del disagio manifestante e dell' assoluzione completa dell'altra parte, quella istituzionale delle forze dell'ordine e dell'Ordine dello status quo più in generale. O viceversa.
Oggi più che mai la rabbia della piazza è capita e quasi accettata da una percentuale molto maggiore di persone: come si può non essere rabbiosi verso una crisi che pian piano sgretola le certezze del presente e demolisce il futuro? Come si può non essere iracondi in questo contesto di insicurezza economica e realizzativa e vedere quotidianamente scandali di classe dirigente improba, avida e corrotta? Come si può stare fermi in mezzo alla moltitudine di suicidi di imprenditori disperati per fallimenti che non avrebbero mai previsto anche solo 10 anni addietro, e per ogni impiccagione c'è un ruba galline della nostra classe politica che si ingozza di denaro pubblico illegale (per quanto i rimborsi a partiti, ai gruppi parlamentari o consigliari siano a tutti gli effetti legali, il referendum popolare ha sentenziato che NON dovrebbero esistere).
Per questo la manifestazione di ieri è da comprendere più del solito anche da chi ne è solitamente avverso. Il contesto socio-economico sta cambiando. Sempre più velocemente e sempre più in peggio. L'austerità richiesta dall'Europa è quell'azione che i più dei non addetti ai lavori e non esperti di economia vedono come un distacco freddo e disumano da parte delle istituzioni nei confronti della gente. Della gente semplice. Della gente che normalmente non si occupa di politica ed economia e vorrebbe solamente una vita tranquilla e serena. Vorrebbe svegliarsi al mattino e fare colazione, sapere che se si studia si ha un lavoro sicuro e ben remunerato, se non si studia invece un lavoro meno buono ma sicuro e con un po' di fortuna magari sfondare e diventare qualcuno. Vorrebbe poter sempre pagare le bollette, comprare (perchè il consumo ormai è insito nella nostra mente e anima), viaggiare.
Vorrebbe in poche parole la serenità.
Ma gli anni che stiamo vivendo stanno togliendo sempre più questa serenità ricercata dalla società normale e disinteressata dalla politica e dall'economia. Ed è la mancanza di serenità che ovviamente porta alla propria nemesi: il disagio.
Il disagio diffuso nelle persone "normali" porta alla rabbia e all'ira sociale che abbiamo osservato e che molti di voi (di noi) vivono.
La rabbia diffusa delle persone normali porta ad un desiderio sempre più forte di cambiamento. Ma cambiamento di cosa? Non importa. Il cambiamento deve esserci, non importa come e non importa verso dove. Per le persone normali il cambiamento deve riportare lo status quo antecedente alla crisi e al disagio.
Si deve ritornare alla "serenità".
E per questo siamo il popolo che legge meno giornali e libri e allo stesso tempo con il partito populista con percentuali più alte d' Europa (e dove comunque vi hanno governato per anni altri partiti populisti ed impresentabili in qualsiasi altro paese occidentale ed avanzato).
Le manifestazioni come quelle di ieri sono inutili. Sono utili solamente come termometro del disagio, per far vedere che gli italiani medi stanno male e vogliono poter tornare sereni.
Io non credo che i manifestanti siano (ovviamente non tutti, ci sono sempre le eccezioni) le "eccellenze" del paese ( e so che questa frase troverà il disappunto dei più): non credo vi siano i migliori docenti universitari, i primari di ospedale, economisti di fama internazionale, non credo vi siano grandi ingegneri che abbiano brevettato invenzioni con il tocco geniale del made in Italy che abbiano aiutato a migliorare il mondo.
Credo che la stragrande maggioranza di chi manifestava ( per non parlare dei violenti di ambedue fazioni: manifestanti e forze dell'ordine) fosse gente normale, mediocre (non in senso negativo ma ordinale), che normalmente è disinteressata alla politica e all'economia e non manifesta presentando risposte alternative, concrete e realizzabili, ma protesta perchè rivuole semplicemente serenità: pensano ''fase 1 stiamo male, fase 2 ... , fase 3 vogliamo tornare a stare bene''.
L a fase 2 appunto..
E' gente normale e disinteressata, nella normalità, che crede che con i tagli ai politici e caste varie si risolvano i tagli a cultura e alla crisi. E' gente normale e disinteressata che non occupandosi di queste cose sempre, non avendo un background economico, non capisce l'austerità, le sue cause e i suoi tempi. Arrabbiandosi. E con tutto il contorno di malaffare che vi è nel mondo della classe dirigente italiana, la rabbia è come fosse contenuta in una pentola a pressione pronta ad esplodere ogni giorno di più.
"E allora cosa dovrebbero fare i giovani e la società in generale per dare prova di essersi svegliati e far capire ai politici&co di smetterla ed andarsene? Il diritto di manifestare è sacro o no?" mi chiedono miei amici e conoscenti quando sentono le mie considerazioni.
Intanto, da liberale quale sono, è ovvio che considero il diritto di manifestare sacro. Non lo condivido però fatto così, fatto senza proporre, ed infine (ma soprattutto) organizzato dai sindacati di oggi, che non sono nel modo più assoluto i sindacati di decenni addietro che hanno salvaguardato il benessere degli operai sfruttati in una società molto lontana dalla nostra.
Il contesto storico è totalmente diverso così come quello geopolitico. I sindacati e i propri "capi", gli stessi da anni per confermare l'abitudine tutta italiana che le poltrone non si abbandonano MAI (Camusso, Bonanni, Angeletti da quanti anni sono leader dei propri sindacati???) sono tra le cause aggravanti della nostra crisi sociale italiana, hanno bloccato qualsiasi tipo di merito e concorrenza nella nostra economia in nome dell'uguaglianza malsana, non l'uguaglianza delle condizioni di partenza ma l'uguaglianza del rendere tutti mediocri o pessimi. I sindacati sono tra i principali colpevoli del nostro immobilismo sociale e rappresentano un bel pezzo TRA le cause della mancanza di investimenti nel nostro paese. Cosa hanno fatto per noi i sindacati negli ultimi 20 anni? I sindacati hanno avuto importanza tempo addietro ma ad oggi sono degenerati. Non esiste più la battaglia operai schiavi VS padroni.
Parlare di padroni oggi, dove gli imprenditori sono perlopiù medio piccoli e piuttosto che licenziare i propri dipendenti-amici si impiccano mi sembra un'assurdità. Parlare di padroni quando a un datore di lavoro costa 3000€ lo stipendio di un dipendente per farne arrivare allo stesso in tasca 1300-1500 mi sembra un'assurdità. I veri padroni oggi sono quelli dello stato elefantiaco e di casta: i 30mila forestali siciliani, il migliaio di parlamentari, il migliaio di consiglieri regionali, i nominati dei Cda delle aziende pubbliche (nominati non per merito e curriculum ma per amicizie e/o appartenenze politiche), i sindacati ormai Spa senza imu, i partiti ormai Spa senza imu e con rimborsi elettorali illegali usati per sfizi viziosi e stipendi di dipendenti inutili dentro ai partiti volti ad alimentare le clientele, i dirigenti dei dipartimenti, dei ministeri, delle camere, inamovibili ed eterni e peggiori addirittura dei politici.
Questi sono i padroni da combattere e sconfiggere tagliando a loro tutto e riportando merito e meno spesa pubblica (solo la necessaria ed indirizzata alle cose basilari e socialmente utili) come via di cambiamento.
"Serve affamare la bestia pubblica per disinfettarla" dicendola come l'economista e docente universitario di Chicago Luigi Zingales.
Quindi riassumendo: è facile andare in piazza a dire offese ai politici e facendo casino, creando disagio ad altri innocenti. E' poi controproducente sul consenso, visto che c'è, esiste ed esisterà una parte di italiani per bene (nel senso che non sono delinquenti, non nel senso che sono per bene perchè non manifestano in piazza) che a priori è contraria anche solo ad ascoltarli questi manifestanti.
Difficile è, anche se è la via giusta, andare a lavoro o studiare e spiegare giorno per giorno a tutti dal vivo o con social network la propria visione per "svegliarsi e reagire". Manifestare solo se si presenta qualcosa di alternativo e concreto (non valgono gli slogan).
Coordinarsi affinché le proposte vadano in qualcosa di attivo tipo liste di candidature alternative, ed arrivare nelle stanze dei bottoni.
Perchè è là, e solo là, che le cose si cambiano.
La rabbia e il cambiamento - lo sciopero di ieri va compreso, anche se totalmente inutile
Giovanni Ravetta - 15 novembre 2012
Spesso, troppo spesso, ci si colloca nel giudizio delle manifestazioni come quella di ieri in due sole nette posizioni: quella della condanna di una parte del disagio manifestante e dell' assoluzione completa dell'altra parte, quella istituzionale delle forze dell'ordine e dell'Ordine dello status quo più in generale. O viceversa.
Oggi più che mai la rabbia della piazza è capita e quasi accettata da una percentuale molto maggiore di persone: come si può non essere rabbiosi verso una crisi che pian piano sgretola le certezze del presente e demolisce il futuro? Come si può non essere iracondi in questo contesto di insicurezza economica e realizzativa e vedere quotidianamente scandali di classe dirigente improba, avida e corrotta? Come si può stare fermi in mezzo alla moltitudine di suicidi di imprenditori disperati per fallimenti che non avrebbero mai previsto anche solo 10 anni addietro, e per ogni impiccagione c'è un ruba galline della nostra classe politica che si ingozza di denaro pubblico illegale (per quanto i rimborsi a partiti, ai gruppi parlamentari o consigliari siano a tutti gli effetti legali, il referendum popolare ha sentenziato che NON dovrebbero esistere).
Per questo la manifestazione di ieri è da comprendere più del solito anche da chi ne è solitamente avverso. Il contesto socio-economico sta cambiando. Sempre più velocemente e sempre più in peggio. L'austerità richiesta dall'Europa è quell'azione che i più dei non addetti ai lavori e non esperti di economia vedono come un distacco freddo e disumano da parte delle istituzioni nei confronti della gente. Della gente semplice. Della gente che normalmente non si occupa di politica ed economia e vorrebbe solamente una vita tranquilla e serena. Vorrebbe svegliarsi al mattino e fare colazione, sapere che se si studia si ha un lavoro sicuro e ben remunerato, se non si studia invece un lavoro meno buono ma sicuro e con un po' di fortuna magari sfondare e diventare qualcuno. Vorrebbe poter sempre pagare le bollette, comprare (perchè il consumo ormai è insito nella nostra mente e anima), viaggiare.
Vorrebbe in poche parole la serenità.
Ma gli anni che stiamo vivendo stanno togliendo sempre più questa serenità ricercata dalla società normale e disinteressata dalla politica e dall'economia. Ed è la mancanza di serenità che ovviamente porta alla propria nemesi: il disagio.
Il disagio diffuso nelle persone "normali" porta alla rabbia e all'ira sociale che abbiamo osservato e che molti di voi (di noi) vivono.
La rabbia diffusa delle persone normali porta ad un desiderio sempre più forte di cambiamento. Ma cambiamento di cosa? Non importa. Il cambiamento deve esserci, non importa come e non importa verso dove. Per le persone normali il cambiamento deve riportare lo status quo antecedente alla crisi e al disagio.
Si deve ritornare alla "serenità".
E per questo siamo il popolo che legge meno giornali e libri e allo stesso tempo con il partito populista con percentuali più alte d' Europa (e dove comunque vi hanno governato per anni altri partiti populisti ed impresentabili in qualsiasi altro paese occidentale ed avanzato).
Le manifestazioni come quelle di ieri sono inutili. Sono utili solamente come termometro del disagio, per far vedere che gli italiani medi stanno male e vogliono poter tornare sereni.
Io non credo che i manifestanti siano (ovviamente non tutti, ci sono sempre le eccezioni) le "eccellenze" del paese ( e so che questa frase troverà il disappunto dei più): non credo vi siano i migliori docenti universitari, i primari di ospedale, economisti di fama internazionale, non credo vi siano grandi ingegneri che abbiano brevettato invenzioni con il tocco geniale del made in Italy che abbiano aiutato a migliorare il mondo.
Credo che la stragrande maggioranza di chi manifestava ( per non parlare dei violenti di ambedue fazioni: manifestanti e forze dell'ordine) fosse gente normale, mediocre (non in senso negativo ma ordinale), che normalmente è disinteressata alla politica e all'economia e non manifesta presentando risposte alternative, concrete e realizzabili, ma protesta perchè rivuole semplicemente serenità: pensano ''fase 1 stiamo male, fase 2 ... , fase 3 vogliamo tornare a stare bene''.
L a fase 2 appunto..
E' gente normale e disinteressata, nella normalità, che crede che con i tagli ai politici e caste varie si risolvano i tagli a cultura e alla crisi. E' gente normale e disinteressata che non occupandosi di queste cose sempre, non avendo un background economico, non capisce l'austerità, le sue cause e i suoi tempi. Arrabbiandosi. E con tutto il contorno di malaffare che vi è nel mondo della classe dirigente italiana, la rabbia è come fosse contenuta in una pentola a pressione pronta ad esplodere ogni giorno di più.
"E allora cosa dovrebbero fare i giovani e la società in generale per dare prova di essersi svegliati e far capire ai politici&co di smetterla ed andarsene? Il diritto di manifestare è sacro o no?" mi chiedono miei amici e conoscenti quando sentono le mie considerazioni.
Intanto, da liberale quale sono, è ovvio che considero il diritto di manifestare sacro. Non lo condivido però fatto così, fatto senza proporre, ed infine (ma soprattutto) organizzato dai sindacati di oggi, che non sono nel modo più assoluto i sindacati di decenni addietro che hanno salvaguardato il benessere degli operai sfruttati in una società molto lontana dalla nostra.
Il contesto storico è totalmente diverso così come quello geopolitico. I sindacati e i propri "capi", gli stessi da anni per confermare l'abitudine tutta italiana che le poltrone non si abbandonano MAI (Camusso, Bonanni, Angeletti da quanti anni sono leader dei propri sindacati???) sono tra le cause aggravanti della nostra crisi sociale italiana, hanno bloccato qualsiasi tipo di merito e concorrenza nella nostra economia in nome dell'uguaglianza malsana, non l'uguaglianza delle condizioni di partenza ma l'uguaglianza del rendere tutti mediocri o pessimi. I sindacati sono tra i principali colpevoli del nostro immobilismo sociale e rappresentano un bel pezzo TRA le cause della mancanza di investimenti nel nostro paese. Cosa hanno fatto per noi i sindacati negli ultimi 20 anni? I sindacati hanno avuto importanza tempo addietro ma ad oggi sono degenerati. Non esiste più la battaglia operai schiavi VS padroni.
Parlare di padroni oggi, dove gli imprenditori sono perlopiù medio piccoli e piuttosto che licenziare i propri dipendenti-amici si impiccano mi sembra un'assurdità. Parlare di padroni quando a un datore di lavoro costa 3000€ lo stipendio di un dipendente per farne arrivare allo stesso in tasca 1300-1500 mi sembra un'assurdità. I veri padroni oggi sono quelli dello stato elefantiaco e di casta: i 30mila forestali siciliani, il migliaio di parlamentari, il migliaio di consiglieri regionali, i nominati dei Cda delle aziende pubbliche (nominati non per merito e curriculum ma per amicizie e/o appartenenze politiche), i sindacati ormai Spa senza imu, i partiti ormai Spa senza imu e con rimborsi elettorali illegali usati per sfizi viziosi e stipendi di dipendenti inutili dentro ai partiti volti ad alimentare le clientele, i dirigenti dei dipartimenti, dei ministeri, delle camere, inamovibili ed eterni e peggiori addirittura dei politici.
Questi sono i padroni da combattere e sconfiggere tagliando a loro tutto e riportando merito e meno spesa pubblica (solo la necessaria ed indirizzata alle cose basilari e socialmente utili) come via di cambiamento.
"Serve affamare la bestia pubblica per disinfettarla" dicendola come l'economista e docente universitario di Chicago Luigi Zingales.
Quindi riassumendo: è facile andare in piazza a dire offese ai politici e facendo casino, creando disagio ad altri innocenti. E' poi controproducente sul consenso, visto che c'è, esiste ed esisterà una parte di italiani per bene (nel senso che non sono delinquenti, non nel senso che sono per bene perchè non manifestano in piazza) che a priori è contraria anche solo ad ascoltarli questi manifestanti.
Difficile è, anche se è la via giusta, andare a lavoro o studiare e spiegare giorno per giorno a tutti dal vivo o con social network la propria visione per "svegliarsi e reagire". Manifestare solo se si presenta qualcosa di alternativo e concreto (non valgono gli slogan).
Coordinarsi affinché le proposte vadano in qualcosa di attivo tipo liste di candidature alternative, ed arrivare nelle stanze dei bottoni.
Perchè è là, e solo là, che le cose si cambiano.