Pensierino della sera...aspettando New York - Miami.
Bellissima retrospettiva su MJ che ha fatto venire fuori tutti gli aspetti interessanti della sua carriera.
Solo una cosa, forse, è passata sotto traccia, soprattutto per tutti quei pischelli che di Jordan hanno solo sentito parlare o visto la versione in blu ed oro.
Parlo del "dominio assoluto" di questo atleta, nel suo sport per diversi anni...il "jordaneggiare" che più di tutto secondo me ha determinato l'aura da vincente in qualsiasi situazione.
Mi spiego...siamo intorno ad un tavolo ad avvinazzarci ed a parlare di vecchie glorie (che bell'immagine !!) e tutti vengono fuori con il loro atleta e la loro giocata preferita. Io butterei lì qualche nome di giocatori che ho amato, Eddie Jones (partiamo "dal basso"), Jalen Rose versione college, Allan Houston, Ray Allen, Reggie Miller fino all'immenso Bird. Altri tirano fuori le loro idee e si chiacchera amabilmente. Ecco, arriverà sicuramente il momento in cui qualcuno dirà "comunque ragazzi, c'è poco da fare: il migliore rimane sempre quel signore con il 23 sulle spalle !!"
Se questo succede puntualmente, e sono davvero rarissime le eccezioni (Barkley all'All Star Draft ?!?

), è perchè parliamo di un giocatore che,
dal raggiungimento della maturità cestistica non ha mai perso !! Dalla vittoria sui Pistons nei playoffs del 1991 fino al "vero" ritiro dopo l'ultimo titolo, Michael Jeffrey Jordan non ha mai fallito !!
E' chiaro che non sto parlando di singole gare, nè di brutte prestazioni in campo (le contiamo sulla dita di una mano?!)...parlo di "situazioni".
La butto lì, e sarò soggetto a critiche, ma queste situazioni rendono bene l'idea di cosa significasse "jordaneggiare": se negli anni '90 scoppiava la Linsanity, arrivavano i Bulls a New York ed alla domanda dei cronisti "cosa ne pensi di Jeremy Lin?" Michael risponde "Jeremy chi?"...beh, il 17 in maglia bianca non ne segnava 38.
Se negli anni '90 i Bulls sono sopra di 15 nel quarto periodo in gara 2 delle finali e Michael carica Pippen dopo l'ennesima tripla con dei pugnetti sul petto (o viceversa...vedetela come volete)...beh, il tedesco non la metteva la tripla decisiva a 26.7 secondi dalla fine per vincere la partita.
Questa aura di infallibilità (un po' scemata con il suo periodo ai Wizards e con le sue mirabolanti avventure da dirigente) aggiunge al giocatore ed alle sue prestazioni quel qualcosa in più che fa di lui di lui "il più grande di tutti i tempi"...personalmente finchè non ritroverò questa sensazione di dominio assoluto, a cui forse il solo Bill Russel si avvicina, non riuscirò nemmeno ad iniziare a pensare ad un dibattito su "Tizio meglio di Michael Jordan".